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Capire gli europei
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di Adriano Sofri

[da la Repubblica del 18/8/2003]

Per farsi un´idea dell´Europa ufficiale, bisogna avere la pazienza di leggere le bozze di costituzione, e magari di scriverle. Per farsi un´idea dell´Europa reale, bisogna andare in giro oppure, chi non ha il piede libero, leggere le cronache. Per esempio due episodi dei giorni scorsi. Il primo è l´assassinio di Antonio Currà, il diciannovenne partito da Villasanta di Monza per arrivare a Capo Nord, e aggredito a Copenaghen da disgraziati più giovani di lui.

È una storia davvero europea: anche il quartiere di Norrebru, i due ragazzi sospettati che sono di origine turca, il nome turco del promotore del corteo di solidarietà con la vittima. Antonio C. viaggiava con la più bella delle istituzioni europee: il biglietto Interrail. Ai miei tempi non esisteva, e provai una grande invidia quando ne scoprii il segreto: andare di giorno da una città all´altra dell´Europa a vederne le bellezze, e di notte da una città all´altra per dormire sui treni.
Ho visto nei telegiornali di sabato il funerale di Antonio, con la cassa coperta di fiori bianchi e della bandiera della pace. Funerali di ragazzi, manifestanti con la bandiera della squadra di calcio sulla bara, giovani in vacanza - "un viaggiatore", dice di Antonio con orgoglio suo padre - con la bandiera della pace. Prima, avevo visto il pellegrinaggio di migliaia di danesi nel luogo dell´aggressione, a portare fiori candele e messaggi, per commozione e anche per risentimento contro gli immigrati. In una foto si riconosceva in cima al mucchio di fiori una riproduzione della Pietà di Michelangelo, quella di San Pietro a Roma. Forse è l´idea che si fa qualche danese della passione di un figlio italiano. Quella folla era radunata poi ad ascoltare la protesta e il ringraziamento del padre di Antonio, che migrò a sua volta dalla Calabria a Milano. "In Italia non sarebbe successo", ha detto il signor Currà. Non so, forse sì. Sta di fatto che è successo a Copenhagen. Sul bordo di una pista ciclabile. Non ho mai dimenticato un bello slogan dei provos prima del ´68, olandesi quelli: "Sentirsi come una bicicletta bianca su un´autostrada". Sentirsi come una banda di assassini minorenni su una pista ciclabile. I danesi di vecchia data, come tutti noi, non si rassegnano ad ammettere che ci sia del marcio anche in Danimarca (successe già nell´Olanda così indigena dell´assassinio vegetariano di Pym Fortuyn).
L´altro episodio è l´incendio dei boschi portoghesi. Il fuoco ha devastato tutta l´Europa, e ha imperversato in Italia. In Portogallo il rogo è stato colossale: ha bruciato 200mila ettari e fatto molte vittime, ha falcidiato sugherete (il Portogallo è il primo produttore al mondo) e pinete, e il governo portoghese ha chiesto aiuto all´Europa e alla Nato. Ha chiesto aiuto per questa calamità umano-naturale come in altri momenti l´hanno chiesto i popoli vittime di guerre e di persecuzioni. Ne è venuta una conferma della vicinanza crescente fra interventi tradizionalmente "militari" e interventi "civili", fra volontariato militare e civile: oltre che di quella auge pratica e simbolica dei pompieri, che l´11 settembre aveva consacrato. Si è così scoperto che l´Europa è debole -anche tirchia: al Portogallo è stato lesinato il contributo del fondo di solidarietà europeo - nell´intervento contro le calamità cosiddette naturali quanto contro i disastri della guerra. Che il Centro europeo di Bruxelles sulle catastrofi naturali e tecnologiche è più o meno un centralino telefonico. Esempi di solidarietà internazionale (come fra Italia e Francia, o l´intervento di due Canadair italiani e tre elicotteri tedeschi in Portogallo) non tolgono molto alla cattiva abitudine che fa rassegnare al disastro delle foreste e della macchia in fiamme. Sia Prodi che Alemanno hanno auspicato una task force europea antincendi. Magari. Un continente saggio dovrebbe tenere con tutto il cuore ai suoi alberi.
C´è stato anche un altro piccolo episodio europeo: la gita dei nostri vicini di frontiera in Italia per giocare all´Enalotto. Fomentata dal record della posta in palio -così enorme da non essere neanche più immorale: assurdità pura- e dalla moneta comune. È andata bene, direi. Ha vinto una schedina da un euro, lezione provvidenziale di sobrietà e senso del limite. Non ha vinto, a quanto pare, uno straniero di quelli autorizzati da Schengen, immigrato regolare e nemmeno, Dio non voglia, clandestino. Pensate che cosa succederebbe nell´intimità doganale dell´Italia e dell´Europa se un immigrato extraeuropeo clandestino vincesse 130 miliardi con una schedina da un euro.

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