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Due interventi di Adriano Sofri
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L'auto all'idrogeno e pronta dopodomani

Testimonianze e riflessioni sulle idee vincenti e le occasioni perdute dall'industria italiana.
Con qualce modesta proposta per salvare la specia umana dai veleni dell'inquinamento.

[ da Panorama 3/7/2003]
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L'apocalisse suonerà il clacson

Torno a parlare di inquinamento e di collasso da traffico. L'auto condivisa, sperimentata in Germania, Paesi Bassi e Svizzera, sara forse l'ultima spiaggia. Per almeno tre buoni motivi.

[ da Panorama 10/7/2003]
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Chiedo scusa per i numerosi errori di battitura. Cercherò di eliminarli nei prossimi giorni. Mi sembrava utile pubblicare gli articoli anche se ancora non del tutto corretti.


L'auto all'idrogeno e pronta dopodomani

Testimonianze e riflessioni sulle idee vincenti e le occasioni perdute dall'industria italiana.
Con qualce modesta proposta per salvare la specia umana dai veleni dell'inquinamento.

di Adriano Sofri

Di nuovo si e parlato in questi giorni della Fiat, che ha presentato suo piano di rilancio alle banche, e un suo nuovo modello, Ypsilon, al pubblico, con un film promozionale di Gabriele Muccino, perche il rilancio deve partire dall'immagine e non so che altro. A me dispiace che la Fiat non vada forte, e mi dispiace piu francamente per le decine di migliaia di operai della Fiat e dell'indotto che finiscono "fuori mercato". Però penso anche che la riduzione assoluta nel numero di automobili circolanti e nel loro consumo di energia vada considerata come un obiettivo decisivo per una riparazione ecologica (e civile e psicologica) del mondo in cui viviamo. I paesi piu ricchi hanno ridotto la natalità indigena, fino a un andamento negativo: pero hanno continuato a moltiplicare le automobili. Così c'e sempre meno spazio, in tutti i sensi.
Sulla crisi della Fiat, e poi dell'intero sistema dell'auto, e poi dell'intero pianeta avevo letto sulla bella rivista mensile Una citta (la consiglio a tutti: si stampa a Forlì, si vende nelle libreria Feltrinelli) un'intervista con famoso fisico Mario Rasetti, che insegna al Politecnico di Torino dopo aver presieduto il Gruppo di struttura della materia del Cnr. Vorrei divulgarla, spero che non gli dispiaccia. Rasetti deplora il lungo disinteresse del management Fiat per la ricerca e i suoi complementi, l'innovazione e lo sviluppo. Fa alcuni esempi. Per esempio, il centro ricerche della Fiat ha inventato, dice, "una cosa enorme ,grandiosa, il common rail, che stanno usando tutti dalla Mercedes alla Tayota": ma alla Fiat non e venuta neanche una lira, perché i suoi dirigenti non vollero finanziare, come chiedevano i ricercatori, il brevetto. Tutto il mondo usa gratis il common rail. Per la verità , io non so che cosa sia il common rail: ma l'esempio mi ha fatto impressione lo stesso. Del resto e lo stesso Romiti, festeggiando i suoi ottan'anni con Gian Antonio Stella, a dire al Corriere: "Ma lei sa com'era la Fiat quando arrivai, nel 1974? Le impiegate non potevano vestire di rosso, né portare i pantaloni, né le scarpe a punta... Tutta la contabilità era ancora fatta a mano, dalle segretarie".
Dice Rasetti che ven'anni fa Francesco Ciafaloni (che è un geniale e poliverso signore molisano di Torino, e un mio caro amico) andò a trovarlo, in un'analoga stagione di crisi della Fiat, e gli propose di scrivere qualcosa sull'auto elettrica, che stava a cuore ai sindacati. Rasetti disse: "Faccio il fisico teorico: non so niente di auto elettriche". Poi però si informò e non solo scrisse un articolo, ma inventò su due piedi un suo modello di auto elettrica (a questo punto della lettura la mia soggezione è diventaya verde). Insomma: condensatori elettrici grandi come una mela invece della batteria da mezza tonnellata, vernici semiconduttrici per raccogliere l'energia solare, un motore per ogni ruota pilotato dal computer e cosi via. La Fiat si offese per l'articolo e per l'invenzione, perché passava per scema. Un po' scema era, dato che vent'anni dopo le Panda elettriche che il Commune di Torino fa circolare in centro tengono si e no due passegeri stretti "perche sono tutti pieni di batterie: in pratica, portano a spasso batterie".
Rasetti ne deduce che c'è un'intera classe dirigente che non ha alcuna sensibilita per la conoscenza e la ricerca. Tant'è vero, dice, che abbiamo distrutto l'industria elettronica, che un quarto di secolo fa competeva con la Ibm, e la chimica, e ora perdiamo l'auto. E poi, dice, fra università e industria c'è una mutua ignoranza: lui ha vissuto 15 anni America e ha visto, dice, come al Mit di Boston ricercatori universitari e industriali stessero insieme fino a confondersi (sono gli stessi temi sui quali e appena uscito da Einaudi uno svelto saggio di Luciano Gallino, La scomparsa dell'Italia industriale).
L'auto a idrogeno, dice Rasetti, "si puo fare dopodomani". Anzi la General Motors ne ha gia fatta una "stupenda". Ma restano i problemi tecnici della produzione e dei servizi: l'idrogeno non si puo distribuire dalle pompe di benzina, per esempio. D'altra parte l'auto, cosi com'è, è arrivata comunque al capolinea. In molte citta italiane e del mondo bastano tre giorni senza vento per impedire alle auto di circolare. E l'impatto delle energie tradizionali sull'ambiente diventa insostenibile. E l'acqua costerà più della benzina."Siamo riusciti a cambiare il clima". Anche il solare, dice Rasetti, non funzionerà: "Se io assorbo l'energia che deriva dal Sole e non la riemetto più, come fa la Terra di notte, perche l'ho trsformata in energia elettrica e portata da un'altra parte, è chiaro che sconvolgo l'equilibrio climatico".
L'unica soluzione, dice, è nel cambiamento del nostro modo di vita, a cominciare dai trsporti. Allo stato attuale e chiaro che la specie umana si estinguera molto piu rapidamente dei dinosauri. Loro vissero 160 millioni di anni, prima che la polverrisazione di un meteorite grande come New York impedisse per una decina d'anni alla luce del sole di filtrare nell`atmosfera. Gli umani stanno sulla Terra da 3 milioni di anni e sono gia in vista della catastrofe. Al tempo della crisi energetica, si penso che il costo della benzina sarebbe bastato a scoraggiare l'assurdita dei consumi automobilistici: l'auto usata per andare a comprare il giornale a 200 metri da casa.
Quando la benzina costera 1.000 lire al litro, si diceva... Ha superato le 2 mila lire: e niente. Rasetti pensa che siamo vicini a una brusca "transizione di fase", a una diacontinuita brutale in senso catastrofico. Magari si sbaglia. Anche lui si augura di sbagliarsi, immagino. La prossima volta riferirò che cosa pensano del destino dell'automobile, e del pianeta, altre persone che hanno pensato molto.

[ da Panorama 3/7/2003]

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L'apocalisse suonera il clacson

Torno a parlare di inquinamento e di collasso da traffico. L'auto condivisa, sperimentata in Germania, Paesi Bassi e Svizzera, sara forse l'ultima spiaggia. Per almeno tre buoni motivi.

di Ariano Sofri

Per una volta continuo la puntata scorsa, in cui avevo liberamente riassunto le allarmate opinioni di Mario Rasetti, famoso fisico nucleare e persona decisamente di spirito. Si trattava della Fiat e dei suoi guai, e della eventuale catastrofe planetaria disegnata dal modello di sviluppo fondato sull'auto. Questa volta riassumo, altrettanto liberamente, le opinioni di Guido Viale, che ha impiegato gli ultimi anni a studiare questioni essenziali e oscuramente connesse, come i rifiuti e 1e automobili private. Attingo di nuovo alla rivista forlivese Una citta e torno a consigliarla.
Viale pensa che, fatta eccezione per tragedie come la Shoah o la bomba atomica, il Novecento possa esser considerato come il secolo dell'automobile. Il fordismo ha informato tutti i settori dell'economia, dell'amministrazione pubblica e dello stesso lavoro intellettuale. A sua volta, il paesaggio e stato segnato ovunque dall'auto, le cui strade, a differenza delle ferrate, non sono costrette in itinerari fissi. Così le città, in cui l'auto ha fatto esplodere gli spazi della socialità pubblica, piazze e vie, nel nostro vecchio mondo e in quello nuovo, dove l'auto resta la misura della promozione sociale. L'auto ha segnato la pace, e rivoluzionato le guerre, moltiplicando la mobilità dei mezzi meccanizzati, e mettendo al centro dei conflitti il petrolio.
L'auto privata e stata il più forte simbolo di libertà personale. Libertà e mobilità sono sorelle e la velocità è loro cognata. Finché il traffico non la ha rovesciate nel contrario: persone ferme e imbottigliate negli ingorghi. Se il modello dell'auto privata, quello che ha prevalso tra noi, si estendesse alla Terra intera, bisognerebbe immaginare poco meno che un'auto per ogni umano vivente. E il traguardo cui si lavora, benche si sappia che la fine del mondo arriverebbe molto prima.
L'industria dell'auto ha dalla sua la quantita di lavoro che continua a fornire, e che agisce come un ricatto su ogni progetto di conversione dei consumi e dei modi di vita. Succede cosi, ancora con la Fiat, che a ogni crisi si riduce l'occupazione, e ci si propone di incrementare la produzione. Ha dalla sua anche i costi altissimi della transizione a un sistema di trasporti pubblici collettivi. E infine, forse soprattutto, l'attaccamento delle persone alle loro abitudini. L'Italia ha uno dei tassi di motorizzazione (si chiama cosi, scusate) piu alti del mondo: un'auto ogni 1,7 abitanti. La stessa proporzione degli Stati Uniti, che hanno un territorio 30 volte maggiore.
Viale confida in una mobilità flessibile, favorita dall'informatica e dalle telecomunicazioni. Finora l'informatizzazione è stata riservata ai comandi e agli accessori del veicolo privato, a modi di guida automatici, e semafori "intelligenti" e sistemi di governo del traffico. L'idea è che uno vada in auto all'inizio di un tracciato e si faccia agganciare dal sistema, che lo condurrebbe via senza piu un suo intervento. Per non annoiarsi guarderà la tv, o si dedicherà ai videogiochi. Prospettiva che a Viale sembra una pazzia (anche a me: ma io non ho neanche la patente). A lui sembra invece buona l'idea dell'auto condivisa.
L'auto condivisa avrebbe diverse modalità. La prima, piu ovvia, è di dividere in quattro o cinque persone la stessa vettura sui percorsi abituali. Una più complicata e la disponibilità di auto da usare solo per il tempo e gli scopi necessari (una familiare, o un furgone e così via e da lasciare a disposizione per il resto, nei parcheggi, finendola con le auto parcheggiate lungo tutte le strade (e i marciapiedi: si calcola che fra tutte le auto cucolanti a Milano nei momenti di punta, siano fra un terzo e la metà quelle che girano in tondo alla ricerca di un parcheggio!). Infine, il taxi collettivo, organizzato in modo da servire piu persone in percorsi compatibili (ne vidi una versione, tutt'altro che organizzata e prenotabile, a Teheran, dove ci si ammucchia selvaggiamente nei taxi, senza alcun riguardo alla promiscuita dei sessi).
Queste novita affiancherebbero le linee pubbliche, liberate cosi sia dall'intralcio enorme costituito dai parcheggi ubiqui, sia dall'eccesso dei costi per servizi collettivi in orari e zone in cui gli utenti sono pochi.
Credo che Viale non sottovaluti la difficoltà dei cambiamenti cui mira. A incoraggiarlo, immagino, è l'assurdita della situazione attuale. Lui non ce l'ha con l'auto e la mobilità. La mobilità, dice, è un elemento centrale dei diritti di cittadinanza. Compresi i giovani delle periferie che vogliono andare in centro o in discoteca e non hanno un'auto, né mezzi pubblici negli orari giusti. Però l'epoca dell'auto e buon mercato è finita, e il modello delle auto private escluderà un numero crescente di persone. Per esempio, il bando alle auto non catalizzate esclude tutti coloro che non possono permettersi una nuova auto.
La mobilità è una funzione sociale, per esempio, fra l'abitazione e il luogo di lavoro, è un diritto di democrazia. Spostarsi, conoscere, vuol dire avere più forza e autonomia. Ci sono esperienze significative di auto condivisa in Germania, in Svizzera, nei Paesi Bassi, e di taxi collettivi per gli aeroporti, che riducono fortemente la spesa per passeggero. Quanto all'auto a idrogeno, Viale non riesce a crederci, non per i prossimi decenni almeno. Il problema principale dell'auto privata, dice, non e l'inquinamento, ma l'occupazione dello spazio, e l'idrogeno non lo risolverebbe.
Qui finisce il mio compendio: chissà se siete più o meno pessimisti di prima. Ammesso che abbiate avuto voglia di leggere la mia pagina, e non siate in coda su un'autostrada: buona vacanza, comunque.

[ da Panorama 10/7/2003]


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