Tratto da una foto scattata dai miei occhi
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di Anna Maltese
[ Ho ricevo oggi tramite email uno scritto che volentieri pubblico]
“In questo immenso che dura tutta una vita, un minuto così e non riesco più a parlare” (Pino Daniele)
Ieri sera per caso sono finita al teatro S.Barnaba a Valderice. Ci sono andata con il mio ragazzo. Sapevo di dover andare ad un concerto e invece mi sono trovata alla commemorazione della morte di Mauro Rostagno. Inaspettatamente quindi mi è stata presentata una persona che prima di ieri sera avevo sempre conosciuto solo per nome. Adesso è difficile dire cosa ho provato, ma di certo quest’evento mi ha colpita parecchio. Rostagno era per me solo un nome legato a vecchie manifestazioni scolastiche, uno dei tanti modi per perdere un giorno di scuola. Ma in realtà, il suo nome non era legato a nessuna immagine, non aveva contesto ne significato ben preciso.
Ma chi era Mauro Rostagno? Me lo sono chiesta veramente questa notte mentre guidavo per ritornare a casa. E le risposte mi sono giunte una ad una. È difficile parlare di una persona che si conosce figuriamoci di una che è morta da quindici anni. E pure, oggi mi sono messa in testa di fotografare nella mia mente l’immagine di un sorriso capace di parlare chiaro e forte. Ieri sera hanno trasmesso alcuni filmati riguardanti le vecchie edizioni del telegiornale, mi hanno colpito molto, per la limpidità delle sue parole, a differenza degli altri giornalisti lui aveva il dono di provocare un’emozione a chi ascoltava, era come se dicesse “Te lo racconto come se fosse una cosa mia, e renditi conto che è anche una cosa tua” Giornalista insolito dunque? Provocatore? No , uomo libero, uomo giusto, direi. Io che nell’incoscienza dei miei ventiquattro anni non riesco a farmi un’idea di ciò che Mauro Rostagno portava avanti, adesso però mi trovo riflettere su una serata di commemorazione in suo onore. C’erano i suoi amici, le persone che hanno condiviso con lui le storie, le lotte i commenti ambigui. A distanza di quindici anni sono riusciti a tracciare un profilo, nelle righe di versi sparsi che lo ricordano nella sua singolare giovialità, nelle canzoni dei Mistura che fra assordanti suoni portano il suo ricordo. Nelle foto indelebili che lo raffigurano vestito di bianco in sorriso capace di disarmare il più crudele dei killer. Si chiedono perché l’abbiano ucciso? Per mafia, per droga, perché era scomodo, perché faceva nomi? Ma che importanza ha questo adesso? Secondo me hanno fallito nell’intento di eliminarlo. Mi torna agli occhi una scritta vista tanto tempo fa su uno dei muri di Trapani :
“Mauro è vivo”
Si è vivo, lo credo anche io, lo si vede ancora nelle parole dei suoi amici, e negli sguardi di chi ieri sera è rimasto ad ascoltare il silenzio di pace che riflettevano i suoi occhi ….
Anna Maltese (27 settembre 2003 )
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