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La gaya informazione, ovvero l'outcoming dei filosofi gay
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di Elisabetta Mori

O tempora! O mores!, avrebbe sentenziato il buon Cicerone, non ignorando, uomo informato sui fatti quale fu, che anche ai suoi tempi l’omosessualità era una scelta di vita da parte di famosi filosofi , di consoli e imperatori che non si fecero mai mancare il giovinetto dalle belle forme e dal grazioso intelletto. Scelta di vita che comunque nulla toglieva alla grandezza del loro pensiero o del loro impegno nel governare il mondo.

Basti pensare, per tutti, all’imperatore Adriano, che per mezzo delle splendide pagine delle sue memorie scritte da Marguerite Yorcenar, così dice della sua passione per Antinoo:

"Ho conosciuto l’amore, il più saggio degli dei,
ho vissuto da dio, ma ad un solo uomo ho
permesso di distendersi sulla mia vita
."

(Memorie di Adriano, Marguerite Yorcenar, ediz Einaudi)

Tanto da indurre anche il disicantato Pessoa a scrivere una Ode, colpito, forse, dall’intensità del sentimento di un uomo per un altro uomo:

"Fuori batteva la pioggia, fredda nell’animo di
Adriano.
Morto giaceva il giovinetto
sul basso letto e nella nuda superficie, ove,
agli occhi di Adriano, dal dolore atterrito,
l’ombrosa luce della nera Morte era diffusa.

(Una sola moltitudine, a cura di Tabucchi, ediz, Adelphi, traduzione di Maria Josè de Lancastre)

Cosa spinge l’animo umano a nutrire tali profondi sentimenti per una condizione che molti definiscono "fuori natura" non lo so, e non è l’argomento che qui voglio affrontare.

Piuttosto mi aggancio al gran clamore di questi giorni, dopo la scelta, da parte dell’elettorato pugliese, di Niki Vendola, poeta filosofo, di sinistra, omosessuale senza falsi pudori, a contrastare Fitto nella corsa alla rielezione per il governatorato della Puglia.

I giornali italiani, temporaneamente distratti dalla inquietante sciarada del binomio Albano-Lecciso, hanno cavalcato la tigre e si sono messi a spulciare l’elenco dei pensatori, artisti, politici italiani.

Vattimo, studioso e conoscitore profondo del pensiero di Nietzsche e non solo, appare tra i più imbarazzati, perché dice " Ora si parla di sdoganamento dei gay, può far piacere ma significa che il sistema è onnivoro. E io credo che si debba conservare quella "differenza", altrimenti si finisce nella melassa." (Corriere della Sera Magazine, 27/01/2005)

Questa frase mi ha colpito: c’è una dignità profonda nella condizione del gay, almeno dei più raziocinanti, che non andrebbe svilita dalla grancassa della notizia a tutti i costi.

L' ostentazione (della omologazione) da parte dei canali di informazione che influenzano poi l'immaginario dell'italiano medio, mi pare eccessiva e fuori delle righe. C'è forse un tentativo di voler ridurre la politica, l'arte, il pensiero ad una semplicista quaestio di una scelta di vita - molto privata - piuttosto che ad un' altra? La cosa mi inquieta, anzi mi spaventa.

Una scelta che non ricopre di sé i canali della morale vera, quella che la politica spesso dimentica: non rubare, non ammazzare, non dare falsa testimonianza, rispetta il prossimo tuo come te stesso...

Che ci fossero pensatori, filosofi e anche omosessuali, lo sapevamo dal tempo dei Peripatetici che dissertavano di filosofia passeggiando accompagnati dai loro giovani allievi, dal tempo di Arnaud, Bacon, Campanella e via via a giungere fino ai nostri giorni. Non capisco, quindi, perchè tanto stupore.

Credo che bisognerebbe ritrovare il giusto senso delle cose, ridare dignità a questo nostro mondo così affamato di notizie che vìolano oltre misura la sfera del privato e riportare il lettore poco informato a notizie più importanti per la sua formazione culturale e umana.

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