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Lettera a cicciopanzo
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da Mu [season two] di Giorgia

< Ho partecipato alla trasmissione del 14 ottobre del Maurizio Costanzo Show, nonostante la pubblicità credo che sia stata offerta un'immagine molto alterata di me, non è stato possibile rispondere in trasmissione, il gioco mediatico ti impedisce qualsiasi tipo di replica, il messaggio è sempre e comunque quello che vuole il conduttore. L'unico media veramente libero è questo, questa è la mia risposta a Costanzo, vi prego di farla girare a più persone possibile, perché è l'unico modo che ho per rispondere, è un po' lunga ma contiene concetti che è bene trasmettere in ogni caso. Vi abbraccio tutti.
Paolo Ares Morelli

Caro Maurizio Costanzo

Mi sono arrabbiato, nonostante la grande pubblicità che ho ottenuto (chissà poi se servirà) perché la sua trasmissione ha dato di me un’immagine effimera, superficiale, meno di una caricatura, perché sono stato giudicato da come apparivo, secondo stereotipi degni del secolo scorso. Sono altro. Vivo delle mie passioni, e soprattutto della mia passione per la scrittura, vivo per scrivere, vorrei che arrivasse il giorno in cui scriverò per vivere, ma non credo che sia molto vicino. E’ stato lei ad offrirmi l’occasione, probabilmente l’occasione più grande della mia vita. Non ambivo ad apparire in televisione, ma semplicemente a presentare il mio libro, a parlare del mio umorismo e della mia storia.

L’apparire per me era funzionale al vendere, niente di più. Non ho mai sognato di lavorare in televisione, faccio talmente tante cose che non riesco neanche a guardarla la televisione…Sono stato invitato alla sua trasmissione, una redattrice ha scelto il mio libro, una persona che di mestiere sceglie libri, ha scelto il mio, non c’era la mia fotografia sul libro, mi ha scelto per la mia capacità di comunicare attraverso la scrittura, sono stato onorato di questo, non riuscivo a credere che avrei partecipato alla sua trasmissione.

Non mi sono sentito un vip, non mi sentirò mai un vip, neanche se vendessi un milione di copie. Solitamente ho una buona capacità di comunicare con ironia, attraverso le battute, è stato così quando ho partecipato ad una trasmissione di una rete locale, o quando ho presentato dal vivo i miei libri, così ho pensato di sfruttare questa ulteriore capacità comunicativa per cercare di pubblicizzare il mio lavoro. In Italia non si legge, vendono soltanto coloro che appaiono in televisione, è una regola bastarda, ma è la regola. Dovevo tentare di arrivare ad una qualche trasmissione, non pretendevo di arrivare alla sua, così importante e impegnativa, ma tant’è che la sua redattrice mi ha invitato.

Ero al settimo cielo, il mio libro “Se la ragazza ti pianta!” avrebbe avuto un impatto mediatico incredibile. Poi sono stato catapultato al Parioli, nella frenesia della trasmissione…lei mi ha visto e ha deciso che ero troppo carino per essere semplicemente uno scrittore, una persona che desidera dividere la sua anima con il resto del mondo, ha deciso che se fossi stato uno scrittore non avrei messo in mostra i muscoli. Eppure mi avevano detto di essere me stesso, mi sono vestito come mi vesto di solito, ma lei mi ha scambiato ugualmente per un aspirante attore, per una persona che finge, e per me, che odio l’ipocrisia, che combatto la cultura dell’immagine, è l’offesa più grande, io non fingo, sono così!

Da cosa nasce il suo pregiudizio nei miei confronti o nei confronti dei giovani che cercano di sopravvivere a un mondo che ha poco da offrire? Lei mi ha giudicato troppo bello per essere uno sfigato, non le è passato per la mente che ci sono anche persone troppo sfigate per essere belle (e poi diciamocelo sinceramente, la maggior parte dei complimenti sul mio aspetto che ho ricevuto nella vita me li ha fatti lei in trasmissione). E poi uno scrittore non può essere bello? La sua anima non può essere graffiata?

Ma credo che lei che parla di graffi dell’anima sia abituato a stare con persone che l’anima ce l’hanno più che altro griffata…Sappia Maurizio che sicuramente non tutti diventeranno belli, ma tutti sono stati almeno una volta brutti, che non esiste anima che non sia stata graffiata. Lei crea e distrugge i personaggi attraverso il più feroce dei qualunquismi, decide che i belli non possono soffrire per amore, domani deciderà che i ricchi non possono soffrire, che i grassi sono buoni o che i bassi sono cattivi.

L’apparenza è tutto, è sinonimo del carattere, questa è forse la televisione? Uno strumento mediatico che non ha mai abbandonato le teorie lombrosiane? Il pubblico è dalla sua parte…come potrebbe essere altrimenti, è un pubblico che vive soltanto nella speranza di essere inquadrato, che vive per quell’attimo di celebrità, che non può contraddirla, perché è lei che decide dove andrà la telecamera. Io avrei fatto a meno della celebrità, per me sarebbe stato sufficiente che fosse inquadrata la copertina del mio libro, sono solo uno scrittore e lo sarò per sempre anche se non vendessi neanche una copia.

Lei il mio libro non lo ha letto e pensava che si trattasse di un autobiografia, io sono stato piantato tantissime volte, ma non ho scritto una mia biografia, ma un romanzo, ho raccolto esperienze varie, ho cercato di scherzare con problemi che di solito fanno soffrire più delle malattie, avrei voluto mostrare il lato grottesco di determinate sofferenze, insegnare a riderne, così come avevo imparato a fare io mentre scrivevo. Ho scritto in un momento di grande dolore, ho scritto battute, perché nel momento in cui si soffre, sdrammatizzare è la cosa più utile che si possa fare, bisognerebbe imparare a ridere dei propri guai, sarebbe più facile sopportarli, il fatto è che la maggior parte delle persone preferisce ridere dei problemi degli altri.

Ma le assicuro che ho passato momenti peggiori, ho anche scritto un libro sui suicidi, probabilmente non lo presenterò mai nella sua trasmissione, probabilmente in nessuna trasmissione, ma se le capiterà di trovarlo, lo legga, forse si renderà conto che almeno una volta nella vita ha giudicato una persona soltanto dalla sua immagine esteriore (ma probabilmente molte di più), senza neanche voler scoprire chi fosse in realtà, almeno una volta nella vita è stato superficiale.

Leggo almeno cinque libri la settimana oltre ad andare in palestra, se devo escludere qualcosa, escludo la televisione, la cura dello spirito è importante, ma lo è anche quella del corpo, aiuta ad essere sani a scaricarsi a prevenire malattie, non credo che sia una pubblicità progresso quella che accusa i ragazzi di passare troppo tempo in palestra (anche perché non è vero che lo fanno), forse sarebbe meglio avvertirli di non passare troppo tempo davanti alla playstation, sarebbe più utile e salutare.

Lei mi ha visto palestrato e mi ha classificato, giudicato, stigmatizzato. Ha dimenticato che Platone si chiamava in realtà Aristocle e che Platone significa “spalluto”, no, non capisca male, niente paragoni irriguardosi, voglio soltanto dirle che non esiste nessuna regola che imponga che l’intellettuale debba essere necessariamente rachitico, o brutto e che nell’antica Grecia tutti gli intellettuali erano degli atleti. Oggi c’è un pregiudizio: l’artista, l’intellettuale non possono essere in forma.

Ho trent’anni, ho sofferto per le donne, ho sofferto perché non trovavo lavoro, ho sofferto perché ho perso persone care, e ho sofferto per mille altri motivi che non ho il cuore di raccontare qui; ma ho tanta voglia di ridere e di trasmettere al mondo la capacità di sdrammatizzare ogni tipo di problema, non ho potuto dirlo verbalmente, spero di vendere abbastanza per poterlo dire attraverso ciò che mi riesce meglio, la scrittura…Ma se lei ha tanta paura del fatto che in molti si presentino in televisione soltanto per apparire, per mostrarsi, per ambire ad entrare nel mondo dello spettacolo, si chieda anche di chi è la colpa, forse la mia? Io sono come sono.

E’ la televisione che ha creato un’immagine paradisiaca della vita di chi lavora al suo interno, che ha offerto possibilità a chi non sapeva fare niente, a chi non aveva niente da dire, che si è nutrita di immagini, che ha creato illusioni…i ragazzi si trovano di fronte alle vicissitudini della vita, a non trovare lavoro nonostante titoli ed esperienza e vedono altri che senza saper fare niente hanno comunque trovato il modo di vivere egregiamente. Se lei ha paura che qualcuno sfrutti la sua trasmissione soltanto per mostrarsi, smetta di invitare coloro che lo fanno davvero, si dia più spazio ai pensieri e meno all’esteriorità, e non si lasci ingannare da nessun tipo di apparenza, sia essa accattivante o repellente…il razzismo nei confronti dei razzisti è comunque razzismo. Cari saluti.>>

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