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Logo 31.12.03

Buon 2004!
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AUGURI A TUTTI COLORO CHE SEGUONO ITALIABLOGOLTRE.

POSSA ESSERE IL 2004 UN ANNO DI PACE E DI PROSPERITA'.

GRAZIE.

Pietro Busalacchi

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Caso Parmalat
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Castelli: "No a grazia a Sofri sì invece a una nuova legge"
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[da Repubblica.it]

In un intervento sulla Padania il Guardasigilli ribadisce: "Non firmerò, la soluzione è cambiare la normativa". "Il problema non è lui, è uno dei 55mila detenuti non vedo perché dovrebbe essere trattato diversamente"

MILANO - Le prese di posizione degli ultimi giorni a favore della grazia ad Adriano Sofri non hanno fatto cambiare idea al ministro della Giustizia Roberto Castelli. In un intervento sulla Padania il Guardasigilli conferma che non firmerà nulla perché la firma "comporta inequivocabilmente assunzione di responsabilità". Ma aggiunge che non volendo "esercitare oltre ogni limite il potere di interdizione" che la legge gli assegna, vede la soluzione in "una legge che sia più rispettosa del dettato costituzionale di quanto non lo sia ora la norma vigente". E, in proposito, definisce "ragionevole" la proposta Boato.

L'intervento è titolato "Castelli: grazia, sì alla nuova legge". Esplicito anche l'occhiello: "Il problema non è Sofri, uno dei 55mila detenuti, ma l'equilibrio dei poteri". Il ministro rileva che, al contrario di altre volte, "il tono degli interventi è assolutamente civile e meditato". Ma giudica "gli argomenti posti alla base della necessità della grazia tutti da respingere, tranne uno". Dunque no al fatto che Sofri sia un uomo completamente diverso (migliaia di detenuti potranno dimostrare il loro pieno recupero solo a fine pena), no all'auspicio del Parlamento Europeo ("in fatto di grazia siamo di fronte a un atto individuale"), no a Sofri innocente ("non possiamo trasformare una prerogativa costituzionale in un quarto grado di giudizio") e no a una concessione di grazia perché altrimenti Pannella fa lo sciopero della fame ("ininfluente e lo dico con tutto il rispetto per Pannella e le sue sicuramente legittime battaglie").

Castelli scrive di continuare a "non condividere un provvedimento di grazia", a maggior ragione ora che problemi di terrorismo e la stessa tragedia di Nassiryia hanno riavvicinato il paese alle forze armate e alle forze dell'ordine. Il ministro crede che "sarebbe una grave offesa per tutte le vittime cadute nell'adempimento del proprio dovere graziare chi è stato condannato per aver mandato ad ammazzare con un colpo nella nuca un Commissario di Polizia".
"Questo è ciò che penso - scrive il Guardasigilli - ma non desidero esercitare oltre ogni limite il potere di interdizione che la legge del Codice di Procedura Penale assegna al Ministro della Giustizia".

Castelli non è d'accordo con chi sostiene che il sì alla grazia è maturo tra la gente; ritiene che si tratti di "una questione tutta interna al Palazzo, in senso lato comprendendo tutte le trasversalità di potere".

"Ma se, come sembra - aggiunge - il Palazzo è orientato su questa soluzione, non desidero opporre ciecamente una resistenza solitaria, ma d'altro canto non posso scendere a patti con la mia coscienza, per cui ribadisco che, allo stato, non firmerò alcunché, visto che la mia firma comporta inequivocabilmente assunzione di responsabilità".

Che fare, allora? Niente escamotage delle dimissioni per un giorno: "Sarebbe meschino". Ma Castelli sarebbe "dispostissimo" a farsi da parte definitivamente su richiesta della Casa delle libertà o della Lega.

"Penso - aggiunge - che la via da intraprendere sia un'altra e si riferisce all'unica obiezione che ritengo condivisibile secondo la quale con il mio diniego esautorerei di fatto il capo dello Stato da una sua prerogativa costituzionale. Questa obiezione è, a mio avviso, fortemente fondata, ma allo stato attuale Presidente della Repubblica e Ministro sono legati dal combinato disposto Costituzionale e legislativo in forza del quale il secondo esercita di fatto un decisivo potere di interdizione nei confronti del primo. Affermo anche che tutto ciò avviene, almeno nel mio caso, obtorto collo".

Serve quindi "una legge che sia più rispettosa del dettato costituzionale di quanto non lo sia ora la norma in vigore", prosegue il Guardasigilli sottolineando infine che il "problema non è Adriano Sofri, ai miei occhi uno dei 55mila detenuti con pari diritti e doveri, ma quello generale dei rapporti tra Ministro della Giustizia e Capo dello Stato in materia di grazia".

Della questione Castelli ha parlato anche a Vienna, dove si trovava per una serata di musica lirica in
coincidenza con la fine del semestre italiano di presidenza Ue. E anche in quella sede il ministro ha ripetuto che "c'è tanta gente che si trova
nella stessa situazione. Non vedo perché Sofri perché è amico di tanti 'maitres a penser' dovrebbe avere un trattamento diverso".


(29 dicembre 2003)

Logo 24.12.03

make love, not war!
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da Mariemarion

Gézuar Krishlindjet Vitin e Ri!
I'D Miilad Said ous Sana Saida
Boas Festas e Feliz Ano Novo
Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok
Seng Dan Fai Lok, Sang Nian Fai Lok
Sretan Bozic
Glædelig Jul og godt nytår
Colo sana wintom tiebeen
Gajan Kristnaskon
Hyvää Joulua or Hauskaa Joulua
Joyeux Noël et Bonne Année!
Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ur!
Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto
Kala Christougenna Kieftihismenos O Kenourios Chronos
Mele Kalikimaka & Hauoli Makahiki Hou
Merry Christmas and Happy New Year
Nollaig Shona Dhuit
Gleðileg Jól og Farsaelt Komandi ár!

Buon Natale e Felice Anno Nuovo

Sung Tan Chuk Ha
Seva piroz sahibe u sersala te piroz be
Bon Nadel y Bon Ann Nuef
Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu!
Linksmu Kaledu ir laimingu Nauju metu
Schéi Krëschtdeeg an e Schéint Néi Joer
Streken Bozhik
Nixtieklek Milied tajjeb u is-sena t-tabja!
Meri Kirihimete
Zul saryn bolon shine ony mend devshuulye
God Jul og Godt Nyttår
Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar!
Wesolych Swiat Bozego Narodzenia
Boas Festas e um feliz Ano Novo
Craciun fericit si un An Nou fericit!
Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom
Nollaig chridheil huibh
Hristos se rodi
Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa
Vesele Vianoce a stastny novy rok
Vesele bozicne praznike in srecno novo leto
Feliz Navidad y Próspero Año Nuevo
God Jul och Gott Nytt År
Froehliche Weihnachten und ein glückliches Neues Jahr!
Suksan Wan Christmas lae Sawadee
Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
Veseloho Vam Rizdva i Shchastlyvoho Novoho Roku!
Kellemes Karacsonyiunnepeket & Boldog Új Évet Naya Saal Mubarak Ho
Sinifesela Ukhisimusi Omuhle Nonyaka Omusha Onempumelelo

Logo 20.12.03

Il sogno di Silvio
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di Isabella Gilla

[eccezionalmente dai commenti di ItaliaBlogOltre]

Quella che vado a raccontarvi è la storia di come i miracoli a Natale, succedano, esistano, ci sono o almeno provano ad esistere nei nostri sogni!
Mancavano circa 2 settimane a Natale e quel giorno Silvio aveva tanto freddo e tanta fame, ed era triste perché a casa come ogni anno avrebbe lasciato a pancia vuota i suoi 2 bei figlioli (una femminuccia di 15 e un maschietto di 10) e la sua esuberante mogliettina che lo aspettavano.

Anche se la mogliettina esuberante aspettava di solito altri e non a casa, bensì in un posto un pò più arieggiato ovvero il casello dell’autostrada A4 Milano - Venezia. Silvio e l’allegra, ma non troppo famigliola vivono vicino alla stazione di Milano in case occupate, così le chiamano, dice Silvio, perché ci siamo noi dentro che le occupiamo, domani quando il comune se le verrà a riprendere le chiameranno case disoccupate, un po’ come la gente che ci abita.

Un lavoro ce lo aveva pure, era uno dei tremila operai (cioè quelli che operano…si ma non sono dottori) della “Mondadori, Entertainment, Media Video, Rizzoli, Mediaset S.p.a”, ma l’idea di stare li ancora sottopagato fino alla fresca età di 65 anni non lo rendeva certo più felice. Arriva il 24 dicembre ore 20.00 finalmente è finita, Silvio esce da lavoro, se così è giusto chiamarlo, dalle 6.00 alle 20.00 orario flessibile, è la vigilia di Natale.

Silvio, come ogni buon italiano medio che lavora nel nord produttivo che si rispetti, a Natale si è preso all’ultimo momento, per gli ultimi regali e le ultime leccornie da aggiungere alla duecento portate del 25 (che poi, piccola riflessione del narratore, alla fin fine sarebbe la festa per il compleanno di Gesù e non la festa degli obesi). Il problema è che Silvio non ha ancora cominciato con i regali e le leccornie e la sua busta che paga poco parla chiaro (…nel millennio tecnologico le buste parlano!).

Tagli sulle spese del personale, tagli sull’assistenza sanitaria, tagli su….meglio non continuare seno Silvio potrebbe tra le tante cose tagliarsi…le vene. Silvio nella strada verso casa è sempre più triste, Piersilvio dalla televisione collegata al cavo della famiglia che sta a due piani sopra il loro ha visto dei pupazzetti strafighi tecnologici deportati direttamente dagli U.S.A. che vorrebbe a tutti i costi come regalo, la figlia invece vorrebbe tutto il kit completo dei ragazzi di saranno famosi tutina e fascetta con sudore della De Filippi incorporato e la moglie invece…bhe con quella va al risparmio i regali se li fa già da se.


Silvio assorto nei suoi pensieri si scontra niente po po’ di meno che con un tizio extra elegantissimo, super lusso. Questo tale emanava talmente tanto profumo che in contrasto al puzzo di Silvio avrebbero potuto dare vita alla più letale bomba batteriologica mai esistita, da vendere subito agli americani i quali gli avrebbero dato la possibilità di risolvere tutti i suoi problemi finanziari. E’ proprio vero quando si dice…DIO BENEDICA L’AMERICA.

Comunque torniamo a quell’incontro - scontro, Silvio aveva colpito un pezzo grosso perché arrivarono subito sette energumeni dotati di mitra e kalasnikov a soccorrerlo, mettendo Silvio con le spalle al muro. Silvio tremante non capiva più che gli stava succedendo, il tutto era talmente inverosimile che o lui si era calato o aveva bevuto qualcosa di veramente forte, e questo lo riempiva di gioia visto che non aveva speso neanche mezzo euro (l’unico pezzo grosso che gli era rimasto in tasca), o che in Italia la gente non era assolutamente normale.

Si perché prima forse all’inizio della storia c’è sfuggito un piccolo particolare un’inezia, Silvio è albanese lui come tutta la sua famiglia di Tirana sono arrivati a Milano grazie alla moltitudine di traghetti della ormai avviata societa’ Caronte S.p.a.. (Ma a Milano non ce il mare…ok una parte l’avranno fatta a piedi mica gli dobbiamo dare tutto in mano a sti stranieri che poi si abituano male). Ma torniamo a Silvio e il tizio impomatato.

Dopo essere stato palpeggiato malamente dagli energumeni di prima (culattoni raccomandati sadomaso…aleggia nella mente del povero malcapitato), viene portato dritto dritto nel super mega store max trade center dove mai avrebbe creduto di finire la vigilia di Natale: la questura.

Silvio infreddolito impaurito si sentiva quasi l’iceber scontrato dal titanic quanto erano premonitrici di una vera catastrofe le parole di quel tizio ai suoi scagnozzi:…portatelo in questura lo rimanderanno a casa giusto giusto per mangiare il pandoro Bauli al pranzo delle 13.00 dopo la Messa disse. Silvio chiede di scambiare due parole in privato con il signorotto prima di essere spedito davanti al giudizio universale e l’alto potere glielo concede.

Tremante e con il cuore rivolto sempre alla famigliola allegra, adesso proprio per niente, che lo aspettava a casa, si avvicina al signorotto che per comodità e per la legge sulla privacy chiameremo, d’ora in poi, imbecille. Dicevamo i due si siedono sulla fredda panchina posta proprio dietro l’angolo di via Monte Napoleone, posto sciccosissimo, Silvio prende coraggio e guardando l’imbecille dentro le palle degli occhi (visto che erano le uniche palle che aveva) gli disse: sa, negli occhi della gente c’e scritta la loro vita, le gioie i dolori, le paure, le sicurezze, ovvero la verità.

Io non so chi è lei e nemmeno m’interesse se devo essere sincero, uno importante, penso anche più di nostro signore Gesù Cristo se è in potere di decidere del destino mio e di tutta la famiglia. Anche se, continua, guardandola negli occhi vedo in lei tanta tristezza, tanta amarezza, tanto bisogno di una pacca sulla spalla, di un abbraccio dei suoi cari…l’imbecille tutto ad un tratto lo blocca, si alza e con un battito di mani tipo mago pancione fa comparire i suoi scagnozzi che lo afferrano per le braccia.

Silvio resiste ancora un attimo davanti all’imbecille pregandolo di guardarlo dritto negli occhi e dirgli invece lui che cosa leggeva che cosa vedeva. L’imbecille alzo gli occhi per un attimo ma quasi colto dall’angina pectoris, abbasso subito lo sguardo e si lascio quasi cadere. Silvio portato via come un ladro non si senti in grado di serbare odio per quel triste e vile uomo al quale ormai era rimasta l’ombra di se stesso come unico fedele amico e servitore. Era strano e quasi comico come le parti dell’inquisitore e l’inquisito in quell’attimo si fossero capovolte, erano gli occhi dell’imbecille che chiedevano aiuto a Silvio e non viceversa.

Nella strada che portava alla questura Silvio vedeva riflesso dal finestrino dell’auto, persone dalle più strane alle cose più variopinte….forse l’effetto dell’alcool mai bevuto…una grande festa…i cui ospiti d’onore nella lista erano lui, la sua allegra famigliola, Mohamed e famiglia, Ibrahim del terzo piano, la signora Jasmine del primo e tanti altri…ma non era un sogno, era arrivato alla questura.

Porca miseria zozza…erano tutti fuori ad aspettare e ad aspettarlo per il grande veglione Natalizio, in fila come se dovessero ritirare la calza della befana. “Ma che calza e calza”, esprime in maniera un po’ più colorita, uno degli invitati alla pseudo festa, “…ci sono venuti a prendere alle 20 ci hanno fatto un’imboscata sti bastardi e adesso stanno dividendo i buoni dai cattivi, regalino o carboncino”. Tutti cattivi, tutti carboncini evviva!!!.

Erano le 23.59 e tra un minuto la mezza notte: Natale!!! Nelle piu’ belle favole di Natale che si rispettino, alla mezzanotte succede sempre qualcosa di meraviglioso: un fiocco di neve accarezza il volto di un bambino o una famigliola davanti alla tavola imbandita si abbraccia e si bacia o succede che un gruppo di emigrati (Silvio e compagnia) vengano lasciati liberi di vivere una vita da persone libere, liberi di mangiare, di lavorare, di dormire…naaa cosa troppo fantascientifica; tecnologia e scienza hanno ancora da lavorare per arrivare a cotanta scoperta! Abbiamo il cellulare con la tv, il dvd, la playstation e il microonde incorporato ma questo, la libertà no!

Questo finale come dicevamo è tipico delle favole o dei fantastici film di Natale targati U.S.A. non Italy quelli sono troppo dementi non arrivano a cotanto scontato bel finale. Silvio e combriccola avrebbero desiderato tanto di far parte almeno per questa volta queste favole o di queste fantastiche Movies Usa.

Silvio decide quindi chiamando a se tutti gli amici di prendersi per mano in cerchio e di chiudere gli occhi sotto la neve fioccante e il vento pungente (non quello delle favole, ma quello infame dell’interland). Per loro non era così il marciapiede fuori la questura era come in una favola, i bambini che si prendevano a palle di neve e ridevano sotto un grande Albero pieno di doni e un banchetto pieno di cibo.

Tutto ad un tratto la sveglia suona 25 dicembre 2003 ore 9.00 Silvio…Berlusconi Cavaliere, Presidente, Arci Direttore Mega Magnifico si sveglia, anzi no, temporeggia stranito, si guarda attorno, fa un sospiro di sollievo. “Era solo un sogno (dice tra se e se)”, un brutto sogno (commento del narratore bel sogno). Lui povero come un cane, alla pari di quei bifolchi al freddo al gelo, e si fa due risate. Scende dal letto indossa la vestaglia e fa per andare in sala da pranzo passando dal corridoio per la prima colazione.

Si scontra con lo specchio, si guarda…negli occhi, farfuglia istintivamente delle parole: “…negli occhi di una persona c’e scritta la loro vita, le gioie, i dolori, la felicità e la solitudine…” E stranito nuovamente ripensa a quel Silvio del sogno, all’imbecille e si dirige verso la sala per la colazione.

Cerca di raccontare i suoi turbamenti al maggiordomo, che come da ordine costituito, s’inchina senza guardarlo in viso e gli lascia come di consueto i suoi vari quotidiani per la lettura mattutina (suoi visto che è lui il padrone di questi testate). Silvio mentre sorseggia del caffè caldo comincia a sfogliare il primo dei giornali, legge velocemente le prime pagine fino ad arrivare quasi guidato da una foga strana, all’ultima pagina dove in fondo a destra (destra per ovvi motivi) in piccolo legge,: “Gruppo di Extracomunitari muore la notte di Natale. In 35 sfrattati dalle case occupate vicino alla stazione di Milano centrale.
Perdono la vita per aver aspettato 5 ore fuori dalla questura per il rinnovo del permesso di soggiorno previa espulsione da Milano”.


Silvio alla notizia rimane impietrito, rovescia la tazza con il caffè rimasto, non parla e una lacrima riga il suo bel faccione. Colpo di scena…
E si amici miei cari voi non ci crederete ma alla fin fine un piccolo miracolo il giorno di Natale è successo davvero. Silvio il Berlusca è sceso dal suo solitario trono dorato, é venuto tra noi mortali per 24 ore almeno, per 24 ore nostro signore Berlusconi ha smesso di rompere i coglioni!

Buon Natale
Gilla


Gli angeli del cortile
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di Adriano Sofri

[da GLI ANGELI DEL CORTILE di Adriano Sofri, illustrazioni di Sergio Staino, Isabella Staino, editore Einaudi, euro 12]

Dato che preferiscono dormire all’aria, certe volte gli angeli custodi non si accorgono che il loro detenuto custodito….viene acchiappato a tradimento prima dell’alba e imbarcato verso qualche altro carcere. Magari il detenuto è già a Sulmona e il suo angelo sta ancora facendo la ginnastica mattutina in cortile.

Allora lo scompiglio è grande, perché il detenuto senz’angelo a Sulmona si sente derelitto, e l’angelo senza detenuto a Pisa si dispera. Non c’è niente di più avvilente di un angelo custode penitenziario senza il suo detenuto. Cerca di dare una mano ai detenuti degli altri, ma la cosa non è ben vista dai colleghi angeli,c’è un po’ di gelosia. Un loro grande pregio invece è che non fanno questione di religioni: gli angeli dei cristiani e quelli dei musulmani vanno d’amore e d’accordo.

E si fanno gli auguri nelle feste reciproche. Natale poi piace a tutti. Uno pensa che gli angeli abbiano capacità straordinarie, ma in realtà hanno anche straordinarie difficoltà. Un detenuto può sempre protestare, ma l’angelo? Sale sul tetto e minaccia di buttarsi giù. Ma tutti sanno che le ali lo faranno planare dolcemente.

Tiene sotto la lingua una lametta e minaccia di tagliarsi, ma tutti sanno che un angelo non ha circolazione sanguigna. Dello sciopero della fame non se ne parla: gli angeli non mangiano e non bevono. Per questo gli angeli custodi penitenziari hanno una espressione così abbacchiata. Anche ora, qui dentro, benché il Natale sia la loro vera festa, e stanno volteggiando gioiosamente sopra il presepio di suor Cecilia.

Ci sono anche due o tre angeli custodi di detenuti trasferiti ieri, quando non se lo aspettavano. Li riconoscete, perché svolazzano insieme agli altri, ma senza gioia. All’inizio gli angeli sono tutti uguali, né maschi né femmine, né vecchi né troppo giovani, tutti sereni e snelli. All’inizio gli angeli sono tutti proibizionisti, così un occhio non smaliziato non riesce a distinguere un angelo dall’altro, e questo provoca delle complicazioni. Per esempio quando si fa confusione fra l’angelo di un agente e l’angelo di un detenuto.

Però col passare del tempo gli angeli custodi finiscono con l’assomigliare ai loro custoditi…..sapete, come i cani che assomigliano ai padroni, e viceversa. Col passare del tempo gli angeli diventano anche un po’ meno sereni, anzi certe volte perdono la pazienza. Per esempio, l’angelo custode di Alessandro Morresi una volta, al centro clinico, ha dato in escandescenze.

E’ un angelo che non può vedere gli aghi. Gli angeli in genere non possono vedere gli aghi e le siringhe e le cose che bucano e tagliano, e amano invece le cose che sfiorano, accarezzano e avvolgono. Poi per necessità si sono rassegnati alle pazzie dei loro custoditi, e alle pazzie molto più pazze delle autorità che fanno le leggi sulla droga: perciò gli angeli hanno continuato a fare le loro prediche, ma intanto si affannavano a sventare lo scambio delle siringhe, il metadone risputato da una bocca all’altra e altre sciocchezze suicide.

Morresi detto Festucci ha un angelo detto angelo di Festucci, il quale è esasperato. I detenuti di solito raccontano di essere stati arrestati per qualcuno che ha “messo la firma”, qualche pentito, qualche intercettazione che ha nominato il loro nome. Ma non va sempre così. Per esempio, l’ultima volta delle mille volte che Morresi è stato arrestato, la polizia è arrivata perché le aveva telefonato il suo angelo, l’angelo di Festucci, appena in tempo perché non crepasse solo come un cane nella sua casa, pieno di aghi che cercavano invano un avanzo di vena in cui infilarsi.

Chissà perché si dice solo come un cane: i cani sono le creature più socievoli, le ultime a lasciar soli i loro padroni. Bisognerebbe dire: solo come un eroinomane che barcolla cercando un avanzo di vena L’angelo di Festucci ha chiamato la polizia, appena in tempo, e poi l’ha accompagnato quando in fretta e furia l’hanno trasportato dal centro clinico all’ospedale, e l’avevano già dato per spacciato. Li chiamano spacciatori, e sono spacciati. E all’ospedale l’angelo di Festucci gli ha tenuto l’anima coi denti, l’ha rimesso in piedi, e l’ha riportato qui dentro, a riprendere un po’ di colore.

Pensate allo stato d’animo dell’angelo che salva la vita a Festucci a costo di portarlo in galera, e lo rimette in sesto con la prospettiva che quello torni di corsa a infilarsi aghi. Agli angeli custodi solo pensare a una intramuscolare o a un taglietto procurato facendosi la barba fa venire la pelle d’oca. E’ un modo di dire, perché agli angeli non cresce la barba: però vi garantisco che la pelle d’oca gli viene.

Voi potrete pensare: è il minimo che possano fare, gli angeli, se sono custodi, custodiscano. Anche gli agenti di custodia: sono pagati per questo. Ma questi sono giochi di parole: i custodi che custodiscono, i ragionieri che ragionano…le passeggiatrici che passeggiano…gli avvocati difensori che difendono - magari! Per malignità, potreste anche pensare che la devozione degli angeli custodi si spieghi col rischio di perdere il posto.

Se Alessandro ci avesse lasciato le penne – ecco un altro modo di dire strano: Morresi non ha le penne,e ha la barba, le penne ce le hanno gli angeli, e anche le piume – se ci avesse lasciato le penne, l’angelo di Festucci sarebbe rimasto disoccupato. Ma gli angeli custodi non sono attaccati allo stipendio: il fatto è che la perfezione che li distingue – quel loro essere né maschi né femmine, sempre piuttosto giovani, con quell’aria serena e imperturbabile, con quel fisico snello – è per loro una sofferenza, una sensazione dolorosa di qualcosa che gli manchi, se non hanno il loro custodito da amare e accompagnare.

Non abbiamo niente da invidiare agli angeli, e anzi sono loro che ci invidiano, benché vedano bene che siamo creature difettose e spesso miserabili, specialmente noi maschi. Forse è proprio per questo che ci invidiano…..ma la loro invidia non è meschina, è angelica. Sono come ombre, che non sanno immaginarsi separate dal corpo vivo di cui sono l’ombra.

Però è vero anche che un corpo vivo che cammini in una mattina di giugno e non abbia per compagna l’ombra sarebbe mutilato e spaventato. Vi ricordate di quando eravamo piccoli e camminavamo canticchiando facendo finta di niente, e di colpo ci voltavamo per prendere di sorpresa l’angelo custode e vederlo in faccia? Non ci siamo riusciti mai, e qualcuno di noi ne ha tratto la conseguenza che era tutta una balla, e che l’angelo custode non esiste.

Qualcun altro ha capito invece che non sappiamo voltarci abbastanza rapidamente, e che l’angelo custode non si distrae. Tuttavia è vero che anche per gli angeli custodi, che pure hanno una vita gratuita, non mangiano, non fumano e non hanno mai bisogno di rifarsi le ali, anche per loro l’esistenza si è fatta più dura. Gli uomini le combinano così grosse che in cielo si è diffuso uno sconforto generale sull’utilità degli angeli custodi.

Una specie di finanziaria celeste ha stabilito tagli drastici alla spesa per angeli custodi. Ne sono stati ritirati dalla circolazione quasi cinque miliardi. Non dovete credere che restino soli e frustrati, come operai della Piaggio o della Fiat. Gli angeli custodi in esubero smettono di esistere personalmente,e si sciolgono in una specie di fornace luminosa, in cui ardono di una passione beata e senza tempo. Dunque con gli ultimi tagli sono state lasciate in servizio solo alcune categorie speciali di angeli custodi.

Quelli addetti ai bambini africani, ai pazzi di tutto il mondo, ai ricoverati degli ospedali e ai vecchi rimasti soli, ai barboni di prato….alle puttane di strada inseguite dagli sfruttatori e dai governi…e ai carcerati. Per equità nei ministeri celesti – dove la giustizia è piena di grazia – si è stabilito di conservare gli angeli custodi anche agli agenti di custodia, in considerazione del fatto che anche loro stanno in galera.

Ma per le solite esigenze di risparmio, oltre a non pagargli gli straordinari, hanno deciso di dimezzargli gli angeli custodi: ce n’è uno per ogni due agenti di polizia penitenziaria, e questo provoca qualche complicazione nella fissazione dei turni di notte, e anche qualche rivalità. Per esempio, quando un angelo custode deve dividersi fra un appuntato di Bollate e un brigadiere di Santa Maria Capua Vetere, o fra il muro di cinta e la matricola, benché siano puri spiriti, i nostri angeli custodi hanno i loro guai.

Il sovraffollamento tormenta anche loro. Secondo le ultime statistiche, ci sono nelle galere italiane 83.257 angeli custodi in una capienza di 40.000 sì e no. Così è successo che piano piano gli angeli custodi penitenziari si sono stufati di restare tutto quel tempo in cella coi loro custoditi, a respirare fumo di “Alfa” e ascoltare una quantità spaventosa di parolacce. Benché abbiano una mitezza angelica, chiusi nelle celle italiane perfino gli angeli custodi arrivano a litigare per il telecomando e per le piazze alte delle brande a castello.

Alla fine, vivendo d’aria, hanno deciso quasi tutti di sistemarsi nei cortili dell’aria, che in galera è somministrata a ore. Specialmente la notte la passano lì, perchè gli angeli custodi non riescono a vivere senza guardare il cielo stellato. Nemmeno i detenuti riescono, ma dei detenuti non gliene frega niente a nessuno. In certe notti d’estate gli angeli custodi sono così travolti dalla nostalgia del cielo che dal cortile si alza un coro di ululati e guaiti,come fanno i cani quando il loro padrone suona la fisarmonica.

Anch’io, che non sono purtroppo né angelo né cane, mi metto a ululare certe volte che Maurizio suona la fisarmonica qui nella chiesa, perché ho nostalgia delle nuvole. E quando piove? – chiederete voi. Quando piove niente: gli angeli custodi si coprono con le ali, eleganti come ballerine classiche, e la pioggia scivola sul grasso impermeabile delle loro penne.

E poi anche stare all’aperto sotto un temporale è più bello che starsene chiusi in cella da tramonto a giorno fatto. Ogni sera, quando le porte si chiudono a mille mandate, i detenuti scivolano in una notte che assomiglia a un sepolcro, e si chiedono spaventati se non moriranno, soli come cani, prima di domani mattina. Domani mattina si svegliano, si accorgono di essere ancora vivi, però non se ne rallegrano affatto. In realtà un prigioniero che si sveglia la mattina non è un uomo vivo: è un resuscitato.

Ma lasciamo perdere, siccome vedo già che qualcuno di voi fa la faccia di chi la sa lunga e pensa: ma a chi vuol darla a bere questo qua con gli angeli che abbaiano nel cortile. Bè, vi avviso: se non smettete di bere tutta quella terapia la sera non li sentirete mai. Io non prendo la terapia, e infatti dormo poco e sono ormai quasi rimbambito: ma almeno li sento bene gli angeli.

Quando si muovono, specialmente nelle notti di vento, fanno un rumore di bicchieri di carta che rotolano sul cemento. E’ bellissimo. Per onestà, aggiungo che anch’io non sono in grado di vederli, gli angeli custodi. Però mi diverto a immaginarli. Provateci anche voi: vedrete che è facile. Per esempio, figuratevi l’angelo custode del nostro amico Natale, è bello grosso, si arrabbia e grida ma gli passa subito, e ha sempre qualche doloretto qua e là. L’angelo custode di Joseph ha paura del buio. Vi starete chiedendo se le infermiere abbiano o no l’angelo custode: no,gliel’ha tolto la Tremonti.

E anche prima agli angeli custodi non piacevano i grembiuli verdi. Secondo loro, le infermiere in prigione dovrebbero avere un tailleur simile a quello delle linee aeree di Singapore. Ma questo doveva essere un racconto di Natale. Avete ragione. Però per un vero racconto di Natale ci vuole almeno un bambino – anzi,se fosse per me,una bambina – e quest’anno non me la sento di inventare un altro bambino che si intrufoli nel carcere. I miracoli succedono una volta sola, e neanche. Miracolo e miraggio sono una sola parola.

Fa pensare al miraggio dell’indulto, o al miracolino dell’indultino. Invece non ne voglio parlare. I miracoli, anche quelli piccoli,qualche passerotto di argilla che spicca davvero il volo, qualche angelo custode che fa le capriole sull’erba sintetica dell’aria grande, sono miracoli quando chi li fa ha un viso contento. I visi degli uomini politici hanno un’aria imbarazzata, se non seccata, sembrano malati di fegato. Gli arcivescovi hanno facce più cordiali.

Comunque, è successo questo. Stanotte, a mezzanotte esatta, un detenuto di noi aveva preparato tutto per farla finita. Un lenzuolo annodato, e per sicurezza un sacchetto di plastica da mondezza in cui chiudere la testa. Non importa chi era, potrebbe essere pressoché chiunque. Non era neanche specialmente disperato, o triste. In certi giorni normali gli capita di essere molto più triste.

La differenza è soltanto nel Natale. Era Natale, e gli erano tornati in mente i natali di una volta, e gli era venuta prima una nostalgia, poi una specie di calma, e gli era sembrato che le cose che si considerano importanti, l’istanza di permesso ex art.30, e il continuato, e l’indultino, e la terapia – non valessero più niente. A mezzanotte – dell’ora è sicuro, perché si sono sentiti dei botti: è incredibile, ma ora si sparano botti perfino a mezzanotte di Natale, se il Bambino Gesù li avesse sentiti sarebbe morto di paura -….stava per dare il suo calcio allo sgabello, quando la mano dell’angelo custode si è posata sulla sua spalla, gli ha sfilato il cappuccio di plastica nera, e poi il cappio.

Lui non ha reagito. E’ sceso, ha chiuso la finestra ed è andato a dormire. Stamattina non sapeva neanche più se era andata davvero così, o l’aveva sognato. Così adesso siamo tutti qui, e abbiamo potuto scambiarci un segno di pace. A proposito: ho avuto da Festucci il permesso di parlare male di lui e dei suoi maledetti buchi. Il fatto è che mi piacerebbe dare una mano all’esausto angelo di Festucci. Sono anni che butto la vita qui dentro, come fate voi.

Estati senza barche, natali senza bambini, autunni senza foglie morte, primavere senza fiori di mandorlo. Se almeno sapessi che quello scemo di Sandro Morresi detto Festucci ha deciso di salvarsi la vita, penserei che ne è quasi valsa la pena. Lo dico qui, anche a nome vostro, con la solennità speciale che viene dalla storia di un bambino nato in una stalla.

Un grande tedesco fu messo in galera dai nazisti, si chiamava Dietrich Bonhoeffer, e poi fu impiccato in campo di concentramento. Era prigioniero in un Natale e scrisse ai suoi. Scrisse così. “Che Cristo sia nato in una stalla perché non trovava posto negli alberghi – è una cosa che un carcerato può capire meglio di altri”. E’ vero, no? Buon Natale.

Il sorriso di un istante
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di Albatroferito

E' indubbio che la razza umana "civilizzata", abbia una profonda attrazione per tutto ciò che è esplosivo e in qualche modo distruttivo. Così, anche a Capodanno, la polizia deve intervenire per sequestrare veri e propri ordigni che arrivano a contenere anche tre chili di esplosivo. E' come se si volesse gareggiare a chi è più forte, a chi strilla più lontano, a chi ce l'ha più grosso, e così via sempre per la serie "vinco io, basta che mi diverto". Però - vedete - poco ci posso fare se un giorno guardando le foto di Salgado ho sentito qualcosa dentro di me che mi spingeva a parlare di schivitù nel mondo e di come le "persone civili" se ne nutrissero per soddisfare le proprie necessità.

Così oggi vi racconterò una storia. Siamo in India - ma anche in Cina, in Corea del Nord, a Taiwan ... - dove i bambini costituiscono una vasta porzione della forza lavoro schiava. Un gruppo particolarmente conosciuto è quello dei bambini che fabbricano fuochi d’artificio e fiammiferi nei dintorni della città di Sikavasi nello stato del Tamil-Nadu. In queste fabbriche lavorano circa 45mila (no scusate lo scrivo in lettere altrimenti sembrano pochi: quarantacinquemila) bambini: la più grossa concentrazione di lavoro minorile del mondo. Ogni giorno, tra le tre e le cinque del mattino, gli autobus delle fabbriche fanno il giro dei villaggi nelle campagne intorno alla città. Gli agenti locali hanno arruolato bambini dai tre anni e mezzo ai quindici, pagando un anticipo a loro genitori e creando un vincolo da debito. Gli agenti si accertano che i bambini siano svegli e che salgano sull’autobus che li porterà alla fabbrica, dove lavoreranno per dodici ore filate. Ogni giorno su ciascuno dei mezzi si assiepano dai centocinquanta ai duecento bambini che non fanno ritorno ai loro villaggi se non dopo le sette di sera. Durante la giornata arrotolano e impacchettano i fuochi d’artificio in capannoni bui, condividendo lo spazio con i topi e le loro feci. La miscela di polvere da sparo è corrosiva, e a lungo andare consuma la pelle delle dita. Quando questo succede, si forma una piaga e il bambino non può lavorare, perché le sostanze chimiche bruciano rapidamente nella carne viva. Perché le piaghe si rimarginino ci vogliono cinque o sei giorni, ma mancare dal lavoro per tanto tempo significa essere licenziati. Così, di solito, sulla piaga viene applicato un carbone ardente o una sigaretta accesa, che la brucia e cauterizza la ferita. Col tempo i polpastrelli dei bambini diventano una massa di tessuto cicatrizzato. A loro volta il clorato di potassio in polvere, il fosforo e gli ossidi di zinco si fissano nei polmoni e provocano problemi respiratori e avvelenamento del sangue.
Ora vi chiedo se la vita di quel bambino valga un attimo del nostro divertimento, di un boom.

Elogio dei commenti
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di Massimo Mantellini

da Manteblog

Credo che se qualcuno decidesse di scrivere un libro sulla fenomenologia dei commenti su Internet io lo comprerei subito. Come e' noto a me i commenti piacciono. Mi piace poterli leggere, spesso li trovo interessanti, talvolta colti, spesso insulsi, comunque utilissimi a descrivere la testa delle persone. Non raramente contengono informazioni piu' interessanti dell'articolo cui si riferiscono. Quando mi riguardano direttamente - come nel caso di questo blog o dei miei pezzi scritti su PI o altrove in rete - per un vezzo magari disdicevole mi interessano anche di piu'. Con gli anni ho imparato non solo a non rispondere agli idioti o ai troll ma anche a fare tesoro di quella inversione del pensiero che talvolta chi decide di commentare le tue idee porta con se'. Si prono nuovi orizzonti con i commenti.

Chi rinuncia per scelta ad utilizzarli deve sapere non solo cosa perde ma anche quale scelta di esagerata autostima questo significhi. Esistono certamente - anche sui blog - problematiche nascenti legate alla possibilita' di commentare i post. Una vertigine per i fessi ma anche una nuova strada per lo spam e perfino un insopportabile delirio querulomane che sembra contagiare parecchi. Per dirne qualcuna. Vero e', come notava qualcuno qualche giorno fa a proposito del blog di Riccardo Stagliano', che una volta superata una soglia minima di visibilita' l'area commenti tende a impazzire naturalmente, chiamando a raccolta il peggio della interazione elettronica. Per quel poco che conta vale la pena di ricordare che la ormai fuorimoda netiquette resta in questo campo un esempio di intelligenza applicata alle masse. Poi non servira', ma quelli che oggi sempre piu' spesso sento dire che delle regole se ne fregano (loro in genere sono sempre oltre le regole)- alludo a quelle regoline piccole e un poco ingenue che abbiamo mutuato da Usenet - sono destinatari di tutto il mio compatimento. Se vogliamo scambiare opinioni con gli altri abbiamo bisogno di un pacchetto di piccoli accordi prematrimoniali. I risultati di questa autoregolamentazione saranno per noi tutti formidabili. Oggi per fare un esempio ho letto con stupore ed un briciolo di ammirazione il commento di Daniele al mio post nel quale do a Berlusconi del basso di statura. Si tratta come e' noto di un giochino scemo. Ho pensato un poco a che tipo di frase associare alla biografia del nostro Presidente del Consiglio. Mi aspettavo contestazioni del genere. Se avessi linkato la biografia del Cavaliere a meno neutri giochi di parole si sarebbe forse scatenato l'inferno. Invece l'associazione si riferisce come e' noto a certe idiosincrasie del Premier da lui stesso espresse anche al NYT solo qualche giorno fa. Daniele in un commento che potrebbe essere incluso fra i classici delle tipologie di interazione scrive:

Non mi pare il massimo dell'eleganza (nè dell'umorismo) deridere qualcuno per le sue caratteristiche fisiche.

E' un commento bellissimo nella sua umorale prevedibilita'. Quasi una categoria. Un commento che salda il confine fra te e gli altri. Anche su cose minuziose e senza importanza come queste. Molto tempo fa scrissi scherzando in un articolo che i Pooh erano un gruppo inutile. Era un parere innocuo all'interno di un pezzo che parlava di tutt'altro. Quasi una figura retorica. Mi serviva un esempio, tutto li'. Alcuni fans di Facchinetti e soci non me la perdonarono. Peccato non avere piu' le loro mail. Di questi signori io nemmeno avrei immaginato l'esistenza. Non che oggi i Pooh siano la mia band preferita anzi per dirla tutta continuano a sembrarmi un gruppo inutile ma so che per qualcuno non e' cosi'. Io e Daniele (che non conosco e che per scelta non ha lasciato su questo blog nessun suo riferimento) assieme descriviamo il mondo. Meglio di quanto avrei potuto fare io da solo. Meglio di quanto avrebbe potuto fare lui da solo. Che poi Berlusconi davvero sia alto ( o che io sia davvero un fine umorista o Daniele davvero un permaloso ammiratore tout court del nostro sciagurato premier), questo e' tutto un altro paio di maniche.

Logo 17.12.03

Intanto sull'isola...
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di Alessio

[da Too Old to Weblog]

Mentre il mondo era occupato con altre notizie, nell’altra parte di Cipro andava in scena un avvenimento che potrebbe avere forti ripercussioni sulle prospettive di pace in quest’isola, sull’Unione Europea e soprattutto sul rapporto con la Turchia. Le elezioni per il parlamento dell’auto-proclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord (secondo lo stile dei giornali greco-ciprioti dovrei scrivere le “elezioni” per il “parlamento”, a sottolineare l’illegalità degli organi…) mettono per la prima volta in discussione il ruolo del padre-padrone dello staterello, l’eterno Rauf Denktaş.

Denktaş rifiuta completamente il cosiddetto “piano Annan” delle Nazioni Unite che rappresenta una completa e globale soluzione alla crisi quarantennale della Repubblica (e a trent’anni di occupazione turca della zona nord), e mentre i politici greco-ciprioti non sembrano molto più entusiasti di accettare, fu Denktaş e non il presidente Papadopoulos a silurare la firma dell’accordo in marzo.

Ora, esattamente un anno dopo l’accesso di Cipro all’UE, l’opposizione turco-cipriota formata da tre partiti annuncia che in caso di vittoria elettorale chiederanno la sostituzione di Denktaş come capo negoziatore con i greco-ciprioti per procedere ad un accordo basato sul piano Annan. Di fatto, le elezioni diventano un referendum su quale strada seguire, se un’integrazione all’UE attraverso la riunificazione con i greco-ciprioti oppure continuare l’isolamento della RTCN nell’attesa di un impossibile riconoscimento internazionale.

Naturalmente la situazione non è così semplice e lineare: se la RTCN ha dichiarato la propria indipendenza è in realtà la Turchia, e soprattutto il suo potente esercito, a proteggerla; e ad Ankara la situazione cipriota è un’altra pedina nel gioco infinito tra politici e militari, e tra riformatori pro-Europei e membri della vecchia guardia. Denktaş ha naturalmente ancora molti amici in posti chiave in Turchia, anche se probabilmente il governo di Tayyip Erdoğan vorrebbe volentieri avere un problema in meno nei suoi rapporti con la Grecia e l’UE.

Inoltre, Cipro Nord è una via di mezzo tra una democrazia e uno stato autoritario, e da un lato brogli elettorali sono più che prevedibili in un momento in cui si mette in discussione il governo centrale, dall’altro la manipolazione del risultato è iniziata da mesi per non dire anni, con il governo che invita immigrati dalla Turchia dando loro la “cittadinanza” seduta stante: si parla di centinaia al giorno. D’altronde, il ruolo degli immigrati turchi e il loro rapporto con gli autoctoni turco-ciprioti è centrale, con la classe media turco-cipriota espropriata del proprio ruolo politico a favore di forze politiche che sostengono e vengono sostenute dagli immigrati, che spesso vengono da regioni dell’Anatolia tradizionaliste, poverissime e senza prospettive, e che in quasi tutto sono diversi dai “locali”.

Ma in ogni caso l’evento è importante anche se non decisivo, e spingerà gli avvenimenti in una direzione o nell’altra. I seggi stanno chiudendo, stasera o domani avremo un risultato da ponderare.

Bestsellers
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di Pietro B.

Se fosse possibile paragonare gli accessi verso un determinato intervento (o post che si voglia chiamare) di ItaliaBlogOltre alle vendite dei libri potremmo parlare di "bestsellers" quando si nota una persistenza di visite e commenti anche dopo mesi dalla data di pubblicazione.

ItaliaBlogOltre ha tre "bestsellers" che mi piace segnalarvi con i relativi link e le date di pubblicazione:

- Zapping...gnippaZ (pubblicato il 21 Giugno 2003);
- Inquieta Melissa (pubblicato il 12 Agosto 2003);
- Sabrina Guzzanti e& RaiOt (pubblicato il 19 Novembre 2003).

L'ultimo intervento relativo alla trasmissione televisiva RaiOt ha avuto nel solo mese di Dicembre il 24% circa di tutti gli accessi alle pagine di ItaliaBlogOltre compresa la home page.

Nel settore interviste questo mese (ad oggi) ha la meglio l'intervista a Laura756 con 112 accessi diretti che doppia l'intervista a Personalità Confusa fermo a 54 accessi diretti.

In assoluto piccoli numeri che per me hanno un grosso significato relativo che premiano i miei sforzi di fare di ItaliaBlogOltre un piccolo contenitore di idee, storie ed opinioni.

Logo 13.12.03

Chi fà spam ti vuole bene (in fondo)
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(Rivalutare lo spam, rivalutare chi ti rompe le palle, rivalutare Berlus...no, lui no)

di giusec&frienz

Da un mese ormai colleziono spam. No. Mi spiego. Per un mese ho conservato, con cura, le mail che il mio Yahoo! ha catalogato come spam. Avendo un indirizzo sul sito Yahoo! americano, sono molto più soggetto a spam di qualunque servizio di email italico. Yahoo! usa però un tool portentoso (SpamGuard), creato appositamente per relegare in un folderino ("Bulk") tutti i messaggi di posta indesiderati. Così mi decido. E' giunto il momento. Vado a vedere. Riapro il folderino e guardo cosa c'è dentro. Interessante. Si, interessante. Io ho sempre sostenuto che chi invia spam, in fondo, lo fà perchè mi vuole bene. Vediamo un pò.

- las cara Jasmine Numbers mi scrive: Mi hai deluso. Poi mi allega un link. Clicco. Ooooohhhhh. Che foto. Belle. Scusate, non posso descrivere qui, cercate di capire...Effacciamo un bukmarc, và. Andiamo avanti.
- il simpatico Quentin Boiani mi offre una cosa spettacolare. Aumentare le dimensioni del pene. Fino a venticinque centimetri. Venticinque! Grazie, Quentin, per il momento non serve, ma non si sa mai.
- Darcy Yang è arrabbiata con me. Mi chiede (in italiano): Hai fatto gli auguri a Marco?. No, non glieli ho fatti. Sono un maleducato, Darcy. Scusa. Andiamo avanti.
- Tokey Labaro (sarà un compaesano) mi offre un mutuo, con interessi da paura: 1.95%! Cazzo. Adesso chiamo Banca Intesa e chiedo se posso trasferire il mutuo da Tokey. Grazie, Tokey. Se non ci fossi tu.
- Julia Ruckert mi informa su Tutto ciò che devi sapere sulle garanzie degli autoveicoli (boh!?). C'è un link. Clicco. Oooooohhhh...Altro che garanzia. Meglio di Jasmine Numbers. Molto meglio, direi.
- Jo Millman mi offre del Viagra con lo sconto del 60%. Niente male. Si può fare. Ci penserò su.
- Gart Benjamin mi avverte che Questa domenica ci si trova da Marco (sempre lo stesso Marco?). Grazie, Gart, ma domenica ho da fare.
- Stevie Denton mi domanda, allarmato Ma che razza di gente frequenti? Hai ragione Steve. Che devo dire. Max, IlPuticoBino, Cubanite, Piuma, ziaColfavore, Myria, Maus, tutti gli altri...gente poco raccomandabile. Lo so. Che posso fare, caro Steve? Cosa? Aiutami tu. Mi suggerisci un link? Clicco. Oooooooohhhhh....
- Manager mi dice, chiaramente, che aumenterà il mio fatturato. Bene, Manager, grazie. Quale fatturato? C'è un link. Clicco. Ooooooooooooohhhh.
- il portentoso Addie Roe, mi dice, innervosito Adesso cazzio Marco, non fà mai nulla di buono. A questo punto mi chiedo chi cazzo è sto' Marco e perchè gli spammer americani ce l'hanno cosìttanto con lui. Passiamo avanti.
- questa è interessante. Bako Bilah, figlio di Maba Bilah, vive nello Zimbabwe. Ma, per i casini che ci sono lì, mi chiede se posso aprire per lui un conto bancario. Mi darà il 10% dell'intero ammontare della cifra, ossia 150,000 €. Bako, devo già chiamare banca Intesa per un mutuo. Visto che ci sono, aprirò anche un conto a tuo nome.

Insomma. Mi vogliono bene. Mi fanno compagnia. Mi danno suggerimenti. Mi propongono affaroni. Mi mostrano simpatiche fotine. Perchè allora prendermela con loro? So che è tutta fuffa, ma almeno mi fanno sorridere un pò. E figuriamoci se credo a ciò che mi scrivono. Ma sono simpatici. E un pò di bene mi vogliono anche loro. Buon fine settimana a tutti.

[Vabbeh. Adesso che ho finito stocazzo di post, chiamiamo un pò Bako. Cazzo. 150,000 €, altro che scrivere ore e ore su un fottuto blog. E poi il viagra al 60%. Gesù, niente male. Proprio niente male. E il pene a 25 centimetri! He, he. Pensa la prossima estate. Mò li contatto, và. ]

Piccola città, piccolo terrorista
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di Leonardo

Io, in realtà, di Al Khatib Muhannad Shafiq Ahma non so quasi nulla.
(Neanche come si scrive esattamente il nome).
So quello che ho trovato su Internet (reuters-Sassuolo 2000) – e che stamattina leggeremo sui giornali: per esempio, che è nato la vigilia di Natale del 1969, e che quindi stava per compiere trentaquattro anni. Il fatto che avesse un passaporto giordano – su cui però c’era scritto “nato a Kuwait City”, mi fa pensare che i suoi genitori fossero profughi palestinesi. Ma magari mi sbaglio.
Sarebbe dunque un nato profugo, Al Khatib, ma di quelli che hanno rinunciato all’utopia del ritorno nei Territori e sono partiti per l’Europa in cerca di miglior fortuna.
L’Europa (Modena, per la precisione) non sembrerebbe esser stata molto accogliente con Al Khatib. Il suo permesso di soggiorno stava per scadere, e rinnovarlo sarebbe stato difficile perché non aveva un posto fisso ma soltanto impieghi saltuari, e piccoli precedenti per “rissa o fatti di violenza”. Niente a che fare con droga e alcool, comunque.

Ma questa è una faccia della medaglia. Dall’altra bisogna dire che Al Khatib soffriva di manie depressive e psicosi, e che a suo modo la città lo stava aiutando, coi servizi sociali e gli psicofarmaci.
Inutilmente, perché a un certo punto Al Khatib ha deciso di farla finita. Lo ha anche detto a un amico, una sera, mentre stava disteso sul suo letto vestito di tutto punto: ha detto che nella vita aveva “sbagliato tutto” e che si sarebbe “tolto di mezzo”. E ieri mattina ha mantenuto la promessa: si è dato fuoco nella sua macchina, facendosi poi esplodere quando il fuoco è arrivato alla bombola del gas. Una storia di disperazione come tante.

Diventa però un caso nazionale, perché Al Khatib aveva parcheggiato la sua Peugeot in via Blasia, all’imbocco di Piazza Mazzini, insomma accanto a una delle sinagoghe più grandi e belle d’Italia. E non può essere stato un caso, perché via Blasia è completamente chiusa al traffico, e all’altro angolo della piazza, di giorno e di notte, staziona una pattuglia: a turno carabinieri, polizia o guardie di finanza. Sono stati poliziotti, ieri mattina, a sentire la macchina frenare, la puzza di fumo, e a tentare anche un salvataggio con l’estintore.
Da qui in poi le versioni su internet divergono, anche sullo stesso sito, ed è difficile capire qual è la conclusiva. Secondo alcuni Al Khatib ha provato a scappare, addirittura uscendo dalla macchina: poi, vedendo i poliziotti, è tornato dentro e si è fatto esplodere. A me sembra un’assurdità: non si decide un suicidio così, in dieci secondi, per evitare grane con la polizia.
L’altra versione – la più plausibile, secondo me – è che all’arrivo dei poliziotti Al Khatib stesse già bruciando. Sull’auto comunque non si sono trovate altre taniche di benzina o cariche di esplosivo, come si è sentito dire nei bar per tutto il giorno. C’è voluto il buon senso degli investigatori a far presente che un kamikaze, se vuole fare una strage, non si fa trovare sul posto alle cinque del mattino. Alla fine della giornata tutte le dichiarazioni concordano (polizia, sindaco, Giovanardi che approfitta per fare uno spot alla sua associazione): è stato un suicida, non un terrorista suicida. Ha agito da solo, e non voleva uccidere nessun altro al di fuori di sé. Ma voleva farlo lì, dove l’ha fatto: nel ghetto di Modena, dove ora c’è Piazza Mazzini.

Su Piazza Mazzini io so invece parecchie cose.
I giornali scriveranno che a ottocento metri di distanza, nell’Accademia Militare, s’inaugurava l’anno accademico. Pura coincidenza, perché in fondo Piazza Mazzini è a ottocento metri di distanza da tutto quello che si trova in centro a Modena (compresa casa mia, dalla quale veramente ho traslocato la settimana scorsa, entrando spesso in centro in macchina alle ore piccole e senza permesso, come ha fatto lui). Piazza Mazzini è il cuore di Modena, ma il cuore di Modena è stato a lungo qualcosa di lurido e vergognoso: il ghetto degli ebrei, istituito dagli Estensi nel Seicento, e chiuso soltanto quando se ne andarono nel 1861. Vi vivevano, allora, circa un migliaio di ebrei modenesi. A quei tempi non c’era Piazza Mazzini, ma una serie di caseggiati che toglieva la visuale della sinagoga. Viale Blasia arrivava fino alla Via Emilia, e lì era chiusa da un cancello, che veniva chiuso di notte.
Nel 1903 si pensò di demolire le case e fare una piazza, che desse un po’ spazio a questa città di strade strette, e portici che non facevano passare i tram. Nelle cartoline d’epoca sembra una bella piazza. Ora un lato della Sinagoga guardava direttamente in faccia la via Emilia, fronteggiando il Palazzo Comunale; appena voltato l’angolo, la Ghirlandina. Il ghetto diventava il centro della città.
Col tempo questa strana sensazione di vicinanza tra Duomo, Comune e Sinagoga fu molto attenuata. Durante il Fascismo qualcuno pensò bene di risistemare la piazza piantando qualche bell’albero, che richiamasse i piccioni e, soprattutto, nascondesse la visuale della facciata della Sinagoga. La piazza assunse più o meno l’aspetto che ha ora.

Per la verità, la prima volta che la vidi era un po’ diversa, e mi fece paura. Dovete sapere che Modena non è sempre stata la città carina per cui cerca di spacciarsi adesso. Nei primi anni Ottanta il centro era ancora discretamente sgarrupato, e attirava piccioni ed eroinomani da tutta la regione. Sul serio: c’erano gli sfattoni di transumanza, che la mattina prendevano il treno per venire a Modena a farsi.
Così, la prima volta che passai per Piazza Mazzini per i fatti miei, e avrò avuto 13, 14 anni, la trovai irrespirabile, ma non in senso figurato. Il tanfo dei piccioni non si reggeva. Per il resto, sembrava di essere in una tavola disegnata da Pazienza in un momento di calo (non d’ispirazione). Bisognava guardare davanti a sé, e filare dritti.

Ci abbiamo messo degli anni a recuperarla, piazza Mazzini, come quei vecchi mobili che hai sempre tra i piedi e non ti accorgi che sono belli: io ci ho messo degli anni per accorgermi che c’è una piccola Barcellona in piazza Mazzini, perché negli anni in cui sventrarono il ghetto tirava il liberty, e facevo già l’università quando qualcuno m’indicò i due diavoli beffardi che reggono il balcone dell’emporio armani.
C’è anche un busto a Mazzini, piccolo, nero, snobbato perfino dai piccioni. Dico qui senza ironia che Mazzini mi ricorda un po’ Bin Laden. Non le idee, proprio la faccia.
E poco più in là, all’angolo della Sinagoga, la macchina di pattuglia. Tutti i giorni. Tutte le notti. Anche alle cinque del mattino. Ci abbiamo messo anni ad accorgerci che è sempre là, e anche adesso molti di noi fanno finta di niente.
“Guarda che di lì non si può”.
“Ma chi vuoi che ci faccia caso a quest’ora”.
“Guarda che lì una macchina c’è sempre”.
“Ma valà”.
“Ma se ti dico che c’è”.
“Ma cosa ci farebbe, scusa”.
“È per la Sinagoga”.
“Ma valà”.

In Piazza Mazzini c’è un’edicola, e di fianco l’edicola ogni sabato c’è qualche associazione che cerca di spiegarti qualcosa e spillarti qualcos’altro. Per molti mesi ci sono stato anch’io: raccoglievamo firme per la Tobin Tax. Poi, già che c’eravamo, prestavamo un po’ di spazio alle iniziative sulla Palestina. Così per molti mesi, a Modena, i presìdi per la Palestina si sono fatti nell’antico ghetto degli ebrei, di fronte alla Sinagoga, e nessuno ha trovato nulla da dire (anzi forse in questura eran contenti, che risparmiavano una pattuglia). Questa era una delle cose di Modena che mi piacevano di più, e prima o poi pensavo di scriverci qualcosa, su piazza Mazzini. Ma non l’ho mai fatto, e mi tocca di farlo ora, per il suicidio di Al Khatib.

Il botto è stato forte, ha infranto le vetrate e poi forse un vuoto d’aria ha gonfiato le saracinesche dei negozi, che anche stasera stanno così, come palloni affacciati sul marciapiede. I danni alla Sinagoga sono lievi: si è staccato un po’ d’intonaco, i muri si sono anneriti. La gente esce dall’albergo con aria perplessa. Dall’altra parte della piazza manichini vestiti da Babbo Natale si arrampicano sul palazzo liberty. E sul lato della via Emilia c’è una piccola giostra in miniatura. I diavoli dell’emporio armani mi ridono sempre in faccia. Modena si ostina nella sua carineria, ma ieri notte è successo davvero qualcosa.

Gli investigatori parlano di “emulazione”: capita, a certi suicidi, di voler imitare qualcosa o qualcuno, di voler dare un senso più grande al gesto estremo. A pochi metri da qui, dietro al Duomo, un editore fascista ed ebreo, Formiggini, si buttò dalla Ghirlandina in segno di protesta per le leggi razziali. Contro chi protestava, Al Khatib?
È plausibile che ce l’avesse con gli ebrei, anche se probabilmente a Modena non ne aveva mai visto uno. Sono rimasti talmente pochi che la Sinagoga viene adoperata soltanto per le feste.
Più di Formiggini, a me viene in mente un altro italiano di mezza età, quello che decise (forse) di farla finita schiantandosi contro il Pirellone. Prima di lui un adolescente americano aveva puntato un piper contro un grattacielo a Chicago. Queste persone non sono terroristi, ma citano il terrorismo. Perché lo fanno?
Forse perché il terrorismo è un messaggio che funziona. Anche se a loro, più che il messaggio, interessa il suono. Il mezzo, non il fine. Autodistruggersi, non cambiare qualcosa. Sono anche loro, alla fine, vittime del Terrorismo. E senza essere terroristi, riescono comunque a farci molta paura. Terrorizzati come già siamo dai fori nelle bottiglie, scopriamo di avere un obiettivo militare proprio nel nostro centro storico. Ora dovremo tenere alta la guardia, come diceva quel famoso ministro, aumentare le pattuglie, far caso a ogni passante sospetto…

Intanto Modena fa finta di niente, festeggia il Natale e l’Accademia dei suicidi, ma stasera in via Blasia io ho visto le prime crepe dell’intonaco. È il secondo anno della Guerra al Terrore, e da qui sembra proprio che la stiamo perdendo.

Logo 12.12.03

Viaggio a Mosca
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di Cinderella

da Bloggy

Sono appena tornata da un viaggio per lavoro in Russia e devo dire che ne sono rimasta innamorata.

Sono stata a Mosca per una fiera, poi a Yekaterinburg e Tavda per affari.

Mosca non è come te la puoi immaginare, anzi non puoi proprio immaginartela, se prima non ci vai a far un salto. E’ una città fuori da ogni portata, non la puoi fantasticare nella tua mente!!E’ grande in tutto: nelle sue dimensioni, nel suo splendore, nella sua storia antica, nei suoi palazzi reali e regali, nella sua estensione territoriale, nel numero di abitanti, nella sua luminosità, nei suoi divertimenti, nella sua meraviglia. Ti entra dentro come un proiettile: inizialmente ti lascia a terra ferita e spaventata per la sua confusione, per il suo traffico, per i suoi cittadini brutali come orsi (nel senso affettuoso del termine), per la sua lingua violenta e cruda, ma quando riesci a rialzarti, ne rimani cicatrizzato dentro e fuori fino alla morte. [...]

E’ vitale, è viva.

E’ giovane per i giovani, storica per i turisti affamati di storia.

E’ culturale e acculturata: i teatri pullulano e le statue in onore di scrittori e politici la contornano/adornano.

E’ pratica, è stressante: la metropolitana raggiunge tutti e tutto, il traffico è frenetico ed esagerato.

E’ economica, è costosa: non ha mezze misure. I poveri sono davvero poveri, i ricchi sono davvero ricchi. Una corsa della metro costa solo 7 rubli ovvero € 0,21.

E’ spaziosa: i palazzi per la gran parte crescono in larghezza, per la minor parte in altezza. Il cielo è incredibilmente grande a Mosca. Lo puoi ammirare interamente.

E’ industriale, è inquinata: le fabbriche sono situate a ridosso dei palazzi al centro della città.

Yekaterinburg invece è una cittadina sugli Urali in espansione, principalmente universitaria (Boris Yelstin si laureò in una delle sue tante università), ma ricca anche di teatri. In questa deliziosa cittadina, all’interno di un palazzo, dove ora sorge una chiesa in onore del massacro, furono giustiziati il 16 luglio del 1918 la dinastia dei Romanov: lo Zar Nicola II e tutta la famiglia imperiale, di cui si narra si sia salvata la figlia Anastacia.

Tavda, situata anch’essa negli Urali a pochi Km dal Polo nord, è un paesino di contadini, sospeso e fermo nel tempo a circa 100 anni fa. In inverno ci sono 3/4 ore di luce, in estate 3/4 ore di buio.

Una combinazione sinistra di miseria e tristezza, natura e salute.

Per chi come me abituato alla vita frenetica, ai divertimenti e ai lussi, :-) non può essere che una tomba. Ma se l’osservi da un altro aspetto più recondito, sito nell’essere umano, lì puoi assaporare fino in fondo la vita: contornata da foreste di betulle e pini; strade quasi inaccessibili d’estate perché distrutte dal fango e dagli straripamenti del lago; orsi che nelle stagioni calde raggiungono il centro, mettendolo in subbuglio; cervi e anitre selvatiche nei laghetti per i più sadici amanti della caccia, è anche un'isola per la salute del corpo: lì non esiste il cellulare. Lì il tempo non è scandito dai minuti, ma dalle giornate nella loro interezza e dalla noia. Lì non c’è fretta. Si nasce per sopravvivere e si vive per morire.

Per quanto riguarda il clima, la Russia a novembre è freddissima e la neve abbonda, come le basse temperature.

Il ddl sulla fecondazione assistita
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da cittadinolex

No ai "donatori" esterni alla coppia ma via libera anche alle coppie di fatto per la fecondazione artificiale. essere però, esclusivamente omologa. Divieto assoluto di clonazione. Questi i principi di base del ddl sulla fecondazione assistita approvato dalla Camera il 18 giugno scorso e ora all'esame dell'Aula del Senato. Il testo non è stato modificato in Commissione, e la maggioranza è intenzionata ad una sua rapida approvazione in via definitiva. Ecco punto per punto cosa prevede il provvedimento.

- Accesso alle tecniche di procreazione assistita: sarà consentito solo se non si potranno eliminare le cause che impediscono la procreazione; sterilità e infertilità dovranno essere documentate e certificate dal medico.
- No all'eterologa: il testo vieta il ricorso alla fecondazione eterologa, cioè con seme di persona estranea alla coppia.
- Chi potrà ricorrere alle tecniche di procreazione: saranno le coppie formate da persone maggiorenni di sesso diverso, sposate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambe viventi. No, insomma, ai single, ai gay, alle ''mamme-nonne" e alla fecondazione post mortem.
- Tutela del nato e del nascituro: il progetto di legge assicura il diritto a nascere del concepito. I bambini che nasceranno dall'applicazione di queste tecniche saranno figli legittimi della coppia o acquisiranno lo status di figli riconosciuti della madre o della coppia stessa.
- Consenso informato: la coppia dovrà essere accuratamente e costantemente informata sulle tecniche e sulle varie fasi della loro applicazione, in modo da consentire una scelta consapevole.
- Embrioni e sperimentazione: sono vietate sia la sperimentazione sugli embrioni sia la clonazione umana. Ricerca clinica e sperimentazione sull'embrione sono ammesse solo se finalizzate alla tutela della sua salute e del suo sviluppo. È vietata anche qualsiasi tecnica che possa predeterminare o alterare il patrimonio genetico dell'embrione.
- Produzione embrioni: è possibile produrre non più di tre embrioni per volta, ovvero il numero necessario ad un unico e contemporaneo impianto.
- Adottabilità degli embrioni: è prevista l'adottabilità degli embrioni congelati di cui non si conoscano i genitori biologici o dei quali non sia stato chiesto l'impianto da almeno tre anni.
- Crioconservazione: è consentita solo quando il trasferimento nell'utero degli embrioni non risulti possibile per gravi e documentati problemi di salute della donna che non erano prevedibili. Gli embrioni possono rimanere congelati fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile.
- Strutture autorizzate: gli interventi di procreazione potranno essere eseguiti solo in strutture pubbliche o private autorizzate dalle Regioni e iscritte in un apposito registro che verrà istituito presso l'Istituto Superiore di Sanità; i centri dovranno rispondere a requisiti che saranno determinati con un apposito Dpr.
- Sanzioni: è prevista una serie di sanzioni amministrative, civili e penali rapportate alla gravità delle violazioni delle disposizioni della legge: chi utilizza gameti estranei alla coppia rischia una multa che va da 300.000 a 600.000 euro; tra i 200.000 e i 400.000 euro saranno pagati a chi applica la Pma a un single, un minorenne, a copie dello stesso sesso; se non viene raccolto il consenso nei modi previsti dalla legge le multe vanno da 5.000 a 50.000 euro; se la struttura non è autorizzata la sanzione può arrivare a 300.000 euro; per il commercio di embrioni o gameti è prevista la reclusione da 3 mesi a 2 anni e multe da 600.000 a un milione di euro; per tentativi di clonazione si rischia la reclusione da 10 a 20 anni e la multa da 600.000 a un milione di euro.
(25 settembre 2003)


Ddl Senato 1514 - Norme in materia di procreazione medicalmente assistita



Capo I

PRINCÌPI GENERALI


Articolo 1.

(Finalità)


1. Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.

2. Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità.


Articolo 2.

(Interventi contro la sterilità e la infertilità)


1. Il Ministro della salute, sentito il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, può promuovere ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e della infertilità e favorire gli interventi necessari per rimuoverle nonchè per ridurne l’incidenza, può incentivare gli studi e le ricerche sulle tecniche di crioconservazione dei gameti e può altresì promuovere campagne di informazione e di prevenzione dei fenomeni della sterilità e della infertilità.

2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata la spesa massima di 2 milioni di euro a decorrere dal 2002.

3. All’onere derivante dall’attuazione del comma 2 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2002-2004, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2002, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della salute. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


Articolo 3.

(Modifica alla legge 29 luglio 1975, n. 405)

1. Al primo comma dell’articolo 1 della legge 29 luglio 1975, n. 405, sono aggiunte, in fine, le seguenti lettere:

"d-bis) l’informazione e l’assistenza riguardo ai problemi della sterilità e della infertilità umana, nonchè alle tecniche di procreazione medicalmente assistita;

d-ter) l’informazione sulle procedure per l’adozione e l’affidamento familiare".

2. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.


Capo II

ACCESSO ALLE TECNICHE


Articolo 4.

(Accesso alle tecniche)


1. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonchè ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.

2. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono applicate in base ai seguenti princìpi:

a) gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività;

b) consenso informato, da realizzare ai sensi dell’articolo 6.

3. È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.


Articolo 5.

(Requisiti soggettivi)


1. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.


Articolo 6.

(Consenso informato)


1. Per le finalità indicate dal comma 3, prima del ricorso ed in ogni fase di applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita il medico informa in maniera dettagliata i soggetti di cui all’articolo 5 sui metodi, sui problemi bioetici e sui possibili effetti collaterali sanitari e psicologici conseguenti all’applicazione delle tecniche stesse, sulle probabilità di successo e sui rischi dalle stesse derivanti, nonchè sulle relative conseguenze giuridiche per la donna, per l’uomo e per il nascituro. Alla coppia deve essere prospettata la possibilità di ricorrere a procedure di adozione o di affidamento ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, come alternativa alla procreazione medicalmente assistita. Le informazioni di cui al presente comma e quelle concernenti il grado di invasività delle tecniche nei confronti della donna e dell’uomo devono essere fornite per ciascuna delle tecniche applicate e in modo tale da garantire il formarsi di una volontà consapevole e consapevolmente espressa.

2. Alla coppia devono essere prospettati con chiarezza i costi economici dell’intera procedura qualora si tratti di strutture private autorizzate.

3. La volontà di entrambi i soggetti di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è espressa per iscritto congiuntamente al medico responsabile della struttura, secondo modalità definite con decreto dei Ministri della giustizia e della salute, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Tra la manifestazione della volontà e l’applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non inferiore a sette giorni. La volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell’ovulo.

4. Fatti salvi i requisiti previsti dalla presente legge, il medico responsabile della struttura può decidere di non procedere alla procreazione medicalmente assistita, esclusivamente per motivi di ordine medico-sanitario. In tale caso deve fornire alla coppia motivazione scritta di tale decisione.

5. Ai richiedenti, al momento di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, devono essere esplicitate con chiarezza e mediante sottoscrizione le conseguenze giuridiche di cui all’articolo 8 e all’articolo 9 della presente legge.


Articolo 7.

(Linee guida)


1. Il Ministro della salute, avvalendosi dell’Istituto superiore di sanità, e previo parere del Consiglio superiore di sanità, definisce, con proprio decreto, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, linee guida contenenti l’indicazione delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

2. Le linee guida di cui al comma 1 sono vincolanti per tutte le strutture autorizzate.

3. Le linee guida sono aggiornate periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto all’evoluzione tecnico-scientifica, con le medesime procedure di cui al comma 1.


Capo III

DISPOSIZIONI CONCERNENTI LA TUTELA DEL NASCITURO

Articolo 8.

(Stato giuridico del nato)


1. I nati a seguito dell’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi o di figli riconosciuti della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime ai sensi dell’articolo 6.


Articolo 9.

(Divieto del disconoscimento della paternità e dell’anonimato della madre)


1. Qualora si ricorra a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all’articolo 4, comma 3, il coniuge o il convivente il cui consenso è ricavabile da atti concludenti non può esercitare l’azione di disconoscimento della paternità nei casi previsti dall’articolo 235, primo comma, numeri 1) e 2), del codice civile, nè l’impugnazione di cui all’articolo 263 dello stesso codice.

2. La madre del nato a seguito dell’applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita non può dichiarare la volontà di non essere nominata, ai sensi dell’articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396.

3. In caso di applicazione di tecniche di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all’articolo 4, comma 3, il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto nè essere titolare di obblighi.


Capo IV

REGOLAMENTAZIONE DELLE STRUTTURE AUTORIZZATE ALL’APPLICAZIONE DELLE TECNICHE DI PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA


Articolo 10.

(Strutture autorizzate)


1. Gli interventi di procreazione medicalmente assistita sono realizzati nelle strutture pubbliche e private autorizzate dalle regioni e iscritte al registro di cui all’articolo 11.

2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano definiscono con proprio atto, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge:

a) i requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture;

b) le caratteristiche del personale delle strutture;

c) i criteri per la determinazione della durata delle autorizzazioni e dei casi di revoca delle stesse;

d) i criteri per lo svolgimento dei controlli sul rispetto delle disposizioni della presente legge e sul permanere dei requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture.


Articolo 11.

(Registro)


1. È istituito, con decreto del Ministro della salute, presso l’Istituto superiore di sanità, il registro nazionale delle strutture autorizzate all’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, degli embrioni formati e dei nati a seguito dell’applicazione delle tecniche medesime.

2. L’iscrizione al registro di cui al comma 1 è obbligatoria.

3. L’Istituto superiore di sanità raccoglie e diffonde, in collaborazione con gli osservatori epidemiologici regionali, le informazioni necessarie al fine di consentire la trasparenza e la pubblicità delle tecniche di procreazione medicalmente assistita adottate e dei risultati conseguiti.

4. L’Istituto superiore di sanità raccoglie le istanze, le informazioni, i suggerimenti, le proposte delle società scientifiche e degli utenti riguardanti la procreazione medicalmente assistita.

5. Le strutture di cui al presente articolo sono tenute a fornire agli osservatori epidemiologici regionali e all’Istituto superiore di sanità i dati necessari per le finalità indicate dall’articolo 15 nonchè ogni altra informazione necessaria allo svolgimento delle funzioni di controllo e di ispezione da parte delle autorità competenti.

6. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo, determinato nella misura massima di 154.937 euro a decorrere dall’anno 2002, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2002-2004, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2002, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della salute. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


Capo V

DIVIETI E SANZIONI

Articolo 12.

(Divieti generali e sanzioni)


1. Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente, in violazione di quanto previsto dall’articolo 4, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro.

2. Chiunque a qualsiasi titolo, in violazione dell’articolo 5, applica tecniche di procreazione medicalmente assistita a coppie i cui componenti non siano entrambi viventi o uno dei cui componenti sia minorenne ovvero che siano composte da soggetti dello stesso sesso o non coniugati o non conviventi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 200.000 a 400.000 euro.

3. Per l’accertamento dei requisiti di cui al comma 2 il medico si avvale di una dichiarazione sottoscritta dai soggetti richiedenti. In caso di dichiarazioni mendaci si applica l’articolo 76, commi 1 e 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

4. Chiunque applica tecniche di procreazione medicalmente assistita senza avere raccolto il consenso secondo le modalità di cui all’articolo 6 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.

5. Chiunque a qualsiasi titolo applica tecniche di procreazione medicalmente assistita in strutture diverse da quelle di cui all’articolo 10 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100.000 a 300.000 euro.

6. Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.

7. Chiunque realizza un processo volto ad ottenere un essere umano discendente da un’unica cellula di partenza, eventualmente identico, quanto al patrimonio genetico nucleare, ad un altro essere umano in vita o morto, è punito con la reclusione da dieci a venti anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Il medico è punito, altresì, con l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione.

8. Non sono punibili l’uomo o la donna ai quali sono applicate le tecniche nei casi di cui ai commi 1, 2, 4 e 5.

9. È disposta la sospensione da uno a tre anni dall’esercizio professionale nei confronti dell’esercente una professione sanitaria condannato per uno degli illeciti di cui al presente articolo, salvo quanto previsto dal comma 7.

10. L’autorizzazione concessa ai sensi dell’articolo 10 alla struttura al cui interno è eseguita una delle pratiche vietate ai sensi del presente articolo è sospesa per un anno. Nell’ipotesi di più violazioni dei divieti di cui al presente articolo o di recidiva l’autorizzazione può essere revocata.


Capo VI

MISURE DI TUTELA DELL’EMBRIONE

Articolo 13.

(Sperimentazione sugli embrioni umani)


1. È vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano.

2. La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative.

3. Sono, comunque, vietati:

a) la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o di sperimentazione o comunque a fini diversi da quello previsto dalla presente legge;

b) ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell’embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo;

c) interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione precoce dell’embrione o di ectogenesi sia a fini procreativi sia di ricerca;

d) la fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diversa e la produzione di ibridi o di chimere.

4. La violazione dei divieti di cui al comma 1 è punita con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 50.000 a 150.000 euro. In caso di violazione di uno dei divieti di cui al comma 3 la pena è aumentata. Le circostanze attenuanti concorrenti con le circostanze aggravanti previste dal comma 3 non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste.

5. È disposta la sospensione da uno a tre anni dall’esercizio professionale nei confronti dell’esercente una professione sanitaria condannato per uno degli illeciti di cui al presente articolo.


Articolo 14.

(Limiti all’applicazione delle tecniche sugli embrioni)


1. È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.

2. Le tecniche di produzione degli embrioni, tenuto conto dell’evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall’articolo 7, comma 3, non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre.

3. Qualora il trasferimento nell’utero degli embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione è consentita la crioconservazione degli embrioni stessi fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile.

4. Ai fini della presente legge sulla procreazione medicalmente assistita è vietata la riduzione embrionaria di gravidanze plurime, salvo nei casi previsti dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.

5. I soggetti di cui all’articolo 5 sono informati sul numero e, su loro richiesta, sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell’utero.

6. La violazione di uno dei divieti e degli obblighi di cui ai commi precedenti è punita con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 50.000 a 150.000 euro.

7. È disposta la sospensione fino ad un anno dall’esercizio professionale nei confronti dell’esercente una professione sanitaria condannato per uno dei reati di cui al presente articolo.

8. È consentita la crioconservazione dei gameti maschile e femminile, previo consenso informato e scritto.

9. La violazione delle disposizioni di cui al comma 8 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.


Capo VII

DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE


Articolo 15.

(Relazione al Parlamento)


1. L’Istituto superiore di sanità predispone, entro il 28 febbraio di ciascun anno, una relazione annuale per il Ministro della salute in base ai dati raccolti ai sensi dell’articolo 11, comma 5, sull’attività delle strutture autorizzate, con particolare riferimento alla valutazione epidemiologica delle tecniche e degli interventi effettuati.

2. Il Ministro della salute, sulla base dei dati indicati al comma 1, presenta entro il 30 giugno di ogni anno una relazione al Parlamento sull’attuazione della presente legge.


Articolo 16.

(Obiezione di coscienza)


1. Il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure per l’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita disciplinate dalla presente legge quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge al direttore dell’azienda unità sanitaria locale o dell’azienda ospedaliera, nel caso di personale dipendente, al direttore sanitario, nel caso di personale dipendente da strutture private autorizzate o accreditate.

2. L’obiezione può essere sempre revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al comma 1, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione agli organismi di cui al comma 1.

3. L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificatamente e necessariamente dirette a determinare l’intervento di procreazione medicalmente assistita e non dall’assistenza antecedente e conseguente l’intervento.


Articolo 17.

(Disposizioni transitorie)


1. Le strutture e i centri iscritti nell’elenco predisposto presso l’Istituto superiore di sanità ai sensi dell’ordinanza del Ministro della sanità del 5 marzo 1997, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 1997, sono autorizzati ad applicare le tecniche di procreazione medicalmente assistita, nel rispetto delle disposizioni della presente legge, fino al nono mese successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.

2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le strutture e i centri di cui al comma 1 trasmettono al Ministero della salute un elenco contenente l’indicazione numerica degli embrioni prodotti a seguito dell’applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita nel periodo precedente la data di entrata in vigore della presente legge, nonchè, nel rispetto delle vigenti disposizioni sulla tutela della riservatezza dei dati personali, l’indicazione nominativa di coloro che hanno fatto ricorso alle tecniche medesime a seguito delle quali sono stati formati gli embrioni. La violazione della disposizione del presente comma è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 25.000 a 50.000 euro.

3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro della salute, avvalendosi dell’Istituto superiore di sanità, definisce, con proprio decreto, le modalità e i termini di conservazione degli embrioni di cui al comma 2.


Articolo 18.

(Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita)


1. Al fine di favorire l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita da parte dei soggetti di cui all’articolo 5, presso il Ministero della salute è istituito il Fondo per le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Il Fondo è ripartito tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla base di criteri determinati con decreto del Ministro della salute, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

2. Per la dotazione del Fondo di cui al comma 1 è autorizzata la spesa di 3,4 milioni di euro per l’anno 2002 e di 6,8 milioni di euro a decorrere dall’anno 2003.

3. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2002-2004, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2002, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero medesimo. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Logo 10.12.03

Bananas
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di Valentina Tampellini

[da Ocurréncia]

Non perdetevi l'ultimo saggio politico di Marco Travaglio, edito da Garzanti, intitolato "Bananas. Un anno di cronache tragicomiche dallo stato semilibero di Berlusconia". Il volume, che apre con una prefazione di Furio Colombo, raccoglie i suoi editoriali pubblicati nella rubrica Banans del quotidiano l'Unità, ripercorrendo un anno di governo Berlusconi, in un viaggio a ritroso nelle menzogne, nei traffici e nei lavamani del governo italiano più criticato e catastrofico di tutta una repubblica.

Travaglio è apprezzato per la sua estrema sincerità e per il rigore che contraddistingue le sue ricerche: cresciuto sotto le ali di Indro Montanelli, Travaglio da sempre persegue con coerenza un giornalismo basato sui fatti, che non prevede invenzione, descrivendo personaggi e vicende con acutezza ed ironia. Mi ha sempre colpito molto la sua capacità di annotare ogni singolo evento politico di rilievo, negli anni: i suoi editoriali su l'Unità sorprendono per la documentazione inconfutabile che li caratterizza. Ammirevole è la sua pazienza nel ricostruire avvenimenti, iter storico-politici, o processi, e assultamente godibile è la sua divertente e dissacrante descrizione della classe politica italiana. Irriverente, a volte duro, ma sempre trasparente, Travaglio ci fa entrare tra i banchi del Parlamento all'ascolto delle voci dei governanti, rispolerando i loro trascorsi non sempre limpidi e le loro contraddizioni, insabbiate dal tempo e dai cambi di bandiera, senza mai cedere ad arrotondamenti di concetto.

Logo 08.12.03

Quando i ricchi erano ricchi...
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di Giorgio Boratto

da BOBOGI Blog

Quando i ricchi erano ricchi, i ricchi erano bianchi di carnagione e i poveri abbronzati; si sa, i poveri lavoravano nei campi e allora si abbronzavano. Poi i poveri hanno cambiato lavoro e sono diventati bianchi e allora i ricchi si sono abbronzati e questo per tutto l'anno: d'inverno vanno ai Caraibi o a fare trekking nel deserto. Allora anche i poveri si sono di nuovo abbronzati: fanno le lampade con gli ultravioletti ma si vede che nel week end erano in giro per l'Ikea…

Quando i ricchi erano ricchi, i ricchi erano grassi e i poveri magri; si sa, i poveri non avevano molto da mangiare. Poi i poveri con il tempo hanno avuto a disposizione molto cibo e sono diventati grassi e allora i ricchi sono diventati magri: mangiano poco e biologico, comprano cibi dietetici e fanno massaggi e palestra. Allora anche i poveri ora cercano di dimagrire: comprano elettrostimolatori in TV, tisane, pillole e scioglipancia da novelle Wanna Marchi in Tv ma non ci riescono…

Questo è un breve ritratto delle distinzioni di classe che esistono sempre; però si tenta sempre di imitare i ricchi - come se fossero un bell'esempio, anzi ci uniformiamo a modelli che annullano queste differenze. Ma si sa che qualcuno vuole sempre distinguersi…E così un ricco (a dire il vero il più ricco) è diventato padrone dell'Italia promettendo che con lui saremmo stati tutti bene: infatti, guardando lui, non serve più essere magri, per abbronzarci basta un fondotinta, non bisogna essere neanche tanto alti, lui è soprannominato "nano pelato" e quindi non servono neanche i capelli, non parliamo poi di vacanze a uno che lavora 14 ore al giorno e di pensione?

Figurarsi è quasi settantenne e non ci pensa. Ecco abbiamo la mediocrità al potere; con lui possiamo aspirare al "basso" in tutti i sensi, non serve neppure tanta cultura e le fregnacce si possono sempre smentire: hanno frainteso, scritto male, capovolto il pensiero… Maledetto pensiero, volete vedere che questo ricco ce l'hanno mandato apposta per depistarci? Per toglierci i riferimenti? Per dirci che i ricchi non esistono? Abbronzati o no, ridenti o tristi, nani o pelati siamo tutti poveri e se lo vogliamo imitare poveri lo siamo due volte: anche di spirito.

Paolo Rossi, Pericle e la censura
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di Curzio Maltese

da la Repubblica

Esiste un altro episodio di satira censurata in Rai che illustra bene il clima italiano di questi tempi. Stavolta i protagonisti sono il comico Paolo Rossi, il programma Domenica in e Pericle, statista. Qualche settimana fa il comico riceve l'invito a partecipare a Domenica in da Paolo Bonolis, suo amico ed estimatore. Rossi non va in televisione da una vita, eppure è uno degli attori più amati dal pubblico.

Da un anno riempie i teatri di tutta Italia con uno splendido spettacolo sulla Costituzione. Bonolis è uno dei pochi personaggi intelligenti, ironici e non volgari sopravvissuti in video. L'incontro è fatale. Rossi è in tournée, quindi rinvia la partecipazione per quando sarà a Roma. Gli autori di Domenica in sembrano entusiasti. Il comico, che ha una certa esperienza di Ra, chiede: "Siete proprio sicuri?". "Sì! Vieni e fai quello che ti pare!".

La settimana scorsa lo spettacolo diPaolo Rossi arriva a Roma, all'Ambra Jovinelli. Nel frattempo è scoppiato il caso Raiot. Rossi richiama gli autori di Domenica in. "Siete sempre sicuri?". La risposta è ancora sì, senza più l'esclamativo. I funzionari vorrebbero però conoscere in anticipo il testo. Rossi non ha difficoltà a rivelarlo, si tratta di un brano del suo spettacolo. Tre giorni fa, in vista della puntata di domenica prossima cui avrebbe dovuto partecipare, ecco l'ultima telefonata fra il comico e la Rai. "Allora, siete sicuri?". "No". Il testo non è piaciuto ai funzionari, l'hanno trovato troppo forte. Paolo Rossi sarà il benvenuto a Domenica in a patto che si limiti a "una presenza professionale", come per esempio la partecipazione al quiz, due battute, un po' di pubblicità alla tournée, eccetera. L'attore declina.

Il bello della storia è che il testo che Paolo Rossi doveva leggere alle platee della domenica era nientemeno che un discorso di Pericle, il padre della democrazia. Questi i passaggi incriminati. "Qui ad Atene noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi per questo è detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Ma in nessun caso si occupa delle pubbliche faccende per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così, ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e c'è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. La nostra città è aperta ed è per questo che noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così" .

I censori, come si noterà, hanno avuto ancora ragione. Il testo è molto forte e poi non fa ridere. Si tratta, alla lettera, di un comizio politico. Pervaso da una profonda, velenosa e ossessiva intenzione polemica contro Silvio Berlusconi. La circostanza che sia stato scritto 2450 anni fa non può costituire un alibi. Una simile intemerata propagandistica poteva essere recitata sulla tivù pubblica soltanto in presenza di un contraddittorio, meglio più d'uno, per esempio davanti a Gasparri, Schifani e Calderoli.

Pericle era del resto una specie di comunista, uno che odiava i politici ricchi, per invidia naturalmente, tanto da chiamarli con disprezzo plutocrati. Responsabile anche d'aver promosso la politicizzazione del teatro, per favorire i suoi amici Eschilo e Sofocle: un vergognoso costume che gli intellettuali della Cdl stanno ora cercando di smantellare.

L'attacco diretto di Pericle al premier avrebbe oltretutto messo in imbarazzo gli autori di Domenica in, trasmissione già all'indice per il sondaggio noto come "basta con Berlusconi" , trasformato subito in "basta dire basta" .

In Italia i comici devono essere prudenti perché gli intellettuali sono assai severi con la satira, attenti alla virgola e alla minima caduta di gusto. D'altra parte il comico è un mestiere di grande responsabilità. A differenza del politico e del giornalista, si pretende che sia impeccabile.

C'è uno solo che può dire montagne di sciocchezze, rifiutare il contraddittorio anche in periodo elettorale, fare i complimenti ai corruttori e le corna ai ministri, raccontare barzellette sui malati di Aids e sull'olocausto, esaltare Mussolini e i massacri russi in Cecenia: nel totale silenzio dei nostri bravi bacchettoni. Questa però è concorrenza sleale.
Altrove ognuno ha il suo mestiere. In America la satira va in onda in prima serata e Michael Moore, nel ricevere l'Oscar, tiene un comizio satirico in mondovisione contro Bush.

Quanto a Pericle, il problema non è del tutto risolto. Il testo censurato dalla Rai rimane colpevolmente inserito in molte antologie scolastiche. Un altro effetto dell'egemonia culturale della sinistra. Storace sia coerente e ne chieda la sostituzione.


(28 novembre 2003)

Logo 07.12.03

Post sotto l'albero
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di Carlo

da Brodoprimordiale

Da un’idea di Squonk, ecco una piccola raccolta di post da mettere sotto l’albero virtuale: il file è qui, ma occhio che è grande (più di 600K).

Bello anche il calendario del blogger 2004.

Logo 06.12.03

Chi l'ha visto?
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di Pietro B.

In Italia ci sono problemi più gravi che la detenzione di Adriano Sofri. Quindi, per qualcuno, occuparsi ancora una volta di questa cosa è sicuramente una perdita di tempo che potrebbe essere impiegato più proficuamente per pensare ad esempio al modo migliore per mandare a casa l'attuale governo o per farlo durare un paio di legislature.

Se qualcuno non si ricordasse di cosa sto parlando può leggersi lo speciale su Sofri pubblicato nel sito di Radio Radicale.

Eppure ripugna alla mia coscienza sapere che c'è in Italia un uomo in carcere, la cui voce pacata e mai rassegnata ci arriva tramite i suoi scritti, che nessuno a parole vorrebbe ancora detenuto ma che, a scapito di ogni buon senso, di ogni governo di destra, di sinistra o di centro, in carcere ci sta ancora eccome. Vergognati Italia!

Qui non voglio farla troppo lunga o troppo melodrammatica. Ripeto solo ancora una volta, fino allo sfinimento e come una nenia lo slogan che da sempre accompagna BlogOltre: Libero Sofri, liberi noi.

Adriano, se mai ti capitasse di leggere queste righe e per quello che può contare, sappi che ti sono vicino.

E prima o poi da qual carcere ti tireremo fuori...

Legge Gasparri
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di Pietro B.

Nessun commento solo il testo della legge (File tipo pdf 200kb circa).

Logo 04.12.03

Si parte
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di Luciano Giustini

[da Blogcafé]

Prende definitivamente il via quindi questa piccola avventura che è Blogcafé, nata grazie all'operosa disponibilità di alcuni blogger (Marco e Giorgio tra i fondatori, Alessio e Proserpina tra i primi che ci hanno sostenuto) e che abbiamo cercato di definire nelle sue linee generali.

Quello che vorrei fare, che stiamo cercando ancora di fare in modo coerente, è parlare sì sul che cos'è Blogcafé, ma dire anche cosa non è. Qualche parola in più non guasta.


Riguardo al cos'é, é uno strumento comodo per poter sintetizzare qualche concetto ragionevolmente approfondito, sul nuovo contesto dei blog, sul loro rapporto con i media (prossimi o lontani), sulla comunicazione, e sul come si stanno riorganizzando le "strade della conoscenza" in una dimensione interattiva come quella di Internet, che sembra essersi scrollata di dosso la noiosa veste di procacciatrice di società (speculative) di Borsa e veleggia verso lidi molto più interessanti, e vicini allo spirito originario del www. Io personalmente ho sempre immaginato (e vissuto) internet così, come nell'idea di conoscenza (anzi intelligenza) collettiva che sociologi più ferrati di me hanno teorizzato anni addietro. La rete contribuisce a creare un reticolato di idee e informazioni che non ha nessun eguale e, sperabilmente, nessun ostacolo. Ciò rappresenta un'incredibile opportunità per noi che la stiamo vivendo, con i blog nuova forma di questo reticolato di idee, ancora più pervasivo, interessante, esteso. L'idea che ancora di più si avvicina a questa formula, e che in particolare è il sottinsieme di appartenenza di Blogcafè, è il gruppo di lavoro: nel caso nostro siamo di fronte ad un'ipotesi di studio che definirei di ricerca e di osservazione.

Sul cosa non è Blogcafé, beh non dovrebbe essere un aggregatore: c'è già l'ottimo Blog Aggregator di Giuseppe per questi scopi e difatti non è previsto nessun frame per poter visualizzare gli interventi. C'è ovviamente il feed rss, per poter seguire le novità attraverso un'interfaccia di organizzazione unica (io uso newsisfree.com che è un sito web, ma ci sono ottimi software per i feed. Qui un articolo di info sui feed rss).

Non è un giornale, non ha infatti una redazione centrale e neanche ne avrà. C'è la questione tempo che si pone a sostegno di questa tesi, ed in effetti è comune esperienza il manutenere i blog quando si ha più tempo (ma di questo riparleremo). Confido che non avrà "polemicone", perchè l'idea è di affrontare i temi da un punto di vista tecnico sostanziale. Quindi poco spazio alle polemiche personali e tanto invece al modo di affrontare la straordinaria opportunità di comunicazione e di coinvolgimento dei blog.

Infine, dalle parole di Marco, Blogcafé non è un archivio ed anzi si propone assolutamente complementare all'ottimo progetto http://www.caveblog.net/ di Proserpina, cui Blogcafé aderisce attraverso i singoli autori.

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Marco Schwarz:
Cerco di collegare quando scritto da Luciano con l'osservazione di Mafe sulla sovrapposizione ML Blog-O-Sfera/Blogcafe, che secondo me si può minimizzare in un modo che mi sembra realistico e funzionale ad ambedue.V edo la ML di blogcafé quasi esclusivamente come lista di servizio a blogcafe.org e mi aspetto che, dopo un primo periodo di assestamento, diventi una lista a volume molto basso, perchè le cose in realtà capitano sul sito. Se così non sarà, il problema si rifletterà anche all' interno del progetto blogcafe, e quindi secondo me non si deve temere per il futuro di blogosfera ;-)
Il weblog, sempre per evitare sovrapposizione con progetti già esistenti, non dovrebbe raccogliere in modo sistematico materiale sui blog, cosa che CaveBlog fa già egregiamente, ma scegliere un numero ridotto di problemi, compatibili con il tempo e le competenze dei partecipanti di Blogcafé, e trattarli in modo approfondito, possibilmente elaborando materiale originale.


Pubblicità Ingannevole
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di Alessio

da Too Old to Weblog

Mentre la destra parlamentare spinge a forza l’approvazione della “legge Gasparri” sul riassetto televisivo che darà mano libera a Mediaset, la stessa azienda berlusconiana gratta il fondo del barile della decenza mandando in onda spot televisivi che inneggiano ai “canali disponibili tra poche settimane” con la nascita della televisione digitale terrestre.

Come si sa, il “digitale terrestre” è la foglia di fico della Gasparri, che promette pluralismo e disponibilità di frequenze non appena il sistema di trasmissione passi da analogico a digitale, che consente di comprimere molti più canali sulla stessa lunghezza d’onda. Dimenticando di dire che il sistema di trasmissione è solo uno degli aspetti che limitano la nascita di nuovi canali e soprattutto di nuovi soggetti, perché le risorse sono monopolizzate e la situazione sul fronte pubblicitario non potrà che peggiorare con l’eliminazione da parte della nuova legge dei pochi vincoli esistenti.

Infatti, canali come La 7 o come i consorzi di emittenti locali non possono crescere proprio per la mancanza di risorse. Chi farà allora i nuovi canali terrestri? E quando? Lo scenario più probabile è che saranno nuovi canali in carico alla RAI (duplicando quelli satellitari) o a Mediaset, che potrà così raccogliere ancora più pubblicità soffocando gli altri soggetti. Alla faccia dell’aumento del pluralismo.

In realtà è il secondo scenario più probabile, io scommetterei invece sul fatto che del digitale terrestre (costoso, e che richiederà a tutti i possibili fruitori di comprare un decoder e forse anche un nuovo televisore) dopo l’approvazione della legge Gasparri non se ne parlerà più per un bel pezzo, se non per qualche costoso esperimento che asciugherà ancora di più le risorse della RAI.

D’altronde in Gran Bretagna il digitale terrestre è stato un mezzo flop, e questo in un paese dove la penetrazione del servizio satellitare è molto alta (e stiamo parlando di Murdoch, come in Italia…) e dove è stato un successo la radio digitale DAB. Di più, anche il Giappone — tradizionalmente in prima linea nell’evoluzione tecnologica — conta di diffondere il segnale digitale entro il 2006 ma di passare alla trasmissione completa solo entro il 2011. E si levano voci preoccupate sui costi insostenibili per le piccole televisioni.

Insomma, la legge Gasparri passerà forse oggi rinforzando Mediaset da subito, ma le centinaia di canali promesse dal digitale arriveranno, se mai arriveranno, tra qualche anno. Altro che “tra poche settimane”, come annuncia giulivo il presentatore di Mediaset.

Bhopal: 19 anni fa
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di Akela

[da Angolo Acuto]

E' la notte tra il 2 ed il 3 dicembre 1984. India, città di Bhopal, un serbatoio sotterraneo della fabbrica chimica della Union Carbide esplode riversando nell'aria un gas micidiale l'Isogenato di metile: 2000 morti nelle prime 4 ore.
L'isogenato di metile (MIC) è un ottimo reagente. Con l'acqua reagisce subito. E' solubile in acqua.

Come è accaduto? la fabbrica era ormai in disuso da tempo, il personale svolgeva soltanto operazioni di manutenzione ordinaria dal momento che vi erano stipati ancora troppi reagenti chimici pericolosi. Quella notte c'era stata la pulizia dei tubi 4 ore prima dell'incidente. L'acqua era passata nei tubi di pulizia ma una serie di avarie fa si che i tubi la portino nelle tre cisterne con il MIC, in particolare con quella delle 3 che era piena (42 tonnellate).

Quando l'acqua ha cominciato a scorrere ci si dimenticò di isolare il sistema delle cisterne, non si inserì un innesto cieco poiché le procedure di sicurezza si erano allentate (costavano).
Ma anche cosi, con l'acqua che andava lì dove non doveva andare, la cosa poteva evitarsi se la sala controllo avesse funzionato bene. In realtà l'indicatore della pressione al quadro non diede segni di vita perché la valvola non era funzionante. Quindi l'acqua entrò nelle cisterne. La reazione chimica era ormai innescata. Il calore nella cisterna era in aumento, l'impianto di raffreddamento delle cisterne era stato spento dalla dirigenza dell'azienda ormai 6 mesi prima (i costi). Nulla poteva fermare più la reazione.

L'ultimo baluardo possibile contro la tragedia era il depuratore dei gas velenosi che l'azienda aveva, quella sera era spento. Sarebbe stato comunque troppo piccolo, ma almeno poteva limitare i danni.
Il gas prodotto dalla reazione riesce rapidamente ad uscire, il vento lo indirizza verso il centro della città immersa nel sonno. Sono le 00.20 del 3 dicembre 1984.

La Union Carbide sostiene che l'incidente è stato dovuto ad un sabotaggio. Ancora oggi siamo in attesa di una verità processuale definitiva.


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