Lettera aperta a Covacich
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Caro Pietro, ti chiederei la cortesia di pubblicare su tuo blog questa LETTERA APERTA A COVACICH, in risposta alle sue considerazioni sulla incredibile pesantezza delle presentazioni dei libri. Se pensi che possa essere una provocazione lascia perdere, altrimenti mi piacerebbe che la risposta, già inviata al Signor Covacich la possano leggere tutti i fruitori del tuo blog.
Grazie, Elisabetta
(Cara Elisabetta, ecco fatto...)
Mi chiamo Elisabetta Mori, sono più o meno una scrittrice, i miei libri sono stati pubblicati da editori minori e con partecipazione di spesa perchè arrivare ai maior è come tuffarsi in mare agitato senza saper nuotare. Devo confessare che prima di adesso non ti conoscevo. Prima cioè che Pietro di www:blogoltre.it pubblicasse una tua matrioska dal titolo Scrittore Cercasi.
Mi sorprende, perchè così ho interpretato ciò che dici, che possa essere tanto fastidioso e pesante seguire il programma delle presentazioni che i tuoi Editori preparano per te. Non è in fondo ciò che l'Ego fortemenete narcisista dello scrittore vuole? Visibilità, apparire, affabulare, stordire la platea, aspettare la provocazione e provocare le risposte, avere giorno dopo giorno o sera dopo sera una occasione tutta per sé, non dover lottare con gli altri centomila titoli esposti nelle librerie, anche se la stroncatura può essere sempre dietro l'angolo: ho riso di cuore all'aneddoto raccontatomi da una mia collega scrittrice alla quale voglio bene per il suo candore nel credere in queste vetrine, quando, a seguito di una stroncatura feroce ma garbata di un suo libro lei si è alzata e ha risposto: "Grazie, è la prima volta che qualcuno parla male del mio libro ma con tanto garbo e tanta riverenza che mi è sembrato doveroso ringraziarla."
Non nascondiamoci dietro falsi pudori, scriviamo perchè ci piace scrivere ma anche perchè speriamo ardentemente che qualcuno, anzi molti, ci leggano.
Tu, come tanti altri bravi scrittori e scrittrici, hai avuto la fortuna di trovare chi ha lavorato per te, per portarti tra la gente e di manlevarti dalla fatica finanziaria di pagarsi una presentazione o un incontro se non additittura la pubblicazione, perchè altrimenti il tuo libro, la creatura in cui hai creduto e per la quale hai sofferto, lottato, ingaggiato un testa a testa con la tua parte razionale, non avrebbe mai visto la luce ed avresti sofferto per questo parto non riuscito. Senza contare che il ritorno c'è e spesso è ben appagante.
Gli editori sono degli imprenditori, ne più ne meno, che se investono in qualcosa o qualcuno devono avere il loro guadagno, anche se spingere il libro in tutte le direzioni e quasi imporlo è, a mio avviso, una forzatura irriverente nei confronti del lettore: il libro deve circolare in libreria autonomamente, certo una spinta ogni tanto ci vuole, il libraio deve esere informato di ciò che ha in mano.
Ma tant'è, la pubblicità e l'anima del commercio. Forse per questo una perla come PATER (tanto per fare un esempio) di Cesare Giulio Viola, rimane nascosto, tra gli scaffali di librerie di periferie timide e nascoste.
Non disperiamoci, quindi, se c'è chi pianifica una dislocazione attenta e intelligente delle nostre creature,anche se ciò comporta per chi scrive faticosi spostamenti in aereo, impossibli orari di cena, incontri ravvicinati che non piacciono, etc etc.
Il grosso editore anticipa , investe sui grandi numeri e quindi esige dal suo dipendente una produttività continua, usque ad mortem.
E' come dire: hai voluto la bicicletta ed ora pedala.
Con molti e sinceri auguri per il tuo futuro di scrittore.
Elisabetta Mori
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