Discarica internet
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colloquio di Alessandro Longo con Jakob Nielsen
[da L'espresso n°47 del 27/11/2003]
La Rete rischia di morire. Per eccesso di bugie, di spazzatura e di dati inutili. È l'accusa del guru della Web usability Jakob Nielsen
Jakob Nielsen, massimo esperto dell'usabilità del Web e delle nuove tecnologie, lancia l'allarme: l'informazione nell'era dell'hi tech è inquinata. Lo stato di degradazione di Internet è giunto ormai a livelli di guardia: le informazioni importanti sono sommerse da spazzatura. L'utilità stessa del medium è messa in discussione. E se a dirlo è Nielsen, c'è da preoccuparsi. Californiano, 46 anni, autore di 11 libri su Internet e l'usabilità del Web, spiega a 'L'espresso' perché l'informazione sta toccando il fondo. E su quali percorsi è già comincia la risalita.
Qualche settimana fa dalle pagine del suo sito www.useit.com lei ha lanciato un appello contro il cosiddetto inquinamento dell'informazione. Perché?
"Negli ultimi mesi la situazione è terribilmente peggiorata. Si è varcata una soglia critica. Immaginiamo che l'informazione sia come un fiume. Fino a poco tempo fa, se una riva era inquinata, si poteva andare su un'altra più pulita. Da quest'anno sembra che tutte le rive siano inquinate, tutti i laghi siano sporchi. Non c'è scampo".
Può definire in termini generali che cosa sia l'inquinamento dell'informazione?
"È quando una massa di informazioni inutili ti investono, rendendoti difficile trovare quelle di cui hai bisogno".
Qualche esempio?
"La marea di scritte, indicazioni inutili, avvisi ridicoli che sommergono la nostra vita. Negli Usa è peggio che in Europa, ma tempo cinque anni e ci arriverete anche voi. Per esempio, nello Sheraton Hotel vicino all'aeroporto di Kennedy, in alto sopra un monitor c'è un'insegna digitale. Per leggere tutta la scritta, c'è da aspettare un po', poiché è divisa in blocchi di parole che si alternano in ciclo. Ed è: 'Per tua Informazione e comodità, il monitor qui sotto indicherà gli orari dei voli di tutte le linee all'aeroporto Jfk'. Sarebbe bastato scrivere 'Orari dei voli Jfk'. Il problema è che vedo cose del genere tutti i giorni, in modi e contesti diversi. È un furto di tempo. Il bene più prezioso, soprattutto in questa società: non si torna indietro. Non solo: è uno spreco di risorse tecnologiche e anche un danno alla comunicazione. L'utente, annoiato da tante informazioni inutili, smette di leggere e passa oltre".
E si tratta di un errore di comunicazione che ormai è diventato fenomeno?
"Sì. E il caso emblematico è Internet. Il medium più inquinato. Lo spam (ossia le e-mail commerciali non richieste) è una piaga che sta minacciando l'utilità stessa dell'e-mail. Il 52 per cento delle e-mail ricevute a ottobre 2003 era spam. La quota era al 39 per cento a ottobre 2002. Secondo una ricerca di fine ottobre un quarto degli utenti americani ha ridotto l'uso dell'e mail, nel 2003; un sesto ha smesso del tutto. Stanchi di ricevere spam".
E l'inquinamento ha raggiunto anche i siti Web?
"Sì, sotto altre forme, naturalmente. Due, in particolare: i blog e i documenti Pdf. Intendiamoci: ogni blog, preso di per sé, può essere qualcosa di carino. Ma se voglio trovare informazioni importanti, scientifiche, vado alla ricerca di articoli. E adesso è più difficile, perché tra i risultati, nei motori di ricerca, appaiono in massa i collegamenti a blog di altri utenti. Milioni".
E perché ce l'ha anche con i Pdf?
"I Pdf sono file che traducono in digitale il formato originale di libri, brochure, documenti stampati su carta. Il problema è che il 90 per cento dei Pdf sul Web sono inutili, uno spreco di tempo per l'utente. Si leggono bene solo se stampati. Non sul video. È un classico caso di inquinamento dell'informazione: chi l'ha prodotta non ha tenuto conto delle esigenze dell'utente. Ma ha solo cercato di gridare più forte di altri, riempiendo il medium di contenuti redatti in forma inadatta per la lettura sul Web. Il tutto sta indebolendo il grande punto di forza di Internet. Ossia, la possibilità di reperire con immediatezza le informazioni. Di questo passo, c'è il rischio che la gente si allontani da Internet. Nessuno vuole sprecare il proprio tempo in ricerche vane".
Ma perché si è giunti a questo livello di inquinamento?
"In generale, è stato il progresso tecnologico a favorire l'inquinamento dell'informazione. È cresciuto il numero di media; ed è più facile e meno costoso, grazie alla tecnologia, inondare l'ambiente dei propri messaggi. Creando insegne inutili come quella nello Sheraton. O riempire di avvisi ridicoli i manuali di un prodotto, tipo: 'Non gettare questo asciugacapelli acceso nella vasca da bagno'. Ma così agli utenti sfuggono, nella marea di avvisi insulsi, quelli davvero importanti".
Non ci sono, in questo fenomeno, anche cause di tipo economico? Ossia, le aziende esagerano poiché vogliono attirare l'attenzione del consumatore?
"C'è anche quel motivo. Le aziende sono spinte dalla competizione crescente a inondare di messaggi i media, abusando dei propri mezzi tecnologici. L'attenzione del consumatore è un bene limitato. Per averne una fetta, gridano tutti. È come nei ristoranti: se tutti sono educati e parlano a bassa voce, non c'è bisogno di gridare. Ma nel mondo del marketing questa autoregolazione, non c'è. Su Internet il problema è tanto più grave in quanto è un medium che sta crescendo a grandi ritmi senza regole".
La soluzione è quindi creare e imporre regole?
"Regolamentare tutto significherebbe buttare il bambino insieme con l'acqua sporca. Uccidere le potenzialità del mezzo. Ci sono altre soluzioni. Di tre tipi. Da una parte, serve qualche legge contro gli eccessi di inquinamento più pericolosi. E comincia a esserci. A fine ottobre, il Congresso Usa ha varato la prima legge anti spam: fino 5 anni di reclusione a chi lo fa e fino a 300 mila dollari di multa per ogni e mail commerciale inviata senza il consenso del destinatario. Seconda soluzione: educare le persone a rispettare i destinatari delle informazioni che pubblicano. A scrivere con sintesi sul Web, per esempio. Terza soluzione: l'attivismo spontaneo di utenti e consumatori. Che protestino contro l'inquinamento dell'informazione e privilegino le aziende che non vi contribuiscono".
Dopotutto lei è ottimista. L'inquinamento dell'informazione sarà combattuto.
"Sì. Vedo che non è solo l'inquinamento a crescere, in questa fase, ma anche la relativa consapevolezza degli utenti e delle istituzioni. Anche in questo senso, negli ultimi mesi si è giunti a una svolta. Entro un anno diventerà forte l'attivismo contro l'inquinamento dell'informazione. È avvenuto lo stesso riguardo all'inquinamento ambientale. Rimasto sotterraneo per anni, finché l'opinione pubblica e le istituzioni si sono mosse per combatterlo".
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Umanista al computer
Da anni Nielsen studia il rapporto imperfetto tra persone e macchine
Jakob Nielsen, 46 anni, californiano, è direttore del Nielsen Norman Group, che ha fondato nel 1998 insieme a Donald Norman. È un gruppo di consulenza, con sede nella Silicon Valley. Insegna alle aziende come rendere prodotti e servizi più usabili, più a portata dell'utente: 'human-centered', dicono loro. Tra i clienti figurano aziende come Reuters, Ibm, Hp, Motorola, American Express.
Dal 1989 a oggi ha scritto 11 libri (sull'usabilità, Internet, il Web). Nielsen è riconosciuto dai media internazionali come il guru dell'usabilità del Web (così è stato definito dalla Cnn, dal 'New York Times', dal 'Financial Times'). Laureato in filosofia, fino al 1998 ha lavorato come ingegnere capo presso Sun Microsystem, azienda produttrice di hardware e software dal 1982.
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Horror parade della civiltà digitale
'L'espresso' ha chiesto a Jakob Nielsen di tracciare una 'horror parade' dell'hi-tech. Le sei tecnologie (intendendo qui sia strumenti sia media tecnologici) più inquinate. Ossia, secondo la terminologia di Nielsen, quelle più colpevoli di rubare il tempo agli utenti con funzioni o informazioni inutili.
C'è spazzatura per te
Lo spam sta uccidendo lo strumento e-mail. Il volume delle e-mail non richieste ricevute è aumentato di sedici volte negli ultimi due anni. Nel 2004, secondo una ricerca di ottobre degli analisti americani di Gartner Group, tre e-mail su cinque saranno spam.
Cliccare sul nulla
Ci sono troppi linguaggi di programmazione; molti siti fanno sfoggio di mezzi hi-tech appesantendo la lettura; le informazioni importanti sono seppellite da una massa di siti magari popolari, ma poco professionali.
Maledette intranet
Sono i contenuti e i documenti pubblicati su pagine accessibili solo da terminali all'interno della rete informatica aziendale. Utili per condividere informazioni tra i dipendenti. Peccato che la maggior parte delle intranet, secondo Nielsen, è mal strutturata.
Una buona intranet fa spendere, a ogni dipendente, 51 ore in un anno. A parità di informazioni fornite, le ore salgono a 99, se l'intranet è cattiva.
Telecomandi demenziali
Ci sono troppi pulsanti. Anche sui telecomandi più comuni, per la tv per esempio. Gli utenti sono indotti a premere i pulsanti a caso, non ricordando a quale funzione corrispondano. La soluzione è mettere sul telecomando solo i pulsanti relativi alle funzioni più importanti. Quelli che invece si userebbero solo una volta al mese o all'anno dovrebbero essere posti sulla televisione stessa.
Esibizionismo hi-tech
Ci sono troppe funzioni, pulsanti, comandi. Per l'aria condizionata, la radio, il vivavoce. Le aziende fanno esibizionismo hi-tech senza pensare alle esigenze del consumatore. "Sulla mia Bmw c'è anche un sistema per tracciare la mappa della zona. Peccato che ci metta una decina di minuti", dice Nielsen. Bisogna rendere le varie funzioni più essenziali, semplici e pratiche.
Eccentrici Dvd
Ogni supporto Dvd è diverso dagli altri. Ha i propri menu e opzioni. Ogni volta che l'utente inserisce un nuovo Dvd deve imparare il percorso per arrivare ai vari contenuti presenti. Bisognerebbe standardizzare il tutto. E inoltre ridurre tutti gli effetti grafici e le schermate introduttive, che appaiono appena inserito il Dvd. Fanno perdere tempo all'utente, il cui desiderio è soprattutto vedere il film.
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