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Ero come sono (more or less)
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dal Salto del Canale

Ricordo che la mia Tesi universitaria (mi sono laureato in economia e commercio una decina di anni fa) la scrissi prima con una normale macchina da scrivere Olivetti, poi con una delle prime versioni di Word che "girava" in ambiente Windows 3.1, senza che esistessse ancora il "mouse" e quindi usando una serie di comandi tipo "Ctrl+K+Q". Credo che il PC fosse un 286 (con ben 20 MegaByte -non GB, ma appunto solo MB- di HD!), rigorosamente assemblato.

La Tesi inizia con una premessa che mi fa capire quanto poco sia cambiato il mio modo di ragionare da allora. Non so se devo considerarlo un fatto positivo, ma tant'è. La premessa in questione è questa:

"L'autorevole economista svedese K.G. Myrdal evidenziò come in qualsiasi lavoro scientifico si debbano "porre delle domande per ottenere delle risposte. E le domande sono espressione del nostro interesse per le cose del mondo, sono in essenza delle valutazioni". Da questo punto di vista, il modo in cui lo studioso imposta la sua analisi è particolarmente rilevante se l'attenzione è rivolta a problemi mondiali aperti con i quali è necessario confrontarsi con sollecitudine per evitare che la loro gravità crei condizioni difficilmente reversibili.

Tra questi ultimi, sembrano destinati ad acquisire una dimensione di assoluta priorità:

- l'incremento demografico, fisiologicamente insostenibile nei paesi più poveri e debolissimo in quelli più ricchi, causa, tra l'altro, di ampie spinte migratorie dal "Sud" (e dopo la recente caduta dei regimi comunisti anche dall' "Est" europeo) al "Nord" del nostro pianeta;
- il fabbisogno alimentare, drammaticamente crescente nelle aree più depresse del globo;
- il rapporto uomo-ambiente, troppo spesso basato su miopi interessi predatori incuranti dei delicatissimi equilibri biologici;
- la qualità della vita, il cui livello deve poter garantire a tutti una esistenza dignitosa;
- l'impatto della scienza e della tecnologia, di cui si è troppo spesso facilmente portati ad esaltarne solo gli effetti positivi;
- i rapporti politici, economici, sociali e culturali tra potenti e deboli, siano essi popoli o singoli individui.

Inoltre, il carattere sempre più inequivocabilmente internazionale dei rappporti e la assoluta interdipendenza delle più gravi problematiche della nostra epoca impediscono di isolare e lasciare insolute le maggiori condizioni (o pre-condizioni) di malessere, e ciò al fine di non compromettere seriamente lo sviluppo libero e pacifico di tutte le nazioni e per evitare di mettere l'umanità di fronte a scelte anche estreme.

L'urgenza di intensificare gli sforzi in questa direzione diventa una necessità improprogabile se si riflette su quella grande piaga della società contemporanea che si manifesta nel persistente sottosviluppo di una notevole porzione della superficie terrestre: ricordando le parole di Myrdal, la maggiore parte dei fallimenti degli interventi a favore dei paesi più bisognosi sembra vada attribuita più ad un errato approccio alle loro specifiche problematiche piuttosto che alla qualità delle politiche adottate. L'esperienza ha infatti dimostrato che analoghe strategie di sviluppo applicate in regioni -o in fasi- diverse hanno prodotto risultati completamente differenti, spesso anche opposti. Questo dovrebbe far riflettere più accuratamente sul peso dei livelli e delle condizioni di partenza, ed in generale sulla complessità del fenomeno dello sviluppo, il quale non può essere dissociato dalla storia e dalla geografia dei singoli paesi del Terzo Mondo.

Il tema dello sviluppo, in quanto composito fermento culturale, sembra aver bisogno di un approccio globale che permetta di vagliare i contributi di differenti discipline, come pure di disanime articolate che evitino il fascino perverso di analisi semplicistiche cui non possono che seguire diagnosi superficiali, distratte e dannose."

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