26.06.03
Interludio - 2
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Attraversata
di Elisabetta Mori
Drizza la prua amica mia
e tieni teso il fiocco
agli aspri marosi
non cedere
scivola sull'acqua
col timone saldo.
Attraverso prati azzurri
di spuma
ti condurrà la nave
La tempesta è vinta
il porto appare sicuro.
(da L'immagine cosciente)
Posta|
Belle e luminose le parole di Elisabetta Mori.
Ma io sono d'accordo con Manilo.
Ci sono momenti della vita che sembra che non ce la fai.
Anzi, a me è sembrata sempre di non farcela.
E forse sai Manilo, mi viene da pensare che gente come noi non è vero che cerca un porto.
Né un rifugio sicuro.
Forse a noi la vita piace così, incasinata e tempestosa.
Forse noi, la razza di Caino, preferiamo navigare nella tempesta dei centomila perché.
E allora la vita non è per niente facile.
Ma chi l'ha detto che la vogliamo facile.
Un abbraccio a tutti.
bea
E' vero: la poesia di Elisabetta è dedicata ad una giovane donna che aveva appena lasciato il tunnel del cancro, ma, quando è stata scritta doveva ancora "navigare per acque perigliose, anche si il porto già si intravedeva, lontano ma sicuro. Oggi il porto è raggiunto e lei è molto "è più in salvo" che due anni fà.
C'è un evidente dicotomia in questi versi, tra le parole fiere e festose e il toalità generale, che invece crea una certa irrequietezza. Non sento la certezza di una direzione, pur aspra e lontana, ma, piuttosto, l'incedere di un auspicio. C'è incertezza, un'insicurezza tutta umana. C'è un'ambiguità appena accennata; la nave, potrebbe essere una guida, ma essa stessa è tra le acque, e appare timorosa. Il messaggio è positivo, ma scorre attraverso un crepitio di sensazioni stremanti.