Il dovere di Blair
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di Robin Cook*
[da il manifesto del 12 Luglio2003]
Tony Blair respinse lo scorso marzo come «palpabilmente assurda» l'asserzione che Saddam Hussein non possedeva armi di distruzione di massa. Questa settimana il suo governo ha invece ammesso che l'asserzione viene accettata come autentica. E' la giustificazione della guerra, adesso, che sembra «palpabilmente assurda». La gravità di questa ammissione si può afferrare solo ricordando il contesto in cui il parlamento votò per la guerra.
L'alternativa al conflitto armato era di lasciare che gli ispettori dell'Onu finissero il loro lavoro, e Hans Blix aveva promesso che gli sarebbero serviti soltanto pochi mesi per completare le tappe fondamentali del loro lavoro sul disarmo. Per convincere il parlamento a non attendere pochi mesi ma scegliere l'invasione immediata era essenziale mettere in risalto l'urgenza della minaccia. Da qui il colorito passaggio nel discorso del primo ministro su Saddam, «un pericolo reale e imminente per la Gran Bretagna».
Ma una minaccia urgente implica armi reali. Così ci hanno assicurato che Saddam le possedeva e che alcune erano pronte a colpire in 45 minuti. Se avessimo saputo che tutte quelle sicurezze sarebbero diventate «inoperative», per usare la celebre definizione di Nixon sulle sue bugie, la necessità di fare in fretta si sarebbe sbriciolata, come l'intera operazione per la guerra costruita su questo assunto. Niente armi di distruzione di massa, niente giustificazione per la guerra.
Prevedo che assisteremo presto a sforzi decisi per spostare la giustificazione della guerra dal disarmo al cambio di regime. E mi aspetto che l'industria editoriale di governo darà presto alle stampe un pesante volume che dettaglierà i risultati delle interviste con gli scienziati iracheni.
Ma in parlamento l'argomento decisivo per combattere non era un dossier che il governo avrebbe scritto meglio sei mesi dopo la guerra. I parlamentari non avrebbero votato l'impegno di truppe britanniche per questo. Avrebbero detto al primo ministro di lasciar lavorare gli ispettori in Iraq, senza bisogno di una guerra.
La cosa veramente sorprendente non è scoprire che Saddam non aveva le armi di distruzione di massa, ma che i ministri caschino dalle nuvole di fronte alle difficoltà nel trovarle. Hans Blix ha già raccontato come ogni verifica su un sito indicato dall'intelligence occidentale finiva con un buco nell'acqua. Quando Donald Rumsfeld confessa che non c'è alcuna nuova prova eclatante che Saddam possedesse armi di distruzione di massa, non fa che confermare ciò che un attento lettore del famoso dossier britannico avrebbe potuto scoprire da solo.
I commenti di Rumsfeld sulle radici della guerra servono a mettere in luce le tangibili bugie della posizione britannica. E' stata una guerra costruita a Washington, sostenuta da un gruppo di neo-conservatori e voluta ostinatamente per ragioni di strategia internazionale e politica interna americana. Ciò che ha l'ha resa inevitabile non è stata certo una minaccia crescente dell'Iraq ma un cambio al potere negli Usa. E le armi di distruzione di massa non sono mai state la preoccupazione principale dell'amministrazione Bush, al contrario di come la faccenda è stata presentata in Gran Bretagna per convincere il parlamento dell'urgenza della guerra.
La croce politica di Blair consiste nel fatto che la decisione di andare in guerra per provare il fatto che noi britannici siamo buoni alleati degli Stati uniti è stata solo sua. Con lealtà il ministro degli esteri Jack Straw difende quella decisione, ma nessuno che conosca un po' il Foreign office ha mai pensato che l'abbia sponsorizzata. E gran parte dei membri del governo hanno mantenuto un minaccioso silenzio sulla guerra, essendo abbastanza consapevoli da capire quanti danni avrebbe provocato all'esecutivo tra i suoi stessi sostenitori.
Tony Blair deve a chi lo sostiene una sincera ammissione che non c'è mai stato un pericolo reale e imminente, l'apertura di un'inchiesta su ciò che non ha funzionato e una scelta chiara e risoluta: aumentare la distanza tra lui e quel gruppo di neo-cons che circonda la Casa bianca.
[*Ministro di Blair, Robin Cooksi dimise pochi giorni primadell'inizio della guerra in Iraq.Copyright The Independent ]
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