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Ozono, il buco torna a livelli record
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Le dimensioni variano si espandono a partire dalla fine dell´inverno nell´emisfero australe - Nel 2002 il minimo dell´ultimo decennio ora si devono rivedere tutte le previsioni - "Potrebbe peggiorare" spiega lo scienziato autore dei primi studi sul fenomeno.

di Giancarlo Mola

[da la Repubblica di oggi]

Dato ormai per sconfitto, considerato sulla via del declino e dell´estinzione nel giro di pochi decenni, il buco dell´ozono torna all´improvviso a far paura. A fine agosto, quell´enorme falla aperta fra i 15 e i 30 chilometri di altezza, sull´Antartide, ha raggiunto l´estensione di 28 milioni di chilometri quadrati. È arrivata, cioè, a un soffio dalla soglia record di 28,3 toccata a settembre del 2000.

Guardando i dati elaborati dai potentissimi computer degli osservatori, gli scienziati hanno avuto un sobbalzo: «È stata l´ampiezza massima mai registrata in quel periodo dell´anno. E stiamo aspettando di vedere cosa succederà nei prossimi giorni», ha spiegato Jonathan Shanklin, esperto del British Antartic Survey ma soprattutto autore di uno dei primi studi sul buco.
I motivi di preoccupazione sono molti, come è emerso a Manchester durante il Festival della scienza della British Association for the Advancement of Science. Le dimensioni del buco nello strato di ozono (che è un gas composto da tre atomi di ossigeno) hanno variazioni cicliche. Si espandono ogni anno a partire dalla fine dell´inverno nell´emisfero australe. E arrivano al picco nella seconda settimana di settembre. Il timore che si superi il record di sempre è quindi fondato. E preoccupa, soprattutto perché gli esperti pensavano ormai che la falla fosse in fase di regressione.
Nel 2002 aveva toccato il minimo dell´ultimo decennio: il bando dei clorofluorocarburi - le sostanze gassose usate per mezzo secolo negli spray o nei frigogoriferi e ritenute responsabili della distruzione dell´ozono stratosferico - sembrava aver già dato i primi risultati. Tanto che si ipotizzava un ritorno alla normalità nel giro di venti anni.
Quei calcoli, adesso, tornano in discussione. «Siamo sicuri - aggiunge Shanklin - di essere vicino all´ampiezza massima ma potremmo dover aspettare altri dieci anni prima di poter dire definitivamente che il peggio è passato e che è cominciata la ripresa». L´effetto degli accordi internazionali, che negli ultimi quindi anni hanno progressivamente fermato l´emissione di clorofluorocarburi nell´atmosfera, potrebbe quindi non essere così rapido come gli scienziati avevano pensato in un primo tempo. Oppure potrebbero esserci altri fattori che condizionano l´estensione del buco: l´effetto serra dovuto all´inquinamento - sostengono gli studiosi - fa aumentare l´anidride carbonica nell´atmosfera, incrementa la temperatura negli strati più bassi e la diminuisce in prossimità di quelli più alti: accelerando così la distruzione del cuscinetto di ozono. Oppure, ancora, i due fattori potrebbero agire insieme e rallentare il processo di chiusura del buco.
Resta il fatto che, comunque, dal 1994 a oggi la concentrazione di gas clorofluorocarburi si è ridotta del 60 per cento. Un risultato dovuto ai numerosi accordi internazionali (il primo siglato a Vienna nel 1985, l´ultimo sottoscritto a Londra nel 1990) per la riduzione e il blocco delle emissioni. Presto o tardi, dunque, i benefici saranno più apprezzabili. «Negli ultimi tempi, la velocità con cui il buco si è esteso è diminuita», sostiene Alan Rodger, coordinatore del programma di monitoraggi dell´ozono del British Antartic Survey. «Con ogni probabilità ci stiamo avvicinando a una inversione di tendenza».
Il problema, d´altronde, investe direttamente la salute degli abitanti del pianeta. Lo strato di ozono protegge infatti la Terra dai raggi del sole, soprattutto dalle radiazioni ultraviolette-B. Se salta il filtro, la pelle umana diventa soggetta al cancro alla pelle. Ma è l´intero ecosistema a rischiare contraccolpi che vanno dall´aumento delle precipitazioni al danneggiamento della vita marina. Il buco, finora, si è aperto in gran parte sul Polo Sud (poco abitato) e, in misura molto minore, sull´America latina e sulla Nuova Zelanda. Un ulteriore allargamento avrebbe effetti semplicemente disastrosi.

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L´INTERVISTA

Leopoldo Stefanutti conduce per l´Ue uno studio sulla stratosfera
"Anche in Europa lo scudo si riduce almeno mezzo secolo per rimediare"
"L´effetto serra agevola il processo di distruzione delle molecole di ozono"

di Elena Dusi (da la Repubblica di oggi)


L´assottigliamento dello strato di ozono non rappresenta una minaccia solo per l´Antartide. Gli effetti di questo fenomeno cominciano a farsi sentire - soprattutto in primavera - anche in Europa settentrionale. Leopoldo Stefanutti è ricercatore del consorzio Geie, di cui fanno parte tra l´altro Cnr e Asi. Grazie a un ex aereo spia russo, un M-55 che è in grado di raggiungere i 20 chilometri di quota, effettua il monitoraggio della bassa stratosfera per conto dell´Unione Europea.

L´anno scorso il buco dell´ozono sembrava essersi ridotto rispetto al passato. Ci eravamo lasciati andare all´ottimismo. Quest´anno invece i dati riconfermano in pieno l´allarme.
«L´arrivo della primavera australe, proprio in questo periodo, dà il via a quelle reazioni chimiche che portano alla distruzione dell´ozono. Il processo inizia a 20-25 chilometri di altezza, poi scende a quote più basse. Nel giro di dieci giorni la situazione può rovesciarsi completamente. Figuriamoci da un anno all´altro. Quella del 2002 è stata una stagione anomala sotto molti aspetti. Non può essere usata per fare previsioni a lungo termine. E quest´anno i primi dati appaiono molto allarmanti».

Cos´è che la preoccupa di più?
«Parliamo sempre di Antartide, ed è giusto. Ma non dobbiamo dimenticare che la riduzione dello strato di ozono sta cominciando a farsi sentire anche nell´emisfero nord. In Italia gli effetti sono ancora ridotti, ma alla latitudine della Francia possiamo avere anche un valore inferiore del 60 per cento rispetto alla norma. In Antartide il cosiddetto buco dell´ozono ha una forma circolare molto regolare. Nell´emisfero nord invece è una sorta di ellisse che oscilla intorno al polo e che, di conseguenza, riesce a scendere a latitudini più basse».

Non si possono fare previsioni per il futuro?
«Non siamo in grado di prevedere di anno in anno né le dimensioni né la durata del buco. Troppe le variabili, e troppi gli elementi che ancora non conosciamo. Ma nel lungo periodo la situazione dovrebbe migliorare. Gli accordi internazionali hanno portato a una riduzione di clorofluorocarburi nella bassa atmosfera. La vita media di questo gas è molto lunga. Arriva a 50-100 anni. Le previsioni più ottimistiche indicavano nel 2020 la cessazione dell´allarme ozono».

C´è un´interazione fra riscaldamento del clima e riduzione dello strato di ozono?
«Sì, e produce effetti negativi. L´effetto serra comporta infatti un aumento della temperatura nella parte bassa dell´atmosfera, cui fa da contrappeso un raffreddamento della stratosfera, cioè della parte più alta. Una stratosfera fredda favorisce la formazione di quelle nubi polari in cui si libera cloro, il killer dell´ozono. Questo ci costringe a rivedere le proiezioni a lungo termine. E possiamo dire che fino al 2050-2100 non ci libereremo del problema».

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Commenti

Emanuela non so se sia il luogo adatto. E' il mio blog. Quindi se vuoi mandami una e-mail e la pubblicherò.

Posted by: Pietro B. at 16.09.03 23:30

I miei "perchè" volevano essere uno spunto per una riflessione collettiva. Mi era sembrato di capire, da un tuo post precedente, che avresti gradito instaurare un dialogo costruttivo sui temi da te proposti.
Tuttavia,non mi pare sia questo il luogo adatto.

Posted by: emanuela at 16.09.03 23:27

la mia teoria è che si tira in ballo il buco dell'ozono o nell'ozono che dir si voglia tutte le volte che c'è qualcosa di più grosso all'orizzonte...tipo, l'ultimo WTO: ehi, ci sono i paesi poveri che non riescono a decollare per colpa della globalizzazione, gente che muore di fame perché l'economia del loro paese non regge al confronto con le multinazionali e...uh, ma checcefrega, vuoi mettere i problemi seri, tipo il buco dell'/nell'ozono? (che poi, vaglielo a chiedere, a quelli che ne parlano così allarmatamente...la maggiorparte di loro manco sa che caxxio è, l'ozono...)

e poi, finito il WTO, miracolosamente si richiude il buco dell'ozono, fino al prossimo problema da NON risolvere...

Posted by: giorgia at 16.09.03 22:17

Emanuela io tutte queste domande non me le sono poste. Però ci puoi aiutare tu a capire se hai delle informazioni in merito. BlogOltre è TU disposizione.

Posted by: Pietro B. at 16.09.03 22:08

Brava giorgina era proprio quello che volevo dire! Alla faccia dei buchi...

Posted by: Pietro B. at 16.09.03 22:06

[piccola macchietta simil-umoristica]
Pietro, quando uno ti fa "sofrire" vuol dire forse che ti tratta alla maniera di Sofri (scegli tu se il giovane o il vecchio)?
[/fine piccola macchietta simil-umoristica]

Posted by: giorgia at 16.09.03 21:54

No, cara Laura007 io AMO chi mi parla chiaro. Anche se mi fa sofrire...

Posted by: Pietro B. at 16.09.03 13:36

Ti sei chiesto perchè, di punto in bianco, si torna a parlare del buco dell'ozono ? Ti sei chiesto chi siano e dove abbiano raccolto queste informazioni gli autori degli articoli ? Ti sei chiesto perchè il giorno dopo il problema è già scaduto e non se ne riparla più ? Ti sei chiesto se sia vero che gli " strani" fenomeni " del cambiamento dei clima siano davvero riconducibili all'"effetto serra" ?.....

Posted by: emanuela at 16.09.03 10:27

Ecco...perdono...commenti zero...vedi?
La maggior parte di noi non è andata oltre il "leggi tutto"....l'importante siamo NOI, sei TU!!!Non i quotidiani , ma le notre vite!
( ora mi odia, lo sento........)

Posted by: laura756 at 16.09.03 02:15
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