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I provvisori
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di Malemele

Ci sono delle persone che io considero “provvisorie”. Non posso fare a meno di squadrare gli individui che mi attorniano, stando bene attenta a non farmi notare. Non c’è posto migliore della banca, la posta, tutti quei luoghi o locali in cui la prima occupazione della gente è quella di cercare di capire se si è nel posto giusto al momento giusto, se c’è in giro qualcuno che li vuol fregare, rubare il posto, cacciare, intimorire, maltrattare. I provvisori sono quelle persone che credono innanzitutto che sia l’abito a fare il monaco.

I provvisori, tendono a non esaltare la loro condizione di forte disagio, cercando di non dare a vedere l’imbarazzo di essere un pesce fuor d’acqua. I provvisori sono coloro che si trovano fuori dal loro ambiente, in situazioni e panni che non gli competono, né tanto meno accettano. Ecco quindi che l’impaccio di ritrovarsi in situazioni precarie, accentua ancor più la precarietà di detti soggetti, la loro insicurezza…

I provvisori hanno una postura ed un portamento del tutto particolare; non sanno star fermi un secondo, se in posizione eretta, spostano continuamente il peso da una gamba all’altra ed il piede che si ritrova alleggerito dal fardello dell’attesa, manifesta l’irrequietezza del proprietario con un balletto insolito e differente da persona a persona. I provvisori non guardano in faccia nessuno, ma sperano fortemente che qualche conoscente li noti e li tolga definitivamente, o per qualche secondo, dalla situazione di estraneità in cui dolenti si rinvengono.

Nel caso questo fortunoso incontro non avvenisse, essi si devono procurare seduta stante qualcosa da leggere, sia esso un depliant, il biglietto con il numero del turno, l’etichetta con le istruzioni di lavaggio che fuoriesce dalla maglietta del vicino di fila. I provvisori, inoltre, si concentrano maniacalmente sulla filastrocca da recitare al momento del tanto famigerato colloquio con l’operatore, cercando di assemblare un italiano credibile e nascondere quell’inflessione dialettale che rende ancor più precaria la loro presenza in un luogo così estraneo alle loro abitudini.

I provvisori cercano di interpretare la loro immagine, affinché nessuno noti l’estraneità della loro presenza, laddove tutti devono apparire come persone per bene e colme di sicurezza. Ecco quindi che essi estraggono letteralmente dall’armadio quella custodia sigillata dalla quale estrarre i calzoni con riga e pence, in grado di far apparire un manager addirittura un bambino di due anni. Peccato l’orlo non sia rifinito. Invece della camicia, sgualcita dai jeans che colmano il guardaroba, scelgono una maglietta trandy ed attillata comprata dai cinesi, per far notare come essi sappiano affrontare la situazione con innata padronanza e savoir faire. Arriviamo alla scarpe: classiche, nere, ben pattinate, perfette se non fosse per un simpatico buchino che lascia intravedere dei candidi calzini da ginnastica di bianca spugna.

Arriva il loro turno, il buongiorno è un po’ strascicato, ma tutto fila liscio; delle goccioline scendono delicate dall’ampia fronte soddisfatta e lucida; un sorriso appaga l’ingenuità di uno sguardo che lascia intravvedere il pensiero dello sventurato personaggio: andare a casa, esordire con: “son rivà, go fato tutto, xe pronto da magnare?”. togliere la divisa da finto damerino, restare in conottiera e mutande ed esausto sprofondare in un ristoratore sonno, sul divano della cucina. Stretto nel pugno, ciancicato un foglietto con su scritto: “05/09/03 ORE 10,05 NUMERO 115, UTENTI IN ATTESA 114”.

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Commenti

Salve, con un po' in ritardo rispondo al post di spezza incantesimi.
Sono d'accordo per entrambi i giudizi, quello espresso da me e quello che hai saputo estrapolare dal testo di malemele. Purtroppo in questo ambito, quella della provvisorietà, l'individuo provvisorio spesso diventa vittima di se stesso e la insicurezza che gliene scaturisce lo spinge ad atteggiamenti indisponenti: è una forma, sebbene inconscia, di autodifesa che spesso viene confusa con stolidità nel pensare e nell'agire.

Posted by: elisabetta at 12.09.03 10:28

si può? Mi sembra un posto carino...

Sinceramente condivido di più l'idea di elisabetta: anche a me ha ricordato momenti della vita in cui non sei parte di qualche cosa e pensi che sia solo una questione del vestito giusto o della giusta spigliatezza o delle parole correte da usare. Che se sapessi fare tutto bene, secondo certe regole, come una pozione magica o un incantesimo, ecco che saresti perfettamente integrata.

Quello che magari c'è a metà tra voi due è che chi non è parte di qualcosa, a volte ci sta male e resta in situazione di stallo, a volte ribalta la domanda, e cioè se veramente sia così importante fare parte di quella cosa lì, insomma, non è che se un circolo di persone si dichiara, più o meno apertamente, come esclusivo, con questo atto lo rende automaticamente appetibile, la crème de la crème.

La terza cosa che può capitare è che pur di non essere esclusi si fanno cose che con giustizia, onore, lealtà, rispetto non hanno niente a che vedere, basta essere parte el branco. Poi i quale branco uno non se lo cheide.

Parliamo di circoli particolari, si intende.

Posted by: sp.in. at 11.09.03 18:42

Ho letto più volte il tuo post su "I provvisori". Ne ho tratto un senso diverso da quello che ha dato Bea: forse il mio è quello sbagliato.
Anche io all'età di sedici, vent'anni mi sentivo una "provvisoria" e tutto quello che tu dici a proposito del sentirsi fuori luogo o fuori posto io l'ho provato e mi ha dato angoscia e tristezza.
L'unica cosa che non ho adottato, grazie ad una madre che si faceva in quattro per non farci apparire, noi orfane, io e mia sorella, delle provvisorie, è stato l'abbigliamento comprato dal cinese (forse perchè qualche anno fa i cinesi stavano ancora in Cina). Alle feste, nei negozi, nelle strade della nostra piccolissima città di provincia, mia sorella ed io ci sentivamo delle provvisorie perchè gli altri ci facevano sentire così: ci scrutavano, ci osservavano, anche quando erano apparentemente intenti in altre faccende, facevano le pulci alla nostra povertà, dignitosa, pulita, persino elegante e alla moda (grazie a nostra madre che rimaneva fino alle quatro del mattino a cucirci i vestiti trandy o che si privava della sua parte di vita per comprarci le scarpe di vernice nera). Bisognerbbe mettersi nei panni del provvisorio per capire: non è forse vero che chi è omologato ad un certo modello, l'uomo spigliato, frettoloso e volutamente trascurato nel vestire, che entra in banca con sicurezza e indifferenza, che non dice grazie, per favore, scusi (come fa il provvisorio) che conosce solo la legge del menga, crea le situazioni e le distanze affinchè il provvisorio emerga dalla massa degli omologati?
E' spiegabile quindi, la loro stanchezza, quando, ritornati a casa, si liberano del loro vestito buono o del loro fardello di tristezza e se ne vanno a dormire stanchi come dopo una giornata trascorsa a spaccare legna.
Io che, ripeto, sono stata provvisoria per metà della mia vita, quando ne incontro uno, mi avvicino e lo invito a chiacchierare e gli cedo il posto e lo invoglio a rilassarsi e gli sorrido
e spero sempre che un giorno venga il giustiziere della provvisorietà a fare un po' di pulizia.

Posted by: elisabetta at 11.09.03 12:43

Ciao Eva, vado di fretta e non so dirti altro che hai sempre una ragione perfetta. Come per quell'altro tuo post sul rispetto. Quando mi capita di leggerti mi sento sempre meno sola, meno "mbecille", meno Zarathustra che parla agli animali della foresta. Quei "provvisori" come tu li chiami io li definisco i "caporali". Un giorno te ne parlerò. Roba da schifo, meglio un dittatore in persona che i suoi lacché.
Tra i milioni (ahimé, siamo a roma, la patria dei lacchè) conosciuti, al primo posto in classifica ci sono gli infermieri nazisti.
Sai una cosa Mal? Ripenso a Mussolini e gli metto vicino quella gente. E allora capisco perché il fascismo sia dilagato a quella maniera.
C'erano i lacchè, i caporali, i "provvisori", come li chiami tu.
Grazie per averne parlato, magari il padrone di questo blog ponesse questo tuo post come tema per riflessioni al Club del sabato. Magari...
AffettuosaMenteBea

Posted by: bea at 10.09.03 00:52
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