di Pietro B. [Ultimo aggiornamento: 15/8/2003]
Approfitto del ferragosto e del "deserto dei blog", per dirla con Beatrice, per parlare di me come non è mio costume solito su BlogOltre.
C'è stata un'epoca, diciamo tra i miei tredici-diciannove anni in cui ho scritto poesie. Niente che abbia una benché minima rilevanza artistica però molto importanti per la mia formazione, la mia consapevolezza. Per motivi contingenti mi è toccato rimetterci le mani in questi giorni ed ho deciso di parlarne.
Venivo da un'educazione cattolica datami dalla Chiesa per delega dei miei genitori che agnostici non si erano mai preoccupati più di tanto delle faccende religiose.
Nel cristianesimo però io sottolineavo sempre il messaggio di speranza, amore e fratellanza che in esso è ben delineato. E a quel messaggio sono stato sempre fedele. Ad altre cose come all'infallibilità papale o alle madonne che lacrimano ho sempre creduto molto meno.
Quelle poesie, benché scritte da un adolescente spesso erano velate da una profonda angoscia e da un innaturale pessimismo. Come in questa breve lirica:
SOLO FANGO Seduto in questo fango
cerco invano di trovare
qualcosa che possa
sfamarmi. Un poco d'acqua.
Solo un sorso.
Ma è solo fango
null'altro.
(Palermo, 28 Marzo 1982)
Qualche sprazzo di luce si intravvede qua e là, ma sempre con qialche elemento negativo.
UTOPIA FELICE Quale dolore ogni mattina
a sentire una realtà diversa
dalla tua utopia felice,
acciecata dall'alba.
In questi versi, che poi rappresentano niente altro che un diario dei miei pensieri, c'è una costante proiezione verso il futuro.
Mi ha colpito molto la poesia "A te per me" che è una lettera a me stesso futuro. Insomma il Pietro diciottenne che scrive al Pietro futuro. E che gli chiede di non rinnegarlo consapevole che con gli anni si cambia.
Domani o più tardi
leggerai queste parole
ti sembreranno infantili
avrai ragione,
ma ti prego non ridere di me,
non farlo sbaglieresti.
Pensa invece che ieri eri io
e oggi sei tu diverso da io
ma figlio di quell'io che ora
scrive queste parole per te
a me.
Leggi rifletti e pensa
se queste parole sono attuali,
se queste parole sono abituali.
Non rimproverare cerca di
ricordare,
non strappare cerca di continuare
non dimenticarmi non cambiarmi
non amarmi ma non disprezzarmi.
Cerca di capire
cerca di udire nel loro significato
quei suoni che non sono passato
non essermi ingrato
non voglio essere osannato
ma solo capito riconosciuto
nel mio presente tuo passato
non per essere aprrezzato
ma solo ricordato per quello che
fui, sono, sarò.
A te per me
per noi
per sempre.
(29 Dicembre 1982)
Questa poesia riletta ventuno anni dopo mi turba. Perché mai l'avrò scritta? Perché ho voluto spedirmi questa lettera destinazione futuro?
Mi colpisce come potevo avere ventuno anni fa la cognizione delle trasformazioni che avrei avute nel corso degli anni. E mi invito a non buttare nel pattume quello che sono stato, quello che ero allora.
Ma la domanda che mi pongo è, cosa ero allora? A giudicare dai versi che scrivevo la mia percezione della realtà era molto acuta e pessimistica. Rifiutavo la realtà di allora e lo scrivevo:
CIELO STELLATO Nel cielo stellato
vedo quella pace
quella tranquillità
che non vedo
quaggiù dove il
nero
dove il
marciume
abbonda in una
onta fetente
che rende tutto
putrescente.
Una stella brillante
si spegne, si riaccende
potessi volare e andare
là...potessi...farlo.
Accendo una luce
tutto sparisce.
La realtà mi inghiotte
nel suo ciclo di vita
e di morte.
(Pozzallo, 25 Luglio 1982)
Scrivo in degli appunti di quell'epoca:
Non credo che le mie poesie siano pessimistiche ma non voglio neanche l'etichetta di ottimista. Esse sono un continuo domandare e ricercare una risposta
E ancora:
Il pensare alla mia età (16 anni) a certe cose non è dannoso, o almeno lo è molto meno del non rifletterci affatto. Non conta l'età ma il grado di maturità raggiunto. Molte volte credo che in me ci sia una parte vecchia ed una nuova. Quella nuova si ribella a quella vecchia ma non riesce ad abbattere la sua resistenza.
In altri appunti parlo di cosa mi accadeva quando scrivevo poesie:
Quando scrivo una poesia non sono più padrone di me stesso, della mia mente. Infatti è come se l'altro IO si impossessasse di me e sfogasse i suoi umori, e io sto semplicemente a guardare e a scrivere incapace di una reazione, e certe volte ho paura a prendere in mano una penna ed un foglio e a concentrarmi perché non so quale orrore possa uscire dall'altro IO. Certe volte in me queste due opposte personalità sono in lotta tra di loro, l'eterna lotta tra bene e male, ottimismo e pessimismo. Credetemi, alcune volte resto impressionato dalle cose che scrivo io stesso perché appunto mi pare incredibile che le abbia scritte.
Notate il "credetemi". Ancora una volta scrivo su di un foglio qualcosa rivogendomi a qualcuno. Ma a chi?
Pietro, soltano ora, curiosando ho letto il seguito della tua confessione (chiamiamola cosi') cominciata ieri. Il tema del doppio è presente in ciascuno di noi, ciè che appare e ciò che siamo, ciò che vorremmo essere e ciò che dobbiamo essere. In ognuno di noi vivono più Io e sarebbe auspicabile che queste nostre parallele aspirazioni ad essere, convivessero ed si esprimessero liberamente e contemporaneamente. Non tutti possono.
Diceva Calvino, analizzando la sua trilogia degli Antenati, che il problema dell'uomo moderno, l'homo oeconomicus per intenderci, sta nella consapevolezza del suo vivere "dimezzato", dimidiatum, lacerato, in una continua lotta tra scienza e coscienza, tra vita ed esistenza, tra fede e ragione. Esiste una impossibilità del far confluire nella vita tutte le possibili esistenze che ognuno di noi ha in fieri. C'è chi lo avverte precocemente, come tu a sedici anni, chi se lo ritrova come problema a 40, chi lo risolve, chi se lo trascina come disagio di vivere fino alla morte.
Per quanto riguarda la poesia, poi, essa è proprio l'unico mezzo di espressione di cui non si può avere paura perchè è la libertà: la poesia si scontra con la ragione e se mentre tu scrivi temi, hai il terrore di cosa il tuo IO, quell'altro, quello che non ti appartiene nella vita ordinata, programmata e scontata di tutti i giorni, possa tira fuori, allora non potrai mai rivolgerti alla poesia come mezzo per esprimerti. Io scrissi tempo fa alcune cose di me, che mai, avrei osato scrivere senza il velo di copertura (dei miei veri sentimenti) che la poesia mi offriva. Sono versi che poi ho riportato nella raccolta che tu hai letto. In alcune parole, qua e là, sta tutto il concentrato del mio doppio, quello che non oserei mai rivelare a nessuno. In poesia non esiste l'analisi interiore; la poesia, come ho già detto, prende forma per una esigenza della nostra mente di bruciare rapidamente, in pochi minuti, tutta l'energia che abbiamo accumulato, "in poesia conta l'effetto", un particolare stato d'animo che si deve comsumare attraverso una
particolarissima forma, che non tiene conto di remore morali, di freni e di inibizioni. Certo, l'ermetismo, la metafora, le figure allegoriche in generale, ti consentono di salvare l'apparenza, ma la sostanza resta.
Per questo chiamerei le tue "pensieri in versi liberi di un persona che ha cominciato in anticipo le sue riflessioni sulla vita e sul suo negarsi come realtà sognata, immaginata, desiderata".
Che stupida, avrei dovuto postare più sopra! Ci pensi tu?
Ciao piccola Mu, concordo con te che "Loressia" è un grande, uno dei migliori, m'ha raccontato della vostra amicizia, lui ti vuole un bene dell'anima.
Ma vedi Gio', è proprio questa la mia lotta inutile, è per questo che divento editore io e chi se ne frega se con me non vedranno il becco di un quattrino. L'epoca della carta stampata è finita, io lo dico dall'inizio e tu che mi leggi da sempre lo sai. Qualcuno vuol ficcare il naso nella blogosfera? No?
E chi se ne frega. Per ora lo fa bea la pazza, quella che diranno: ma tu guarda quant'è scema, adesso si mette pure a fare l'editore "spiantato". E lasciali dire, lasciali ridere, troppo hanno riso di me gli idioti per non aver imparato IO che la vita m'ha sempre dato ragione.
Io me ne andrò presto, i miei sogni sono finiti.
Ma tu ricorda le mie parole: verrà il giorno, molto presto, in cui qualche miliardario dal senno intelligente s'accorgerà dei grandi miti che oscuri navigano nella blogosfera al solo fine di divertirsi o di sfogare il proprio dolore, artisti puri, io ormai li conosco tutti e tutti uno a uno li pubblicherò finché la signora colla falce non verrà a prendermi.
Quel giorno chi ha saputo resistere un minuto più degli altri vedrà realizzare i propri sogni.
Capiterà anche per Loressia, dammi retta, non ho mai sbagliato una previsione, per questo mi firmo Cassandra, proprio perché VOI siete i primi a non credermi. V'hanno insegnato ben altro, spero di poter lasciare a tutti voi l'esempio di chi rema contro questo orrendo blablabla dei presuntuosi fintointellettuali fintocreativi fintoimpegnati veri marchettari dell'ultima politichetta italiota. Gli "artisti" di Sinisca!
Stasera non ci sono Giorgia, ma se resti a Roma mi piacerebbe venire insieme a te a rivedere il centro, e magari potresti insegnarmi, come faceva mia madre ma chi la stava ad ascoltare, il perché di quell'archetto o di quello spigolo per traverso.
Comunque ti voglio bene, che tu venga o no.
E t'abbraccio forte.
Bentornata Giorgetta mia.
ah, eppoi sai ora che faccio? intanto faccio colazione, ché senza tre litri di tè verde non vado da nessuna parte, e poi vado a castel sant'angelo. sì. perché il professore bla bla bla, insomma, quello che me piace ammé, ha scritto un libro su castel sant'angelo, e adesso come minimo mi tocca saperne più di lui, altrimenti, pure se riesco a parlargli, di che cazzarola parlo??? di david sylvian che viene in concerto a roma il 10 ottobre?? e se non gliene frega niente, a lui, di david sylvian (sacrileeeeeeeeeegio!!!!!)??? aiuto!!!!!!!
ecco bea, l'editore...io so' mesi che cerco di convincere loren...ehm, personalitàconfusa a rompere l'anima a tutti gli editori grandi e piccini per far pubblicare non dico il suo blog su carta, ché non ci sarebbe sfizio (eppoi, io il blog di X§° me lo sono già stampato tutto da me...), ma di scrivere qualcosa ex-novo con lo stesso entusiasmo che usa sul blog - gliel'ho detto, anche che io lo comprerei di corsa e romperei le scatole a tutti quelli che conosco per faglielo comprare, ma mi risponde sempre che "mica ci si campa a scrivere libri" - lo so, ma sarebbe una gran bella soddisfazione ugualmente...
ULTIMORA!
Me so' scordata.
Pietro quel tuo commento l'avevo letto ma era incommentabile.
Io credo nella BlogTerapia Pietro.
E vorrei leggere "oltre" quel continua...
Famelica di vite e di storie per trarne insegnamento e condividere assieme il dolore. Mi piaceva il back stage dei megaconcerti, mi piace il backBlog adesso. io ci sono sempre.
Soprattutto quando sembro non esserci.
Pupa m'accusa sempre che me ne frego di lei.
Be', ve lo voglio dire. Non sono capace di fare la "Mamma" quella che si preoccupa per un raffreddore o una tonsillite. Che io curo con quattro grammi di vitamina C per 4 giorni e passa subito, e passa bene.
Ma negli occhi di mia figlia, come nelle vostre parole, ho sempre colto la sfumatura del dolore.
E faccio finta di niente per non sembrare invadente.
Ma quel vostro dolore mi trapassa il cuore.
Lo dico per la prima e ultima volta, non lo ripeterò mai più.
Buon Ferragosto amici miei.
bea
Spettabile Pietro non ti montare TU la testa, che t'ho appena definito artista nel mio blog firmato dall'Editore in persona.
Io te lo dissi: o mi cambi quel gialloRosso romanista dei miei coglioni o da me non ci entri più. Che famo, muro contro muro? DUE MARTE IN TORO??
(sssssssst: sgrunt, ci perdo io perché ciò Mercurio in Gemelli, il Mercurio adolescente che non sa tenere troppo a lungo un'incazzatura che sia un'incazzatura seria, ma sempre gli prende a ridere vaffanculo a me, sgrunt).
Va bene va bene, tanto ferragosto è passato e io sempre corro in avanti quasi che mi stesse scappando la vita.
Perciò cominciamo a pensare al DOPO ferragosto. Riapriamo il Club del sabato? Inventiamo un "Detto tra noi"? da mantenere per tutto l'inverno che sia sabato o lunedì?
Che proponi Grande Fratello?
Vogliamo ascoltare anche gli altri?
Lo sai Pietro, una cosa che non t'ho mai detto. Io non credo nell'individualismo italiota. Credo nel lavoro d'equìpe, ci ho sempre creduto. Tu non sai quanto il leggere gli altri mi dia il la per scrivere, anzi, io se ci avete fatto caso non scrivo mai di mio, a meno che non sia un ruggito doloroso come quello della "mamma". Di solito vado a leggere prima i blog altrui, e se m'illumino d'immenso allora subito copioIncollo lo sbatto su edit cerco la gif e mentre lavoro qualcuno al di fuori di me comincia a scrivere parole che io non conosco. Noi siamo un pool, pretendere d'essere soli per quanto attiene la blogosfera sarebbe supponente. Ma anche per quanto riguarda altri campi, Falcone insegna, o la neurochirurgia per esempio. Il mitico Skrap ha una venerazione per le sue strumentiste, gente, ragazzi miei, che ne sa più di un tecnico della Nasa. Ragazze che devono saper usare il NeuroNavigatore all'interno del cervello umano laddove Skrap poi andrà a incidere senza sbagliare di un micron. Bisogna che prima o poi mi decida di raccontarla la mia esperienza al NeuroScienze di Udine.
Ma questo che ci'entrava?
Di cui... boh.
Caro Pietro, tienti quella schifezza color aranciata Fanta, io da buon dittatore metto ai voti il titolo per i nostri prossimi incontri.
Naturalmente già vedo il mio: Natale a BlogOltre.
Che c'entra? e che ne so, a me mi scappa la vita, voi pensate all'oggi che io vado un attimo nel Futuro e poi ritorno.
Buon Ferragosto amici miei.
E tra poco, finalmente il 16!
Anniversario della morte di marie marion quella vera, mia nonna. Il 16 agosto del 44.
Non l'ho conosciuta ma sono piena di fotografie di lei. Quando verrete a casa mia ve le mostrerò.
Perché marie marion? Non te l'ho mai detto Pietro, è una cosa che sta accadendo anche a te con le poesie. Quando la vita dell'oggi frana, e per fortuna arriva il momento che lla vita frani, chi è sano di mente s'attacca al passato. Io da parecchio tempo avevo riesumato nell'anima mia la figura di mia nonna. Poi Pupa mi aprì il blog e mi chiese come volessi chiamarlo, lì per lì pensai Zarathustra ma poi mi venne mariemarion, e fu mariemarion. Credo Pietro che questo stia accadendo anche a te. La storia dell'uomo in generale e la nostra microstoria ci insegnano che ogni momento è collegato e che non si può interrompere un percorso ma avvilupparlo come esperienza sacra all'interno del nostro andare avanti. Voltandosi ogni tanto per riprender fiato e dire: io sono ancora quello, più adulto, più maturo, più rassegnato, più deluso, ma quel Fanciullino è ancora dentro me, devo fermarmi ad ascoltarlo. Ascoltalo Pietro, che era un Gran Fanciullino da quanto ho letto.
Sta uscendo il Leone maledetto che cià quasi ammazzati, alleluia, siamo agli ultimi cento metri del maratoneta. Quando rinfresca l'aria sembra che la vita sia meno incubo.
E cominceremo a dire: maronna che freddo!
Sempre qua, a BlogOltreHome, la casa del viandante che vuol riposarsi un po'.
BaciBea (vado a riprende sonno, ho dormito dalle 14 alle ventidue e ciò più sonno di prima, meno male, il Grande Padre Guaritore sia sempre con noi).
Fiuuuuuuuuuuuuuuuuu che culo ragazzi!
Dice: che ci vuole. Niente, mi scappa sempre il refuso, altro che maledetta te Emotioned mia, MALEDETTO IL REFUSO, che non è che non ci vedo, il mio cervello non decodifica ciò che vedono gli occhi alleluia, potrei andare sotto una macchina in corsa mentre la vedo arrivare non capendo che è una macchina in corsa.
Però sono fiera di voi, stasera di te Pietro (gulP! è possibile????).
Ciao Giorgia, ben tornata, hai lasciato un post l'altra volta ma non t'ho risposto perché stavi partendo, ho pensato che avrei fatto fatica per niente. Bentornata.
Devi sapere che non faccio più ufficio stampa, ovvero il pubblicare un po' di tutto come in una semplice rassegna stampa, quella che a tua volta facevi tu per me e ti ringrazio ancora.
Ho deciso di fare l'editore Giorgia, un editore spiantato, non sia mai che mi prendiate sul serio, che assieme alle più belle gif che l'arte di tutto il mondo ci offre pubblica le cose più belle che trovo nella blogosfera, e solo quelle.
A mio consueto Insindacabile, INdemocratico giudizio, evviva la dittatura.
Stasera Pietro, avevo appena pubblicato uno dei post più belli di Quadro, sono tornata su Edit per pubblicare la tua poesia, stavo per cercare una gif nuova, poi ho letto il titolo che avevo appena messo sotto quella straordinaria gif appena edita: FUTURE, quasi un presentimento di ciò che avrei trovato dopo qui da te poco più tardi. E così ho stravolto tutto (Quadro parlava di volere un figlio), ho inserito la tua "Per te, per me" e due parole di mio. Non so mai cosa andrò a scrivere quando commento qualcosa. So che a volte non mi viene niente e lascio lì senza commenti. Stanotte di ferragosto sentivo dentro che dovevo dir qualcosa, neanche so c'ho detto forse hai ragione tu Pietro, sono soltanto una matta che lascia parlare l'anima, libera, senza pudori, io questa sono.
Altro non aggiungo ché mi sembrerebbe far da cassa di risonanza a me.
Noi non siamo soli.
E se siamo qui è perché lo vogliamo e non perché ce lo imponga una convenzione perversa. Non dobbiamo fingere gioia che non traspare dai nostri occhi, non ci mettiamo da una parte a lanciare occhiate malevole alla cognata di turno, a bisbigliare guarda quant'è ridicola, come s'è vestita. Ti par poco Laura mia? Domani, cioè oggi quando leggerai, è il tuo turno della finzione, prendila per quello che è, una fiction la vita di tutti noi, t'aiuterà a sopravvivere fino al momento in cui il tuo di dentro non decide di spaccare la crosta di una tragica abitudinarietà per far sgorgare la grolla d'acqua limpida, assieme alla tua anima che finalmente libera lascerà gli ormeggi chissà per quale nuova avventura.
Credo che la vita sia un insieme di piccoli o lunghi tratti di cammino, la vita non è mai una sola, il solo pensarlo mi farebbe impazzire per davvero.
Grazie Pietro.
L'editore
Vaffanculo!
Mi tocca riaprire Edit alle tre di notte Pietro.
Perché mica mi posso perdere la tua poesia "a te per me" cosa credi?
E adesso che mi tocca mollarvi per andare a lavorare come fate senza le mie cazzate?
Fratello di Egadi, vaffanculo!
Per Beatrice: visto che mi sono allargato un po' troppo con te questa sera, vedi di non montarti la testa. Che io la storia del logo di BlogOltreBeach che non ti piace mica l'ho ancora dimenticata...
Il periodo di introspezione è incominciato qualche anno tempo fa. All'epoca in cui è successo un fatto che ha cambiato profondamente il mio modo di vedere le cose. Quando ho capito che alcune certezze, molto materiali, erano solo delle mie pie illusioni. CVhe la vita riserva sempre delle sorprese. Ma di più non posso dire.
Vedi Elisabetta il mio blog, dovrei dire i miei blog visto che ne ho aperti e chiusi tanti sono ognuno il tentativo di esplicitare questa mia voglia di guardarmi dentro e di guardarmi intorno.
Lungo questo cammino che dura da un anno ho incontrato molte persone e con alcune è nato un rapporto speciale. E tra queste speciale è il rapporto con Beatrice.
Non la capisco sempre ed è proprio questo che mi spinge a cercare cocciutamente di averla al mio fianco nelle mie iniziative, a sapere cosa pensa di quello che faccio. Il suo punto di vista è così lontano dal mio modo di vedere le cose che spesso capisco che sono io che mi ostino a guardare le cose dal lato sbagliato. Altre volte penso semplicemente che è una matta e a loro tutto è concesso.
Ma è una bella persona sensibile ed intelligente, schietta come poche ipocrita quel che basta. Ti può riempire di insulti prima e di lodi un secondo dopo, ma mai tradirebbe la mia fiducia.
Tutto questo per dire che Beatrice è il mio pubblico. Quando scrivo certe cose cioè penso di stare parlando con lei ed io con le mie (poche) amiche mi sono sempre aperto.
Ho bisogno di parlare, di scrivere, del mio pessimismo altrimenti ne sarei travolto. E tante volte Beatrice mi è stata vicina con una battuta, un vaffanculo o una sfuriata delle sue.
Ed io ho cercato di dimostrarle la mia gratitudine. E' vero però che non sono bravo a dire grazie. Per me è una questione di intesa.
Per questo ci sono rimasto male quando Beatrice non ha letto o ha proprio ignorato quel mio commento dove ho parlato di alcune cose che mi stanno molto a cuore. E ci resterei male se non leggesse anche quello che ho scritto oggi.
Che dovrebbe poi avere un seguito (continua...): Ma non è detto.
Non posso Elisabetta non ringraziarti delle tue parole. Non sei una psicologa ma sai leggere nell'animo altrui.
E insieme a Beatrice, Manilo, Anna e tutti gli altri fai di questo blog una piccola isola dove si coltiva un sentimento di amicizia vera.
Anch'io quand'ero adolescente o poco piu' scrivevo poesie tristi, come Pietro. Il solo rileggerle mi farebbe accapponare la pelle.
E non è che oggi scrivo sempre cose allegre.
(Basta vedere cosa ho scritto poco fa)
Ma ogni tanto si. Ogni tanto il mio ottimismo cresce. Ogni tanto riesco a vedere anche quelle tonalità di rosa, di gialli, di verdini e di azzurri. Ogni tanto non è piu' tutto grigio e tutto buio, per fortuna.
Ogni tanto vorrei solo guardare avanti e vedere un bel cielo azzurro e un bel sole splendente.
E poi lasciarmi bagnare dalla pioggia.
E rivedere ancora un bell'arcobaleno.
Questo male di vivere, come dice Bea, appartiene un po' a tutti noi, chi piu' chi meno.
Ho vagato per tutta la casa. Ho guardato da tutte le finestre. Non c'è nemmeno la luna stasera a farmi compagnia. Forse si è nascosta sopra il tetto, rabbuiata anche lei. O forse è soltanto coperta dalle nubi. C'era una splendida luna piena ieri notte. Ma stasera no. Stasera è incazzata anche lei. E noi qui al Ferragosto Beach. E domani mi aspetta un pranzo con 11 persone. Un pranzo di quelli in cui tutti si fa finta di sorridere. Anche quando ognuno di noi, proprio come me, magari ha tutt'altri cazzi a cui pensare. E c'è poco da sorridere.
Stasera gira così. Anzi non gira.
Maledetta me. Sempre troppo occupata a cercare le cose negative. Sempre troppo poco attenta a osservare ed amare tutte quelle che vanno alla grande. Tutto cio' che ho avuto negli ultimi tempi. Tutto cio' mi sono "guadagnata". Tutto cio' che abbiamo costruito.
Maledetta me e maledetta quella luna.
Ma non sono sola qui. Solo questo mi conforta un po'.
Oddìo Pietro, qua ci siamo solo io e Bea, mi pare, ma se scrivi in questo periodo di caldo assassino cose come queste, ebbene io di giorno e Bea di notte non possiamo rimanere indifferenti.
E' un periodo di introspezione quello che stai attraversando? E' veramente il resoconto dei primi quarant'anni che, io dico, fa rima con gioe, dolori, inganni? Ma il resoconto dei quarant'anni si faceva quando la prospettiva di vita era molto più breve, che so, al tempo di mia madre. Scusa ma mi sembra di vedere un pessimismo cosmico nel tuo stato d'animo attuale: non sarà mica determinato da situazioni contingenti della tua vita personale che comincia a sfuggirti dalle mani? Forse ti addolora il sapere che non puoi svegliarti senza ritrovarti immerso in quelle
situazioni, sapere che il presente è un triste ingabbiamento e voltarsi indietro, alla nostalgia della fanciulezza, piuttosto che proiettarsi come sarebbe giusto per la tua età verso il futuro, è la cosa che viene più facile di fare.
Mi sfugge, comunque, il motivo per cui hai dovuto rimettere mano alle tue carte adolescenziali.
Il fatto poi che la tua formazione cattolica continui a seguirti, non credo che debba essere motivo di conflitto con il Pietro di oggi. Ogni fase della vita presenta la sua identificazione, in un'ideale, in un credo, in una bandiera. Rinnegarsi è un modo crudele per dirsi che tutto ciò che è stato fatto prima di questo momento è stato sbagliato: non si può essere come Taffazzi (è la seconda volta che lo nomino nel giro di 24 ore) e cominciare a martellarsi a meno di quarant'anni per i prossimi quaranta.
Noi non siamo ciò che non vogliamo dice il sublime Montale, e quindi siamo anche ciò che vogliamo per quel principio del libero arbitrio che il Padreterno ci ha concesso.
Ti turba una poesia scritta da un diciottenne per il quarantenne che sarebbe diventato: tutto ciò che lasciamo dietro e che sappiamo non potrà più tornare ci turba, perchè ci mette davanti alla nostra impotenza a cambiare gli eventi della nostra vita passata. Ci diciamo "se fossi stato ateo non soffrirei per l'apparente assenza di Dio in questo mondo, se fossi stato allineato politicamente non vivrei con sofferenza il destino incerto di questa sbalestrata Italia, se fossi stato ignorante non mi sarei scontrato con la grettezza e per la protervia della gente, se, se , se..." E i se potrebbero continuare all'infinito ma la vita già vissuta non si può cancellare.
Io non sono una psicologa, ma forse proprio in quella delega dei tuoi genitori che, agnostici (nel senso di credere con riserva di attestazione o di ignoranza della formazione pedagogica?) ti affidavano ad una istituzione basata sul credo senza riserve, sta il significato e la necessità di quelle righe scritte a futura memoria. Una lacerazione tra due modi di essere, quello del messaggio cristiano che hai assorbito e a cui continui a tenere fede, e quello dei tuoi genitori che agnostici (in un senso o nell'altro) non hanno potuto o saputo approvare le tue scelte di allora. Secondo me quella poesia che viene da lontano è una richiesta di assoluzione per ieri e per oggi e come tale vivila.