Il sorriso di un istante
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di Albatroferito
E' indubbio che la razza umana "civilizzata", abbia una profonda attrazione per tutto ciò che è esplosivo e in qualche modo distruttivo. Così, anche a Capodanno, la polizia deve intervenire per sequestrare veri e propri ordigni che arrivano a contenere anche tre chili di esplosivo. E' come se si volesse gareggiare a chi è più forte, a chi strilla più lontano, a chi ce l'ha più grosso, e così via sempre per la serie "vinco io, basta che mi diverto". Però - vedete - poco ci posso fare se un giorno guardando le foto di Salgado ho sentito qualcosa dentro di me che mi spingeva a parlare di schivitù nel mondo e di come le "persone civili" se ne nutrissero per soddisfare le proprie necessità.
Così oggi vi racconterò una storia. Siamo in India - ma anche in Cina, in Corea del Nord, a Taiwan ... - dove i bambini costituiscono una vasta porzione della forza lavoro schiava. Un gruppo particolarmente conosciuto è quello dei bambini che fabbricano fuochi d’artificio e fiammiferi nei dintorni della città di Sikavasi nello stato del Tamil-Nadu. In queste fabbriche lavorano circa 45mila (no scusate lo scrivo in lettere altrimenti sembrano pochi: quarantacinquemila) bambini: la più grossa concentrazione di lavoro minorile del mondo. Ogni giorno, tra le tre e le cinque del mattino, gli autobus delle fabbriche fanno il giro dei villaggi nelle campagne intorno alla città. Gli agenti locali hanno arruolato bambini dai tre anni e mezzo ai quindici, pagando un anticipo a loro genitori e creando un vincolo da debito. Gli agenti si accertano che i bambini siano svegli e che salgano sull’autobus che li porterà alla fabbrica, dove lavoreranno per dodici ore filate. Ogni giorno su ciascuno dei mezzi si assiepano dai centocinquanta ai duecento bambini che non fanno ritorno ai loro villaggi se non dopo le sette di sera. Durante la giornata arrotolano e impacchettano i fuochi d’artificio in capannoni bui, condividendo lo spazio con i topi e le loro feci. La miscela di polvere da sparo è corrosiva, e a lungo andare consuma la pelle delle dita. Quando questo succede, si forma una piaga e il bambino non può lavorare, perché le sostanze chimiche bruciano rapidamente nella carne viva. Perché le piaghe si rimarginino ci vogliono cinque o sei giorni, ma mancare dal lavoro per tanto tempo significa essere licenziati. Così, di solito, sulla piaga viene applicato un carbone ardente o una sigaretta accesa, che la brucia e cauterizza la ferita. Col tempo i polpastrelli dei bambini diventano una massa di tessuto cicatrizzato. A loro volta il clorato di potassio in polvere, il fosforo e gli ossidi di zinco si fissano nei polmoni e provocano problemi respiratori e avvelenamento del sangue.
Ora vi chiedo se la vita di quel bambino valga un attimo del nostro divertimento, di un boom.
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