Cara Giuliana
-------------------------
[da il Manifesto del 22/2/2005]
Cara Giuliana,
nel video mi sembravi un uccellino in gabbia, con i capelli arruffati e lo sguardo impaurito e mi chiedevi di salvarti e vedrai che tutti noi ci riusciremo. Sabato a Roma c’è stata una manifestazione imponente e commovente. Non c’era solo il nostro popolo della pace c’era tutto il popolo italiano a chiedere la tua liberazione. Ho rivisto gli amici e i compagni di tutta la nostra vita non hai idea quanti, ci metterò molto tempo – quando tornerai – a ricordarteli tutti.
E poi la gente del nostro quartiere, che conoscevamo appena, ma che ha riempito di locandine le strade di casa e, magari per la prima volta, ha partecipato a una manifestazione.
Ora ti scrivo queste righe, tradotte anche in arabo perché spero – chissà – che tu riesca a leggerle per avere un po’ di conforto, per non farti sentire sola, per abbracciarti insieme a tutti noi che non smetteremo di lottare fino a quando non tornerai a casa.
Papà e mamma sono straordinari, sono venuti a Roma bersagliati da telecamere e fotografi e hanno retto benissimo, tuo padre è diventato un’icona con la sua barba bianca e lo sguardo lucido e commosso, la mamma sembra te: un po’ impaurita, smarrita tra tanta gente, dolcissima.
Ma vorrei anche parlare ai tuoi rapitori. Io non so chi siano né chi possano essere, ma per quanto lontani da noi sono uomini che possono ascoltare.
Tu sai quanto io abbia sempre cercato di trovare e capire le ragioni degli altri, di tutti gli altri anche di quelli tanto diversi da noi da sembrare di un altro mondo. In fondo giravamo tanti paesi lontani anche per capire questo. Ora non so come rivolgermi a loro, alla loro umanità che pure certamente esiste in un contesto di tragedie e devastazioni portate dalla guerra. Mi sento solo di dirgli di parlare con te, di guardarti negli occhi, di trovare nelle tue parole, oltre che nelle foto che tu hai fatto e che certamente avranno visto sui canali televisivi arabi, le ragioni di un’umanità che sembra perduta, le ragioni di una passione per un popolo, quello iracheno, che tu hai raccontato come forse nessun altro Ë stato capace di fare.
E se poi vogliono altro – soldi, politica o chissà – altri sapranno trattare. Amore mio ti abbraccio forte forte, ci rivedremo presto.
Pier
Posta| | TrackBack