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Compare governatore
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È Salvatore Cuffaro, presidente della Regione Sicilia. Sotto accusa dopo l´inchiesta dei Ros, zeppa di nomi noti. A partire da Dell´Utri

di Peter Gomez

[da l'Espresso n° 28/03]

Come sponsor politico si considerava un neofita. E lo diceva chiaramente. In famiglia l´uomo addetto alla raccolta del consenso elettorale era sempre stato suo fratello Carlo. Ma nel 1998 lo avevano arrestato, e così Giuseppe Guttadauro, 56 anni, una laurea in medicina e una ventennale esperienza da padrino, si era trovato suo malgrado a districarsi tra partiti e candidati, prendendoci gusto. "Senza muovermi da casa ho raccolto 5 mila voti", ripeteva tra lo stupito e il compiaciuto don Giuseppe, dimostrando di aver compreso bene come al banco della politica siciliana il peso di un capomafia si misuri, oggi come ieri, in preferenze. E lui di preferenze ne poteva garantire tante. Tantissime.

Per questo nella primavera del 2001, alla vigilia delle elezioni nazionali e regionali, l´elegante appartamento di Giuseppe Guttadauro si trasforma in un porto di mare. Sul suo divano siedono uno dopo l´altro funzionari pubblici, professionisti, imprenditori, avvocati, politici del centro-destra (una ventina) e mafiosi. Discutono di affari e politica. Di candidature, di estorsioni, di favori. Non sanno che una microspia del Ros dei Carabinieri registra tutto: battute, sospiri, commenti e persino una serie d´imbarazzanti richieste rivolte dal boss del Brancaccio, attraverso un intermediario, a Totò Cuffaro, il presidente della Regione (Cdu), ora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il più disinvolto tra gli ospiti del capomafia è Mimmo Miceli, 38 anni, anche lui medico, faccia da bravo ragazzo, fino allo scorso dicembre assessore alla Salute del Comune di Palermo, poi dimissionario quando si rende conto, leggendo ´L´espresso´, che il suo legame con don Giuseppe è stato scoperto. Secondo i pm Gaetano Paci e Nino Di Matteo è lui l´ambasciatore tra Guttadauro e Cuffaro. La microspia racconta che il padrino ritiene Miceli, arrestato giovedì 26 giugno assieme ad altre tre persone, sveglio e affidabile. Tanto affidabile da fargli, il primo febbraio del 2001, la più indecente tra le proposte politiche: "Mimmo", gli dice, "io voglio avere (con Cuffaro) un rapporto tramite te... Se lui dà delle risposte con delle garanzie, il rapporto si chiude qua (resta circoscritto a noi tre, ndr)".

È una sorta di patto falstaffiano. Se Mimmo lo firma avrà onori e gloria: sarà l´uomo di Cuffaro e di Cosa Nostra. E Mimmo quel patto lo firma. Diventa assessore, si vede regalare una candidatura e, a sorpresa, risulta il primo dei non eletti nelle fila del Cdu alle regionali del 24 giugno 2001. Del resto le carte dell´inchiesta regalano di lui la fotografia di un gattopardo. Di un politico a due facce. Accanto all´immagine moderna, al piglio manageriale, alle frasi che in campagna elettorale lo hanno reso celebre ("Sono un rompicoglione della legalità"), Mimmo si porta dietro il fardello di un´educazione impartita da un padre massone amico del vecchio boss dei boss Stefano Bontade. Così con Guttadauro, appena uscito di prigione dopo aver scontato nove anni di pena, Mimmo si trova a suo agio. E lega benissimo anche con Salvatore Aragona, il consigliori del clan: un chirurgo di Altofonte già condannato perché vicinissimo ai Brusca, oggi residente a Milano dove sostiene d´intrattenere rapporti con il senatore di Forza Italia Marcello Dell´Utri.

Con Miceli, Guttadauro gioca a carte scoperte. "L´obiettivo", dice, "è cercare di dare una mano a quelle persone che sono carcerate. L´obiettivo è arrivare a livello nazionale per avere qualcuno là (in Parlamento) che sia capace di spendere una parola in una certa maniera. Io di altri obbiettivi non ne ho: né di appalti, né di soldi, né di cazzi, né di mazzi...".

Guttadauro mente. Perché di appalti, di concorsi pubblici ed estorsioni si occupa eccome: va su tutte le furie quando scopre un´intervista in cui Carlo Vizzini (Forza Italia) denuncia a ´L´espresso´ le pressioni mafiose ricevute per far costruire un ipermercato Carrefour al Brancaccio sui terreni della famiglia. Ma la lotta ai magistrati, ai pentiti e al 41 bis resta pur sempre il suo pallino. Per questo ama il centro-destra ("Berlusconi se vuole risolvere i suoi problemi ci deve risolvere pure quelli nostri", dice). Per questo alla vigilia delle elezioni del 2001, concluse con uno storico 61 a zero in favore dei parlamentari della Casa delle Libertà, si attiva per imporre i suoi uomini. Miceli va da Cuffaro, discute con lui e con il suo braccio destro, l´attuale deputato Saverio Romano. Poi, il 9 febbraio, torna dal boss portando il suo messaggio. Per le nazionali non c´è niente da fare ("Ormai è un discorso chiuso") per le regionali invece c´è ancora un posto libero.

L´accordo sembra fatto. Ma all´orizzonte si profila un grosso problema. Gli aspiranti candidati che hanno sposorizzazioni mafiose si moltiplicano. E due di loro, durante un convegno a Roma, si fanno addirittura avanti con Cuffaro sostenendo di avere alle spalle proprio Guttadauro. Miceli lo racconta al boss il 20 febbraio. Spiega che Cuffaro è rimasto "turbato", anche perché i due (Michelangelo Sangiuseppe e Salvatore Priola) pretendevano una candidatura alle politiche: "Totò (mi ha detto): ´Allora non ci siamo capiti! A me è arrivato un segnale per una candidatura alle Regionali che mi stava benissimo, ma io non sono in condizione di garantire un posto nel listino (nazionale), perché sui cinque deputati uscenti, nel listino ce ne andranno solo due. E quindi ci sarà già un litigio tra loro per chi ci deve andare´". Guttadauro cade dalle nuvole. "Io non ho mandato (da Cuffaro) nessuno", protesta. Sangiuseppe oltretutto quasi non lo conosce: "So solo che (in passato) era stato sponsorizzato da mio fratello". Priola invece è il suo avvocato. Ma lui non gli ha promesso niente.

A poco a poco, comunque, la politica, le sue lotte di potere, il gioco delle sponsorizzazioni e dei ricatti affascinano il boss. Il 27 febbraio 2001, quando riceve Enzo Cascino, esponente di spicco del mandamento mafioso di Pagliarelli, Guttadauro confessa candidamente la sua passione. "Vedi", dice, "tra tutti i politici che io ho sentito parlare, dei quali ho letto qualche cosa, quello che mi piace di più è (Rocco) Buttiglione, perché è uno che ha delle idee con cui ci si può confrontare... Vorrei vedere se ho la capacità e la forza di potergli parlare, ma (per poterlo fare) dovrebbe venire qua a Palermo. Io conosco bene Totò Cuffaro, ma non mi interessa andargli a chiedere questa cosa".

Don Giuseppe sogna di far entrare Buttiglione nel carcere dell´Ucciardone. Per lui è quasi un´ossessione. Continua a ripeterlo. Vuole che il leader del Cdu si renda conto della situazione dei detenuti: "Buttiglione", spiega a Mimmo Miceli, "deve venire a fare e dire quello che ha già detto, fatto e scritto sui giornali, senza che gli parlasse nessuno. Io non ti chiederò mai di andare all´Ucciardone, sarei uno stupido se te lo chiedessi. Ma a Buttiglione sì. Glielo dobbiamo chiedere assieme perché Buttiglione non è che si può bagnare (infangare, ndr) se si incontra con me, è al di sopra di queste cose".

In Sicilia sono in molti i politici che non hanno paura di bagnarsi. Quelli con cui, si vanta Don Giuseppe, la mafia "ci può parlare". Le sue conversazioni con Miceli diventano così un elenco di nomi: c´è l´ex senatore Dc Enzo Inzerillo (già condannato) che fa la campagna per Forza Italia; il deputato Cdu di Siracusa Pippo Gianni che il problema del carcere lo capisce "perché ha vissuto determinate esperienze"; il consigliere provinciale Giovanni Tomasino "che si sente molto legato a Corleone"; il presidente dell´assemblea regionale Guido Lo Porto (An) col quale Guttadauro sostiene di doversi incontrare.

Poi ci sono i politici di primo piano. Se nel dicembre 2002, dopo le rivelazioni del boss pentito Antonino Giuffrè, sono finiti sotto inchiesta il vicepresidente della commissione Giustizia Nino Mormino e il deputato di An avvocato Antonio Battaglia, oggi tocca a un altro membro della commissione Giustizia. È l´alter ego di Cuffaro, Saverio Romano, il quale il 17 dicembre 2002 è stato uno dei pochi deputati a votare alla Camera contro la legge che rendeva definitivo il 41 bis. Anche lui conosce Guttadauro e, stando ai racconti del boss, chiede più volte di poterlo vedere. Ma don Giuseppe nicchia. È rischioso. "Ho detto che non occorre che lo incontro, se gli devo dare una mano gliela do". "Vedi", dice a Salvatore Aragona, "se mi trovano con un Cuffaro, con un Dell´Utri, non mi succede niente. Cioè è possibile che non ci portano dentro. Però gli metto tanti di quei pensieri...".

Per questo sono necessari gli intermediari. Per questo bisogna ricorrere a Mimmo Miceli, a un vecchio amico come Francesco Buscemi, ex segretario di Vito Ciancimino ma incensurato (e perciò libero di vedersi con il presidente della Provincia, il forzista Francesco Musotto), o allo stesso Aragona.

All´ex chirurgo dell´ospedale Civico di Palermo spetta il compito più delicato: riciclare a Milano il denaro del clan. E tentare d´impostare una sorta di campagna di delegittimazione dei collaboratori di giustizia. Aragona lo dice chiaramente il 9 aprile 2001, quando spiega a don Giuseppe il motivo per cui è stato visto incontrarsi con i familiari di una serie di pentiti. Alle orecchie di don Giuseppe sono arrivate le lamentele di un boss di Villagrazia sorpreso dal comportamento di Aragona. Il medico assicura però a Guttadauro di aver già chiarito tutto: "Gli ho detto: ´Mentre tu vuoi fare una lotta sul territorio (contro i pentiti), io mi sto mettendo nelle condizioni per fare una lotta politica contro questi signori... a livello di Milano...´. Lei sa di che cosa stavamo parlando: che io con Mannino (Calogero, ex ministro dc), con Dell´Utri... e quindi, sulla base del fatto che queste cose le sa anche Dell´Utri, le sa anche Mannino che i pentiti sono in giro... Uno stava cercando di trovare qualche strumento a livello proprio di Stato per bloccare queste persone".

Sarà un caso, ma il 29 maggio del 2003, Dell´Utri, Lino Jannuzzi e altri 60 parlamentari proporranno una commissione d´inchiesta sui collaboratori di giustizia con il dichiarato scopo di far luce anche sui casi di alcuni pentiti lasciati liberi di rientrare in Sicilia.

Aragona, comunque non manca mai di ricordare a Guttadauro che "il buon Marcello non è fesso". Pure al boss sembra piacere Dell´Utri, anche se gli rimprovera il comportamento tenuto dopo le europee del ´98, quando in Sicilia fece il pieno di voti. "Dell´Utri si è presentato alle europee con Musotto. Hanno preso degli impegni e dopo che sono saliti (che sono stati eletti) non si sono visti più con nessuno".

Davvero Aragona e Dell´Utri si conoscono? L´indagine non offre certezze, solo qualche indizio suggestivo. Come una doppia visita del chirurgo, documentata dai carabinieri nel marzo 2000, nel palazzo di via Senato 12 a Milano dove ha sede l´ufficio del senatore azzurro. Ma anche dove si trova la Fidirevisa, fiduciaria certamente utilizzata da Aragona, dai Guttadauro e da altri imprenditori di Bagheria. Poco per arrivare a una prova. Molto per alimentare, l´ennesimo vento di veleni alla siciliana.


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Cioccolatino story

È il soprannome con il quale viene chiamato Cuffaro. Impegnato anche a tenere buoni rapporti con la Procura

Lo chiamavano cioccolatino Era questo il soprannome con cui Carlo Guttadauro, fratello di don Giuseppe, e cognato del numero 2 di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, indica Salvatore Cuffaro alla moglie. Se per tutti infatti il presidente della Regione, è ´su Totò Vasa Vasa´, zio Totò Bacia Bacia, per la mafia l´ex portaborse di Calogero Mannino, il paffutello Totò, nato 44 anni fa a Raffadali (Agrigento) era come un pasticcino.

La Procura se ne accorge il 25 maggio del ´99 quando Carlo, intercettato in carcere, invita la moglie ad andarlo a trovare durante un convegno organizzato prima delle europee. Poi quando, pur avendo ottenuto 90 mila preferenze come candidato dell´Udeur, ´Cioccolatino´ non viene eletto, ordina alla moglie: "Devi dire: "Mi ha detto mio marito fai dimettere a Clem (Clemente Mastella, leader dell´Udeur) che entra lui". In realtà il sistema proporzionale non permetterà la sostituzione.

Nel 2001 Totò cambia casacca. Entra nel Cdu e, alle elezioni regionali, raccogliendo il 60 per cento dei consensi sbaraglia il suo avversario, l´ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Ma i rapporti con la famiglia mafiosa del Brancaccio, secondo l´accusa, restano forti. Talmente forti che oggi i pm vogliono capire se è stato Cuffaro ad avvertire Mimmo Miceli dell´esistenza di intercettazioni tra lui e il boss Giuseppe Guttadauro. Aragona infatti, prima della scoperta della microspia, afferma: "A lui Totò glielo ha detto".

Con i magistrati Cuffaro tenta comunque di mantenere buoni rapporti. Tanto che in occasione del Natale 2002 la presidenza della Regione omaggia tutti i pm con un enorme pacco dono alimentare. Molti di loro lo rispediranno indietro.

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Quanto vorrei scrivere sul ´Foglio´

Per il boss Guttadauro sarebbe una vetrina importante, spiega nelle intercettazioni. Come avere un buon rapporto con Lino Jannuzzi

Il convivio di don Giuseppe Guttadauro è la fotografia del pensiero di Cosa Nostra non solo in campo politico, ma anche in quello giornalistico. Per il boss i giornalisti migliori si chiamano Lino Jannuzzi, Giuliano Ferrara e Giancarlo Lehner.

Per ´Il Foglio´ Guttadauro ha addirittura una specie di adorazione, tanto da arrivare a sognare uno spazio sul quotidiano di Veronica Berlusconi: "Se Ferrara ci fa scrivere una volta alla settimana sul ´Foglio´... e si scrivono le cose che si devono scrivere. Lui è disponibile?... Vediamo come dobbiamo fare (se dobbiamo pagare gli articoli) li paghiamo". Sembra una boutade, ma il punto è che Guttadauro comprende benissimo come la battaglia per il miglioramento delle condizioni carcerarie passi per i media.

E così spera di riuscire a far entrare Ferrara all´Ucciardone, mentre Aragona, il 9 aprile del 2001, insiste sul nome di Jannuzzi. "Dobbiamo essere intelligenti", dice, "(dobbiamo ragionare) su quali spunti gli dobbiamo dare, perché glieli possiamo dare tranquillamente a Jannuzzi. anche all´altro (a) Giancarlo Lehner, quello che è stato denunciato dal pool di Milano, che è stato assolto". Secondo Aragona, oltretutto, parlare con Jannuzzi è tutt´altro che impossibile: "È in intimissimi rapporti con Marcello Dell´Utri... tanto che quando Contrada ha presentato un libro... a Milano, lo ha presentato al circolo che è la sede culturale ed intellettuale di Dell´Utri, in via Senato, in una biblioteca famosa dove ha tutti i suoi libri, no? Ed io sono stato invitato, una volta, mi arrivano sempre le cose, e lì sono stato (al circolo). (Alla presentazione) non ci sono andato io, però c´era Contrada, c´era (l´avvocato) Milio. c´era il figlio del Giudice Costa e c´era Jannuzzi. Il segretario di Dell´Utri mi ha sempre detto: ´Quando lei vuole parlare con Jannuzzi, io lo chiamo e le fisso un appuntamento´. Allora se io gli devo dare delle imbeccate (per gli articoli), degli spunti di riflessione (lo posso fare) poi lui sa quello che deve fare". Guttadauro gli risponde: "Basta dire (a Jannuzzi) che vada a farsi un giro all´Ucciardone".

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Totò e gli amici romani

Forte della sua influenza sull´isola, Cuffaro aveva un ruolo rilevante nell´Udc. Che adesso crea imbarazzo

di Marco Damilano

Cari amici congressisti... Finalmente riavrò il mio partito. Una cosa mi è mancata in questi anni, il mio partito...

Quasi moriva dalla gioia quella sera di sei mesi fa, Totò Cuffaro. Fiera di Roma, primo congresso nazionale dell´Udc. Platea gremita come mai. Palco dei capi schierato al gran completo, Follini, Buttiglione, D´Antoni. In prima fila, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, venuto apposta per sentire lui. Sul palco il Governatore siciliano. Alla fine, una scena indimenticabile. Le prime quattro file si alzano come un sol uomo e seguono Cuffaro all´uscita. Un codazzo di portaborse, clientes, amici. Senza di loro il congresso resta sguarnito.

Sembrava il padrone della Sicilia. E il vero uomo forte dell´Udc. Alla guida di un partito che conta un quarto delle tessere a livello nazionale e otto deputati (su 40). Non a caso fu il suo uomo di fiducia a Roma, il deputato Francesco Saverio Romano, anche lui inquisito, ad annunciare il via libera tra Follini, Buttiglione e D´Antoni al nuovo partito centrista: "Sembrano tre sposine eccitate", disse. "Ora invece Cuffaro si rivela per quello che è: uno che si accontenta di poco. Una cavigghia", spara a zero Leoluca Orlando. "La caricatura della Sicilia, della fede cattolica, dell´illegalità. La caricatura di Berlusconi". Sui giornali per le lunghe vacanze dei deputati regionali, gli alberghi abusivi di sua proprietà, e oggi per mafia.

Eppure Follini e Casini si sono precipitati a rendere pubblica la loro solidarietà nei confronti di Totò Vasa Vasa. L´uomo della coppia nell´isola è in realtà il neoeletto presidente della Provincia di Catania Raffaele Lombardo, europarlamentare e segretario dell´Udc siciliano. Ma i due conoscono Cuffaro fin dai tempi del movimento giovanile dc. "Follini andrebbe a baciarlo a Palermo, se necessario", dicono nel partito. Il segretario dell´Udc teme che l´avviso di garanzia sia il primo di una lunga serie di attacchi, non solo giudiziari. Una manovra per indebolire i centristi. E ha guardato con una certa inquietudine la vignetta di Vincino apparsa su ´Il Foglio´. Un Casini protetto dal Lodo che avverte Follini: "Se Cuffaro è mafioso i nostri voti vengono per metà da lì. Ma io ho l´immunità, tu no". Un messaggio. All´interno di Forza Italia osservano con soddisfazione i guai dei centristi, sempre pronti ai distinguo nelle leggi antigiudici. Fino a qualche mese fa Cuffaro era considerato un uomo ponte tra Berlusconi e Casini. Coltivava un progetto ambizioso: unire l´Udc e Forza Italia in Sicilia, e dare vita a un partitone regionale del 40 per cento simile alla Csu bavarese. Lui, Cuffaro, sarebbe stato lo Strauss italiano. Progetto fallito: per la rivalità con Forza Italia e Gianfranco Miccichè. Ma anche per i suoi limiti, sottolineati impietosamente dagli amici. "Totò poteva diventare un leader nazionale, più di Formigoni. Invece ha volato basso e ora ne paga le conseguenze. Il suo treno Eurostar si è fermato a Raffadali", sogghigna il deputato Gianfranco Rotondi. Potrebbe ripartire l´anno prossimo, alle elezioni europee. Se si dovesse mettere male con la giustizia, per il Governatore è pronto un seggio a Strasburgo, con relativa immunità. Al suo posto in regione, il delfino di Casini Lombardo.

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Commenti

Ritengo che il dott. Miceli non conoscesse l'entità mafiosa del dott. Guttadauro. Molti politici sono in Europa collusi e coinvolti in conoscenze di personaggi molto più loschi di ciò che potrebbero sembrare, loro malgrado. Il dottor Miceli non sembra come si vuole fare apparire un ingenuo che va' dal capo mafia per realizzare un intreccio di "malaffare". Egli frequentava un collega che ha avuto problemi con la giustizia e aveva una valenza politica. I retroscena criminali della vicenda sono dedotti dalla magistratura e dalla stampa, ma non espressi dalle registrazioni che il Dott. Miceli non ha affatto smentite e su cui ha dato ampi chiarimenti agli inquirenti.Ma la borghesia palermitana è in grado di accettare un politico onesto e innocente di espressione popolare che sia di destra?

Posted by: piero at 13.08.03 02:51

Ce n'è abbastanza per vergognarsi di essere Siciliani, ma siccome, per quel che mi riguarda questo non può avvenire, rimane da pensare che è una cronaca di una morte annunciata. Davvero solo le pietre in Sicilia non sanno che Cuffaro è il nuovo all'insegna del Gattopardo. Delfino di Caloggero Mannino, ex ministro DC, e suo strenuo difensore dalle accuse di collusione con Cosa Nostra, Cuffaro non brilla certo per capacità politiche o di amministratore pubblico. Di intavolare rapporti quello si, "u zu Totò vasa vasa" è conosciuto da tutti, e tutti lo conoscono, non ha mai negato a nessuno una stretta di mano, ne, tantomeno, una spintarella per un posto nella pubblica amministrazione, salvo, poi, a mantenere le promesse solo nei confronti di pochi intimi. Alle ultime elezioni regionali ha subissato Leoluca Orlando, personaggio eclettico, colto, carismatico, conosciuto all'estero; è normale questo, ma solo in Sicilia. orlando non era garante di nessun potentato, ingenuo, si, ma sognatore per una terra, la Sicilia, un giorno diversa.
Ho preso l'Espresso, e ho saltato questo articolo. Niente di nuovo all'orizzonte.

Posted by: Manilo at 06.07.03 22:14

per errore ho omesso i miei link .... nel precedente post .... non mi piace l'anonimato

Posted by: raffaele at 06.07.03 19:57

E adesso il LODO SCHIFANI si applicherà anche ai Presidenti delle Regioni ......

Posted by: Raffaele at 06.07.03 19:54
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