Der Pate
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(su segnalazione di Fabrizio Pilotti)
«Ciò che inquieta i leader europei non è la sua quantità di potere e il fatto che lui, il Padrino della politica italiana, smonti la Repubblica per i suoi bisogni. Ciò che li rende davvero nervosi è l’umiliante consapevolezza di essere rappresentati da qualcuno che molti considerano un imbroglione».
Der Spiegel, dossier Berlusconi, titolo «Il Padrino», 28 giugno
Ecco un ampio stralcio di uno degli articoli del dossier dedicato a Berlusconi che comparirà sul numero dello Spiegel in edicola lunedì. La copertina del giornale è titolata: “Il padrino”.
«Fino a questo momento nella Repubblica-Berlusconi è valsa solo una regola: diventa legge solo ciò che può servire al piccolo uomo alto un metro e sessantaquattro ma con un grande Ego. Tutto ciò che disturba, deve scomparire. Berlusconi era entrato in politica per risolvere, lo dice lui stesso, tutti i suoi problemi giudiziari e finanziari. E lui lo fa in un modo che finora in una democrazia europea non era nemmeno immaginabile. L’Italia viene smontata e ricostruita secondo le esigenze del suo capo di governo. Della divisione del potere, base fondante di una forma di Stato democratica e pluralistica, quasi non se ne parla nemmeno».
«Il suo partito Forza Italia, un urlo usato per incoraggiare la squadra di calcio italiana, è la più grande forza in Parlamento. Pende dalle sue labbra. L’ha fondato sul modello di un’azienda, tant’è che molti deputati di Forza Italia sono stati scelti tra i suoi consiglieri personali. Non era nemmeno arrivato al potere, che già pensò di fare ordine in Rai. Tutti i critici di Berlusconi furono allontanati, perché rei di aver fatto, secondo Berlusconi, un «uso criminoso» della televisione. (cita poi il caso Biagi, ndt)
«A gennaio il Consiglio europeo, dopo che un gruppo di esperti avevano preso in esame il caso Italia, aveva constatato: Il conflitto di interesse tra il ruolo politico di Berlusconi e i suoi interessi privati nel campo dei media, è una minaccia al pluralismo dell’informazione.
Martedì prossimo quest’uomo guiderà per sei mesi la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. L’Europa lo accetta in silenzio, imbarazzata e tutto al più solo nelle stanze chiuse della politica critica il fatto che tocca al “Lider Maximo” del Tevere, essere per sei mesi “Mr. Europa”. Occhi chiusi e via, questo è il motto dei suoi 14 colleghi europei. Perché ciò che irrita i suoi colleghi europei non è solo la sua quantità di potere, il fatto che lui, il padrino delle politica italiana, smonta e usa per il suo bisogno la repubblica romana, ciò che rende davvero nervosi i principali leader europei è l’umiliante consapevolezza di essere rappresentati da qualcuno che molti europei molto semplicemente considerano un imbroglione».
«Perché nonostante Berlusconi senta su di sé il “profumo di santità”, la sua carriera fin dall’inizio è stata in penombra. (Elenca tutti suoi guai giudiziari avuti con la giustizia italiana e internazionale, ndt). Non c’è dubbio che Berlusconi abbia vinto democraticamente le elezioni. Berlusconi ha talento per la messinscena politica. Giorno per giorno fino ad oggi, è stato il regista e il protagonista principale del Berlusconi-Show: re Silvio, il buon padre, l’imprenditore di successo, l’avvocato di tutti gli italiani». «Anche con i suoi colleghi internazionali ci tiene a fare bella figura. È piaciuto all’istante per esempio al presidente americano George W. Bush, così come è piaciuto al russo W. Putin. Racconta barzellette, suona il piano, canta, prende tutti sotto braccio e li assicura, “sono il vostro migliore amico”.
...«Non è un segreto per nessuno cosa pensa Prodi del prossimo presidente di turno dell’Ue. Lo considera pericoloso. Durante la preparazione della presidenza italiana, prendendo parte alla guerra in Iraq, andando in Medio Oriente quasi in missione per conto di Bush, Berlusconi si è allontanato in maniera eclatante dalle decisioni dell’Unione europea, in un modo che non ha paralleli nei 50 della storia della comunità europea. I colleghi di Berlusconi non sono così entusiasti dei prossimi sei mesi della sua presidenza. Chirac considera il premier italiano un “pallone gonfiato”. Secondo lui, l’Italiano ha dei problemi con il proprio ego. Tant’è che da quando Berlusconi è al governo le relazioni tra Francia e Italia, sempre serene, sono diventate di colpo più fredde. A Berlino invece si guarda all’Italia come un paese con delle inclinazioni anti-europee. Ai diplomatici tedeschi, rimasti anonimi, si sente dire che in questo momento “non è tanto semplice avere a che fare con gli italiani”. Molto meglio è visto Berlusconi invece a Londra». «Ciò che di Berlusconi irrita Bruxelles non è il fatto che lui difenda a spada tratta gli interessi italiani accorpando cose che non hanno a che fare l’una con l’altra, minacciando poi il veto. Quanto soprattutto il fatto che lui costringa i capi di Stato e di Governo, ad un vertice peraltro sull’Iraq, di parlare delle quote latte e inscenare uno show quando l’olandese Balkanende cerca di difendere gli interessi dei propri contadini: tutto ciò fa venire dei dubbi se Berlusconi sia davvero in grado di tenere una presidenza imparziale».
[da l'Unità di oggi]
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[i]Ecco un ampio stralcio del lungo articolo di Tony Barber su Berlusconi apparso sul Financial Times di sabato. Il testi originale si può leggere sul sito del quotidiano.
Una domenica di primavera: l’Italia è quanto di più vicino al Paradiso che questo mondo caduto possa offrire. Gli italiani più dinamici vanno in bicicletta sulle strade di campagna; le famiglie, poche, e meno numerose rispetto ai decenni del dopoguerra, portano i bambini in spiaggia. I credenti, sempre di meno, vanno in chiesa. I buongustai si attardano a tavola. E quelli che non riescono a raggiungere il paradiso trascorrono ore e ore nel purgatorio di un ingorgo di auto, mentre tornano a casa dalla gita del weekend.
E proprio questa domenica, negli ampi spazi della sua villa fuori Milano, un miliardario di 66 anni, calvo e piccolino, in un completo da manager, sta dicendo a questi italiani indifferenti che la loro libertà, e la libertà dell’Italia stessa, è in gioco.
Silvio Berlusconi non è un oratore appassionato, e la sua retorica non brilla di frasi memorabili. Ammira sinceramente gli Stati Uniti, e i più importanti presidenti americani, ma non riprende né il fraseggiare pieno di umanità e di valori di Abraham Lincoln né i toni confidenziali e rassicuranti di Franklin Roosevelt. A dire il vero, per un politico che raffigura se stesso come un modernizzatore e un innovatore implacabile, la sua retorica, oggi, suona decisamente antiquata, più adatta al raggelato scenario politico della Guerra Fredda negli anni Cinquanta o nei primi anni Ottanta che all’imprevedibile panorama mondiale dell’inizio del Ventunesimo secolo.
“Il nazismo e il comunismo esercitano ancora un grande fascino”, dice, con voce ferma e sicura di sé, ma non stridula. “Il primo ha dato libero sfogo agli istinti più feroci dell’umanità nei campi di concentramento. Il secondo si è presentato come un’utopia, una cosa buona, la realizzazione in terra di quella Gerusalemme celeste in cui tutto è bene”. Tagliando l’aria con la mano destra, dichiara che il comunismo è ancora una minaccia diretta, in Italia, perché esercita un “fascino perverso” su certa gente, anche se “è stata l’impresa più criminale della storia dell’umanità perché, ovunque sia arrivato al potere, ha diffuso terrore, miseria, distruzione e morte”. ...L’accusa relativa al conflitto di interessi è seria, non ha eguali in nessun altro Stato democratico, ed è motivo di acuto disagio per i rappresentanti stranieri della destra europea che vorrebbero vedere in Berlusconi un alleato. Ma l’Italia non è, comunque, neanche lontanamente, in una situazione prossima a quella di un regime totalitario.
...La politicizzazione della Rai non è un’innovazione di Berlusconi. Succedeva già durante la cosiddetta Prima Repubblica italiana, il periodo che va dalla fine della guerra fino al 1992-94, quando l’edificio politico post-1945 crollò in un torrente di rivelazioni sulla corruzione della politica, dell’industria e della pubblica amministrazione. Spartirsi i canali Rai faceva parte di uno spoil system onnipresente, che mirava a suddividere l’impatto televisivo tra i partiti politici della Prima Repubblica. RaiUno era stata assegnata ai democristiani, RaiDue ai socialisti e Raitre al Partito Comunista. Le cose non sono più così chiare: i democristiani non esistono più come partito, e i socialisti sono praticamente scomparsi. Ma l’eredità della diversità resiste: i tg della Rai non sono i tg di Berlusconi.
...In Rai, è più chiaro chi siano state le vittime dell’ira di Berlusconi, anche se persino qui le sue vittorie non sono state totali. Consideriamo il caso di Michele Santoro. Il suo popolare programma satirico Sciuscià su RaiDue è stato cancellato dai palinsesti televisivi l’anno scorso, come pure un programma simile condotto su RaiUno da Enzo Biagi, dopo che Berlusconi li aveva attaccati entrambi. “che Santoro (e) Biagi… hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga", ha dichiarato durante una conferenza stampa durante una visita ufficiale in Bulgaria nell’aprile 2002.
Il maggior “crimine” di Biagi, 82 anni, il decano dei giornalisti italiani, è stato di mandare in onda proprio prima delle elezioni del 2001 uno in cui Roberto Benigni, attore comico e regista (i suoi film più recenti sono La vita è bella e Pinocchio) prendeva in giro Berlusconi. Per parte sua, Santoro non ha mai nascosto le sue convinzioni di sinistra. Ma, se Berlusconi sperava di purgare la televisione di Stato dalla satira di sinistra, potrebbe non esserci riuscito. Ai primi di giugno, un giudice del Tribunale del Lavoro di Roma ha ordinato alla Rai di reinserire Santoro nei palinsesti televisivi con uno show settimanale di almeno 90 minuti.
...Questi due anni hanno imposto un prezzo da pagare. Le accuse e le imputazioni contro il premier, di cui il processo SME a Milano è solo un esempio, non cessano e causano inquietudine internazionale. L’opposizione, pur divisa e senza ancora un leader ben definito, sta tornando alla carica. L’uso che Berlusconi ha fatto della sua maggioranza per far approvare leggi che beneficiano direttamente la sua persona mettono chiaramente a disagio alcuni degli alleati della sua coalizione. Il conflitto di interessi relativo al suo doppio ruolo come proprietario del maggior numero di tv del Paese e premier incombe più che mai. Il suo fascino e la sua cordialità a volte sembrano poco convincenti. Il suo fascino non è servito a far svanire i cronici problemi dello Stato italiano: un enorme debito pubblico, le difficoltà a mantenere una certa competitività a livello internazionale, un’amministrazione pubblica inefficiente, e uno dei tassi più bassi di crescita economica di tutta l’UE. Ironicamente, viste le accuse di semidittatura che gli vengono rivolte, una parte dei suoi problemi viene da una mancanza di potere. L’Italia ha un sistema politico, economico e legale in cui il potere esecutivo, invece di essere concentrato nelle mani del primo ministro, è disperso ai quattro venti: tra i vari partiti della coalizione dominante, le due Camere, gli uffici del Presidente della Repubblica, la burocrazia italiana ed europea, gli imprenditori più potenti, i sindacati e la magistratura. Berlusconi non è Benito Mussolini. In effetti, questa deliberata dispersione del potere è stata messa in opera dopo la Guerra per evitare che un secondo Mussolini potesse arrogarsi i pieni poteri esecutivi. Berlusconi si è trovato sempre più costretto da queste formidabili barriere istituzionali, che si sono contrapposte al potere dei suoi interessi imprenditoriali e mediatici e che sembrano destinate a sopravvivergli, e a perdurare ben oltre il suo addio alla politica.
Ora che l’Italia sta assumendo la presidenza dell’UE, Berlusconi vuole che gli Stati membri concordino su una nuova costituzione, così che un nuovo trattato possa prendere il nome di Roma. È un test terribilmente impegnativo per un uomo che a livello politico è ancora relativamente un dilettante, e che è abituato a cavarsela nelle difficoltà grazie al fascino, all’istinto e alla ricchezza. I suoi avversari credono che metterà l’Italia intera in imbarazzo. I suoi sostenitori sono convinti che sarà all’altezza del compito, che lui, e lui solo, può liberare la Forza dell’Italia.
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