Divorzio Previti-Berlusconi, la parola agli avvocati
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[da il Riformista di oggi]
SVOLTE. NEL WEEK END UN TEMPESTOSO COLLOQUIO SANCISCE LA ROTTURA (NON SOLO PROCESSUALE)
Raccontano che stavolta l'esponente di Forza Italia più in difficoltà sia Marcello Dell'Utri. E per una semplice ragione: i terzisti, negli ultimi tempi, non vanno di moda. Ma questo è solo uno dei tanti effetti collaterali del divorzio fra Silvio Berlusconi e Cesare Previti. Un divorzio in tre atti (giudiziario, professionale e politico), che ha raggiunto il suo culmine nello scorso week-end, durante un colloquio riservato, segnato da momenti di forte tensione e finito in malo modo. Motivo del contendere, il lodo Maccanico circoscritto ai vertici istituzionali. L'ex ministro, infuriato, ha accusato il premier di averlo abbandonato al suo destino. Mentre il Cavaliere ha replicato spiegando la ragione fondamentale della sua strategia: il rischio di venir condannato già prima del semestre europeo. È per questo che il premier spinge per approvare il lodo entro la fine di giugno, senza perder tempo in estenuanti trattative con Fini, Follini e Ciampi sull'allargamento ai coimputati. Ma Previti non ha voluto sentire ragioni, e ha velatamente minacciato una sorta di ostruzionismo passivo sul Maccanico condotto dai falchi di Forza Italia a lui fedelissimi (tra gli altri: Nitto Palma, Carlo Taormina, Michele Saponara, Iole Santelli, Melchiorre Cirami). Ostruzionismo che prevede la presentazione di un emendamento a sorpresa che, se approvato, consentirebbe appunto l'allargamento del lodo ai coimputati.
Questo ragionamento è stato accolto da Berlusconi con freddezza, presto tramutatasi in ostilità, almeno a sentire i rumours. Il primo riguarda i rapporti professionali tra i due contendenti. Sembrerebbe, infatti, che il presidente del Consiglio abbia intimato ai manager Fininvest di non affidare nuovi incarichi allo studio professionale di Previti e, ove possibile, di ritirare le collaborazioni in corso. Questo perché, al di là delle polemiche giudiziarie, alcuni dirigenti vicini a Fedele Confalonieri e ai figli di Berlusconi avrebbero da tempo segnalato i costi eccessivi delle consulenze dell'avvocato d'affari. Ma il Cavaliere, secondo un altro rumour, si sarebbe addirittura spinto oltre, invitando i giornali organici al centrodestra a non prestare troppa attenzione alle dichiarazioni di Previti, poiché non rispecchierebbero più le posizioni del leader.
Rimane da valutare il divorzio politico, ancora ieri negato al Riformista da Carlo Taormina: «La voce è assolutamente destituita di ogni fondamento». Resta il fatto, però che la «voce» ha messo in fibrillazione Forza Italia, con l'inaugurazione di una sorta di caccia all'uomo da parte di ampi settori del partito, dove l'uomo in questione è Gaetano Pecorella, «colpevole» di aver distinto la posizione processuale di Berlusconi da quella di Previti.
E se per Taormina «quella di Pecorella è stata soltanto un'improvvida uscita, un autogol rispetto alla quale è già rientrato nei ranghi», il presidente della commissione Giustizia della Camera, in una conversazione con il Riformista, non indietreggia di un millimetro, né dal punto di vista giudiziario, né da quello politico: «Premesso che credo nell'innocenza di tutti gli imputati dello Sme, aggiungo però che nei processi vigono delle regole. E una di queste è molto chiara: ciascuno risponde per sé». Fin qui il punto di vista giudiziario. Sul piano politico, invece? «Ho assistito a una reazione scomposta che mi pare solo dannosa. Invece di fare polemiche inutili dovremmo piuttosto pensare in grande: al ruolo che l'Italia può assumere durante il prossimo semestre, sia rispetto all'Europa, sia al Medioriente. È per questo che dovremmo tutelare i nostri vertici istituzionali. Ben venga dunque il lodo Maccanico, rispetto al quale mi pare che anche alcuni settori dell'opposizione manifestino una certa apertura». E proprio di questo che la accusano i falchi di Fi, di voler "calmare" Berlusconi. Dica la verità, si sente accerchiato? «Sto provando sicuramente una sensazione sgradevole. Anche perché l'altro giorno mi sono limitato a fare delle valutazioni tecniche, mentre alcuni le hanno trasformate in un attacco alle persone. Ci vorrebbe più pacatezza». Ma è vero che c'è già qualcuno, tra gli azzurri, che spinge per ridimensionare il suo ruolo politico? «Lo dico con tutta la calma di questo mondo: un'ipotesi del genere non mi fa nessuna paura. E sa perché? Perché ho la carriera, la famiglia, l'università: una bellissima vita privata e professionale, anche al di fuori della politica. Ciò non toglie che in cinque anni dedicati alle istituzioni ho sempre operato, magari sbagliando, affinché le cose di giustizia andassero meglio. Alla fine, credo proprio di essere in credito e non in debito con la politica».
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