16.09.03
Israele: E' morta la rivoluzione sionista
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di AVRAHAM BURG*
* Deputato del Partito laburista israeliano, ex presidente della Knesset (1999-2003), ex presidente dell'Agenzia ebraica
[da il Manifesto di oggi]
Il sionismo è morto, e i suoi aggressori sono seduti sulle poltrone del governo a Gerusalemme. Non perdono un'occasione per far scomparire tutto ciò che c'era di bello nella rinascita nazionale. La rivoluzione sionista poggiava su due pilastri: la sete di giustizia e una leadership sottomessa alla morale civica. L'una e l'altra sono scomparse. La nazione israeliana ormai non è altro che un ammasso informe di corruzione, oppressione e ingiustizia. La fine dell'avventura sionista è vicina. Sì, è ormai probabile che la nostra generazione sia l'ultima del sionismo.
Quello che resterà dopo sarà uno stato ebraico irriconoscibile e detestabile. Chi di noi vorrà essere patriota di tale stato? L'opposizione è scomparsa, la coalizione resta muta, Ariel Sharon si è trincerato dietro un muro di silenzio. Questa società di instancabili chiacchieroni è diventata afona. Semplicemente non c'è più nulla da dire: i nostri fallimenti sono evidenti. Certo, abbiamo resuscitato la lingua ebraica, il nostro teatro è eccellente, la nostra moneta abbastanza stabile, nel nostro popolo ci sono talenti stupefacenti e siamo quotati al Nasdaq. Ma è per questo che abbiamo creato uno stato? No, non è per inventare armi sofisticate, strumenti di irrigazione efficacissimi, programmi di sicurezza informatica o missili antimissile che il popolo ebraico è sopravvissuto. La nostra vocazione è diventare un modello, la «luce delle nazioni», e abbiamo fallito.
La realtà, dopo duemila anni di lotte per la sopravvivenza, è uno stato che sviluppa delle colonie guidato da una cricca di corrotti incuranti della morale civica e della legge. Ma uno stato amministrato nel disprezzo della giustizia perde la sua forza di sopravvivenza. Chiedete ai vostri figli se sono sicuri di essere ancora in vita fra venticinque anni. Le risposte più lungimiranti rischiano di scioccarvi, perché il conto alla rovescia della società israeliana è già cominciato.
Non c'è nulla di più affascinante che essere sionista a Beth El o Ofra. Il paesaggio biblico è incantevole. Dalla finestra ornata di gerani e bougainville, non si vede l'occupazione. Sulla nuova strada che costeggia Gerusalemme da nord a sud, ad appena un chilometro dagli sbarramenti, si circola velocemente e senza problemi. Chi si preoccupa di ciò che subiscono gli arabi umiliati e disprezzati, obbligati a trascinarsi per ore su strade dissestate e continuamente interrotte da check point? Una strada per l'occupante, una strada per l'occupato. Per il sionista, il tempo è rapido, efficiente, moderno. Per l'arabo «primitivo», manodopera senza permesso in Israele, il tempo è di una lentezza esasperante.
Ma così non può durare. Anche se gli arabi piegassero la testa e ingoiassero la loro umiliazione, verrà un momento in cui nulla funzionerà più. Ogni edificio costruito sull'insensibilità alla sofferenza altrui è destinato a crollare fragorosamente. Attenti a voi! State ballando su un tetto che poggia su fondamenta barcollanti!
Poiché siamo indifferenti alla sofferenza delle donne arabe bloccate ai check point, non percepiamo più i lamenti delle donne picchiate dietro la porta dei nostri vicini, né quelli delle ragazze madri che lottano per la propria dignità. Abbiamo smesso di contare i cadaveri delle donne assassinate dal loro marito. Indifferenti alla sorte dei bambini palestinesi, come ci possiamo sorprendere quando, con un ghigno di odio sulla bocca, si fanno saltare per aria come martiri di Allah nei luoghi del nostro svago perché la loro vita è un tormento; nei nostri centri commerciali perché non hanno neanche la speranze di fare, come noi, degli acquisti? Fanno scorrere il sangue nei nostri ristoranti per farci passare l'appetito. A casa loro, figli e genitori soffrono la fame e l'umiliazione. Anche se uccidessimo 1000 terroristi al giorno, non cambierebbe nulla. I loro leader e i loro istigatori sono generati dall'odio, dalla collera e dalle misure insensate prese dalle nostre istituzioni moralmente corrotte. Fintanto che un Israele arrogante, terrorizzato e insensibile a se stesso e agli altri si troverà di fronte una Palestina umiliata e disperata, non potremo andare avanti. Se tutto ciò fosse inevitabile e frutto dei disegni di una forza soprannaturale, anche io starei zitto. Ma c'è un'altra opzione. Ed è per questo che bisogna urlare.
Ecco quello che il primo ministro deve dire al popolo: il tempo delle illusioni è finito. Non possiamo più rimandare le decisioni. Sì, amiamo il paese dei nostri antenati nella sua totalità. Sì, ci piacerebbe viverci da soli. Ma così non funziona, anche gli arabi hanno i loro sogni e le loro esigenze. Tra il Giordano e il mare, gli ebrei non sono più maggioranza. Conservare tutto gratuitamente, senza pagarne il prezzo, miei cari concittadini, è impossibile.
È impossibile che la maggioranza palestinese sia sottomessa al pugno di ferro dei militari israeliani. È impossibile credere che siamo la sola democrazia del Medioriente, perché non lo siamo. Senza l'uguaglianza completa degli arabi, non c'è democrazia. Conservare i territori e una maggioranza di ebrei solo nello stato ebraico, ripettando i valori dell'umanesimo e della morale ebraica, rappresenta un'equazione insolubile.
Volete la totalità del territorio del Grande Israele? Perfetto. Avete rinunciato alla democrazia. Realizzeremo allora un sistema efficace di segregazione etnica, di campi di internamento, di città-carceri: il ghetto Kalkilya e il gulag Jenin.
Volete una maggioranza ebraica? O ammasseremo tutti gli arabi in vagoni di treno, in autobus, su cammelli o asini per espellerli. Oppure dobbiamo separarci da loro in modo radicale. Non ci sono mezzi termini. Ciò implica lo smantellamento di tutti - dico bene: tutti - gli insediamenti e la determinazione di una frontiera internazionale riconosciuta tra lo stato nazionale ebraico e lo stato nazionale palestinese. La legge del ritorno ebraica sarà applicabile soltanto all'interno dello stato nazionale ebraico. Il diritto al ritorno arabo sarà applicabile esclusivamente all'interno dello stato nazionale arabo.
Se è la democrazia ciò che volete, avete due opzioni: o rinunciate al sogno del Grande Israele nella sua totalità, alle colonie e ai loro abitanti, oppure concedete a tutti, compresi gli arabi, la piena cittadinanza con diritto di voto alle elezioni politiche. In quest'ultimo caso, coloro che non volevano gli arabi nello stato palestinese vicino li avranno alle urne, a casa propria. E loro saranno maggioranza, noi minoranza.
Questo è il linguaggio che deve adottare il primo ministro. Spetta a lui presentare coraggiosamente le alternative. Bisogna scegliere tra la discriminazione etnica praticata da ebrei e la democrazia. Tra le colonie e la speranza per due popoli. Tra l'illusione di un muro di filo spinato, dei check point e dei kamikaze e una frontiera internazionale accettata dalle due parti con Gerusalemme capitale comune dei due stati.
Ma, purtroppo, non c'è alcun primo ministro a Gerusalemme. Il cancro che divora il corpo del sionismo ha già raggiunto la testa. Le metastasi fatali sono lassù. È accaduto in passato che Ben Gurion commettesse un errore, ma è rimasto comunque di una rettitudine irreprensibile. Quando Begin sbagliava, nessuno metteva in discussione la sua buona fede. E lo stesso succedeva quando Shamir non faceva nulla. Oggi, secondo un sondaggio recente, la maggioranza degli israeliani non crede nella rettitudine del primo ministro, anche se continua ad accordargli la propria fiducia sul piano politico. Detto in altri termini, la personalità dell'attuale primo ministro simboleggia le due facce della nostra disgrazia: un uomo di dubbia moralità, gaudente, incurante della legge e modello negativo di indentificazione. Il tutto combinato con la sua brutalità verso gli occupati, che rappresenta un ostacolo insuperabile alla pace. Da ciò deriva una conclusione indiscutibile: la rivoluzione sionista è morta.
E l'opposizione? Perché mantiene il silenzio? Forse perché siamo in estate? O perché è stanca? Perché, mi chiedo, una parte dei miei compagni vuole un governo a ogni costo, foss'anche quello dell'identificazione con la malattia piuttosto che della solidarietà con le vittime della malattia? Le forze del Bene perdono la speranza, fanno le valige e ci abbandonano, insieme al sionismo. Uno stato sciovinista e crudele in cui imperversa la discriminazione; uno stato dove i ricchi sono all'estero e i poveri deambulano nelle strade; uno stato in cui il potere è corrotto e la politica corruttrice; uno stato di poveri e di generali; uno stato di razziatori e di coloni: questo è in sunto il sionismo nella fase più critica della propria storia.
L'aternativa è una presa di posizione radicale: il bianco o il nero - tirarsi indietro equivarrebbe a essere complici dell'abiezione. Queste sono le componenti dell'opzione sionista autentica: una frontiera incontestata; un piano sociale globale per guarire la società israeliana dalla sua insensibilità e dalla sua assenza di solidarietà; la messa al bando del personale politico corrotto oggi al potere. Non si tratta più di laburisti contro il Likud, di destra contro sinistra. Al posto di tutto ciò, bisogna opporre ciò che è permesso a ciò che è proibito; il rispetto della legge alla delinquenza. Non possiamo più accontentarci di un'alternativa politica al governo Sharon. Ci vuole un'alternativa di speranza alla rovina del sionismo e dei suoi valori da parte di demolitori muti, ciechi e privi di ogni sensiblità.
Da Z-Net
Posta|
Bene ho fatto Spezzaincantesimi a metterti tra i miei blog preferiti.
Condivisibili o meno che siano le tue parole, il CORAGGIO con cui affronti certi temi scagliandoti contro il conformismo delle "categorie" è inusitato, mi fa gioire.
Perché una cosa l'hai detta, e con coraggio, e la condivido: BASTA con i poooooooveri palestinesi, i poooooooveri affamti, i pooooooooooveri handicappati, i pooooooooooveri anziani, le poooooooooovere donne etc. etc. etc.
Che andiamo per categorie kantiane? Delle quali peraltro non frega una beneamata cippa a nessuno se non per trarvi nuovi privilegi, diciamolo una volta per tutte.
Vuol cominciarsi a dire che i palestinesi da qualche decennio hanno responsabilità non indifferenti?
Oppure loro sono soltanto i poooooooooveri palestinesi mentre gli israeliani ammazzati a vent'anni in discoteca cos'erano, bestie da macello?
Hai ragione, basta col pietismo che maschera responsabilità politiche a volte più corrotte degli stessi stati capitalisti. Ed è vero, con i soldi che in questi ultimi quarant'anni sono stati dati alla Palestina (non dimentichiamo l'URSS) si poteva creare un popolo colto e democratico, un popolo CIVILE!
Chi ha voluto questa guerra infinita?
Gli israeliani, i palestinesi?
Di chi sia stata la colpa oggi è il momento di dire basta.
E' come quando a trent'anni un ragazzo ancora piagnucola sulla propria infanzia negata. No, a quell'età non ci sono più alibi ma soltanto la presa di coscienza di responsabilità che non si vogliono assumere.
O così o si mistifica.
Io leggo nelle tue parole uno sfogo verso la libertà di pensiero.
E... finalmente... una voce fuori dal coro.
Bea
Allora, non voglio sapere niente del backstage di questo blog e delle varie discussioni. Chiarisco solo, nel dubbio: i miei dati li metto perché mi ci obblighi tu e per essere rintracciabile.
Stavolta ho tolto il link al mio sito, ok?
Ti faccio un paio di note, sperando di non irritarti... la note sono per Burg, non per te...
"incuranti della morale civica e della legge"
Quale legge? Quella di Mosè? Quella dello Stato di Israele?
"Anche se gli arabi piegassero la testa e ingoiassero la loro umiliazione..."
Allora questa umiliazione da cosa deriva? Deriva dal fatto che c'è ancora chi non vuole accettare, dopo 50 anni, l'esistenza dello Stato di Israele.
"sull'autostrada e lo spostamento degli arabi verso Israele"
Gli stagionali esistono dappertutto, ci sono Messicani che vanno a lavorare in US, Italiani che vanno in Germania, Italiani che andavano in Svizzera (trattati non particolarmente bene), e in Belgio, Tunisini che vanno in Sicila e così via... non penso piaccia particolarmente a nessuno (il pane altrui sa sempre di sale, e non lo dico io), ma non è un buon motivo per ammazzare della gente in un centro commerciale.
"Poiché siamo indifferenti alla sofferenza delle donne arabe bloccate ai check point, non percepiamo più i lamenti delle donne picchiate dietro la porta dei nostri vicini, né quelli delle ragazze madri che lottano per la propria dignità"
Non colgo il nesso.
I check point ci sono ovunque ed esistono come strumenti di difesa, non di offesa.
Essere bloccati ad un ceck point è normale, sennò che check point sarebbe?
Le perquisizioni non sono MAI cose gradevoli, ma se vanno fatte vanno fatte, l'importante è che le donne vengano perquisite da donne... e se al donna in questione tiene la famosa cintura con gli esplosivi? che fai? che dici al marito di un'altra donan eventualmente morta un paio d'ore dopo?
"Indifferenti alla sorte dei bambini palestinesi, come ci possiamo sorprendere quando, con un ghigno di odio sulla bocca, si fanno saltare per aria come martiri di Allah nei luoghi del nostro svago perché la loro vita è un tormento..."
La loro vita è un tormento o se la sono resa un tormento, grazie anche ad alcune nazioni a cui piaceva finanziare e stare a guardare?
Ma se gli Argentini stessero sempre pensando alla Falkland, gli Italiani all'Istria e i Tedeschi all'Alsazia e alla Prussia o i Polacchi ai terreni finiti in Russia, allora sai quanta gente dovrebbe farsi esplodere in giro per il mondo con un ghigno di odio? Ma giustifichi una cosa così? Crogiolarsi nell'umiliazione lo trovi giusto? Soprattutto "normale"? La vita va avanti.
Te lo ribadisco: gli italiani che stavano ad Istria non erano mica geneticamente italici, erano illiri che più di 2000 anni fa si erano romanizzati culturalmente. Stavano lì da migliaia di anni e se c'era gente che aveva il diritto di stare lì, sulla propria terra, mantenendo le proprie abitudini, erano proprio loro. Prova a pensare se capitasse ai Baschi, o ai Sardi... adesso signori, raccogliete le vostre cose e migrate in massa, dove non si sa... sciò sciò...
Eppure sono stati mandati via e non è interessato a nessuno.
Non è stato giusto, ma non mi pare che il mondo ci sia strappato sopra i capelli, o che gli ex Istriani vaghino per la Yugoslavia compiendo attentati...
Allora mi devi spegare perché il Manifesto, se è onesto, degli istriani se ne sbatte, e dei palestinesi fa una bandiera....
E tutte e due le cose sono capitate guarda caso 50 anni fi, più o meno negli stessi anni.
E aggiungo una nota impopolare: se ti fai il conto dei soldi versati dalel varie organizzazioni internazionali, se invece di sperperarli in organizzazioni terroristiche, campi di addestramento ed altre iniziative "pacifiche", li avessero usati PER LA GENTE, ora sarebbero ricchi tanto quanto Israele.
"Senza l'uguaglianza completa degli arabi, non c'è democrazia"
secondo te a quelli dell'achille lauro, o ai ragazzini col mitra gliene frega qualcosa della democrazia? Se apri la diga sei sicuro di avere uno stato democratico o solo un altro olocausto? cosa è stiamo perseguendo sotto sotto "la soluzione finale" con altri mezzi?
Il discorso di Burg è vero: Israele non è la luce delle nazioni, e ha tutti i problemi di una società multietnica con due etnie che hanno un lungo e tremendo passato di rottura (per non dire odio).
Ma la proposta vera di Burg quale è? Ci vuole poco a indicare un problema, il difficile è trovare la soluzione che accontenti tutti.
Per me se Israele si vuole arrendere, si arrenda pure, ma se dovessi fare una scommessa, nel caso, io direi che la cosa finirebbe come "olocausto 2, il ritorno". Tu Pietro che dici? scommetti su un periodo d'oro di pace e tolleranza e amore fraterno?
Gi stati islamici l'hanno sempre detto e lo continuano a dire, pace o non pace democrazia o non democrazia, li butteranno fuori da quella striscia di terra.
Se va male un olocausto, se va bene una diaspora.
Tutte cose già viste.
allora, io commento di qua, e su questo post, ok?
Il manifesto come l'unità sono antisionisti da una vita, e ogni tanto annunciano la morte del movimento. Talmente, di norma, antisionisti che a volte sembrano perfino antisemiti.
Ho in mente i toni di un articolo proprio di Fassino, tra l'altro...
Per sapere se è veramente morto dovresti fare un giretto per le comunità ebraiche e parlare col rabbino Toaff, credo, o con le famiglie che decidono di iscrivere i loro bambini alla sally mayer piuttosto che parlare con chi si occupa di politica nel partito laburista della Knesset, che certe cose le deve dire.
I due suggerimenti sono interessanti ma non fattibili temo, tu che dici?
Una sorta di pulizia etnica è avvenuta nella zona d'Istria: li hanno sfollati e ricacciati in Italia, operai, insegnanti e contadini, mica tutti così facilmente rilocabili.
Ora, come mai gli ex istriani non stanno ancora in un campo profughi, come i palestinesi? Come è che si sono rifatti una vita?
Anche i miei nonni stavano in un campo profughi, per la cronaca, io no. Come mai? A rigor di certa logica dovrei essere ancora lì e farmi esplodre su un tarm, invece che girare per interinali...
Non è che fa comodo tenerceli nel famoso campo, per fini poliici?
Diciamo anche che chi oramai nasce lì e cresce lì è una bomba ovunque vada, non sarebbe bene accetta, nemmeno in Egitto: sono tutte generazioni perdute dal punto di vista sociale.
Anni e anni fa i famosi profughi sono anche stati presi a cannonate, ma non da Israele, da uno stato islamico, come mai non se ne parla mai?
Interessano come profughi o come arma contro israele, da tenere come profughi a vita ?
Ci sono tanti argomenti su cui sono certa la vediamo allo stesso modo, ma utimamente stai centrando tutti gil altri ;p