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Il caso Parmalat e il crepuscolo dell'Italia
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di Beppe Grillo

[da Internazionale n°524/2004]

Speculazioni, bilanci falsi, bugie: il crollo del gigante industriale italiano è solo la punta dell'iceberg.

Da molti anni, molti segni indicavano che non conveniva investire in Parmalat. Se a me che faccio il comico questi segni sembrano così evidenti, come ma non erano evidenti alle banche internazionali, alle società di revisione, agli investitori e ai risparmiatori? Standard & Poor dava un buon rating di Parmalat fino a due settimane prima del crollo.

Negli ultimi sei mesi il valore delle azioni Parmalat era raddoppiato. Deutsche Bank aveva comprato il 5% di Parmalat e l'ha venduto appena prima del crollo. Davvero nessuno sapeva? Dal 2002 ho raccontato nei miei spettacoli i debiti e i bilanci falsi di Parmalat a più di centomila spettatori. Sono figlio di un imprenditore.

La mia prima perplessità su Parmalat è sulla strategia industriale più che su
quella finanziaria: mi colpisce la sproporzione tra la povertà del prodotto di
base - il latte - e la megalomania del progetto e delle spese pubblicitarie di Calisto Tanzi. Una media azienda regionale che si propone, come diceva Tanzi, di diventare "la. Coca-Cola del latte" mostra di nonconoscere ne il prodotto ne i mercati. È come se un fabbricante di meridiane dicesse: "Voglio diventare la Rolex delle meridiane". Come si fa a dargli i propri soldi?

Le caratteristiche del latte fanno a pugni con quelle della Coca-Cola, che è una
miscela chimica e vegetale inventata da un farmacista, standardizzata mondialmente, prodotta in pochi enormi impianti centralizzati; la Coca-Cola ha bassi costi di produzione e alti costi di vendita perché gran parte della sua attrattva è fondata sulla pubblicità e sulle emozioni. Il latte è il contrario della Coca-Cola: è un prodotto naturale, deperibile, locale, proviene da migliaia di produttori, ha alti costi di produzione, bassi costi di vendita, molti concorrenti. Il latte è un alimento affermato e insostituibile, è l'unica cosa che la natura produce con il solo scopo di essere un alimento per i mammiferi.

I ricavi della Coca-Cola si basano su ciò che è stato creato intorno alla sua bottiglia, quelli del latte su ciò che c'è dentro la bottiglia. E questo è già perfetto, è stato ottimizzato in milioni di anni di evoluzione. Modificare una cosa perfetta vuoi dire peggiorarla, oppure farla diventare una cosa molto diversa, come il formaggio o lo yogurt.

Formula uno, calcio e latterie

Con il latte ci sono due strade: cercare di modificarlo il meno possibile e di conservarne il massimo di proprietà per qualche giorno, oppure trasformarlo in
qualcosa di diverso, che si venda per altri motivi nutrizionali - come il formaggio o lo yogurt - o emozionali, come i "novel food" inventati dal marketing. Nel primo caso riescono meglio le piccole latterie locali, spesso cooperative o comunali, di cui ci sono buoni esempi in Italia e in Svizzera.

Nel secondo caso, il maggior successo lo hanno poche grandi aziende che investono molto in ricerca e marketing. In entrambi i casi i margini di guadagno sono modesti e non giustificano spese enormi di propaganda. Mariboro o Benetton possono sponsorizzare la Formula uno perché vendono prodotti con alto valore aggiunto e alto contenuto emozionale, hanno una distribuzione capillare e prodotti identici in più di cento nazioni. Ma un consorzio di latterie no, non può sponsorizzare la Formula uno come ha fatto Parmalat per anni: sono soldi sprecati.

Lo stesso vale per le sponsorizzazioni di decine di squadre sportive nel mondo, tra cui quella molto costosa del Parma calcio in Italia. Questo vale anche per il jet privato intercontinentale di Parmalat, che secondo diversi giornali veniva prestato da Tanzi a vescovi, cardinali e a un ambasciatore degli Stati Uniti. Insomma c'era una grande discrepanza tra il tipo di impresa industriale e la stravagante grandezza delle sue spese.

La cosa che più mi colpisce nei reportage di questi giorni è che si parla solo di soldi, mai di prodotti. Scrivono di Parmalat come di un'impresa finanziaria e
non di un'industria che fabbrica prodotti tangibili, anzi mangiabili. Questo sottintende una convinzione molto diffusa, almeno in Italia: qualunque azienda, con qualunque prodotto, potrebbe generare per sempre grandi profitti purché sia in mano a finanzieri creativi e spregiudicati.

Latte e merluzzi

Nei miei spettacoli ho cominciato prima a parlare dei prodotti, e solo poi dei miliardi di Parmalat. Nel 2001, girando tra il pubblico in sala, tenevo in mano un merluzzo e lo immergevo in una tazza di latte chiedendo alla gente che effetto gli facesse. Mi ci aveva fatto pensare un "novel food" Parmalat. Un'imponente campagna pubblicitaria annunciava la "scoperta" del latte con gli omega-3, una miscela di grassi che prometteva effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio.

Quello che la pubblicità non diceva è che gli omega-3 sono grassi normalmente
estratti dai pesci e che quel latte non era stato "scoperto", ma inventato in laboratorio, fabbricando una miscela artificiale di latte di mucca e di additivi estranei. Che fine hanno fatto quel prodotto e quegli investimenti? Gli scandali alimentari degli ultimi anni hanno fatto perdere a molti europei la fiducia nei prodotti dell'agrobusiness.

Ora gli europei dovrebbero riacquistare fiducia grazie ai "rigorosi controlli" italiani della nuova Agenzia alimentare europea, che avrà sede proprio a Parma, la città di cui Parmalat è il simbolo? E chi è stato il garante di Parma in Europa? Chi ha imposto Parma come sede dell'Agenzia alimentare europea? È stato Silvio Berlusconi, che ha detto all'Europa: "Per Parma garantisco io ! ". Voleva come al solito giurare sulla testa dei suoi figli, ma glielo hanno sconsigliato.

Tanzi e Berlusconi sono oggi i due imprenditori italiani più conosciuti nel mondo. Mi sembra che non siano famosi come testimonial dell'Italia di cui ci si può fidare. Sento ripetere da industriali e finanzieri che Parmalat è un'eccezione criminale e non rappresenta l'Italia; sento dire che ogni settore ha le sue pecore nere.

Invece è vero il contrario. Tanzi, come Berlusconi, è un buon esempio della
classe dirigente italiana di oggi. Entrambi sono casi patologici di megalomania.
Entrambi posseggono una grande squadra di calcio, yacht miliardari, un jet pri-
vato.

Prima di fondare Forza Italia la dimensione dei debiti di Berlusconi, la sua
dimestichezza nel falsificare i bilanci, la sua ragnatela di società finanziarie off-shore ricordavano la situazione di Tanzi. Berlusconi confidò a giornalisti come Biagi e Montanelli che l'unico modo per salvarsi era conquistare il potere politico.

È qui la differenza insormontabile tra Tanzi e Berlusconi: Tanzi non avrebbe
potuto fondare "Forza Lat" e salvarsi con la politica come ha fatto Berlusconi con Forza Italia.

Il latte non può essere trasformato in una proposta politica, la televisione commerciale sì. La mentalità, l'ideologia, l'apparato, gli uomini e i metodi del business di Berlusconi consistono da decenni nell'imbrogliare e conquistare milioni di persone con l'immagine affascinante di una società ideale in cui tutti sono giovani e belli, annegano in un'alluvione di consumi e sono sempre
allegri, oltre la soglia della stupidità.

La ricetta magica? Più pubblicità, quindi più consumi, più produzione, più
occupazione, più profitti, quindi di nuovo più pubblicità e così via in una spirale infinita di benessere. Questo - che era già un programma intrinsecamente politico - è stato trasformato facilmente in un programma esplicitamente politico.

È bastato estendere leggermente lo spettro degli obiettivi, trovare un nome adatto a uno pseudopartito (Forza Italia) e incaricare decine dei migliori funzionari di Publitalia - la potente agenzia di pubblicità di Fininvest - di trasformarsi in commissari politici e di perseguire a tutti i costi la conquista del mercato politico.

Tanzi non ha la mentalità spettacolare e le strutture di comunicazione di Berlusconi. Per questo non poteva diventare lui stesso un prodotto politico. Si limitava a finanziare il partito più forte, prima la Democrazia Cristiana e poi Forza Italia.

Tanzi è austero, schivo, uomo di chiesa e di pochissime parole. Lo stile era quello di un cardinale. Lo stile di Berlusconi, invece, è quello di uno showman di basso livello, da giovane cantava e raccontava barzellette sulle navi da rociera. Non ha mai smesso, nemmeno al parlamento europeo, di esibirsi e di cercare di far ridere.

Il "core business" di Berlusconi è Berlusconi stesso. Ciò che ha permesso a
Berlusconi di salvarsi con la politica è il cabaret, sono le sue esperienze giovanili di showman e un istinto comico di basso livello che ha grande successo tra la gente meno colta, proprio come le sue televisioni.

Salvato dal cabaret

Se non fosse un personaggio tragico per l'Italia, Berlusconi sarebbe il maggiore
fenomeno del secolo di avanspettacolo comico italiano. Sia Tanzi che Berlusconi hanno il titolo di Cavaliere del lavoro. In Italia la stampa usa il termine "il Cavaliere" come sinonimo di Berlusconi. Oggi per fare chiarezza qualcuno dovrebbe rinunciare a quel titolo: o Tanzi e Berlusconi oppure i molti Cavalieri onesti che ci sono in Italia. Finché Berlusconi e Tanzi sono Cavalieri è inevitabile pensare ai cavalieri dell'Apocalisse.

E’ gente come loro che sta portando l'Italia all'Apocalisse economica e civile.
Quasi tutta l'Italia è una grande Parmalat, fondata più sull'apparenza e sulla
falsificazione che non sulla sostanza. Come per Parmalat, pochi si rendono conto - o confessano di rendersi conto - dell'abisso che c'è tra l'immagine e la realtà dell'Italia. Per trent'anni l'instabilità politica e la corruzione hanno rallentato la modernizzazione del paese, ponendo le basi del suo attuale declino.

Ma da dieci anni, da quando la Fininvest di Berlusconi è diventata il principale attore politico italiano, questo rallentamento si è trrasformato in paralisi. Quasi tutte le energie delle due parti del sistema politico sono prosciugate da una parte dal tentativo di estendere il potere e l'ideologia Fininvest a tutto lo stato e a tutta la società; dall'altra dal tentativo di contrastare questo assalto egemonico.

In Italia molti settori richiedono da decenni riforme profonde e urgenti: istruzione, informazione, ricerca, innovazione, tecnologia, pensioni, occupazione, distribuzione dei redditi, amministrazione della giustizia, energia, trasporti, gestione del territorio, protezione e risanamento dell'ambiente, sviluppo sostenibile. Ma da dieci anni tutto ciò passa in secondo piano, i ritardi italiani si accumulano, diventano drammatici.

Il sistema Fininvest

II sistema Fininvest e il sistema Italia per certi versi sono analoghi al sistema Parmalat: molta apparenza, conti falsi, corruzione, poca qualità, futuro in declino. Parmalat aveva conti falsi, ma produce milioni di tonnellate di alimenti che generano benessere reale per decine di milioni di persone in trenta paesi. Fininvest non è una multinazionale, come Parmalat, ma una "ipernazionale".

I suoi profitti provengono quasi esclusivamente dall'Italia e si basano su uno stretto legame con il sistema della politica italiana e della corruzione. La gran parte dei suoi guadagni viene dalla pubblicità obbligatoria, un'attività controversa che crea alla popolazione più danni che benefici. Più che di profitti in un mercato competitivo, si tratta di una rendita senza rischi, basata sul monopolio, sullo statalismo, sulla produzione di niente di
concreto.

Sono miliardi di euro che, con il sistema della pubblicità obbligatoria, Fininvest "preleva dalle tasche degli italiani" quando questi - anche quelli che non guardano le sue televisioni - comprano i molti prodotti resi più cari dalla pubblicità. Meriti e rischi ne ha pochi, perché il bombardamento pubblicitario è forzato e non è evitabile dai cittadini (altro che Casa delle libertà ! ), perché la televisione commerciale - privata o statale - è l'unico tipo di televisione in Italia e perché questa rendita pubblicitaria si fonda su
concessioni statali di frequenze televisive ottenute corrompendo il potere politico ai tempi di Craxi.

Senza queste concessioni statali, in quasi monopolio e in parte illegali, le rendite e il potere Fininvest crollerebbero. Da due anni inoltre la rendita Fininvest è ulteriormente garantita dalle centinaia di suoi uomini che hanno preso il controllo del governo, del parlamento e della televisione pubblica e che cercano ora di conquistare il controllo anche della magistratura e della banca centrale.

La rendita senza rischi di Fininvest è inoltre facilitata dal fatto che molti dei settanta avvocati che Berlusconi ha fatto eleggere in parlamento usano nei processi contro Berlusconi e i suoi uomini le leggi a favore di Berlusconi che loro stessi propongono o approvano come parlamentari.

Questi stessi avvocati – per esempio Pecorella, Taormina o Ghedini - sono ospiti frequenti nei talk show televisivi, dove continuano la loro difesa di Berlusconi nel "tribunale" italiano più importante, quello di milioni di telespettatori ed elettori, e spesso parlano in tv per ore senza un avversario al loro livello.

Questo tipo di avvocati miliardari, star del foro, della televisione e del parlamento, rappresentano bene la concentrazione che è avvenuta in Italia del potere economico, esecutivo, legislativo e informativo nelle mani di un'unica
azienda, la Fininvest.

Grazie a una legge di Berlusconi - valida retroattivamente anche per i suoi
falsi - il falso in bilancio è stato quasi completamente depenalizzato. Così è restato o è diventato una pratica diffusa non solo per aziende italiane come Parmalat, Fininvest e altre, ma anche per il governo.

In Italia il vero rapporto tra deficit e pil nel 2003 non è inferiore al 3 per cento, come dichiarato dal governo, ma sarebbe superiore al 4 per cento se la contabilità creativa del ministro Tremonti - un ex commercialista di Berlusconi - non avesse contabilizzato per il 2003 gli introiti derivanti da enormi condoni fiscali ed edilizi e da vendite e alienazioni di beni dello stato che andrebbero distribuiti su molti anni.

Quasi tutti sanno che questa contabilità è una truffa, ma fanno finta di non vedere. Come fingevano di non vedere la realtà di Parmalat.

Un paese al crepuscolo

Se la situazione reale di Parmalat, di Fininvest e dello stato italiano non è all'altezza delle apparenze e della propaganda, la situazione dell'economia e della società italiane - lo dico con tristezza e rabbia - non è migliore.

Purtroppo la realtà dell'Italia non è all'altezza dell'immagine che la Ferrari e Armani diffondono nel mondo. L'Italia è in declino rapido, è un paese al crepuscolo. È per questo che il mio spettacolo si chiama Blackout e io entro in scena in una sala al buio, con in mano un candelabro.

Faccio l'attore comico, il declino dell'Italia lo percepisco principalmente con
gli occhi e le orecchie: vedo la pubblicità e la volgarità dilagare ovunque nel paesaggio, nei mezzi d'informazione, nella vita quotidiana. Dove prima c'erano capannoni industriali, oggi ci sono lunghe file di cartelloni pubblicitari; ritraggono spesso merci che una volta erano prodotte in quei luoghi ma oggi sono importate.

Vedo il degrado dell'ambiente e delle grandi città, sento il traffico e il rumore aumentare ovunque. Sento la gente: avvilimento, mancanza di prospettive, ignoranza e disinteresse per ciò che succede nel resto del mondo, egoismo, cattiveria e volgarità crescenti, chiusura nei propri affari e nella famiglia, declino del senso civico e della solidarietà.

Anche se come artista avrei il diritto di farlo, non mi baso solo sulle mie impressioni. Io - attore vero - non voglio fare come Berlusconi - statista falso – che parla in televisione nascondendo i fatti e le statistiche, evocando sogni, promesse, miracoli e rivoluzioni.

Mi piace documentarmi con dati e cifre nudi e crudi, senza lifting. Ai pochi
stranieri che volessero ancora investire in Italia e ai molti italiani che volessero votare di nuovo per il sistema Fininvest-Forza Italia consiglio due piccoli libri: Il mondo in cifre 2004, una sintetica raccolta di statistiche internazionali curata dall'Economist (e pubblicata da Internazionale) e II declino dell'Italia, un inquietante libro del giornalista economico Roberto Petrini (pubblicato da Laterza).

Spendendo meno di trenta euro in questi due libretti, chi si volesse documentare sul crepuscolo italiano può forse schivare ulteriori guai e investimenti sbagliati.

Se parlo del crepuscolo dell’Italia, non mi baso solo sulle mie impressioni del
presente, ma anche sugli indicatori che ci segnalano il futuro del paese. E questi indicatori mettono tristezza.

L'Italia sta diventando un ex paese industriale che ha smantellato o sta smantellando buona parte della sua industria, una volta ben piazzata nel mondo: chimica, farmaceutica, informatica, elettronica, aeronautica, forse presto anche automobilistica.

L'Italia è il paese con più persone anziane al mondo e con la minore fertilità tra i paesi industrializzati: da anni le nascite sono meno delle morti. I nostri livelli di istruzione, di cultura, di ricerca scientifica e tecnologica sono
tra i più bassi in Europa.

Tra i paesi industriali abbiamo una delle più basse percentuali di laureati e il più alto numero di maghi, pubblicitari e guaritori.

Invece di investire e lavorare per il futuro stiamo consumando allegramente le
ultime risorse che ci rimangono. Nella quota delle esportazioni mondiali in dieci anni siamo scesi dal 5 al 3,6 per cento.

Nelle esportazioni mondiali di prodotti tecnologici stiamo scomparendo con un
piccolo 2,5 per cento, mentre Francia e Germania sono al 6 e all'8 per cento.

Esaminando la posizione dell'Italia nel contesto internazionale non c'è da
stupirsi se siamo il paese industriale che attira meno capitali stranieri. Gli investimenti delle multinazionali in Italia sono diminuiti dell'll per cento nel 2001, del 44 per cento nel 2002.

Per bocca di due dei suoi ministri più influenti il governo italiano afferma che
l'Unione europea è dominata dai "nazisti rossi". Uno di loro dice che l'Europa è
"forcolandia", che con il fallimento della costituzione europea a Bruxelles "siamo riusciti a fermare l'impero comunista che stava tornando", che "l'euro è la rapina del millennio. L'hanno inventata i massoni". Se foste un investitore straniero mettereste i vostri soldi in un paese governato da gente così?

Indicatori desolanti

Indicatori internazionali per l'ItaliaSe osserviamo la posizione dell'Italia in alcune classifiche internazionali può sembrare quella di un paese fortunato:

settimo pil al mondo, quarto posto tra i grandi paesi per numero di automobili e
di telefonini per abitante. Ma se analizziamo gli indicatori che danno un'immagine più completa dell'Italia e soprattutto delle sue opportunità per il futuro,allora siamo al crepuscolo.

In una ventina dei principali indicatori internazionali che delineano il futuro e la dinamica di un paese, l'Italia si trova tra il ventesimo e il quarantesimo
posto. Gli stati che più spesso ci accompagnano in queste classifiche sono paesi
in via di sviluppo (Colombia, Namibia, Sri Lanka, Cina, Brasile), paesi dell'Europa dell'est in transizione (Slovenia, Estonia, Slovacchia) o nel migliore dei casi i meno sviluppati tra i paesi europei (Spagna, Portogallo, Grecia).

La differenza preoccupante tra l'Italia e questi paesi è che loro da anni stanno salendo nelle classifiche internazionali, noi invece stiamo scendendo. Ogni
anno ci incontriamo con loro sui pianerottoli della scala internazionale: li vediamo salire e noi scendiamo di un'altra rampa.

Ho riassunto in una tabella una ventina di indicatori internazionali che
ci danno un'idea preoccupante della realtà italiana e del suo futuro.

Fine di un'era

È incredibile la profondità del declino italiano. Nel rinascimento siamo stati un faro della cultura, della scienza, dell'innovazione e della finanza in Europa. Nella musica e nella tecnica bancaria ancora oggi molti termini tecnici in tedesco e in inglese sono parole italiane (sonata, adagio, tortissimo oppure aggio, incasso, sconto, lombard) a testimonianza dei secoli in cui eravamo il paese di riferimento in quei campi.

Più tardi abbiamo inventato l'elicottero, l'aliscafo, il batiscafo, il telefono, la radio. Oggi però non inventiamo quasi niente, l'Italia ha meno premi Nobel del solo Politecnico di Zurigo, il nostro export si basa su prodotti di
bassa tecnologia che presto vedranno la concorrenza dei paesi emergenti, mentre nei prodotti ad alta tecnologia non possiamo competere con le nazioni più
avanzate.

I nostri manager in compenso vogliono orientarsi per i loro stipendi agli Stati Uniti e per quelli dei loro dipendenti alla Bulgaria o alla Cina. Il numero dei laureati italiani che lavorano all'estero è sette volte maggiore del numero dei laureati stranieri che lavorano in Italia.

Per decenni buona parte della grande industria e dell'export italiano hanno
prosperato grazie alla benevolenza dello stato e dei partiti e alle periodiche svalutazioni della lira.

Oggi che questo non è più possibile, il declino italiano si accelera. Paghiamo il prezzo delle modernizzazioni che non abbiamo fatto negli ultimi decenni.

Al crepuscolo industriale, tecnologico e culturale dell'Italia si aggiunge il declino sociale con un rapido aumento della ricchezza dei ricchi e l'estensione e l'approfondimento della povertà. Nella disuguaglianza dei redditi abbiamo superato perfino gli Stati Uniti: in un decennio (1991-2001) il 20 per cento degli italiani è diventato più ricco, l'80 per cento più povero.

Il reddito del decimo di italiani più ricchi è cresciuto del 12 per cento, mentre il reddito del decimo di italiani più poveri è sceso del 22 per cento.

Otto milioni di italiani vivono sotto la soglia di povertà e altri quattro milioni vivono appena sopra. Molti di questi poveri e quasi poveri hanno un lavoro o due o tre, ma non gli bastano per vivere decentemente.

Lo stipendio medio di un tranviere di Zurigo (5.500 franchi) è quasi il triplo di quello di un tranviere di Milano, ma il costo della vita e dei biglietti del tram a Zurigo è solo il 50 per cento più alto che a Milano.

Stipendi reali sempre più bassi e lavori sempre più precari fanno crescere la conflittualità selvaggia - come quella dei guidatori di tram e autobus - che frena ulteriormente la qualità della vita e lo sviluppo del paese.

La resa della sostanza all'apparenza

II declino della Fiat è forse uno dei migliori indici del declino italiano: dieci anni fa Fiat vendeva in Italia un'auto su due, oggi una su tre. L'immagine più forte del crepuscolo italiano è stata per me quella della carovana di limousine scure che in una sera del 2002 - al culmine di una crisi della Fiat che sembrava mortale - ha portato l'intero stato maggiore della Fiat a un consulto drammatico, non al ministero dell'industria o delle finanze ma nella grande villa di Arcore di Silvio Berlusconi, padrone di Fininvest e capo del governo.

Le immagini del telegiornale sembravano quelle di un film sulla mafia, quando avviene un regolamento di conti e un cambio della famiglia al vertice del potere. Era la resa di ciò che resta dell'Italia industriale alla nuova egemonia, all'Italia della pubblicità e della televisione commerciale. La resa della sostanza all'apparenza.

Non è un caso che l'industria che ha conquistato il potere politico in Italia non fabbrichi cose ma sogni, non venda merci ma promesse.

Beppe Grillo

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NOTA DI PIETRO B.

[L'invito pressante del curatore di ItaliaBlogOltre è all'acquisto di Internazionale dove troverete oltre a Beppe Grillo articoli di giornalisti internazionali che lo commentano e molto altro ancora. Seguite questa rivista che è una delle poche rimaste libere e la cui voce dissonante occorre diffondere. ]

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Commenti

A parte la situazione politico-economica (sicuramente preoccupante), la cosa che mi sconcerta maggiormente è la "verità" affettata e patina che ci propinano quotidianamente tramite i media dovendo ricorrere a siti nascosti negli anfratti della rete per poter leggere la VERITA' nuda e cruda, quella che fa pensare, quella che scuote gli animi e fa arrabbiare. Ma sono convinto, pur senza pensare di vivere in un paese di imbecilli, che alla maggior parte di noi (a volte mi ci metto anche io in mezzo) piace sentirsi dire che "va tutto bene!! - dormite tranquilli e soprattutto spendete tranquilli al resto ci pensiamo noi" senza pensare che al risveglio da questo sonno dovremo comunque fare i conti con la realtà....

Posted by: godfather at 27.02.04 10:40

Invito Domenico Schietti, se ne ha il piacere e l'interesse, a contattarmi tramite email (italia@blogoltre.it) per un eventuale suo articolo/intervento da pubblicare su ItaliaBlogOltre. Grazie!

Posted by: Pietro B. at 06.02.04 17:14

""Sei di n....on bisogna dimenticarci noi stessi: ...ad esso affiancassimo il nostro impegno e il nostro servizio. Posted by: dp at 06.02.04 14:10

hai fatto un lungo discorso per giustificare te stesso, per dire che non si può fare niente e che allora servono nuovi politici, giusto?

va bene, se sei contento così, va bene... mi raccomando però, continua a comperare lampadine a basso consumo dando il buon esempio... da che mondo è mondo di nuovi politici non ce ne sono mai stati, erano sempre uguali o peggio di quelli precedenti... a volta capitava che personalmente andasse bene ad alcuni cittadini, piuttosto che altri... ma in generale non sono mai esistiti politici di una minima nuova o vecchia decenza... però ognuno è lecito che speri in quello che vuole.... io penso che nel normale budget di un'azienda di investimento ci debbano essere dei capitali a rischio... io tutto il capitale in angola non lo metterei, ma il 10-15 per cento in imprese a rischio nel terzo mondo che rispettino le norme etiche sui diritti l'ambiente ed il lavoro, io li metterei... io ce li ho...

Posted by: Domenico Schietti at 06.02.04 14:55

Nel nostro partito politico
manteniamo le promesse.
Solo gli imbecilli possono credere che
non lotteremo contro la corruzione.
Perché se c'è qualcosa di sicuro per noi è che
l'onestà e la trasparenza sono fondamentali
per raggiungere i nostri ideali.
Dimostreremo che è una grande stupidità credere che
la mafia continuerà a far parte del nostro governo come in passato.
Assicuriamo senza dubbio che
la giustizia sociale sarà il fine principale del nostro mandato.
Nonostante questo, c'è gente stupida che ancora pensa che
si possa continuare a governare con i trucchi della vecchia politica.
Quando assumeremo il potere, faremo il possibile affinché
finiscano le situazioni di privilegio.
Non permetteremo in nessun modo che
i nostri bambini muoiano di fame.
Compiremo i nostri propositi nonostante
le risorse economiche siano esaurite.
Eserciteremo il potere fino a che
Si capisca da ora che
Siamo il partito di FORZA ITALIA, la nuova politica,

e ora provate a rileggere il tutto partendo dal basso in alto partendo
dall'ultima riga.....

Posted by: Domenico Schietti at 06.02.04 14:47

""Sei di quelli convinti che sia meglio investire in azioni parmalat, enron, in buoni del tesoro argentina e ridurre la produzione di energia idroelettrica per aumentare l'acquisto di petrolio visto che ce lo danno quasi gratis? ""

Mai sentito di una simile associazione di persone. Anche esistesse, non mi risulta di farne parte (sempre che qualche burlone non mi ci abbia iscritto a mia insaputa ((:

""Che eletrodomestici hai in casa tua? Di classe a,b o c? ""
A, quelli nuovi. Ma alcuni sono molto vecchi. Non so se conviene usare fino in fondo ciò che si ha cercando di ripararlo il più possibile, o stare sempre al passo con le nuove tecnologie classe A.

""Che lampadine usi? ""
Dove dipende da me, quelle fluorescenti a basso consumo. Altrove non posso intervenire: devo convivere con altre persone. Più che provare e spiegare non posso.

""Sai che non riesco a capire il tuo discorso? Se qualcuno investe in buoni del tesoro trentennali grosse cifre, perchè non investirli in angola quegli stessi soldi a scadenza trentennale, ma meglio, a rate senza interessi, in percentuale sul redddito prodotto. ""

L'economia moderna è un sistema di relazioni basate sull'avidità. Non ci sono abbastanza garanzie di guadagno in angola, anche se si potrebbe fare un gran bene.
Anche se si volesse fare i benefattori, sarebbe meglio muoversi in prima persona e cercare di spendere quei soldi oculatamente, piuttosto che gettarli ad occhi chiusi in "buoni trentennali" e altre diavolerie borsistiche, ad alimentare ambienti politici e finanziari corrotti.

""Il tasso di sconto del denaro in europa è al 2 prossimamente scenderà all'uno. L'inflazione la svalutazione non esistono più. Ed in Africa fra breve c'è la moneta unica africana così come da noi abbiamo fatto l'euro....""
A quanto ne so, in molti paesi africani si è ancora alle guerre tribali (istigate dalle multinazionali... ma ciò non toglie che molta parte dell'africa sia in uno stato di quasi perenne guerra civile...)

" mi sembra che non sei informato e dici cose in base a suggestioni piuttoste bizzarre e prive di fondamento.""

Ho un'amica che vive e lavora in una fondazione in Ecuador. E dice che lì la moneta, fino alla parità forzato col dollaro che ormai sta causando disastri, si svalutava anche del 5000%.
Mio padre viaggia molto, è stato in brasile parecchie volte, e anche lì fino alla parità col dollaro (da cui si sono sganciati in tempo), il tasso di inflazione era su quel livello. Anche in turchia era così fino a pochi anni fa. Sull'africa non sono informato, lo ammento, ma dubito che la situazione sia molto diversa...
Il punto del mio discorso è che non ci dobbiamo aspettare che queste istituzioni economiche si muovano, poiché tutta la struttura è basata perlopiù sull'avidità.
Bisogna scuotere quest'immondezzaio dando fiducia alle persone con vedute nuove (in campo politico), come molti hanno giustamente ricordato si deve dar fiducia al commercio equo e alla finanza etica, e non bisogna dimenticarci noi stessi: è probabile che pochi riuscirebbero a spendere bene il nostro denaro quanto noi stessi, se ad esso affiancassimo il nostro impegno e il nostro servizio.

Posted by: dp at 06.02.04 14:10

"""vendere in angola (ovunque nel terzo mondo)...a quel punto.""" ...dp


sei di quelli convinti che sia meglio investire in azioni parmalat, enron, in buoni del tesoro argentina e ridurre la produzione di energia idroelettrica per aumentare l'acquisto di petrolio visto che ce lo danno quasi gratis? Che eletrodomestice hai in casa tua? Di classe a,b o c? Che lampadine usi? Ce le hai quelle a basso consumo? Sai che non riesco a capire il tuo discorso? Se qualcuno investe in buoni del tesoro trentennali grosse cifre, perchè non investirli in angola quegli stessi soldi a scadenza trentennale, ma meglio, a rate senza interessi, in percentuale sul redddito prodotto. Il tasso di sconto del denaro in europa è al 2 prossimamente scenderà all'uno. L'inflazione la svalutazione non esistono più. Ed in Africa fra breve c'è la moneta unica africana così come da noi abbiamo fatto l'euro.... mi sembra che non sei informato e dici cose in base a suggestioni piuttoste bizzarre e prive di fondamento

Posted by: 2010: P. E. at 06.02.04 11:12

vendere in angola (ovunque nel terzo mondo) qualsiasi cosa a rate e a tasso zero significa che, tempo che arriva la prima rata, la valuta si è così svalutata che è più il costo dello spostamento bancario che i soldi che ti arrivano. (intendo moooooooooooolto di più)
Tantovale distribuirle gratis, a quel punto.

Posted by: dp at 06.02.04 01:17

Per stare a due esempi classici del sistema economico italiano, gli insegnanti e le automobili,

più macchine di così in Italia non si vendono, abbiamo macchine dappertutto, la fiat se vuole aumentare le vendite deve andare in angola, in mozambico, ecuador, cina, birmania... con macchine ecologiche... quindi per esemio deve produrre ventoloni eolici (per fare enrgia eletrrica) da vendere a rate senza interessi all'angola per esempio e macchine ad energia elettrica o aria compressa da vendere anche quelli ai cittadini dell'angola a rate senza interessi in percentuale sul reddito prodotto....

gli insegnanti che da noi son troppi ... e sono in lista di attesa da anni e anni... devono andare ad insegnare in mozambico... oh è l'era globale, non quella del paisiello... o no?

Posted by: Domenico Schietti at 06.02.04 00:59

Il probelam di questo artivcolo di grillo secondo me è che non chiarisce delle proposte alternative.... secondo me la spiegazione della crisi e la via d'uscita sono: (copio ed incollo dal sito di 2010: Piverty Eliminaion)

15. In cosa consiste la crisi dell'economia monetaria?
Per via della competizione selvaggia, per ridurre i costi diminuiscono gli stipendi e diminuendo gli stipendi dimuiniscono i capitali destinati all'acquisto dei prodotti. Diminuendo i prodotti acquistati diminuisce la produzione. Diminuendo la produzione diminuiscono gli utili ed aumentano le spese e bisogna diminuire gli stipendi. Per la risolvere la crisi economica bisogna aumentare gli stipendi e vendere a rate senza interessi prodotti che generino reddito e che quindi possono essere ripagati con il reddito che essi generano. Per capire meglio si tratta di mettere in atto le risoluzioni della campagna globale per lo sviluppo possibile 2010: Eliminazione Povertà .


25. Potreste rispiegarmi come si fa a rilanciare l'economia?
Vanno diffuse ed incoraggiate su scala globale le attività economiche che funzionano e producono reddito. Il turismo, lo sport, il wellness, l'agricoltura biologica, la produzione di energia pulita in proprio, i sistemi economici di piccole imprese ed interdipendenza solidale tipici dei piccoli comuni, le telecomunicazioni, gli acquedotti e i centri commerciali con grandi supermercati e nello stesso edificio decine di piccoli negozi in proprio. In particolare vanno attribuiti a chi li volesse i mezzi per intraprendere queste attività, gli va fornita consulenza, garantito il ritiro del prodotto e la pubblicità. Va garantito che il pagamento dei mezzi di produzione avverrà a rate sulla percentuale del reddito prodotto e comunque in misura da non impedire una sopravvivenza più che dignitosa ed il rispetto delle principali norme internazionali sull'ambiente, i diritti ed il lavoro. Vanno aiutati in ogni modo i giovani. Vanno messe in moto le Internet Campaigns e vanno attuate le risoluzioni di 2010 Eliminazione Povertà

Posted by: 2010: Poverty Elimination at 05.02.04 12:48

...insomma per Grillo gli ITALIANI sono un branco di imbecilli!Grazie Grillo!
... benedetta

No il contrario, lui sta cercando di spiegare delle cose dal suo punto di vista, puoi essere d'accordo o meno con lui, ma uno che cerca di spiegari le cose senza importele non ti considera un imbecille.... anzi...

Posted by: Domenico Schietti at 05.02.04 12:36

...insomma per Grillo gli ITALIANI sono un branco di imbecilli!Grazie Grillo!
Saluti

Posted by: benedetta at 05.02.04 12:11

Cari amici,

quello che dice il nostro Beppe è vero in gran parte. Soprattutto quando parla di industria e ricerca.
Io sono un chimico industriale laureato. Non ho avuto il coraggio di partire per l'estero, dove sicuramente avrebbero apprezzato di più le capacità di gente come me.
Per campare faccio l'informatore farmaceutico, il che mi permetterà di tirare avanti finché le industrie farmaceutiche (ormai quasi soltanto straniere) considereranno appetibile il mercato italiano, o per dirla più semplicemente, finché lo stato avrà i soldi per pagare i farmaci.

Se possibile io la vedo ancora più nera di quanto la vede Beppe... e sono un ottimista.

Per quanto riguarda il nostro Silvio nazionale, il parlarne male e senza fatti alla mano lo rende più spesso un martire che un cospiratore agli occhi del pubblico.
Se da noi comanda uno come lui, che il 50% degli italiani ritiene un "sola", ciò è dovuto al fatto che forse non c'è di meglio sulla piazza: e allora stiamo messi proprio male.

Per finire, da noi la fanno da padroni ignoranza, presunzione, e giornalismo. Questi sono i pilastri della cultura su cui è fondata l'Italia di oggi. Quei pilastri che il 1968 ha contribuito non poco a consolidare: la fine dell'"arido nozionismo" è stata anche la fine della scienza, della ricerca e della cultura italiane. C'è ora oggi chi approfitta del vantaggio che gli abbiamo dato e, approfittando dell'ignoranza generale, ci governa allegramente a suon di spot.

Ce lo siamo meritato.

Posted by: Marco De Lellis at 04.02.04 23:31

"""Un paio d'anni forse tre, era..""" Bea...

personalmente quelllo che dici non lo capisco, io sono andato a parlare in ogni parte del mondo e spiegare le cose personalmente a centinaia di migliaia, a milioni di persone, ho fatto migliaia di discorsi e non ho mai preso una lira da nessuno, Grillo l'ho invitato tante volte e non solo lui e chiedeva soldi e tanti solo per muovere di pochi centimetri il culo.... poi che uno dica cose più o meno giuste è un altro discorso... però non è fra quelli che ci ha rimesso in tutto questo casino, e neanche minà... li vedo che stanno bene, pieni di soldi, famosi... hanno da ringraziare la gente, la hanno da amare, le tue parole non hanno senso... a meno che anche loro non siano dei risentiti che speravano di diventare ancora più ricchi e famosi sulle disgrazie degli altri.... però io non ti riesco a seguiere nei tuoi ragionamenti... si sta parlando d'altro...

Un bacione...

Posted by: 2010: Poverty Elimination at 04.02.04 11:58

Già, non li capiremo mai... è vero!
D'altra parte, quale essere umano è mai riuscito ad affermare "io ho capito quell'uomo"?
Forse bea, a quanto pare.
Ma forse qui non abbiamo davanti un essere umano, ma un oltreuomo, che dall'alto si cala a dire a noi poveri sciocchi ciò che "possiamo" e ciò che "non possiamo" capire, e non solo: tra le righe, anche ciò che possiamo e non possiamo fare in assoluto. Insomma, un oltrepersona che conosce tutto non solo di due uomini visti chiacchierare da lontano, ma anche di sconosciuti che in poche righe esprimono in tutta sincerità i primi pensieri suscitati dalle ovvietà di grillo. Vorrei tanto conoscerti bea, e chi non vorrebbe? tu sai perfino ciò che desideriamo nel profondo, ed in parte vedi il futuro, ciò che noi faremo e ciò che non faremo...
Alleluja Bea!

Posted by: dp at 04.02.04 10:06

Un paio d'anni forse tre, era l'ultima volta del Palaeur per Grillo. Minà mi portò a conoscerlo nel backstage, è un signore, un rivoluzionario, un libero pensatore.
Io li guardavo, quei due signori della cultura entrambi timidi e modesti come solo i Grandi sanno essere.E osservavo tutti i marchettari tronfi della loro dabbenaggine prostrarsi per terra a cercar di leccare il culo al profeta. Malinconicamente prendevo atto che mentre erano tutti lì in ostentata adorazione nessuno avrebbe mosso un dito per lottare per quei due miti che tranquilli erano lì a parlottare come si fosse stati in un qualunque bar di periferia.
Non sopporto questi alleluia che dureranno lo spazio di un post.
Non sopporto questo coro da branco, adesso volete Grillo "for presidente".
Ma andate a cagare tutti, anzi a vedervi il Grande Fratello che è quel che meritate perché è quel che VOLETE.
Gente come Grillo, come Minà, fatta fuori da TUTTE le televisioni, ignorata dai media, voi non la capirete mai.
Tenetevi Ricci e il suo antiberlusconismo di maniera. I misteri d'Italia non li conoscerete mai, lasciate perdere, non sono per quattro pezzi di merda come voi.
Il resto sul mariemarion.
Grazie Pietro.

Posted by: bea at 04.02.04 04:30

""L'elemento politico, anzi elettorale, può essere uno dei centri di cambiamento, assieme a tutti gli altri in cui ciascuno si voglia impegnare. """

ceramente, però bisogna uscire da una fase storica in cui si crede che gli unici cambiameni possano derivare dalla politica e non il contrario

Posted by: Domenico Schietti at 03.02.04 19:37

E' vero, il consumo critico è un elemento essenziale (lo pratico personalmente, nei limiti della non-ossessione), e da solo forse potrebbe ancora bastare. Ma non pensi anche tu che colpire il sistema su più fronti sia meglio che concentrarsi su un unico aspetto?
L'elemento politico, anzi elettorale, può essere uno dei centri di cambiamento, assieme a tutti gli altri in cui ciascuno si voglia impegnare.
L'esortazione a puntare sui partiti piccoli e ancora poco compromessi voleva essere soprattutto un invito a non sperare più di tanto in baracconi arrugginiti come ds, forza italia, ulivo e altri.

Posted by: dp at 03.02.04 15:28

Non centrano i partiti piccoli o grandi, il futuro del pianeta sarà determinato dalle scele dei consumatori, per questo bisogna darci denro con le internet campaigns di 2010 Poverty Elimination, tute le altre son fregnacce e scaricabarile...

http://www.liberaassociazioneilpopolo.it/

Posted by: 2010 Poverty elimination at 03.02.04 14:50

L'italia dovrebbe essere d'esempio per tutti i paesi del mondo.
Rappresenta il loro futuro se non interviene una rivoluzione culturale.
E' necessario attendere ancora un po, aspettare che il castello di carte crolli e che tutte le bolle di sapone siano implose. Dopodiché, quando tutte queste persone mediocri che ci governano e ci vogliono governare saranno state spazzate via dal furore delle persone semlici e giuste, sarà il momento di ricostruire un mondo.
Poiché l'Italia sarà la prima a cadere (sta già cadendo), è possibile che, con la ricostruzione di un sistema politico ed economico fondato sui valori innovativi che già divampano tra noi giovani di tutto il mondo, essa torni ad essere faro dell'umanità, ed in un certo senso lo è già ora (nel senso che indica a tutti dove conduce l'assurda strada che stiamo percorrendo).
Se vogliamo cominciare subito a cambiare le cose, alle prossime elezioni bisogna votare i partiti più piccoli. Nessun partito che abbia ottenuto il consenso del vecchio potrà condurci al nuovo, per paura di deludere la sua base elettorale. Diamo fiducia ai partiti che hanno una visione più radicale della politica, che portano avanti idee innovative e magari folli, e soprattutto che non hanno legami con i grandi partiti e che non scendono facilmente a compromessi.

Posted by: dp at 03.02.04 13:50

Non perdiamo più tempo e non aspettiamoci da altri ciò che non possono fare, pensiamoci noi, facciamo noi quello che vorremmo facessero gli altri, diamoci dentro con le internet campaigns diamoci dentro con 2010 Poverty Elimination

Posted by: Domenico Schietti at 03.02.04 13:34

Che tristezza!
Nemmeno l'articolo di Grillo fa ridere perchè eununcia una serie infintita del presente (e del futuro) degrado economico-finanziario-sociale italiano.
Nonostante tutto io credo negli ideali:
spero che il centro-sinistra vinca le prossime elezioni (forza Prodi! Sei la nostra unica speranza al di là dei vari Rutelli, Fassino, D'Alema e (amarus in fundus) Fausto Bertinotti.)
e ponga fine alle "monarchia"di Silvio I°Imperatore d'Italia.
RauL

Posted by: Piccolodiavolo at 03.02.04 12:16

Ci si dimentica una cosa, Il callistone nazionale prima di sponsorizzare forza italia pare abbia sponsorizzato (e molto) i cattocomunisti.

Posted by: cippirimerlo at 03.02.04 02:42

Gente diamoci da fare, se proprio sono impotente davanti a queste cose, almeno boicotto.
http://www.consumoresponsabile.it/

f

Posted by: f at 03.02.04 00:56

Vado oltre il caso Parmalat. Da antiliberista convinta ( il "libero" mercato produce più di 40
milioni di morte, per fame, ogni anno) saluterei con grande gioia tutte le borse e i borsini.

Posted by: Franca Maria Bagnoli at 02.02.04 15:59

La forza di un comico è di dire le cose ovvie, talmente ovvie da essere dimenticate.
Qualcuno, tanti anni fa, ha detto che il capitalismo italiano è un capitalismo straccione; oggi dovremmo aggiungere anche farabutto. Non è un caso che la mafia et similia, prosperano non ostante tutto.

Posted by: Giancarlo Zinoni at 02.02.04 12:37

in un paese normale i truffatori avrebbero paura della legge e di chi la fa rispettare, in Italia al massimo abbiamo paura delle Jene e del Gabibbo.....

Posted by: gm at 02.02.04 11:33

fantastico.. voglio Beppe Grillo a presidente del Consiglio!

thomas - il weblog dello shopping - http://costameno.splinder.it

Posted by: ueblogshop at 02.02.04 10:41

Che meraviglia! E' bellissimo!

Posted by: B.C. at 02.02.04 01:30

Ma si che le racconta le barzellette... il problema è che a molti italiani piacciono pure!

Posted by: Pietro B. at 01.02.04 22:15

in un Paese normale, Beppe Grillo sarebbe Presidente del Consiglio e Berlusconi racconterebbe barzellette a "La sai l'ultima?" - non agli italiani da Palazzo Chigi. In un Paese normale.

Posted by: Massimo Moruzzi at 01.02.04 22:09

Aggiungiamo tranquillamente e senza timori di smentite che in questo caso la verità fa proprio piangere!

Posted by: Pietro B. at 01.02.04 20:26

La verità non fa ridere. Facesse almeno pensare!

Posted by: omniaficta at 01.02.04 19:57
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