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«Troppi fallimenti, sono disperati e hanno deciso di andare alla guerra»
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Intervista a Luciano Violante a cura di Ninni Andriolo

[da l'Unita del 6/9/20034]

ROMA - Il forzista Bondi lo attacca definendolo «un orditore di trame eversive», ma lui replica spendendo poche parole. «Mi occupo di cose serie - taglia corto Luciano Violante - Quelle farneticazioni non meritano alcuna risposta».
I «problemi veri» che preoccupano l’ex presidente della Camera sono quelli del «disastro» provocato dal governo Berlusconi. «Vogliono infuocare il clima politico per distrarre l’attenzione dalla crisi economica, dalla riduzione del potere d’acquisto di salari e pensioni, dalla scuola e dalla sanità nel caos». Insomma: «il centrodestra è alla disperazione e cerca una via d’uscita nello scontro».
Il messaggio al centrosinistra è chiaro: «guai a cadere nella trappola, ad accettare la rissa, a farsi trascinare sul terreno più congeniale alla maggioranza».

Presidente, dove vuole arrivare Berlusconi?
Vogliono attirare l’opposizione nella trappola dell’insulto reciproco. Hanno il monopolio dei mezzi d’informazione, come ha sostenuto anche il Parlamento europeo. Se l’aggressione prende il posto del confronto sui problemi veri del Paese pensano di potere avere la meglio. Se tutti urliamo e ci insultiamo, viene fuori che siamo tutti uguali; la gente non vedrà vie d’uscita. Il progetto è lucido e spregiudicato, tipico di chi è disperato e usa tutti gli strumenti per cercare di stare a galla.

Un progetto che non è condiviso da tutto il Polo. Ma i dissensi sono timidi. I distinguo flebili, molto meno rumorosi dell’estremismo berlusconiano. Non crede?
La posizione di questi dirigenti di Forza Italia non rappresenta quella di tutta la Casa delle libertà, dove ci sono uomini e forze responsabili. Berlusconi è stato l’asso vincente del centrodestra. Ma adesso, dentro la maggioranza, molti si rendono conto che il premier, con i suoi estremismi, è diventato la pietra al collo del Polo. Come ne usciranno? Non lo so ed è difficile dirlo. Ho l’impressione che in questo clima tendano a prevalere i peggiori. A meno che i migliori non abbiano uno scatto di responsabilità.

Perché proseguire sulla strada dello scontro visto che questo non paga? I risultati elettorali stanno lì a dimostrarlo: la gente non premia l’estremismo berlusconiano...
La sequenza negativa delle elezioni del 2002 e del 2003 ha indotto alla disperazione il gruppetto di comando del partito del Presidente del Consiglio. Hanno ben chiaro che non ci sono soltanto i risultati elettorali a metterli in discussione. Capiscono che si sta logorando il blocco sociale che aveva permesso la vittoria del 2001. La Confindustria prende le distanze; i pensionati, componente importante del successo del centrodestra, hanno capito che questa maggioranza li porta alla rovina; le famiglie hanno perso il cinque per cento del loro potere d’acquisto. Questi sono i fatti che non sanno affrontare. Non sono in grado di risolvere i problemi che preoccupano i cittadini, per questo tentano di scatenare la guerra.

Un progetto miope. Possibile che non se ne rendano conto?
Il metodo di inventare il nemico interno e dargli addosso, per sviare l’attenzione dai problemi veri di una nazione, è tipico delle forze autoritarie. E se il nemico cade nella trappola, e accetta quello scontro, il gioco è fatto.

Le sue parole, quelle che hanno fatto innervosire Bondi, non sono state tenere. Lei ha denunciato l’esistenza di una componente eversiva dentro Forza Italia...
Facciamo l’elenco? L’uso delle commissioni d’inchiesta, prima tra tutte quella su Telekom-Serbia, contro l’opposizione e le massime istituzioni dello Stato; le dichiarazioni di dirigenti politici come Taormina e come lo stesso Bondi contro il Presidente della Repubblica; le parole di Berlusconi contro l’intera magistratura. È il sovversivismo delle classi dirigenti di cui parlava Antonio Gramsci.

L’obiettivo è quello di trascinare nella rissa anche il Capo dello Stato?
Il Capo dello Stato ha tenuto sempre un atteggiamento al di sopra delle parti, ha cercato di tenere insieme i pezzi del Pese che il centrodestra rompeva giorno dopo giorno. Il Quirinale ha cercato di tenere dritta la barra, si è impegnato in una sorta di sartoria istituzionale. Per questo ha la fiducia e il rispetto dell’Italia e dell’Europa.

La replica del Colle in difesa della magistratura attaccata da Berlusconi apre una crisi istituzionale non facilmente componibile?
Ci sono certamente elementi di crisi istituzionale, ma questa crisi non è separabile dalle altre difficoltà del Paese. Quando chi rappresenta il governo si esprime come si è espresso l’onorevole Berlusconi il Paese si sbriciola perché perde il senso di sé, del suo ruolo, del suo destino direi. Se un’intera istituzione è accusata dal premier di essere malata di mente cosa deve pensare il cittadino di se stesso, del suo governo e del suo Paese? Dove può trovare il senso della comunità cui appartiene?

E l’opposizione? Basta denunciare ogni volta l’estremismo del premier?
Il centrosinistra deve tenere i nervi saldi e deve impegnarsi sulle grandi questioni del Paese: costo della vita e salvaguardia del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, scuola, sanità, rilancio produttivo. L’opposizione deve dotarsi di un progetto e deve darsi una fisionomia più solida. La proposta di Romano Prodi favorisce un processo indispensabile di maggiore unificazione delle forze del centrosinistra. Questo percorso non può non essere guidato politicamente dallo stesso Prodi.

Nel centrosinistra si parlano ancora lingue diverse, mentre il tempo stringe e le difficoltà di Berlusconi si accentuano...
Dopo la crisi del 2001 siamo tornati uniti, Ulivo, Rifondazione e Di Pietro, e siamo tornati a vincere. Ma nelle prossime elezioni politiche non basterà presentarsi come nel ‘96. Bisogna avere la capacità di offrire al Paese un patto di governo fondato su alcuni grandi obiettivi programmatici e sull’impegno a governare insieme per l’intera legislatura. In questo quadro tutte le cooperazioni rafforzate possibili potranno dare maggior forza al progetto unitario nel quale tutti devono sentirsi impegnati e coinvolti.

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