Un segaiolo impenitente (e non anonimo)
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di Paolo Colonna
[da TOM]
Anche se di solito faccio volentieri a meno di leggere Il Foglio, oggi mi sono preso la briga di scaricarne una pagina in PDF, perché su questo numero si parla di blog.
L’articolo centrale è di Guia Soncini. Io non la conosco personalmente, e di lei mi sono fatto solo un’idea da quel poco che ho letto di suo e da un paio di apparizioni televisive: sono convinto che sappia scrivere bene, e anche che sia un’insopportabile snob con un’altissima opinione di sé. Sbaglierò, magari Guia è una ragazza deliziosa, ma a me non è mai sembrata un mostro di simpatia, anzi l’impressione è sempre stata quella di una un tantino stronza, ecco. Forse fa parte del suo personaggio, ed è proprio lei a volerlo. Comunque.
Il suo articolo di oggi s’intitola “Il rimuginare autistico e logorroico in cui affoga il demiurgo dei blog”. Sì, lo so, non sbadigliate, e fatevi coraggio. Leggetevelo.
Il succo è: i blogger sono un branco di segaioli, (anche perchè secondo Guia sono tutti uomini, sottogenere umano che lei disprezza da sempre: in fondo, sul sarcasmo nei loro confronti la Nostra ci si è costruita una carriera) che scrivono dalle loro “stanzette cablate” invece di stare chiusi in bagno con una rivista hard.
E dire che io nel mio piccolo, oltre a lavorare, a non essere più single da tempo e ad avere un blog, trovo ancora il tempo per farmi anche una sega con una certa soddisfazione, ogni tanto. Evidentemente il lupo perde il pelo (accidenti, se lo perde), ma non.
Ora non so voi, ma se leggo ancora un giornalista che afferma di “superare il disagio che ti provoca la sensazione di stare spiando nei diari privati di un altro, e di andare a leggerti le loro opinioni gratuite” per poi scriverci su un pezzo commissionato da un giornale e per cui viene retribuito, mi assale una certa nausea.
Guia ha fatto i suoi compiti piuttosto benino, e qualche blog evidentemente se l’è spulciato. Distingue fra i blogger che “ti racccontano cos’hanno mangiato la sera prima” e quelli che invece fanno “una rassegna stampa personalizzata”. Ma — continua la giovane maîtresse à penser — “anche dentro ai più lucidi di loro dorme un blogger”, che non resiste a scrivere “chi abbia diritto di dire questo e scrivere quest’altro, e scusa tu non hai capito, e ora ti spiego come dovrebbero fare quel giornale, e non si capisce perché un giornale non lo facciano, ma uno vero, di carta”. Ragazzi, che noia. Ci mancava anche la Soncini, a dire che i blogger sono un branco di giornalisti mancati e frustrati. Ma c’è davvero qualcuno ancora convinto che i giornali ‘veri’ siano solo quelli di carta? Evidentemente Guia non legge Salon o Slate, o più probabilmente se ne ‘dimentica’, in questo caso. E poi: siamo proprio sicuri sicuri che tutti i blogger vorrebbero fare i giornalisti o gli scrittori, se potessero?
Lei si premura di aggiungere che però anche dietro le quinte delle redazioni ‘autentiche’ ne succedono di cotte e di crude, ma che “almeno quelli si firmano. Si espongono”. Beh, non posso certo parlare per tutti i blogger ma, cara Guia, qui ce n’è uno che guarda caso si firma da sempre, nome e cognome (e che è pure frocio e lo dice con tranquillità). E non sono nemmeno l’unica mosca bianca non anonima della blogosfera, mi pare.
Ma arriviamo al colpo di grazia che Guia ci assesta, a fine pezzo: facendo l’esempio del professore frustrato dell’ultimo film di Virzì, Caterina va in città, che si vede rifiutare da tutti la pubblicazione del suo romanzo nel cassetto, la Soncini conclude: “che il suo romanzo faccia schifo, è un dubbio che mai lo sfiora. […] Non gli resta che aprirsi un blog. Lì capiranno il suo dolore: anche loro sono dei Balzac fin troppo compresi, che l’editoria cela al pubblico per pura invidia.” Ouch. Che stoccata.
Guia, rassegnati: questa è l’età della ‘mass amateurization’ (teorizzata da Tom Coates, noto blogger di Plasticbag.org), e Balzac qui non c’entra più mica poi tanto. Totti vende sicuramente molti più libri di Cotroneo, e Melissa P. è più famosa della Soncini. Deal with it, darling.
Il Foglio
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