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Il venditore di racconti
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di Pino Caruso

[Pino Caruso - Il venditore di racconti - Marsilio, pp. 167, € 12.50]

Nel seguito l'introduzione al libro.

IL LIBRO NON SI SPEGNE

Da qualche tempo abito in campagna. E la mia casa si affaccia su un terreno che, dopo pochi metri in piano, scende sino a farsi vallata per risalire verso la collina dirimpetto. Quello è il mio orizzonte, oltre il quale, di giorno, cade il cielo e, quando c'è, tramonta il sole e, nelle notti chiare, si scorge la luna.
Venerdì c'erano soltanto strane nuvole lattiginose e una pioggia senza vento, con fili d'acqua che, quasi in silenzio, scendevano dritti e fìtti come l'esile trama d'un velario. Si fece scuro molto presto. E la mia casa sembrò subito avvolta nel buio e dal vuoto. Una sensazione da astronauti sperduti nello spazio.

Avevamo ospiti a cena: un critico cinematografico, un giornalista e un'attrice. Si parlava, inevitabilmente, di spettacolo. Il camino era acceso. E anche il televisore, ma tenuto a distanza e a basso volume. Lo ascoltavamo, insomma, con mezzo orecchio e lo guardavamo distrattamente con mezzo occhio. Era pur sempre un contatto con il resto del mondo. Non badavamo più di tanto al tempo fuori, ma sentivamo che peggiorava. Un vento furioso sbatteva raffiche di ioggia sui vetri delle imposte. Lampeggiava. Ne seguivano tuoni fragorosi da far
tremare le pareti.
Un'annunciatrice apparve sul video: «Va ora in onda» disse, «il film...» E mancò la corrente. Accendemmo alcune candele. Ma quel titolo, inghiottito dal risucchio di luce del televisore che si spegneva, ci sembrò rubato. E quel film, che non avremmo comunque scelto di vedere, a saperlo in giro per l'etere senza giungere a noi, ci attraeva come tutte le cose irraggiungibili.
La corrente quella sera non tornò. La conversazione riprese. E saltando da un genere di spettacolo all'altro, arrivammo a discorrere di romanzieri e di omanzi, soprattutto di quelli di cui il cinema si è servito per farne film di successo. Il critico citò Boule de suif (Palla di sego) di Guy de Maupassant, da cui John Ford trasse Ombre rosse. Un ritratto della piccola borghesia francese, ipocrita e bigotta.
Il giornalista ci ricordò I due amici (sempre di Maupassant). Storia di due pavidi pescatori d'acqua dolce che, durante la guerra franco-prussiana (guerra di posizione, dove le prime linee degli eserciti ora avanzavano ora si
ritiravano), risalendo le rive di un fiume, si trovano inconsapevolmente in pieno territorio nemico. Arrestati per spionaggio, richiesti di fornire informazioni in cambio della vita, si rifiutano di darne e vengono fucilati. Il film che ne è stato ricavato è La grande guerra di Mario Monicelli con Sordi e Gassman.
«E I gioielli?» chiese l'attrice, riferendosi ad altro bellissimo racconto dello scrittore francese. «Come mai non ne hanno ancora tratto un film?»
«Già, I gioielli!. Racconta, racconta...»
«Era figlia di un esattore di provincia, morto da parecchi anni. Coloro che la conoscevano non facevano altro che ripetere: "Fortunato chi se la piglierà!" Lantin, che era allora archivista capo al Ministero degli Interni con uno stipendio magro, ne chiese la mano e la sposò. Lei amministrò la casa così bene che pareva vivessero nel lusso. Lui l'amava. Ed era felice. Le rimproverava soltanto due debolezze: quella per il teatro e quella per i gioielli falsi. Ma una notte d'inverno, dopo essere stata all'opera, lei rincasò tossendo e scossa da brividi. Otto giorni dopo moriva di una flussione al petto. Per poco Lantin non la seguì nella tomba. Il tempo non attenuò il suo dolore. Non solo. Il suo stipendio, che in mano alla moglie bastava a tutto, adesso non bastava neanche a lui solo.
Contrasse dei debiti. Poi, una mattina cercò di vendere uno dei gioielli falsi della moglie. Scelse una collana e la portò da un orefice: "La conosco bene questa collana" esclamò l'orefice, "viene dal mio negozio. L'ho venduta per 25.000 franchi. Sono pronto a riprenderla per 18.000..." Lantin uscì per riflettere. Si sforzava di ragionare, di capire. Sua moglie non avrebbe mai potuto comprare un gioiello di quel valore. Era un regalo. Ma di chi? Pianse disperatamente. Tornò dall'orefice con gli altri gioielli. Erano tutti autentici. Un patrimonio da camparci di rendita. Si licenziò dall'ufficio. Passò la notte con donnine allegre. Sei mesi più tardi si risposava. La sua seconda moglie era onestissima, ma con un brutto carattere. E non lo rese felice.»
Trascorremmo la sera a raccontare storie. E a sfogliare libri per trovarne o da rileggere o da ricordare. E alla fine convenimmo che, nonostante la televisione e il cinema, la più stupefacente invenzione dell'uomo rimane proprio il libro. Perché? Semplice: se va via la luce, il libro non si spegne.

Roma, 7 gennaio 2001

[Pino Caruso - Il venditore di racconti - Marsilio, pp. 167, € 12.50]

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