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Il silenzio della destra
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di MATTEO BARTOCCI

[da il manifesto di oggi]

ROMA
Tace, tace in modo assordante il partito «liberale» fondato da Silvio Berlusconi. Non uno dei vari colonnelli di Forza Italia, Bondi, Vito, Schifani, si sente in dovere di rilasciare una riga, una battuta, una dichiarazione sull'inquietudine - per dire un eufemismo - che circonda da qualche giorno il maggiore quotidiano italiano. Eppure l'imminente cambio al vertice del Corriere della Sera dovrebbe interessarli, non è questione da poco. Ma poi qualcosa è cambiato, sarà stata la guerra in Iraq o gli editoriali di Sartori, sta di fatto che da quando il presidente del consiglio chiese a Cesare Romiti di salutargli il «direttore del manifesto» Ferruccio de Bortoli, qualcosa è cambiato. A destra solo An interviene nell'affaire Corsera, per bocca del responsabile informazione Alessio Butti.

Ma lo fa minimizzando, lamentando la solita «sterile dietrologia degli agit-prop di professione». Il partito di Fini farà una valutazione solo quando il «solido gruppo Rcs» prenderà la sua decisione, proseguendo inesorabile con quella sintonia con l'alleato azzurro che pure sembra essergli stata tanto indigesta nelle urne.

Tutto il resto del mondo politico e giornalistico invece è preoccupato, e molto, dai movimenti editoriali e politici sul quotidiano milanese. Parole esplicite quelle di Gloria Buffo, del correntone Ds: «Per un ras come Berlusconi non mettere le mani sul Corsera è un incubo. Ma se se ne impadronisce l'incubo diventa nostro. Un regime non si misura solo con i carri armati, ma anche con il dominio sull'informazione». E in effetti è proprio Vincenzo Vita, portavoce di Aprile, ad evocare scenari a tinte fosche: «Nemmeno alla fine degli anni `70, quando sul Corriere gravava l'ombra della P2 e l'opera equivoca di Tassan Din si era arrivati a una situazione così abnorme. Quando si parla di autoritarismo mediatico penso che il termine sia addirittura riduttivo e sottodimensionato rispetto alla realtà». E' «raggelato», Vita, dall'aggressione «politica» che vivrebbe il maggiore quotidiano italiano. «Paranoie inesistenti» gli risponde lesto il responsabile comunicazione di Forza Italia, Giorgio Lainati.

Ma anche nel resto dei Ds è forte la preoccupazione per un giornale considerato dalla segreteria «autonomo, libero e aperto, fatto da professionisti capaci di difendere indipendenza e deontologia». Il diessino di Articolo 21, Giuseppe Giulietti, evoca un piano coordinato che riguarderebbe tutta l'informazione, Rai inclusa, e si augura che le autorità istituzionali e di controllo seguano con «sensibilità democratica la stretta in atto sul sistema informativo». Per Giulietti «l'assalto al Corriere è la logica conseguenza di una serie di avvertimenti e conferma come questa destra non persegua i `presunti bolscevichi' ma combatta e aggredisca innanzitutto i moderati e i liberali che rivendicano autonomia e dignità professionale». Caso Enzo Biagi docet.

Anche Sergio Cofferati, via radio, sottolinea i pericoli del conflitto di interessi e della concentrazione nel campo dell'informazione, che nel caso della televisione rasenta il monopolio. «La situazione è pessima e rischia di peggiorare» conclude il Cinese.

Preoccupazione per le «invadenze politiche» nel settore dell'informazione è stata espressa anche da Paolo Serventi Longhi e Franco Siddi, i vertici della Federazione nazionale della Stampa.


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