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Gli angeli del cortile
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di Adriano Sofri

[da GLI ANGELI DEL CORTILE di Adriano Sofri, illustrazioni di Sergio Staino, Isabella Staino, editore Einaudi, euro 12]

Dato che preferiscono dormire all’aria, certe volte gli angeli custodi non si accorgono che il loro detenuto custodito….viene acchiappato a tradimento prima dell’alba e imbarcato verso qualche altro carcere. Magari il detenuto è già a Sulmona e il suo angelo sta ancora facendo la ginnastica mattutina in cortile.

Allora lo scompiglio è grande, perché il detenuto senz’angelo a Sulmona si sente derelitto, e l’angelo senza detenuto a Pisa si dispera. Non c’è niente di più avvilente di un angelo custode penitenziario senza il suo detenuto. Cerca di dare una mano ai detenuti degli altri, ma la cosa non è ben vista dai colleghi angeli,c’è un po’ di gelosia. Un loro grande pregio invece è che non fanno questione di religioni: gli angeli dei cristiani e quelli dei musulmani vanno d’amore e d’accordo.

E si fanno gli auguri nelle feste reciproche. Natale poi piace a tutti. Uno pensa che gli angeli abbiano capacità straordinarie, ma in realtà hanno anche straordinarie difficoltà. Un detenuto può sempre protestare, ma l’angelo? Sale sul tetto e minaccia di buttarsi giù. Ma tutti sanno che le ali lo faranno planare dolcemente.

Tiene sotto la lingua una lametta e minaccia di tagliarsi, ma tutti sanno che un angelo non ha circolazione sanguigna. Dello sciopero della fame non se ne parla: gli angeli non mangiano e non bevono. Per questo gli angeli custodi penitenziari hanno una espressione così abbacchiata. Anche ora, qui dentro, benché il Natale sia la loro vera festa, e stanno volteggiando gioiosamente sopra il presepio di suor Cecilia.

Ci sono anche due o tre angeli custodi di detenuti trasferiti ieri, quando non se lo aspettavano. Li riconoscete, perché svolazzano insieme agli altri, ma senza gioia. All’inizio gli angeli sono tutti uguali, né maschi né femmine, né vecchi né troppo giovani, tutti sereni e snelli. All’inizio gli angeli sono tutti proibizionisti, così un occhio non smaliziato non riesce a distinguere un angelo dall’altro, e questo provoca delle complicazioni. Per esempio quando si fa confusione fra l’angelo di un agente e l’angelo di un detenuto.

Però col passare del tempo gli angeli custodi finiscono con l’assomigliare ai loro custoditi…..sapete, come i cani che assomigliano ai padroni, e viceversa. Col passare del tempo gli angeli diventano anche un po’ meno sereni, anzi certe volte perdono la pazienza. Per esempio, l’angelo custode di Alessandro Morresi una volta, al centro clinico, ha dato in escandescenze.

E’ un angelo che non può vedere gli aghi. Gli angeli in genere non possono vedere gli aghi e le siringhe e le cose che bucano e tagliano, e amano invece le cose che sfiorano, accarezzano e avvolgono. Poi per necessità si sono rassegnati alle pazzie dei loro custoditi, e alle pazzie molto più pazze delle autorità che fanno le leggi sulla droga: perciò gli angeli hanno continuato a fare le loro prediche, ma intanto si affannavano a sventare lo scambio delle siringhe, il metadone risputato da una bocca all’altra e altre sciocchezze suicide.

Morresi detto Festucci ha un angelo detto angelo di Festucci, il quale è esasperato. I detenuti di solito raccontano di essere stati arrestati per qualcuno che ha “messo la firma”, qualche pentito, qualche intercettazione che ha nominato il loro nome. Ma non va sempre così. Per esempio, l’ultima volta delle mille volte che Morresi è stato arrestato, la polizia è arrivata perché le aveva telefonato il suo angelo, l’angelo di Festucci, appena in tempo perché non crepasse solo come un cane nella sua casa, pieno di aghi che cercavano invano un avanzo di vena in cui infilarsi.

Chissà perché si dice solo come un cane: i cani sono le creature più socievoli, le ultime a lasciar soli i loro padroni. Bisognerebbe dire: solo come un eroinomane che barcolla cercando un avanzo di vena L’angelo di Festucci ha chiamato la polizia, appena in tempo, e poi l’ha accompagnato quando in fretta e furia l’hanno trasportato dal centro clinico all’ospedale, e l’avevano già dato per spacciato. Li chiamano spacciatori, e sono spacciati. E all’ospedale l’angelo di Festucci gli ha tenuto l’anima coi denti, l’ha rimesso in piedi, e l’ha riportato qui dentro, a riprendere un po’ di colore.

Pensate allo stato d’animo dell’angelo che salva la vita a Festucci a costo di portarlo in galera, e lo rimette in sesto con la prospettiva che quello torni di corsa a infilarsi aghi. Agli angeli custodi solo pensare a una intramuscolare o a un taglietto procurato facendosi la barba fa venire la pelle d’oca. E’ un modo di dire, perché agli angeli non cresce la barba: però vi garantisco che la pelle d’oca gli viene.

Voi potrete pensare: è il minimo che possano fare, gli angeli, se sono custodi, custodiscano. Anche gli agenti di custodia: sono pagati per questo. Ma questi sono giochi di parole: i custodi che custodiscono, i ragionieri che ragionano…le passeggiatrici che passeggiano…gli avvocati difensori che difendono - magari! Per malignità, potreste anche pensare che la devozione degli angeli custodi si spieghi col rischio di perdere il posto.

Se Alessandro ci avesse lasciato le penne – ecco un altro modo di dire strano: Morresi non ha le penne,e ha la barba, le penne ce le hanno gli angeli, e anche le piume – se ci avesse lasciato le penne, l’angelo di Festucci sarebbe rimasto disoccupato. Ma gli angeli custodi non sono attaccati allo stipendio: il fatto è che la perfezione che li distingue – quel loro essere né maschi né femmine, sempre piuttosto giovani, con quell’aria serena e imperturbabile, con quel fisico snello – è per loro una sofferenza, una sensazione dolorosa di qualcosa che gli manchi, se non hanno il loro custodito da amare e accompagnare.

Non abbiamo niente da invidiare agli angeli, e anzi sono loro che ci invidiano, benché vedano bene che siamo creature difettose e spesso miserabili, specialmente noi maschi. Forse è proprio per questo che ci invidiano…..ma la loro invidia non è meschina, è angelica. Sono come ombre, che non sanno immaginarsi separate dal corpo vivo di cui sono l’ombra.

Però è vero anche che un corpo vivo che cammini in una mattina di giugno e non abbia per compagna l’ombra sarebbe mutilato e spaventato. Vi ricordate di quando eravamo piccoli e camminavamo canticchiando facendo finta di niente, e di colpo ci voltavamo per prendere di sorpresa l’angelo custode e vederlo in faccia? Non ci siamo riusciti mai, e qualcuno di noi ne ha tratto la conseguenza che era tutta una balla, e che l’angelo custode non esiste.

Qualcun altro ha capito invece che non sappiamo voltarci abbastanza rapidamente, e che l’angelo custode non si distrae. Tuttavia è vero che anche per gli angeli custodi, che pure hanno una vita gratuita, non mangiano, non fumano e non hanno mai bisogno di rifarsi le ali, anche per loro l’esistenza si è fatta più dura. Gli uomini le combinano così grosse che in cielo si è diffuso uno sconforto generale sull’utilità degli angeli custodi.

Una specie di finanziaria celeste ha stabilito tagli drastici alla spesa per angeli custodi. Ne sono stati ritirati dalla circolazione quasi cinque miliardi. Non dovete credere che restino soli e frustrati, come operai della Piaggio o della Fiat. Gli angeli custodi in esubero smettono di esistere personalmente,e si sciolgono in una specie di fornace luminosa, in cui ardono di una passione beata e senza tempo. Dunque con gli ultimi tagli sono state lasciate in servizio solo alcune categorie speciali di angeli custodi.

Quelli addetti ai bambini africani, ai pazzi di tutto il mondo, ai ricoverati degli ospedali e ai vecchi rimasti soli, ai barboni di prato….alle puttane di strada inseguite dagli sfruttatori e dai governi…e ai carcerati. Per equità nei ministeri celesti – dove la giustizia è piena di grazia – si è stabilito di conservare gli angeli custodi anche agli agenti di custodia, in considerazione del fatto che anche loro stanno in galera.

Ma per le solite esigenze di risparmio, oltre a non pagargli gli straordinari, hanno deciso di dimezzargli gli angeli custodi: ce n’è uno per ogni due agenti di polizia penitenziaria, e questo provoca qualche complicazione nella fissazione dei turni di notte, e anche qualche rivalità. Per esempio, quando un angelo custode deve dividersi fra un appuntato di Bollate e un brigadiere di Santa Maria Capua Vetere, o fra il muro di cinta e la matricola, benché siano puri spiriti, i nostri angeli custodi hanno i loro guai.

Il sovraffollamento tormenta anche loro. Secondo le ultime statistiche, ci sono nelle galere italiane 83.257 angeli custodi in una capienza di 40.000 sì e no. Così è successo che piano piano gli angeli custodi penitenziari si sono stufati di restare tutto quel tempo in cella coi loro custoditi, a respirare fumo di “Alfa” e ascoltare una quantità spaventosa di parolacce. Benché abbiano una mitezza angelica, chiusi nelle celle italiane perfino gli angeli custodi arrivano a litigare per il telecomando e per le piazze alte delle brande a castello.

Alla fine, vivendo d’aria, hanno deciso quasi tutti di sistemarsi nei cortili dell’aria, che in galera è somministrata a ore. Specialmente la notte la passano lì, perchè gli angeli custodi non riescono a vivere senza guardare il cielo stellato. Nemmeno i detenuti riescono, ma dei detenuti non gliene frega niente a nessuno. In certe notti d’estate gli angeli custodi sono così travolti dalla nostalgia del cielo che dal cortile si alza un coro di ululati e guaiti,come fanno i cani quando il loro padrone suona la fisarmonica.

Anch’io, che non sono purtroppo né angelo né cane, mi metto a ululare certe volte che Maurizio suona la fisarmonica qui nella chiesa, perché ho nostalgia delle nuvole. E quando piove? – chiederete voi. Quando piove niente: gli angeli custodi si coprono con le ali, eleganti come ballerine classiche, e la pioggia scivola sul grasso impermeabile delle loro penne.

E poi anche stare all’aperto sotto un temporale è più bello che starsene chiusi in cella da tramonto a giorno fatto. Ogni sera, quando le porte si chiudono a mille mandate, i detenuti scivolano in una notte che assomiglia a un sepolcro, e si chiedono spaventati se non moriranno, soli come cani, prima di domani mattina. Domani mattina si svegliano, si accorgono di essere ancora vivi, però non se ne rallegrano affatto. In realtà un prigioniero che si sveglia la mattina non è un uomo vivo: è un resuscitato.

Ma lasciamo perdere, siccome vedo già che qualcuno di voi fa la faccia di chi la sa lunga e pensa: ma a chi vuol darla a bere questo qua con gli angeli che abbaiano nel cortile. Bè, vi avviso: se non smettete di bere tutta quella terapia la sera non li sentirete mai. Io non prendo la terapia, e infatti dormo poco e sono ormai quasi rimbambito: ma almeno li sento bene gli angeli.

Quando si muovono, specialmente nelle notti di vento, fanno un rumore di bicchieri di carta che rotolano sul cemento. E’ bellissimo. Per onestà, aggiungo che anch’io non sono in grado di vederli, gli angeli custodi. Però mi diverto a immaginarli. Provateci anche voi: vedrete che è facile. Per esempio, figuratevi l’angelo custode del nostro amico Natale, è bello grosso, si arrabbia e grida ma gli passa subito, e ha sempre qualche doloretto qua e là. L’angelo custode di Joseph ha paura del buio. Vi starete chiedendo se le infermiere abbiano o no l’angelo custode: no,gliel’ha tolto la Tremonti.

E anche prima agli angeli custodi non piacevano i grembiuli verdi. Secondo loro, le infermiere in prigione dovrebbero avere un tailleur simile a quello delle linee aeree di Singapore. Ma questo doveva essere un racconto di Natale. Avete ragione. Però per un vero racconto di Natale ci vuole almeno un bambino – anzi,se fosse per me,una bambina – e quest’anno non me la sento di inventare un altro bambino che si intrufoli nel carcere. I miracoli succedono una volta sola, e neanche. Miracolo e miraggio sono una sola parola.

Fa pensare al miraggio dell’indulto, o al miracolino dell’indultino. Invece non ne voglio parlare. I miracoli, anche quelli piccoli,qualche passerotto di argilla che spicca davvero il volo, qualche angelo custode che fa le capriole sull’erba sintetica dell’aria grande, sono miracoli quando chi li fa ha un viso contento. I visi degli uomini politici hanno un’aria imbarazzata, se non seccata, sembrano malati di fegato. Gli arcivescovi hanno facce più cordiali.

Comunque, è successo questo. Stanotte, a mezzanotte esatta, un detenuto di noi aveva preparato tutto per farla finita. Un lenzuolo annodato, e per sicurezza un sacchetto di plastica da mondezza in cui chiudere la testa. Non importa chi era, potrebbe essere pressoché chiunque. Non era neanche specialmente disperato, o triste. In certi giorni normali gli capita di essere molto più triste.

La differenza è soltanto nel Natale. Era Natale, e gli erano tornati in mente i natali di una volta, e gli era venuta prima una nostalgia, poi una specie di calma, e gli era sembrato che le cose che si considerano importanti, l’istanza di permesso ex art.30, e il continuato, e l’indultino, e la terapia – non valessero più niente. A mezzanotte – dell’ora è sicuro, perché si sono sentiti dei botti: è incredibile, ma ora si sparano botti perfino a mezzanotte di Natale, se il Bambino Gesù li avesse sentiti sarebbe morto di paura -….stava per dare il suo calcio allo sgabello, quando la mano dell’angelo custode si è posata sulla sua spalla, gli ha sfilato il cappuccio di plastica nera, e poi il cappio.

Lui non ha reagito. E’ sceso, ha chiuso la finestra ed è andato a dormire. Stamattina non sapeva neanche più se era andata davvero così, o l’aveva sognato. Così adesso siamo tutti qui, e abbiamo potuto scambiarci un segno di pace. A proposito: ho avuto da Festucci il permesso di parlare male di lui e dei suoi maledetti buchi. Il fatto è che mi piacerebbe dare una mano all’esausto angelo di Festucci. Sono anni che butto la vita qui dentro, come fate voi.

Estati senza barche, natali senza bambini, autunni senza foglie morte, primavere senza fiori di mandorlo. Se almeno sapessi che quello scemo di Sandro Morresi detto Festucci ha deciso di salvarsi la vita, penserei che ne è quasi valsa la pena. Lo dico qui, anche a nome vostro, con la solennità speciale che viene dalla storia di un bambino nato in una stalla.

Un grande tedesco fu messo in galera dai nazisti, si chiamava Dietrich Bonhoeffer, e poi fu impiccato in campo di concentramento. Era prigioniero in un Natale e scrisse ai suoi. Scrisse così. “Che Cristo sia nato in una stalla perché non trovava posto negli alberghi – è una cosa che un carcerato può capire meglio di altri”. E’ vero, no? Buon Natale.

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