Logo di Italia BlogOltre

Logo 24.05.03

Ieri Giulio, oggi Silvio
-------------------------

di Gianni Barbacetto

[da diario del 9 Maggio 2003]

Nell’impero asburgico esisteva la «medaglia di Maria Teresa». Era il premio ai soldati che, pur andando oltre gli ordini e la disciplina, riportavano vittorie sul nemico. Se lo sapesse, Silvio Berlusconi la vorrebbe: per aver bloccato la svendita della Sme, per aver salvato l’Italia dai comunisti... E la vorrebbe anche Giulio Andreotti: per aver governato questo Paese, per aver salvato dal logorio il potere della Dc...
Berlusconi e Andreotti, il presente e il passato di un’Italia che cambia tutto per non cambiare niente, nei giorni scorsi hanno avuto qualche incontro ravvicinato con i giudici. Berlusconi ha prima subìto le conseguenze politiche della pesante condanna inflitta al suo amico avvocato Cesare Previti nel processo toghe sporche-lodo Mondadori (vedi l’articolo a pagina 14), poi ha reagito accusando le toghe di «criminalità giudiziaria», infine è rientrato in campo (a gamba tesa) nel processo toghe sporche-Sme. Andreotti ha incassato, sornione, una (strana) assoluzione nel processo d’appello in cui era imputato per mafia a Palermo.

SILVIO BERLUSCONI ha fatto lo show a Milano. Per tre anni si è tenuto lontano dall’aula di giustizia in cui si celebra il processo per le tangenti Sme. La mattina del 5 maggio 2003 si è materializzato, per fare «dichiarazioni spontanee». Ha parlato d’altro, rispetto al tema trattato nel dibattimento. Ha confessato di aver agito «su mandato di Craxi». E ha rivendicato di aver impedito la svendita a Carlo De Benedetti della Sme (la finanziaria di Stato che controllava le aziende alimentari con i marchi Motta, Alemagna, Cirio, De Rica). Dal punto di vista processuale, il suo monologo vale zero. Ma Berlusconi non ha parlato ai giudici, bensì ai giornali e alle tv: ha usato l’aula di giustizia per occupare la scena mediatica e gettare fango sul suo possibile avversario politico, Romano Prodi, sul quale ha proiettato le ombre di possibili tangenti.
È un altro processo, peraltro già fatto e già chiuso: Prodi ne è uscito pulito (e come mai Silvio, garantista immaginario, è così poco garantista con i suoi avversari?). A Berlusconi, populista vero, interessa non la giustizia, ma il consenso. In aula parla agli elettori, non ai giudici. Non vuol convincere il tribunale di essere innocente, ma gli elettori che anche il suo avversario non è uno stinco di santo.
È tanta la sua foga di risultare efficace (per i media), che diventa perfino controproducente (per i giudici). Infila nel monologo una serie di errori: sostiene di aver avuto, all’epoca dei fatti, un «conto aperto con De Benedetti, che mi attaccava ogni giorno dai suoi giornali» – ma De Benedetti è diventato azionista di Repubblica solo molti anni dopo; cita Giovanni Tamburino, toga di Magistratura democratica, che gli ha dato ragione in Cassazione – ma Tamburino non è mai stato di Magistratura democratica, non è mai stato in Cassazione, non ha mai giudicato il caso Sme; chiede che il tribunale acquisisca alcune lettere di Craxi all’allora ministro delle Partecipazioni statali Clelio Darida – ma queste sono già agli atti da anni.
Infine ammette (per la prima volta) di essere intervenuto nella vicenda della vendita Sme non perché davvero interessato all’acquisto, ma soltanto per compiacere Craxi, allora presidente del Consiglio, per portare a termine una manovra politica (le privatizzazioni furono così bloccate e rinviate di un decennio): non è quello che ha dichiarato a verbale il 30 ottobre 1985, interrogato come testimone dal magistrato Luciano Infelisi, che per primo ha indagato su quelle vicende. Dunque nel 1985 Silvio ha mentito sotto giuramento?
La verità è che l’intervento di Berlusconi «su mandato di Craxi» è del 1985. Pochi mesi prima, nell’ottobre 1984, era avvenuto un fatto che aveva suscitato qualche clamore: Craxi era intervenuto (con uno strumento di legge passato alla storia come «Decreto Berlusconi») per riaccendere le tre reti Fininvest oscurate dai pretori di Roma, Torino e Pescara, i quali applicavano la legge vigente secondo cui era illegittimo per un privato trasmettere su tutto il territorio nazionale.
Ciò di cui Berlusconi nel suo show non ha parlato – e che invece avrebbe dovuto affrontare, se fosse stato interrogato come imputato – è la questione cruciale del processo Sme: i piccioli, come dice Ilda Boccassini. Sono state pagate tangenti per ottenere sentenze contrarie a De Benedetti? Dove vanno a finire i soldi usciti dai conti Fininvest il 14 febbraio, il 1 marzo, il 26 aprile 1991? Come mai il 6 marzo di quell’anno, 434.404 dollari passano dal conto Ferrido (della Fininvest) al conto Mercier (dell’intermediario Cesare Previti) e arrivano al conto Rowena (del giudice romano Renato Squillante)?

***

GIULIO ANDREOTTI è stato assolto a Palermo. Questa è la notizia passata sui giornali e la tv, la sera del 2 maggio 2003. Pierferdinando Casini e altri esponenti della vecchia Dc hanno subito dichiarato festosi che è finalmente restituito l’onore alla Democrazia cristiana. Sconfitti definitivamente Gian Carlo Caselli e i magistrati palermitani. Ma è davvero andata così?
La sentenza d’appello, in realtà, conferma l’assoluzione di primo grado solo a metà. Andreotti va assolto per le imputazioni del «capo b»: associazione mafiosa, per rapporti, incontri e contatti con Totò Riina e i corleonesi dopo il 1982. Evidentemente i giudici non hanno trovato convincenti le prove raccolte dall’accusa e le dichiarazioni di Balduccio Di Maggio. Ma la musica cambia per quanto riguarda il «capo a»: associazione a delinquere per aver avuto rapporti, incontri e contatti con i boss di Cosa nostra pre-corleonesi, con la mafia di Stefano Bontate e Tano Badalamenti, fino alla primavera 1980. Qui la sentenza d’appello «riforma» quella di primo grado (che era d’assoluzione), afferma che i fatti contestati sono veri, ma prende atto che nel dicembre 2002 (solo quattro mesi fa) sono scaduti i 22 anni e mezzo concessi dalla legge ed è scattata la prescrizione. Altro che onore restituito alla storia della Dc: i libri di storia potranno scrivere che Andreotti ha avuto rapporti, incontri e contatti con i boss mafiosi. Almeno fino alla primavera 1980, precisa il dispositivo della sentenza, cioè fino alla data dell’ultimo incontro in Sicilia tra «Zio Giulio» e il boss dei boss Stefano Bontate. In quegli anni Cosa nostra, in un’escalation colombiana, aveva ucciso a Palermo il capo della Mobile Boris Giuliano, il capitano dei carabinieri Emanuele Basile, il segretario della Dc Michele Reina, i giudici Cesare Terranova e Gaetano Costa, il presidente della Regione Piersanti Mattarella. A Roma, aveva fatto uccidere il giornalista Mino Pecorelli.

***

Ora, spenti i riflettori sullo show Berlusconi e gli echi della sentenza Andreotti, l’Italia torna allo scontro politico quotidiano. La nuova trincea di Berlusconi sembra essere l’immunità. Per sé, da introdurre grazie all’idea regalatagli da un esponente dell’opposizione, Antonio Maccanico: sospensione dei processi per il capo del governo e le alte cariche dello Stato (che però non ne hanno bisogno). E per tutti i parlamentari, con conseguente salvataggio, tra gli altri, di Cesare Previti e Marcello Dell’Utri. Non sarà facile, anche per le diverse «disponibilità» degli alleati di Berlusconi. Più facile la via obliqua, già annunciata nello show, del rallentamento all’infinito del processo di Milano, a causa dei molteplici «impegni istituzionali» di Berlusconi, in Italia e in Europa (da luglio, sarà presidente di turno dell’Unione).
Come finirà questo scontro senza fine? In verità, c’è un’unica via d’uscita sana: il ricongiungimento di legge e legittimazione, oggi disgiunte, e la perdita di consenso elettorale di chi sta usando le istituzioni e la politica per salvarsi dai processi. Fino a oggi, la democrazia italiana ha tenuto. L’autonomia della magistratura ha funzionato. L’eversione non ha preso il sopravvento. Fino a dieci anni fa, in fondo, in questo Paese i conflitti di un certo livello si risolvevano a colpi di kalashnikov, o di autobomba.

[da diario del 9 Maggio 2003]

Posta| 0 commenti
Commenti
ItaliaBlogOltre è un'iniziative de:
 Vai nelle Terre di Pietro B.
(Vecchio contatore: 149192)