Investimenti nella Serbia di Milosevic c'era il via libera di America ed Europa
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Intervista di Massimo Franco a Piero Fassino
[dal Corriere della Sera di oggi]
Pensa di avere esagerato con Silvio Berlusconi? «E per che cosa?». Per avergli dato del burattinaio di Igor Marini, il faccendiere che vi sta gettando fango addosso sul caso Telekom-Serbia. Il presidente del Consiglio annuncia di avere sporto querela contro di lei. «Ma non scherziamo! Sono io che pretendo le scuse dal centrodestra. Sono mesi che i leader dell’opposizione vengono aggrediti, calunniati, denigrati. E l’offensiva proviene da ambienti e da personaggi vicinissimi a Berlusconi. Se non è lui il burattinaio, li faccia smettere».
Non si può dire che sabato 30 agosto, alla Festa dell’Unità di Bologna, Piero Fassino si sia lasciato sfuggire una parola di troppo. Anche se il segretario dei Ds si sforza di essere freddo, è un torrente gonfio di indignazione. Vorrebbe archiviare una vicenda che invece, ne è quasi certo, continuerà a seminare veleno. Fassino non si fa grandi illusioni. Ma accetta di ricostruire l’acquisto chiacchieratissimo di Telekom Serbia nel 1997; e ne dà una versione che nega la tesi del favore al regime del dittatore Slobodan Milosevic. Spiega infatti che dopo il trattato di pace di Dayton, nel 1995, con la ex Jugoslavia smembrata in tre Stati con la mediazione del presidente Bill Clinton, «la scelta di Usa e Ue fu di favorire l’evoluzione democratica nei Balcani, Serbia compresa. E le aziende furono sollecitate a investire: imprese tedesche, americane, italiane, francesi e inglesi. Ma nessuno si è sognato di nominare una commissione di inchiesta».
Insomma, segretario, lei non sembra affatto pentito delle accuse contro Palazzo Chigi. E’ nato un altro Fassino, più aggressivo?
«Io aggressivo? Aggredito, semmai. E se ho usato parole forti, l’ho fatto a ragione. Da più di un anno è in atto una campagna di calunnie contro i maggiori esponenti dell’opposizione. Sia chiaro: io non mi preoccupo per Piero Fassino. Per quanti testimoni falsi possano inventarsi, sono tranquillo. La mia preoccupazione è politica. Appena si è ventilata l’ipotesi che Romano Prodi potesse ricandidarsi a palazzo Chigi, il centrodestra si è scatenato contro di lui prima sulla Sme, ora su Telekom Serbia. Da mesi viene aggredito Lamberto Dini: vogliono vendicarsi del fatto che nel 1995 consentì la formazione di un governo dopo la caduta del Berlusconi uno per mano della Lega. Ancora, da mesi viene attaccato il leader del maggior partito d’opposizione, per minarne la credibilità. Da mesi spuntano presunti testi-chiave pescati nel peggior sottobosco dei riciclatori di denaro e degli affaristi, che poi si rivelano un colossale bidone. E la destra li accredita, li copre. Si applica la tecnica di Goebbels: calunnia, calunnia, qualcosa resterà».
Scusi, onorevole Fassino, ma se sono mesi che il centrodestra vi tira addosso questo fango, perché reagite soltanto adesso?
«Perché chi ha la coscienza pulita pensa sempre che una cosa falsa, inventata di sana pianta, alla fine cada da sé. Quando poi ci si accorge che la destra non si ferma davanti a nulla, allora si reagisce. Ma se nel corpo della società italiana si iniettano queste tossine avvelenate, smaltirle poi sarà quasi impossibile. Prima ci aggrediscono, poi ci chiedono di essere interlocutori per le riforme istituzionali o delle pensioni».
Forse nella maggioranza qualcuno vuole ricambiare l’atteggiamento di una parte del centrosinistra contro Berlusconi.
«Non da parte mia. Io non ho mai aggredito nessuno, men che meno Berlusconi. Anzi, semmai sono stato accusato di essere prudente e moderato. Comunque, ammesso che in passato qualcuno abbia esagerato, questo legittima che si usi un simile sistema oggi? E’ pazzesco. Così, il bipolarismo sarà travolto».
Travolto in che senso?
«Che ci condanniamo a una specie di guerra civile strisciante. Per la Casa delle Libertà, noi non siamo avversari, ma nemici da abbattere».
Perché si è convinto che Berlusconi sia il burattinaio di Igor Marini? «Io dico che Berlusconi ha la responsabilità politica di quello che accade. Gli uomini che ci aggrediscono sono i più vicini al presidente del Consiglio. Ne cito solo alcuni: Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto, Renato Schifani. Se Berlusconi non è il burattinaio, li faccia smettere. E ancora. Il Giornale è della famiglia Berlusconi, e da mesi apre a nove colonne dicendo che noi abbiamo preso soldi delle tangenti. Si intervenga».
Segretario, ma che cosa è stata la vendita di Telekom Serbia nel 1997? Può spiegarci finalmente come fu gestita?
«Ma guardi che non c’è nessuna nuova verità da rivelare. Lo hanno già spiegato in Parlamento esponenti diessini come Umberto Ranieri, Guido Calvi e Carlo Rognoni».
Lei no, però. Mentre sarebbe interessante capire il ruolo del governo di centrosinistra che guidava l’Italia nel 1997...
«Le rispondo, e rispondo anche alle domande che mi sono state rivolte da Ernesto Galli della Loggia. Intanto, quella secondo la quale si doveva bloccare l’acquisto di Telekom Serbia per non aiutare Milosevic. Si dimentica che nel 1995, dopo la pace di Dayton, la scelta di Usa e Ue fu di tentare di favorire un’evoluzione democratica nei Balcani. Via le sanzioni, via l’embargo. Le imprese europee e statunitensi furono incoraggiate a investire...».
Insomma, la mano a Milosevic non la deste voi, ma Usa e Ue. «Gliela diede la comunità internazionale. E non è stata mica la prima volta. Altrimenti si dovrebbero creare commissioni di inchiesta anche sulla Cina per i diritti umani, sugli investimenti della Fiat a Togliattigrad in Urss, o sulle relazioni con l’Iran».
In questo caso, ci si chiede come mai nessuno sembri saperne nulla, come mai nessuno sia intervenuto. «Ma perché dovevamo intervenire? La trattativa era nota e il governo non ha avuto alcun ruolo perché non doveva averlo, come peraltro in commissione è stato già ampiamente spiegato. Se a livello internazionale la strategia fosse stata quella di isolare Milosevic, allora si sarebbe dovuto intervenire. Ma poiché non era così, il governo non lo fece».
E i dispacci preoccupati del nostro ambasciatore a Belgrado?
«Le parole dell’ambasciatore alla commissione dimostrano la mia assoluta correttezza e la mia totale estraneità alla vicenda».
Perché Telekom Serbia fu pagata una cifra e rivenduta anni dopo ad un prezzo dimezzato?
«Sono decisioni aziendali, non dell’autorità politica. E’ un’azienda a decidere il prezzo di un acquisto o di una cessione. Perché la decisione doveva spettare al governo? Tanto più che fu conclusa quando Telecom era una società privata e la presenza dello Stato era irrilevante. D’altra parte, le scelte di un’azienda sono prerogativa dei suoi amministratori» .
Crede che le sue spiegazioni convinceranno la maggioranza?
«Non lo so. Certamente, finora la destra ha usato la Commissione Telekom-Serbia come una clava contro l’opposizione».
Lei non chiede di essere interrogato?
«Intanto, il termine "interrogato" non è corretto. Ascoltato, semmai».
Bene, ascoltato.
«Se la commissione vuole sa dove trovarmi. Certamente, se mi convocano andrò, come chiunque è tenuto a fare».
Si aspetta uno svelenimento della situazione o no?
«Temo che la destra continuerà, perché ha paura di perdere le elezioni del 2004, dopo la botta di qualche mese fa. Il governo fa acqua da tutte le parti. E l’autunno sarà ancora più difficile perché non sanno come presentare la Finanziaria, né come risolvere questioni come le pensioni, il caro prezzi, la sanità. Cercano di distogliere l’opinione pubblica dai problemi del Paese. E tentano disperatamente di delegittimarci».
Ci stanno riuscendo o no?
«Non ci lasciamo intimidire».
Massimo Franco
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Premessa: non è il mio campo.
Precisazione necessaria: non sto cercando una rissa.
Perché questi due argomenti giustapposti? Dà l'idea che si debba scegliere o che chi è nonberlusconiano sia necessariamente profassiniano e viceversa.
Non è così. Almeno, non per la gente comune. Il popolo sbaglia sempre?
A tutti e due sono state fatte delle domande, tutti e due devono dare delle risposte.
Trovo molto disturbante la reazione di fassino, lo confesso, berlusconi può piacere o no, ma non è da tirare in causa quando la domanda si fa scomoda. Non è un comportamento serio.
Trovo poi molto preoccupante che uno che afferma in prima battuta (lo so che c'è stata uan seconda battuta) di non aver saputo niente di un affare colossale (per me che che sono disoccupata, magari in altri ambiti questo verrebbe considerato un affaretto da niente, ripeto, non è il mio campo e sicuramento ho una percezione limitata), proseguendo, mi preoccupa che uno che si propone come "colui che non vede ciò che accade proprio dove lui è sottosegretario" poi si proponga come primo ministro.
E di cosa si occupava allora? come se ne occupava? cosa notava? e di cosa e come intenderebbe (e riuscirebbe a) occuparsi di eventuali altri incarichi, se è così impermeabile alla realtà intorno a lui?
Non lo sto dicendo con la bava alla bocca, ma solo curiosa.
Ma questa è una mia opinione e conta come il due di picche.
Sul mio blog (destinato a morte certa) si parla di storie per bambini e di bambini, e sto cancellando e spostando post, per piacere niente insulti lì, grazie.