San Giuliano, anche l'anima in macerie
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di Massimo Giannetti
[da il Manifesto di oggi]
Oggi nel paese distrutto dal sisma è giornata di silenzio. Ma tra i mille abitanti in lutto non c'è più solidarietà. La tragedia ha spazzato via anche i rapporti umani. Dilaniati da accuse e polemiche per il crollo della scuola, gli sfollati aspettano la ricostruzione. Il piano di rinascita è pronto, mancano i soldi. Ma il capo della protezione Bertolaso rassicura i terremotati: «I fondi arriveranno, me l'ha promesso il presidente Berlusconi»
E' passato un anno dal quel giorno disgraziato e oggi, almeno per un giorno, a San Giuliano ci sarà silenzio. Lo ha chiesto l'associazione delle vittime della scuola, che ha anticipato di una settimana il ricordo della strage, e lo chiede il comune che per oggi ha proclamato il lutto cittadino. Non si lavora né si va a scuola. I negozi, i bar, i pochi esercizi che hanno riaperto i battenti nel villaggio provvisorio, abbasseranno le serrande alle 11 e 32, l'ora in cui San Giuliano ha smesso di essere quello che era. Il paese è morto, fisicamente e moralmente.
La maggior parte degli sfollati vive nelle casette di legno costruite sulla collina che guarda proprio il paese evacuato. Realizzato in meno di un anno con le sottoscrizioni degli italiani, è il fiore all'occhiello della protezione civile. Gli abitanti, dopo aver trascorso mesi tra alberghi e tendopoli, ora stanno senza dubbio meglio, ma vogliono tornare al più presto nelle loro case. Giù, tra le macerie delle palazzine squarciate dal terremoto e quelle demolite successivamente, l'atmosfera è surreale. Ci vivono una ventina di famiglie, soprattutto anziani, rientrati nelle poche abitazioni risparmiate dal sisma. Sono i morti viventi della San Giuliano che non c'è più. Ma loro, i superstiti del paese fantasma, non drammatizzano più di tanto: «Certo, siamo contenti di essere tornati nelle nostre case, ma viviamo il disagio della solitudine. Loro, invece, anche se vivono in una casa che non è la loro, almeno stanno insieme, hanno i negozi, i servizi... », dicono alcune abitanti del civico 22 di corso Vittorio, proprio di fronte alla scuola del pianto.
Non tutti gli abitanti hanno scelto però di vivere nel villaggio di legno. Un altro gruppo di sfollati ha preferito una «sistemazione autonoma», affittandosi casa nei paesi vicini. Tutti, in teoria, avrebbero avuto la facoltà di scegliere questa possibilità, ma solo in pochi l'hanno fatto. Tra questi il sindaco Antonio Borrelli («ho scelto questa soluzione per non subire altre minacce»), la persona più esposta nel paese dei rancori. Nel crollo della Jovine ha perso anche lui una figlia e oltre al dolore familiare, deve fronteggiare l'ostilità di una parte della popolazione. Inoltre, deve fare i conti con il peso di un'inchiesta che lo vede indagato, insieme ad altre otto persone, soprattutto tecnici, di disastro colposo. Nessuno vorrebbe stare nei suoi panni. Qualcuno, anche tra i suoi elettori (lui è Ds e la giunta di centro sinistra), dice che dopo l'avviso di garanzia avrebbe fatto meglio a dimettersi. Ma Borrelli, nonostante la difficile situazione in cui si è trovato, ha deciso, insieme agli assessori, di rimanere al suo posto. «Non c'è stato molto rispetto e considerazione per me e per il carico di responsabilità che mi porto dietro» - dice rivolto a chi lo critica. «Alcune accuse mosse nei miei confronti, compreso l'avviso di garanzia, non aiutano certo a sopportare tutto quello che è successo. Il disagio della popolazione lo metto in conto, so anch'io cosa vuol dire perdere un figlio. Ma mi sono sentito maltrattato. Forse la forza per andare avanti l'ho trovata nella consapevolezza che la gente non andava abbandonata in un momento così difficile e molto ha contribuito la solidarietà ricevuta dall'esterno».
«Una parte della popolazione ci accusa di essere i responsabili della morte dei bambini» - aggiunge l'assessore ai servizi sociali, Antonio Serrecchia, che ha perso anche lui un figlio nel crollo della Jovine - «e questa è la cosa che ci fa più male, come genitori e come amministratori. Se ci sono state delle responsabilità sarà la magistratura ad accertarlo. Anche noi vogliamo la verità. Ma le responsabilità, se ci sono state, sono eventualmente tecniche, non amministrative. Noi, prima di approvare la ristrutturazione della scuola (la sopraelevazione fu realizzata a cavallo tra il 2001 e il 2002), abbiamo avuto il via libera dell'ufficio tecnico. Comunque, ripeto, la magistratura sta indagando e presto verrà fuori la verità».
La solidarietà dei giorni caldi della strage è solo un ricordo lontano. Al suo posto ha preso il sopravvento un altro genere di sentimenti e il malessere sconfina purtroppo anche in ambiti che dovrebbero essere proibiti. La tensione, alla vigilia della ricorrenza, è altissima e si avverte anche a scuola - è allestita in una tensostruttura accanto alla sede comunale - tra le maestre, tra gli stessi alunni. Il sostegno delle psicologhe della Asl di Termoli e degli operatori del telefono Azzurro, rimasti nelle tendopoli per molti mesi, è stato e continua ad essere di grande aiuto ai piccoli superstiti della Jovine. Ma dai loro diari, dalle lettere che hanno scritto ai compagni di banco che non ci sono più, dai loro disegni cupi, emerge non solo il ricordo vivo del dramma che hanno vissuto sotto le macerie, ma anche il «senso di colpa» per esserne usciti salvi.
«E' inutile nasconderlo» - dice il preside Giuseppe Colombo, mostrandoci il lavoro prezioso fatto in questi mesi dalle insegnanti a fianco degli alunni - «queste tensioni tra i genitori non aiutano i bambini a superare il trauma subito. Introiettano i loro disagi e questo rischia di vanificare il lavoro che si sta facendo. Abbiamo bisogno tutti di stare un po' più sereni. So benissimo che non è facile, ma solo così, rimettendoci insieme in marcia, riusciremo a dissipare il dolore che ci portiamo dentro».
Nel villaggio di legno sono pochi i luoghi di incontro. Nei due bar del paese si vedono sempre le stesse persone che discutono sempre delle stesse cose. In questi giorni gli argomenti più gettonati sono gli aiuti delle donazioni che secondo un'inchiesta del settimanaleVita sarebbero spariti (mancherebbero all'appello 66 milioni di euro) e soprattutto il futuro di San Giuliano. La gente aspetta notizie certe sulla ricostruzione ma chiede anche progetti per lo sviluppo. «Io non sono il responsabile della ricostruzione» - dice il capo della protezione civile Guido Bertolaso all'incontro promosso dal comitato delle vittime della scuola, sabato sera nella sala consiliare - «ma non è vero che dopo un anno non si è fatto niente. C'è un lavoro oscuro, silenzioso che è stato fatto. Di questo lavoro manca la parte visibile».
Il lavoro «oscuro», che secondo il lapsus di Bertolaso è stato fatto, è di cruciale importanza e riguarda il tipo di paese che si vuole ricostruire. Come sarà lo ha lasciato spiegare al sindaco Borrelli, che in un altro incontro, convocato un po' in sordina lunedì pomeriggio al comune, lo ha esposto ai rappresentanti della Consulta locale. San Giuliano verrà ricostruito sostanzialmente là dove si trova adesso. Il progetto è pronto e lo ha firmato Giancarlo Ragazzi, l'architetto di Milano 2 imposto al sindaco da Berlusconi e che lo stesso Borrelli evita di enunciare. «Siamo in dirittura d'arrivo» - esordisce annunciando l'intesa raggiunta tra comune, regione Molise e Provveditorato alle opere pubbliche, l'ente attuatore della ricostruzione. «Il principio del piano, aperto a eventuali integrazioni, non lascia spazio a discriminazioni. Tutti i cittadini riavranno una casa, chi nuova chi ristrutturata. La ricostruzione sarà complessa e ci vorranno non meno di tre, quattro anni. Bisogna rifare tutto, dalla rete fognaria alle reti elettriche - per queste ultime si pensa a fonti pulite. In alcune aree, dalla scuola crollata in giù, non si potrà ricostruire, lo sconsigliano le indagini sismiche effettuate dalla protezione civile. Le strutture che c'erano saranno delocalizzate».
La scuola Jovine sarà spostata sopra al paese, vicino al palazzetto dello sport, accanto al quale sarà costruito anche un centro polifunzionale. Nell'area della scuola nascerà un monumento alla memoria dei bambini. Sullo stesso lato, in un'ampia area, sorgerà la zona belvedere. E poi nuove piazze e nuove strade per una diversa viabilità. «Il paese non subirà stravolgimenti», spiega ancora Borrelli, che vorrebbe far partire la ricostruzione «subito, entro novembre».
C'è però il problema dei fondi. Attualmente nelle casse della regione ci sarebbero disponibili un'ottantina di miliardi di vecchie lire, quelli stanziati dal governo con la finanziaria dell'anno scorso. Per la ricostruzione completa di San Giuliano ne occorrono dieci volte tanto. «Spendiamo intanto i soldi che ci sono» - taglia secco Bertolaso - «gli altri arriveranno. Proprio l'altra sera ho incontrato il presidente Berlusconi e mi ha promesso che i soldi per San Giuliano si troveranno».
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