E' un format, baby!
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di Ivo Forni
Sull'aereo per Lisbona mi ha incuriosito il fatto che molti portoghesi, oltre al consueto quotidiano, portassero con sé quei bei libri che propone ogni settimana il quotidiano Repubblica per leggerselo in tutta calma. Accidenti, mi sono detto: tutti interessati alla letteratura italiana.
La deduzione si è rivelata sbagliata pochi attimi dopo: strizzando un po' meglio gli occhi per leggere uno dei titoli dei libri che avevano scelto le persone che mi sedevano accanto, mi sono reso conto che il libro di Repubblica non era in italiano ma in portoghese. E il libro non l'aveva stampato Repubblica ma piuttosto il quotidiano "Publico".
Verificato che non si trattasse di un episodio di universi paralleli causato dal brutto e sporco aereo della TAP portoghese - avete le hostess più scortesi del mondo, signori! - che per errore aveva raggiunto la velocità a curvatura, mi sono rassegnato prendere atto ancora una volta di quello che è il business del momento, quello dei format.
I format, per chi non lo sapesse, sono quell'insieme di tecniche e modalità con le quali un "prodotto" viene realizzato e distribuito. L'esempio che tutti conoscono è quello della trasmissione TV "Grande Fratello", che è trasmesso in decine di paesi nel mondo ma viene realizzato da ogni tv nazionale che ne acquista il format sulla base di un modello fisso e vincolante. Il formato non è un prodotto, ma un prodotto con la sua bella confezione già pronta e infiocchettata. L'innovazione dei format è che, oltre al prodotto, ti viene venduto un piano di masrketing e di comunicazione che ti spiega come vendere questo specifico prodotto, di che tipo di pubblicità ha bisogno, quale attività collaterali vanno realizzate per garantirgli il sicuro successo.
Per il format dei libri di Repubblica sapevo già, per averlo letto al momento del lancio dell'iniziativa, che era stato "acquistato" da un quotidiano spagnolo dopo che, per un grave errore di valutazione, lo stesso format era stato rifiutato dal Corriere della Sera. Ho verificato, prendendo anche io la mia bella copia di Publico, quotidiano portoghese, per verificare se il format veniva rispettato al 100%. In prima pagina su Publico c'era la foto della copertina e l'annuncio del libro del giorno; all'interno del quotidiano c'era l'articolo che raccontava in maniera semplice e senza troppe "filosofie" di cosa parla il libro, chi è l'autore, qualche pettegolezzo sulla vita personale dell'autore stesso e l'occhiello con il parere dell'esperto. E poi il libro: i colori delle copertine sono gli stessi verdi, celesti e rosa pallidi dell'edizione italiana. La stessa palette di colori. I caratteri usati per la sovracopertina, l'effetto grafico sulla foto o sul disegno utilizzato nel riquadro in copertina, la grandezza e la qualità della carta. Tutto uguale.
Come tutti, sono abituato a trovare in tutto il mondo la stessa lattina di CocaCola, le stesse scarpe da ginnastica e, purtroppo, lo stesso orribile quiz televisivo col grassone nazionale in stile Jerry Scotti senza stupirmi più di tanto. Ma coi libri è diverso: i libri si leggono, si coccolano, si amano. Sono oggetti personali che diventano parte di te. E scoprire che un format è diventato parte di me non lo so mica se mi fa tanto piacere.
Update: ho verificato che la grafica del libro portoghese, identica a quella dei libri di Repubblica, è stata realizzata proprio da Repubblica e
quindi "ceduta" all'edizione portoghese. Almeno in questo caso, quindi, un
pezzetto del format è merito nostro
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