Il Vigna, Stella e io: una serata per ricordare come eravamo
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da il diario di alice
L’idea è stata di Stella: lo giuro; insieme l’abbiamo elaborata e definita nei dettagli.
La settimana scorsa Massimo Vignale, nostro compagno di liceo, noto ai più come il Vigna, le ha telefonato come è sua abitudine quando è a Roma. Stella ha organizzato un incontro a casa sua scegliendo una notte in cui il marito fosse di guardia in ospedale. Dice che l’idea dello scherzo le è venuta nel momento in cui lo invitava. Dopo avergli detto che ci sarei stata anche io, ha aggiunto: “Lo sai che non sono pettegola, Massimo”, e il fatto che Stella lo avesse chiamato per nome doveva già metterlo in allarme che qualcosa d’insolito stava per accadere, “ma Alice è cambiata”.
“In che senso?” Ha chiesto lui.
“Devi incontrarla per renderti conto: è inutile che stia qui a descriverla”. Non poteva spiegargli nulla: perché ancora non sapeva come sarei cambiata.
Sono dieci anni che non vedo il Vigna: quando io vado a casa di Stella: lui non è a Roma o ha un altro impegno.
Il Vigna è stato mio compagno di banco per due anni. Era un adolescente scontroso, che passava tutti i pomeriggi al cinema con conseguente rendimento scolastico appena sufficiente. Viveva in una casa antica in cui c’era una libreria immensa ereditata dal nonno e in cui potevo prendere in prestito tutti i libri che volevo. Non ha mai avuto una donna fino all’ultimo anno di liceo e quindi era sempre in uno stato di perenne eccitazione che cercava, senza riuscirci, di mascherare . Io e Stella lo torturavamo parecchio a causa della sua solitudine amorosa, però poi facevamo penitenza ascoltando, senza interrompere, il racconto con relativa critica dell’ultimo pesantissimo film che si era visto. Tutti si sarebbero aspettati che il Vigna, finito il liceo, iniziasse a scrivere su riviste di cinema e poi diventasse un importante critico, e invece no: il Vigna fa il dirigente in una grande multinazionale e pare che sia anche soddisfatto.
Quando arrivo da Stella, ho una borsa in cui c’è: una parrucca affittata di capelli lunghi biondo accecante , unghie di plastica laccate di rosso, un vestito nero con spacco laterale che insinua il dubbio che sia scucito e calze a rete . Stella ha rimediato, non so da chi, un paio di scarpe numero 36 con 12 centimetri di tacco, un paio di ciglia finte e collane di bigiotteria che sembrano vere. Disponiamo le cose sul letto. Betty, sua figlia, ci chiede se stiamo preparando un vestito da strega. Stella le dice molto seria “Su, su, che la mamma deve occuparsi di una faccenda importante, anzi per stasera ti do il permesso di non lavarti i denti”.
Spariti i bambini nei loro letti, comincio a truccarmi. Stasera sarò una donna sposata con un olandese proprietario di una fabbrica di birra, in procinto di chiedere il terzo divorzio. Nel mio passato ci sono due mariti, due figli e due assegni di mantenimento cospicui e sto lottando per ottenerne un altro.
“Le unghie non me le attacco: si capisce che sono finte”. Dico davanti allo specchio.
“Ma figurati se nota un particolare del genere! E poi anche se non sembrano le tue, che importanza ha? Fanno parte del personaggio”.
Quando sono pronta, continuo a non essere convinta e dico: “senti: io mi tolgo un po’ di trucco e anche le scarpe e guarda questo spacco…”
“Ma che ti vergogni del Vigna? Oh! Stiamo parlando del Vigna…”risponde lei.
Già il Vigna non è un uomo, non per noi, è il nostro compagno del liceo. E noi non siamo donne, non per lui, siamo le sue compagne di scuola che a volte gli fanno qualche scherzo. E poi c’è il colpo di scena finale. Il Vigna è un igienista: non ha mai bevuto, fumato, né fatto un tiro ad una canna. Nel domopak argentato discutiamo su cosa simuli meglio la coca tra la farina e lo zucchero. Decidiamo per la farina, ci sembra quella che più simile e se siamo incerte noi su quale sia la consistenza della cocaina, figuriamoci se la può riconoscere il Vigna.
Quando suona il campanello, io mi faccio trovare in piedi vicino alla poltrona: ho paura di cadere dalle scarpe. Farò qualche passo per salutarlo e poi tornerò alla mia posto. Lui abbraccia Stella e poi si volge verso di me. Comincia con un: “Non ci posso cre…” Si blocca, mi guarda senza parlare, mentre un sorriso rigido appare sulla sua faccia olivastra. Sono io che mi avvicino, ridacchiando, mentre vorrei ridere piegata in due, e dico: “E a me? Nessun bacio, Vigna?”
Esce dall’apnea e balbetta: “Tu… Tu…Tu…”
“Segnale di occupato, Vigna?” dice Stella ridendo.
“ No è che…”
Non riesce a uscire dalla confusione, gli do un bacio sulla guancia e dico: “sediamoci Vigna”.
“Si, sedetevi” dice Stella. “Vi porto qualcosa da bere”.
Vigna beve un bicchierone di succo tropicale, senza prendere fiato, io e Stella sorseggiamo del vino bianco, evitando di guardarci.
“Avevi sete, accidenti!” Stella chiude ogni frase che pronuncia con una risata .
Io devo lanciarmi al più presto nel discorso che mi sono preparata altrimenti finisco col tradirmi.
“Mi trovi diversa?” Chiedo, molto seria, guardandolo fisso negli occhi.
”Si, Alice, moltissimo”
“Invecchiata? Più brutta?”
”No. E’ che tu…tu…”
“Ma stasera fanno la manutenzione alla linea telefonica?” Dice Stella
“Come? Che c’entra il telefono?” Chiede il Vigna perplesso.
“Non gli badare: lo sai che a Stella piace scherzare”.
”Comunque Alice, sembri un’altra persona! Se c’incrociavamo per strada non ti avrei riconosciuta”.
“Eh lo so, si cambia”
“Eh si, si cresce” dice Stella fissandomi i tacchi.
“Ognuno ha le sue sfortune d’amore: tu ti sei tolto il pensiero all’inizio, senza neanche soffrire tanto perché non avevi nessuno, a me è capitato dopo: sto per lasciare il mio terzo marito”.
“E perché?” Chiede lui
“Passa troppo tempo al pub e poi è manesco”.
“Oddio Ali, mi dispiace.”
“A me no, Vigna, affatto. A dire il vero sono io che cerco di provocarlo quando ha bevuto”.
“Ti piace essere picchiata?”
“No, ma investo per il futuro. Dopo mi fotografo con l’autoscatto, mi faccio uscire un po’ di sangue dalle labbra e vado alla polizia”.
“Perché? “Guarda Stella sconcertato e lei annuisce seria.
“Perché voglio i suoi soldi, Massimo. Voglio metà della sua fabbrichetta! Ho due figli, io”.
“Non ricevi l’assegno di mantenimento per i bambini?
“Si, ma i figli costano, Massimo. Per i figli si vuole sempre di più. Io butto il sangue per loro, perché voglio farli crescere felici”.
“Non ti riconosco proprio:dici cose ciniche. E quelle unghie così lunghe con lo smalto rosso: non hai mai portato smalti colorati.
“Queste unghie, e metto le mani ad artiglio, servono per mangiare meglio”.
Però accade che le agito troppo e l’unghia del mignolo si scolla e cade sul tappeto. Lui non la vede e io ci poso un piede sopra.
"Raccontale di te" gli dice Stella.
“Sono cambiato anche io, penso, anche se non sembrerebbe. Certo non come te. Non ho una moglie, solo qualche donna di passaggio e poi la passione del cinema: quella non l’ho perduta. Ho allestito una piccola sala cinematografica in una stanza della casa. Vedo film che non girano su circuiti pubblici con degli amici che amano il cinema come me”.
E si accende in viso mentre ci parla di un regista armeno che ancora non conosce nessuno, ma che presto salirà le vette del successo.
“Ma basta! Tiriamoci un po’ su! Ho io quello che ci serve”. Stella scompare in cucina.
Ritorna con il pacchetto argentato. Lo appoggia sul tavolo che c’è davanti a noi. Vigna lo fissa senza parlare.
“Vigna, senti, non è che avresti qualcuno da presentarmi quando torno a Roma? Un dirigente amico tuo potrebbe andar bene: mi sentirò sola e dovrò colmare il vuoto della solitudine”
“Non so, Ali, al momento non mi viene in mente nessuno”. Dimentica il pacchetto che Stella non riesce ad aprire e torna a guardarmi.
“Non ci posso credere: la Visconti che si è trasformata in un’arrampicatrice sociale!”
“Vigna: mi offendi!” Però non riesco ad essere indignata e continuo così: “forse hai ragione. Sono diventata quello che non avrei mai pensato”.
Finalmente Stella riesce ad aprire la carta e la polverina bianca appare.
Una sniffatina? Chiede al Vigna.
Lui, la guarda sbigottito e dice: Tu sniffi e tuo marito lo sa?
“Eh, quante domande! Ma sei ancora salutista. Io e Alice, invece, facciamo una sniffatina per movimentare la serata”.
“Ne farei una anche io, ma non di questa”. Ne prende un pizzico tra l’indice il pollice, l’annusa, l’assaggia. Poi dice: “credevo fosse borotalco, invece è farina. Ragazze: vi hanno truffato!”
“E tu come fai a saperlo?” chiedo io.
“Io? Come pensate che mi sia pagato la sala cinematografica?”
“Non lo so: come?“ Chiede Stella.
Spaccio. Secondo lavoro, molto più redditizio del primo.
Bene, dice Stella un po’ risentita: Bei compagni di scuola che mi ritrovo: “un’arrampicatrice, uno spacciatore…”
“Hai ragione,” continua lui pensieroso, poi scatta in piedi, si avvicina a Stella, la prende per la vita e comincia a ridere, ridere. La sua risata è senza fine.
Perché ridi? Dice Stella con aria offesa. “E togli queste mani”.
“Già, non mi sembra che sia divertente questa faccenda.” Dico io.
“I rotolini di ciccia ci sono ancora, anzi se ne è aggiunto anche qualcuno nuovo”.
E tu? Dice rivolto a me.
Io?
Togliti la parrucca e vai a cambiarti!
E ride, ride, piegato in due. Siete proprio le solite sceme.
Vigna come hai fatto a capire?
Vigna perché conosci la coca?
Lui ride disteso sul divano. Con la mano fa cenno di aspettare. Riprende fiato, poi dice:”Vi avevo accennato che sono cambiato, ora vi spiego perché riconosco la cocaina”.
Ma questo è un segreto che appartiene a Massimo Vignale e non sarà scritto qui.
E noi…Noi siamo proprio come eravamo, a parte il Vigna che è si è fatto più furbo.
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