La mafia non esiste? Da siciliano e da giornalista
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di Riccardo Orioles
da Osservatorio sulla Legalità
Certo, Cuffaro ha tutto il diritto di protestare contro Report perche' "diffama la Sicilia". Sarebbe stato rimproverato dai mafiosi se non l'avesse fatto. Mica e' una novita'. Quando uccisero Giuseppe Fava il sindaco Munzone "Vi giuro sul mio onore - proclamo' commosso - che a Catania la mafia non esiste".
Munzone, Cuffaro e gli altri sono semplicemente il personale politico di questo strano sistema di governo della Sicilia, basato parte sul clientelismo e parte sull'omicidio. Fanno il loro mestiere. Non servirebbe a niente bruciare per tre volte di seguito lo stesso locale dello stesso commerciante che si rifiuta di pagare il pizzo, se poi la tv ne deve fare un eroe.
Dunque bisogna ordinare ai politici di far casino contro la tv, non tanto per ottenere la "trasmissione riparatrice", quanto per lanciare chiaro e forte l'avvertimento: di mafia, nella televisione italiana, non se ne deve parlare.
L'avvertimento e' reso eloquente dal fatto che la Sicilia, a parte la Colombia e a parte le zone di guerra, e' il luogo dell'occidente in cui sono stati uccisi piu' giornalisti: almeno otto. La gentilissima signora Gabanelli di Report e i suoi stimabili collaboratori - questo e' il messaggio - non vorranno certo essere il numero nove, dieci e cosi' via.
Quando Claudio Fava risponde - col disprezzo che merita - al portalettere dell'apparato, non sono due politici in cortese dibattito: da un lato c'e' il giornalista sfuggito a un attentato mafioso, figlio di un altro giornalista ucciso dagli imprenditori mafiosi. Dall'altro c'e' Cuffaro, Munzone, i vecchi e nuovi cavalieri, Ciancimino: tutto il sistema che governava, e governa, la Sicilia. Par condicio.
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Questa e' la normalita', giu' in Sicilia, e tocca principalmente a noi siciliani fare i conti con essa. Con due note, che non riguardano piu' i politici ma ciascuno di noi direttamente. Prima di tutto: non ho letto niente da parte di Veneziani, che rappresenta la destra "colta" nel comando Rai.
La politica e' politica, non pretendo che si sia gentili, democratici e liberali. Pero' alcune cose stanno sopra la politica, la lotta alla mafia per esempio. La lotta alla mafia e' anche belle parole, "ideali politici" come gli altri. Ma e' anche gente concreta, carne e sangue, persone.
Borsellino che fa il suo ultimo discorso in assemblea. Non lo dice, non e' il suo stile: ma a un certo punto questa percezione riempie la sala, palpabile come una cosa, e tutti a ciglia asciutte raccolgono il testamento del nostro giudice, dell'uomo dei siciliani, di Borsellino.
Oppure il proprietario Piazzese fra le macerie del suo locale, con le cambiali da pagare e i figli da mandare a scuola; e la decisione da prendere - uomo o quaquaracqua' - nel giro di dieci minuti. Sia Borsellino che Piazzese non hanno diritto di parola in Italia. Vengono censurati da Cosa Nostra - e dalla destra. Ecco.
Io, se un "compagno" Crisafulli parla con i mafiosi (parla soltanto: non si fa addirittura incriminare come Cuffaro), lo attacco pubblicamente, senza pieta'. E qui, della politica me ne fotto. Lo stesso, laggiu' a palazzo, Claudio Fava. Perche' noi abbiamo vissuto qualcosa di piu' della politica. Cazzate possiamo farne quanto gli altri. Pero' di fronte a quel proprietario Piazzese, o a Borsellino, sappiamo qual e' il nostro dovere.
E Veneziani? E' un "nemico", politicamente. Ma e' anche un uomo che ha scritto, che ha lottato, che non e' stato sempre un uomo di potere. Gli chiedo: che cosa vuoi fare ora, tu personalmente? Una dichiarazioncella in sostegno, meglio tardi che mai? Un "nenti sacciu", un silenzio comodo come tutti gli altri? Oppure un bel gesto, tipo cercare Cuffaro e schiaffeggiarlo? Vedi tu.
Io, come siciliano, voglio sapere su chi sto contando ora. Ho avuto anche dei fascisti accanto, contro la mafia di vent'anni fa. Ora voglio sapere che palle ha la destra di ora, quanto conta per lei la politica e quanto il resto.
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Non c'e' stata solidarieta', in Sicilia, contro le intimidazioni di Cuffaro. La giornalista "continentale" che ha difeso, a suo rischio, i siciliani, alla fine e' stata difesa (per bassi motivi politici) da un dirigente Rai leghista; ma non dai siciliani.
I giornalisti siciliani hanno continuato a lavorare tranquillamente, quel giorno, nelle loro tv e nei loro giornali, mentre i colleghi di Report erano sotto il tiro di Cosa Nostra; ne' il loro sindacato (ma il sindacato dei giornalisti, in Sicilia, andrebbe commissionato domattina) ha indetto scioperi di protesta. I commercianti si sono comportati come al solito, disertando unanimemente l'assemblea indetta contro il "pizzo".
Ma su commercianti e giornalisti non ci siamo mai fatti illusioni. Il grave e' che i ragazzi del liceo Meli di Palermo sono entrati regolarmente a scuola, quel giorno, e cosi' al Maurolico di Messina, allo Spedalieri e al Cutelli di Catania, e dappertutto. Nessuno di loro ha lontanamente pensato a occupare la scuola, a bloccare la sede Rai, a fare il corteo per i giornalisti onesti e contro Cuffaro.
Dieci anni fa non sarebbe stato cosi'. Ammazzare Falcone, eliminare il Coordinamento antimafia, esiliare i militanti antimafiosi, minacciare i giudici vivi, imbavagliare i giornalisti, in fondo serviva principalmente a questo: rincretinire i ragazzi siciliani, convincerli che sono un gregge di pecore e che non contano niente.
Ogni tanto - come ora - ci riescono. Ma non gli dura mai molto a lungo.
da La Catena di San Libero
Speciale mafia
by www.osservatoriosullalegalita.org
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