C'era una volta un pazzo
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di Beatrice Corato
da Mariemarion - Una donna per amico
c'era una volta un pazzo,
camminava per borghi e villaggi offrendo il suo cuore alla gente.
Un cuore vero, un cuore di pazzo.
Lo teneva in mano caldo e palpitante e ad ognuno che incontrava subito gliel'offriva come un dono meraviglioso.
Nella sua follia egli credeva di offrire chissà che grande felicità.
Ma la gente, alla vista di quell'ammasso di carne sanguinolenta fuggiva inorridita.
Le madri chiudevano i propri figli a quattro mandate nelle casupole e i padri correvano in cantina a prendere il fucile.
Il pazzo non capiva perché, ma tranquillo vagava per strade e viottoli alla ricerca di qualcuno che accettasse il suo cuore caldo e palpitante.
Venne l'inverno, e fu gelido quella volta. Chiusi dentro le case calde gli uomini dei borghi e dei villaggi assaporavano il frutto del sudato lavoro e guardavano crescere i propri figli come un dono di Dio. Il pazzo occhieggiava dalle loro finestre con l'acquolina alla bocca, ma se provava a bussare per chiedere gli avanzi subito i cani latranti gli ringhiavano addosso.
Camminò, per giorni e settimane.
Poi s'accasciò sotto il rudere di un albero infreddolito.
E morì.
Lo trovarono che era primavera sotto l'albero inorgoglito di fiori profumati.
Il suo cuore ancora batteva caldo e palpitante.
Impaurita e incredula gente corse a chiamare il prete il quale corse a chiamare il vescovo e vi fu un grande consesso di prelati da quelle parti.
Il prelato più importante decise di racchiudere il cuore dentro un'urna e di metterlo nel duomo giù in città.
E' un miracolo, sentenziarono i padri di Dio.
E' un miracolo! esclamava la gente confusa.
Per alcuni giorni andò in pellegrinaggio al duomo e la folla arrivava fino ai sobborghi limitrofi.
Ma avvicinatasi all'urna, la gente inorridiva di nuovo alla vista di quella massa di carne sanguinolenta e scappava dalla chiesa di Dio neanche avesse visto satana.
Fu così che i padri decisero che quella non era roba da miracolo ma forse qualche scherzo del diavolo.
Presero il cuore e lo gettarono via, il più lontano possibile.
Passò di lì uno scienziato, s'accorse di quello strano insulto alla ragione e portò il cuore in città, nel laboratorio dove per mesi lui e gli altri studiarono l'insolito fenomeno.
Ma non cavandone un ragno dal buco si liberarono del cuore dandolo in pasto a un cane.
Ma il cane si rifiutò di azzannarlo, delicatamente afferrò il cuore con la punta dei denti aguzzi e lo trasportò fuori città, delicatamente lo depose sotto un albero rattrappito dal freddo e corse via guaiolando di paura.
Passò l'inverno, tornò il disgelo, la primavera ammantò il creato di gioia.
I bambini tornarono fuori a correre per i prati giocando a nascondino.
Una bimba timida che non parlava mai s'accorse del vecchio cuore palpitante.
Non provò paura, neanche curiosità, semplicemente si accoccolò vicino a lui e lo prese tra le manine.
Il cuore ebbe un guizzo di felicità.
La bambina gli parlò col pensiero, gli disse sta' tranquillo, adesso ci sono io.
Tra i sussulti dell'agonia anche il cuore parlò alla bimba attraverso il linguaggio dell'amore.
Le disse ama sempre figlia, ti costerà la vita ma tu non smettere d'amare.
Non diventare come loro, raccomandò il vecchio cuore morente prima di abbandonarsi al sogno e scomparire.
La bimba osservò il cuore infelice dileguarsi dalle sue manine.
Guardò verso il cielo, vide un gabbiano volare libero verso il sole.
Guardò intorno a sé, vide mille compagni di sventura che chiedevano il suo aiuto.
La bambina che non sapeva parlare era figlia di una saggezza antica, ma adesso possedeva anche il segreto dell'amore.
E capì dove il vecchio cuore aveva sbagliato, capì in cosa gli aridi eruditi avevano sbagliato.
La bimba capì che doveva ascoltare tutt'e due le voci dentro di sé, quella della Passione e quella della Ragione.
Senza mai esagerare nell'una o nell'altra, mai regalando se stessa a nessuno, mai dimenticando la favola del pazzo.
E seppe vivere.
Ricca di tutti i tesori del mondo.
a mia figlia
mariemarion
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