18.08.03
Parliamo tutti arabo
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di Mitì Vigliero Lami
Noi italiani ci sentiamo lontani anni luce dal mondo islamico e dalla sua cultura; soprattutto oggi pensiamo di non avervi nulla in comune. In realtà la nostra lingua è piena di parole decisamente arabe; parole semplici, comunissime, che usiamo quotidianamente.
Queste entrarono a far parte della nostra lingua già in epoca antichissima quando gli Arabi , più o meno dal 650 al 1100 dC, furono i nostri veri padroni, padroni del Mediterraneo. Conquistarono un immenso territorio che si estendeva come un enorme abbraccio dai confini dell'India, attraverso l'Africa settentrionale, fino ai Pirenei. In Italia tennero a lungo la Sicilia, occuparono la Sardegna, crearono capisaldi sulle coste Italiane dalla Puglia alla Liguria, entrarono in Piemonte, sino alle Alpi; e si sa che i conquistatori lasciano sul terreno non solo sangue, ma anche costumi e linguaggi.
Ma furono soprattutto i commerci che l'Italia tenne col loro mondo, praticamente da sempre, i veri responsabili dell'adozione, da parte nostra, di parole arabe.
Sin dall'epoca delle Repubbliche Marinare i nostri mercanti avevano uffici, oltre che in patria, anche in quelle terre; nei mercati e nelle "borse", sino al secolo XIX non era l'inglese la lingua che gli imprenditori dovevano conoscere bene per gestire i loro business, ma l'arabo. Per questo i numeri che usiamo da sempre sono quelli arabi; e se dall'1 al 9 noi usiamo per pronunciarli parole d'origine latina lo zero è, in tutto il mondo, esclusivamente arabo: sifr, dal quale deriva anche la parola cifra. Allo stesso modo tara è la tarh (detrazione); tariffa è la ta'rifa (notizia pubblicata); gabella la qabala e il tentare la fortuna attraverso la cabala per riuscire a pagarle invece voleva dire affidarsi alla qabbalah, (tradizione dell'interpretazione delle sacre scritture).
Allora, come ora, le merci venivano acquistate tramite sensali (simsar, mediatore), trasportate da facchini (faqih) in grandi fardelli (fard, uno dei due cariche del cammello) dentro magazzini (makahzin) o fondachi (funduq, deposito) e meticolosamente inventariate su taccuini, (taquim, giusta disposizione). I genovesi furono i primi a stiparli di cotone (qutun) e di pietre quali lapislazzuli (lazuward, azzurro); altri, in una gara (gara') all'importazione, prediligevano albicocche (al-barquq), carciofi (kharshuf), arance (narangia), limoni (limum), asparagi (aspanakh, melanzane (bandigian), zibibbo (zabib), zucchero (sukkar) e zafferano (za'faran).
Le carovane (carwan, compagnie mercantili), ne riempivano le stive a bizzeffe (bizzaf, gran quantità); poi ogni ammiraglio (amir, capo principe della flotta), dopo una sosta in darsena (dar-sina'a, casa del mestiere) per controllare che tutto fosse a posto, dava l'ordine ai marinai di staccare le gomene (ghumal) dalle bitte dei moli e iniziare la navigazione verso casa.
Di notte, con la nuca (nukha, midollo spinale) piegata all'indietro, il comandante coi suoi strumenti osservava lo zènit (il punto della volta celeste perpendicolare alla testa di chi osserva il cielo) e studiava il nadìr (il punto opposto allo zènit). Sferzato dallo scirocco (shuluq) e dal libeccio (lebeg), pensava alle serate tranquille trascorse a casa sua sdraiato sul divano (diwan) giocando a scacchi (schiah) con la moglie e sorseggiando sciroppo (sharub) di ribes (ribas) e sherry (xeres), mentre i figli allegri in giardino si scatenavano in partite a volano con le racchette (rahet, palmo della mano). Il mercante invece, in pigiama (payjamé , vestito con le gambe) sdraiato sul materasso (matrah) non riusciva a dormire. Sorseggiando caffè (kahvè), teneva stretta a sé la valigia (valiha) degli ori, paventando all'arrivo l'incontro con un ladro reso talmente violento dall'alcool (al-kuhl) da diventare un feroce assassino (hashishiìn, drogato di hashish).
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Non abbiate timore i commenti si sa sono il regno dell'anarchia. E io non ci penso proprio a trasferire i vostri dialoghi da una parte all'altra. Arrangiatevi voi...
Per Giorgia: Io non è che l'abbia capito come funziona Movable Type. Mi dice "Consentire l'immissione dei tag HTML nel commenti" ho spuntato "si". Ma vedo che oltre ai link al grassetto e minuterie simili non si riesce a fare. Ad esempio non accetta l'inserimento dell'immagine. Perché? Booooh!
Giorgia, forse ci dovremmo spostare più sotto, alla pagina di Pietro e del suo rientro al lavoro. Questa è la pagina dei commenti alla dissertazione della Signora Vigliero sugli Arabi, non possiamo continuare a parlare di cose diverse, saremmo irrispettose. Vuoi?
E tu Pietro, quando rientri, trasferisci i post di varia umanità sul tuo suddetto:scusa il suggerimento ma simbra giusto oltre che corretto.
"Se hai qualcosa in testa e ci credi si avvera prima di quanto tu pensi."
non ne sono poi così convinta, ci sto provando, ma a quanto pare con me non funziona...
(pietro, ma nei tuoi commenti il tag "target=_blank" non funzica??)
il problema è che io compro libri con una facilità impressionante (e me li leggo con altrettanto impressionante rapidità, la mia si chiama bulimia bibliofila...), e centonovantacinque euri, per la sottoscritta, che comunqie ancora studia ed ha un lavoro part-time, sono pur sempre 195 euri...eppoi c'è da comprare anche anche quell'altro libro sulle ville utilizzate come ambasciate, altri settantacinque euri che dovranno uscire da qualche parte, e, indovina indovinello, chi l'ha scritto?
...esatto...
Abbi fede, vuoi vedere che i 195 euro li racimoli in men che non si dica?
Quattro anni fa, aveso bisogno di una cifra non proprio considerevole, ma sicuramente consistente per un capriccio....di quelli che passi davanti ad una vetrina e vedi una cosa che ti piace e non te la levi più dalla testa. Decisi che avrei puntato quel poco che avevo a disposizione per i capricci su un munero che da giorni mi frullava nella testa. Entrai nella ricevitoria del lotto e giocai l'estratto di quel numero con le gambe che mi tremavano, ma dentro di me sentivo:uscirà, uscirà!
E cosi' fu: duemilioniquattrocentoventiduemila delle vecchie lire passarono la sera stessa nelle mie tasche, ma lo spavento di perdere le 220.000 lire che avevo giocato fu tale, che da allora non sono entrata più in una ricevitoria del lotto.
Se hai qualcosa in testa e ci credi si avvera prima di quanto tu pensi.
eh, era una domanda tanto pe' ddi'...lo stupa di cui parlo è uno die quelli nello Swat (Pakistan) - so' mesi che cerco di mettere da parte 195 euri per comprarmi una monografia tutta su quello stupa lì...*sigh*
Siamo in India, quindi non parliamo più di arabi.
Lo stupa, nell'antica India era un monumento religioso, proprio del buddhismo e del giainismo, destinato ad accogliare reliquie o ad illustrare la vita di Buddha. La tua domanda da mille punti è troooooppoooo particolare ed è rivolta a chi conosce Saidu Sharif. Carneade, chi è costui?
Io ti potrei dire che mi piaceva molto Omar Sharif, ma il fregio di Omar non l'ho mai visto...
"la cosa che desidererei sopra ogni altra (linguasticamnete parlando e tralasciando "imparare a scrivere bene in italiano") è imparare a leggere un romanzo in lingua inglese senza ricorrere alla traduzione."
ce la puoi fare. se ce l'ho fatta io, allora ce la puoi fare pure tu, mica sei DUMB (che non vuol dire "Dumbo"...), no? :)
Io tempo fa mi ero messo in testa di imparare il russo. Ma ahime, le intenzioni sono buone le realizzazioni...pessime.
Però la cosa che desidererei sopra ogni altra (linguasticamnete parlando e tralasciando "imparare a scrivere bene in italiano") è imparare a leggere un romanzo in lingua inglese senza ricorrere alla traduzione.
non c'entre un tubo, ma già che ci siamo...mille punti a chi conosce il fregio dello stupa del maestro saidu sharif!!!
prima o poi imparerò il giapponese.
dico sul serio.
se l'ha imparato mia cugggina, che proprio un genio non è, non vedo perché non possa impararlo puranco io.
v'avverto fin d'ora.
blogoltre (e soci) avvisato mezzo salvato.
Il sistema fonetico dell'arabo, che fa parte delle lingue semitiche (ma che ha avuto grosse contaminazioni con l'indoeuropeo madre di tutte le lingue di Europa, Asia e non solo), è costituito da 28 consonanti e da tre vocali a, i, u: la combinazione delle consonanti fornisce basi di tre lettere e l'aggiunta a queste delle vocali costuitisce il fonema. Le parole arabe più conosciute (che sono quelle indicate da Mitì) contengono in effetti solo vocali, a , i, u, mentre Zenit non è parola araba ma è sinonimo dell'arabo "samt al ras" che significa punto del vertice. Così dubito che "rahet" sia una pura parola araba e così "payjamè" e "kahvè", per la presenza della vocale E che non era contemplata nell'alfabeto arabo, ma piuttosto contaminazioni con parole occidentali. Per quanto riguarda il gioco degli scacchi, la mossa finale "Scacco Matto" deriva dal persiano (di orgine indoeuropea) "Sah e-mat", il re è morto. Per esempio, della parola scirocco in arabo shuluq, esiste una versione dialettale magrebina "shloq"
Le lingue sono un fenonemo in continua evoluzione, nuovi neologismi nascono ogni giorno nel mondo e molte parole cadono in disuso, muoiono o si trasformano in altro da sè.
Caspita Elisabetta! Questo argomento mi interessa molto, se mi mandi qualcosa di più corposo...lo pubblichero con molto piacere e ovviamento lo leggerò con altrettanto interesse.
Tuttavia, zal contario del latino che si è affernmata come la lingua genitrice di tutte le lingue di origine romanza, la lingua araba non è assurta a lingua letteraria di base a causa dei numerosi dialetti attualmente ancora parlati, dall'Iraq al Marocco, che, avendo subito le influenze dei diversi sostrati locali, presentano sensibili differenze tra loro. L'arabo parlato è nato da una specie di KOINE' poetica sovrapposta ai dialetti locali.
L'arabo classico invece è lingua religiosa e come lingua scritta dei testi sacri, messa al riparo dalle contaminazioni e dalla evoluzione cui sono soggette le lingue parlate. Nel corso dei secoli l'immenso patrimonio lessicale del popolo arabo cadde in disuso, soprattutto quando gli Arabi vennero a contatto con il mondo occidentale per cui non è escluso che quelle parole che noi crediamo escusivamente arabe siano "neologismi arabi" creatisi per il contatto con le lingue occidentali. Oggi si può distingure un arabo moderno, che è quello delle contaminazioni e un arabo classico che e quello del lessico coranico.
(tratto dal saggio di Elisabetta Mori: Studi glottoloci del bacino mediterraneo , Bari, ottobre 1992)