Stupido Blog
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Dagli Usa all´Iran i diari on line sono uno strumento formidabile di comunicazione politica e culturale. E in Italia? Il dibattito è aspro
di Francesca Reboli
[da l'Espresso - n°28/03]
Ma dove vanno questi blog? Ormai anche da noi il fenomeno delle pagine web personali ha assunto proporzioni di massa: sono decine di migliaia gli internauti italiani che con i blog parlano al mondo attraverso Internet. Ma per dire cosa? Questo è il problema. Per analizzare la vitalità (e i difetti) dello strumento blog, per sezionarlo, sviscerarlo, analizzarlo, negli ultimi mesi sono stati organizzati convegni d´ogni tipo, dalla casa della Cultura di Milano fino all´Università della Tuscia, dove si è tenuto l´ultimo incontro, lo scorso 26 giugno. Si sono sprecati interventi e polemiche. E sono stati scritti libri. Manuali come ´Weblog´ (Apogeo) di Maurizio Dovigi, romanzi come ´Diario di una blogger´ (Marsilio) di Francesca Mazzucato, autobiografie come ´Mondo Blog´ (Hops) di Eloisa Di Rocco, storie vere di gente in rete come ´Blog Out´ (Novecentolibri) hanno suscitato interesse e discussioni, registrando pienoni da record durante le presentazioni. Tutti cercano di cavalcare il fenomeno: alcuni dei provider storici dell´Internet italiana hanno approntato piattaforme software per offrire ai loro utenti ciò di cui nessuno può più fare a meno: il blog. Così sono arrivati i weblog di Virgilio, quelli di Tiscali, di Aruba, di Excite. Splinder e Clarence, i primi due siti italiani a offrire l´opportunità di crearsi un weblog, hanno invece già superato quota 10 mila a testa. "Questi portali sfruttano la moda: ieri la free mail, oggi i blog, per far parlare di sé e per attirare nuovi utenti che cliccano sui banner. I guadagni sono legati alla speranza che in futuro servizi a pagamento possano essere efficacemente veicolati attraverso i blog", spiega Stefano Porro, giornalista e studioso di cultura digitale. C´è anche chi racimola qualche soldo con il merchandising: alcuni dei blogger della vecchia guardia, come Luca Sofri (www.wittgenstein.it) e Gianluca Neri (www. gnueconomy.net) hanno creato magliette e canottiere con il logo del loro sito e le vendono sul sito E-shirt (www.eshirt.it). C´è anche chi si è spinto più in là, come Max Boschini di Blogico, che ha messo all´incanto su eBay il suo weblog: la base d´asta è stata fissata in 76 euro. "Niente male per un po´ di aria fritta", dice l´aspirante venditore. E proprio questo è il punto focale per sociologi, semiologi, esperti di cultura digitale, scrittori, critici letterari: i blog sono un magma di oziose chiacchiere o strumenti di servizio e informazione? E ancora: sono il trionfo della democrazia o un pretesto per creare un´élite autoreferenziale e narcisista? In molti hanno risposto, esprimendo opinioni opposte e polemizzando tra loro. È in corso un appassionato dibattito mediatico e culturale che registra, tra gli ultimi interventi, quelli degli scrittori Tiziano Scarpa e Giuseppe Genna che hanno accusato i blogger italiani di scarsa incisività: invece di fare informazione, si citano addosso e si perdono in sterili discussioni-tormentone. Il succo delle critiche è questo: hanno a disposizione uno stadio e lo usano per giocare a ping pong. Per comprendere la situazione, non bisogna perdere di vista la specificità della cosiddetta ´blogosfera´ italiana e la sua particolare geografia: negli Stati Uniti blogger-giornalisti come come David Weinberger (www.hyperorg.com/ blogger/ index.html) e Andrew Sullivan (www.andrewsullivan.com) e giuristi come Lawrence Lessig (http://cyberlaw.stanford.edu/lessig/blog/) fanno quotidianamente informazione alternativa, rendendo un servizio utile ai loro lettori. Dall´Iraq e dall´Iran, poi, studenti e giovani professionisti offrono al mondo notizie di prima mano sui loro tormentati paesi. Non avviene niente di simile a casa nostra, dove si è consolidata un´egemonia creata da un´élite di pionieri del blog che non riesce a uscire da un gioco sterile di rimandi reciproci. Se è vero che spesso i blogger si fossilizzano in polemicucce e bagarre da condominio, "è anche vero", puntualizza Porro, "che c´è un fecondo e mobile sottobosco di blog di informazione e servizio completamente liberi dalla componente narcisistica, ma non visibili appunto perché alieni dalla polemica, dalla querelle, e che quindi non fanno notizia". Alcuni esempi di questo genere di siti, fedeli all´etica libertaria della cultura hacker e alla filosofia della libera circolazione delle idee e delle notizie, si trovano sulla directory del portale Quintostato (www.quintostato.it) e vertono con grande competenza su argomenti specifici, dal cinema - è il caso del blog del critico David Saltuari (http://bassoatesino.clarence. com) - alla politica, al lavoro, all´economia. "Basterebbe poco per migliorare la blogosfera italiana in termini di utilità pubblica: basterebbe che la cosiddetta élite abbassasse un po´ la cresta e si rendesse conto di far parte di un processo di comunicazione globale a cui potrebbe contribuire in modo più fruttuoso", conclude Porro. A ben guardare, infatti, sono in molti quelli che si danno da fare, per esempio mobilitandosi per cause come la liberazione di Adriano Sofri (http://rolli.clarence.com).
Per il critico Giuseppe Genna, esperienze fruttuose di blog non mancano, ma sono esterne alla cerchia ristretta dei pionieri e riguardano esperienze come quelle di Quintostato, webzine quotidiana di cultura digitale, e di Carmilla (www.carmillaonline.com), una rivista di letteratura e cultura. Ma come replicano alle critiche i membri della presunta élite? Dice Luca Sofri: "Si parla di élite per indicare i blog più letti per longevità e assiduità, nella quale non è raro che entrino anche dei neofiti. È falso che ci siano mafie o persone che si coprono a vicenda. E poi, oggi, i blog sono migliaia e la fisionomia della blogosfera in cui prima era possibile individuare strati e gruppi è molto più sfarinata, poco leggibile". Concorda su questo punto Francesca Mazzucato (http://nonsenseblog.splinder.it) secondo cui la lobby iniziale dei primi bloggatori si stia scoordinando, travolta dall´onda di piena dei nuovi blog, inafferrabili e cangianti, che fluttuano e si rinnovano in modo incessante. Il termometro del dibattito segna temperature roventi, di cui magari ci si accorge poco fuori dal mondo dei blog stessi. Ma se, al contrario dei loro colleghi americani o iraniani, i blogger italiani usano la Rete per scambiarsi gli auguri di compleanno, forse la colpa è anche degli altri media che ancora si sforzano poco di procedere verso l´informazione orizzontale. Basti pensare che in Italia, a un anno dall´esplosione del fenomeno, solo due quotidiani (´il Riformista´ e ´il Foglio´), un settimanale (´L´espresso´) e il tg di Studio Aperto hanno tentato di avviare un dialogo con i lettori attraverso i blog. E comunque anche le baruffe in corso sono la riprova della vitalità dello strumento che non conosce battute d´arresto, ma semmai crisi di crescita. Come sintetizza lo scrittore Tommaso Labranca (www.labranca. co.uk) "il blog è la vera democrazia di Internet". Rimane da mettersi d´accordo su quel che sia meglio scriverci.
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Scrivete, vi farà bene
Secondo Mario De Benedittis, docente di sociologia della comunicazione, i weblog servono soprattutto a chi li fa
Lei parla dei blog come strumenti di autoaiuto psichiatrico, in grado di portare serenità a chi li scrive. È così?
"In un certo senso, sì. La società contemporanea ci permette di sperimentare diverse sfere del vivere e quindi differenti identità, legate a esperienze multiple. I blog consentono di ricomporre, attraverso la narrazione del sé, la propria identità, di rimettere insieme i frammenti della propria esistenza dispersa. Si tratta di una forma di autoterapia che rispecchia pienamente la frammentazione del sé della società contemporanea".
Si spiega così anche la creazione di comunità elettive di blogger?
"Oggi non ci sono più grandi istituzioni, come la patria o la religione, in grado di assorbire totalmente l´identità degli individui. Ci sono appartenenze multiple, e i blog sono una di queste. Far parte di una cerchia di blogger non è diverso rispetto all´essere membri di Greenpeace o del fan club degli U2. Di nuovo c´è solo l´idea di far parte di una comunità di elezione che vive al di là di confini fisici".
Esiste un rischio di abuso e dipendenza da blog?
"Non più di quello legato all´uso del telefonino o degli Sms o di qualunque altra dinamica di comunicazione della società contemporanea. Rispetto alle chat, inoltre, il blog non ha il fascino dell´interattività immediata e quindi comporta teoricamente un maggiore distacco. Non si viene cioè avviluppati in un ciclo continuo di domanda e risposta, dove si esiste solo se si riceve il riconoscimento e il riscontro immediato degli altri".
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Internet, Liala e l´aria fritta: così litigano lo scrittore e il blogger
A Tiziano Scarpa, che col suo ´j´accuse´ ha scatenato la polemica, risponde Gianluca Neri, creatore di uno dei siti personali più seguiti
L´accusa di Tiziano Scarpa
Cominciamo con un annuncio: È morto l´editore. Ciascuno può pubblicare ciò che vuole. Senza passare attraverso nessun filtro. Lettere al direttore, manoscritti spediti alle case editrici, webmaster profumatamente pagati per allestire siti: antichi ricordi. Da pochi mesi tutti possono aprire un blog: è facile, è gratis. In due minuti si diventa signori e padroni di un sito predisposto per formattare e archiviare contenuti. Chiunque può pubblicare ciò che vuole. Stupendo.
Ma è proprio questo il punto. Se è morto l´editore, cioè il filtro sociale che decideva ´questo discorso sì, questo no´, allora siamo tutti autori ed editori di noi stessi. Ma siamo anche rimasti soli con la nostra volontà.
Che cosa vuole pubblicare chi può pubblicare ciò che vuole?
Risposta: fregnacce. Ne ho letti a decine di diari in rete, altrimenti detti blog. Certo, il blog non è solo diario, può essere contenitore di informazioni, di link preziosi che ti indirizzano a siti interessanti, ecc. Ma qui mi riferisco solo ai blogger diaristi. Quelli che ti raccontano che ieri sera sono andati in pizzeria con l´ex compagna di classe e hanno riso, oh quanto riso, ma non scrivono perché. Quelli che sono incazzati perché il collega li tratta male, ma non ti dicono che lavoro fanno né in che città abitano, per paura che il collega si incazzi. Peggio che minimalisti: minimisti. Si fermano sempre sulla soglia. Come Liala, non oltrepassano la porta della camera. Né quella della vita. Si disincarnano. Hanno paura della scrittura. Quando osano affrontare i conflitti, quando ti raccontano finalmente un trauma o una gioia, lo fanno dietro nomignoli di copertura, che così non costa nulla.
Reticenza. Ipocrisia. Vigliaccheria.
Pubblicano alfabeto rammollito. Sono la nuova Arcadia.
*scrittore, interviene on line su www.nazioneindiana.com
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La replica di Gianluca Neri*
È un bene che Tiziano Scarpa nello scrivere un articolo in Rete sui blog abbia scelto di riassumerlo in quattro righe: "Siete peggio di Liala. I diari in rete fanno pena: sono autocensura giornaliera in pubblico, enormi spazi di espressione libera sprecati a raccontare fuffa. Nessuno ha il coraggio di descrivere il trauma e la gioia di essere vivi". Le dieci pagine di approfondimento che seguono risultano del tutto superflue, per lo meno a chi il trauma e la gioia della vita li ha perfettamente presenti e quindi disdegna di spenderne parte per intraprenderne la lettura con il rischio di cadere preda della narcolessia a cavallo tra le pagine quattro e cinque. Che lo scrittore Scarpa voglia erudirci riguardo alla rete è improbabile. Da buon contadino premuroso è piuttosto preoccupato per le sorti del proprio orticello, quello degli ´Scrittori Autorizzati´, degli eletti con biografia nel risvolto di copertina. Si chiama istinto di conservazione: lo stesso che, nell´ambito della guerra con i supermercati, ha mosso i panettieri milanesi a ritoccare in eccesso il prezzo del pane e a contestare le trattative per far tornare alla normalità il costo di una baguette. Scarpa, oltre che scrittore e contadino, è infatti anche panettiere. E come tale non può fare altro che difendere il diritto acquisito dagli ´Scrittori Autorizzati´ ad avere le mani in pasta: che nessuno s´infarini se non legittimato dal proprio status. Sottinteso: che già bisogna fronteggiare comici, presentatori e giornalisti col pallino del best-seller: ci manca solo l´occupazione da parte degli Anonimi Internettiani. I quali, per inciso, sono soggetti alla legge del mercato come qualsiasi scrittore: a blog noioso e poco interessante corrisponde libro altrettanto palloso e destinato a far la polvere sugli scaffali. La maggior parte dei blog usciti dall´anonimato sono, insomma, esattamente come Scarpa li vorrebbe. Il problema è che non li legge, quindi non se n´è accorto.
*fondatore del blog www.gnueconomy.net
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