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Castelli: "No a grazia a Sofri sì invece a una nuova legge"
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[da Repubblica.it]

In un intervento sulla Padania il Guardasigilli ribadisce: "Non firmerò, la soluzione è cambiare la normativa". "Il problema non è lui, è uno dei 55mila detenuti non vedo perché dovrebbe essere trattato diversamente"

MILANO - Le prese di posizione degli ultimi giorni a favore della grazia ad Adriano Sofri non hanno fatto cambiare idea al ministro della Giustizia Roberto Castelli. In un intervento sulla Padania il Guardasigilli conferma che non firmerà nulla perché la firma "comporta inequivocabilmente assunzione di responsabilità". Ma aggiunge che non volendo "esercitare oltre ogni limite il potere di interdizione" che la legge gli assegna, vede la soluzione in "una legge che sia più rispettosa del dettato costituzionale di quanto non lo sia ora la norma vigente". E, in proposito, definisce "ragionevole" la proposta Boato.

L'intervento è titolato "Castelli: grazia, sì alla nuova legge". Esplicito anche l'occhiello: "Il problema non è Sofri, uno dei 55mila detenuti, ma l'equilibrio dei poteri". Il ministro rileva che, al contrario di altre volte, "il tono degli interventi è assolutamente civile e meditato". Ma giudica "gli argomenti posti alla base della necessità della grazia tutti da respingere, tranne uno". Dunque no al fatto che Sofri sia un uomo completamente diverso (migliaia di detenuti potranno dimostrare il loro pieno recupero solo a fine pena), no all'auspicio del Parlamento Europeo ("in fatto di grazia siamo di fronte a un atto individuale"), no a Sofri innocente ("non possiamo trasformare una prerogativa costituzionale in un quarto grado di giudizio") e no a una concessione di grazia perché altrimenti Pannella fa lo sciopero della fame ("ininfluente e lo dico con tutto il rispetto per Pannella e le sue sicuramente legittime battaglie").

Castelli scrive di continuare a "non condividere un provvedimento di grazia", a maggior ragione ora che problemi di terrorismo e la stessa tragedia di Nassiryia hanno riavvicinato il paese alle forze armate e alle forze dell'ordine. Il ministro crede che "sarebbe una grave offesa per tutte le vittime cadute nell'adempimento del proprio dovere graziare chi è stato condannato per aver mandato ad ammazzare con un colpo nella nuca un Commissario di Polizia".
"Questo è ciò che penso - scrive il Guardasigilli - ma non desidero esercitare oltre ogni limite il potere di interdizione che la legge del Codice di Procedura Penale assegna al Ministro della Giustizia".

Castelli non è d'accordo con chi sostiene che il sì alla grazia è maturo tra la gente; ritiene che si tratti di "una questione tutta interna al Palazzo, in senso lato comprendendo tutte le trasversalità di potere".

"Ma se, come sembra - aggiunge - il Palazzo è orientato su questa soluzione, non desidero opporre ciecamente una resistenza solitaria, ma d'altro canto non posso scendere a patti con la mia coscienza, per cui ribadisco che, allo stato, non firmerò alcunché, visto che la mia firma comporta inequivocabilmente assunzione di responsabilità".

Che fare, allora? Niente escamotage delle dimissioni per un giorno: "Sarebbe meschino". Ma Castelli sarebbe "dispostissimo" a farsi da parte definitivamente su richiesta della Casa delle libertà o della Lega.

"Penso - aggiunge - che la via da intraprendere sia un'altra e si riferisce all'unica obiezione che ritengo condivisibile secondo la quale con il mio diniego esautorerei di fatto il capo dello Stato da una sua prerogativa costituzionale. Questa obiezione è, a mio avviso, fortemente fondata, ma allo stato attuale Presidente della Repubblica e Ministro sono legati dal combinato disposto Costituzionale e legislativo in forza del quale il secondo esercita di fatto un decisivo potere di interdizione nei confronti del primo. Affermo anche che tutto ciò avviene, almeno nel mio caso, obtorto collo".

Serve quindi "una legge che sia più rispettosa del dettato costituzionale di quanto non lo sia ora la norma in vigore", prosegue il Guardasigilli sottolineando infine che il "problema non è Adriano Sofri, ai miei occhi uno dei 55mila detenuti con pari diritti e doveri, ma quello generale dei rapporti tra Ministro della Giustizia e Capo dello Stato in materia di grazia".

Della questione Castelli ha parlato anche a Vienna, dove si trovava per una serata di musica lirica in
coincidenza con la fine del semestre italiano di presidenza Ue. E anche in quella sede il ministro ha ripetuto che "c'è tanta gente che si trova
nella stessa situazione. Non vedo perché Sofri perché è amico di tanti 'maitres a penser' dovrebbe avere un trattamento diverso".


(29 dicembre 2003)

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