Panzone maledetto
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da Sonechka
11 Ottobre 2003
Ieri siamo usciti con Linda per una bicchierata d’addio. Linda è stata la nostra office administrator per quattro anni. Mi dispiace che se ne vada anche perché lei era l’unica in grado di tenere testa al panzone aka il nuovo manager. Talmente in grado di tenere testa che i due si sono già presi a capocciate e il commiato che il panzone ha riservato alla Linda era sulle note di: “Tu non vali niente, ringrazia la ditta che t’ha pagato uno stipendio e via così”.
Panzone maledetto.
Panzone maledetto ci rende la vita impossibile. Anche per scoreggiare devi compilare un foglio in triplice copia e sperare che il panzone ti dia il permesso di petare. E pensare che panzone era uno di noi, uno che fino all’altro giorno stava nell’ufficio di Bristol a fare il senior translator succube di Andrew.
Adesso è arrivato qui ebbro del copioso sudore che emette ad intervalli regolari a spadroneggiare.
In questo ufficio, proprio qui dove il motto era “Anarchia lascia che sia” dove la gente andava in giro scalza, andava in vacanza quasi senza avvertire il management, dove i cazzi tuoi erano gli stracazzi tuoi, dove la Ingrid appendeva il cambio della palestra in pieno stile Bella Napoli, dove io appendevo il cambio della piscina, dove nelle foto ai muri c’era sembra gente che non c’entrava un cazzo, “Ma questa di che team è?” “No questa è la mia amica Annalisa, era in visita” “E come mai è anche in queste altre foto” “No è che viene spesso, la conoscono, telefona spesso, il tedesco sa anche fare la sua imitazione, insomma entra nelle foto” “E questa?” “No questa invece è amica dell’Ingrid”
Insomma il nostro regno. Il nostro regno è stato usurpato da un panzone malefico.
L’altro giorno la nuova amministratrice deve avere riferito al panza di un mio mini psicodramma. Una mia routine, niente di grave, un piccolo momento Isadora Duncan in cui sembrava che stessi per perire sotto il peso di dolori cosmici.
Insomma l’amministratrice deve avere detto al panza una roba del tipo guarda che l’italiana c’ha grossa crisi. Il panza allora per dimostrare a me, al mondo e ai suoi genitori che probabilmente da piccolo lo dimenticavano al supermercato, che lui sa risolvere ogni problema, mi ha brancato in cucina, tutto sudato al solito e mi ha fatto un abbozzo di discorso, “Macchecciai, tuttobene, nunteabbattere”
Il momento Kodak mi ha schifato alquanto anche perché il panzone non è un bel vedere e il pensiero che sono il giorno prima mi aveva dato della decerebrata non rendeva la chiacchierata piacevole.
La cosa più triste è che per tutto il tempo il panzone mi guardava le tette, ogni tanto tirava su gli occhi, ma il più delle volte puntava proprio lì.
Io per bilanciare la cosa mi abbassavo, piegando le ginocchia. Senza risultato.
Finito l’accorato discorso alle mie tette, il panza se n’è andato a spadroneggiare altrove.
Panzone malefico.
RIFLESSIONE (del 25/10/2003)
Ma per anni e anni e anni e anni ho raccontato intimi pensieri, delicate riflessioni, ho messo a nudo i miei segreti, le mie tranve, i miei traumi, le mie storie d’ammore, di sesso, i miei sogni, vi ho raccontato robe che nemmeno i film dossier di rete quattro vi raccontano. Insomma porca eva mi dovete reagire tutti i massa solo con la storia del PANZONE?
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