Il Codice Da Vinci
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di Elisabetta Mori
Ho letto con avidità il best seller "Il codice da Vinci" dell'americano Dan Brown edito in Italia fin dal novembre 2003 nella collana Omnibus, così come con avidità avevo letto a suo tempo Il nome della Rosa e Il pendolo di Foucault di Umberto Eco, L'opera in Nero di Marguerite Yourcenar, La Casa sull'Estuario di Dafne Du Maurier e similari narrazioni, per la mia predilizione verso i romanzi a fondo storico legati a misteri e a fatti ancora non del tutto chiariti.
Da Novembre 2003 ad oggi (ndr: l'autrice si riferisce alla data del marzo 2004)IL CODICE DA VINCI, di oltre 500 pagg. , é in cima alle classifiche dei più venduti di tutto il mondo. Thriller con continui colpi di scena, il lavoro di Dan Brown ha la pretesa, almeno secondo quanto dichiarato nella pagina GRATIAS AGO delle prime edizioni, di basarsi su fatti storicamente provati da autorevoli studiosi del settore, studi che hanno come tema il Santo Graal: cos'è, dove riposa.
Dico riposa, perché dopo secoli di affannosa ricerca, di falsi e verosimili ritrovamenti di spostamenti da un punto all'altro dell'Europa dell'oggetto misterioso appartenuto a Gesù Cristo , ora, inaspettatamente, Dan Brown e il suo personaggio principale, l'affascinante e atletico professore Robert Langdon insegnante di simbologia religiosa, ci dicono cosa è e dove è stato posto. Naturalmente, nella prima pagina del libro, l'autore si affretta a precisare che trattasi di "opera di fantasia: "personaggi e luoghi citati sono invenzione dell'autore"... etc etc. Il dubbio, allora, che sorge spontaneo è: Storia O Fiction?
Molti critici ma anche tantissimi lettori sostengono che si tratta di fiction che, in quanto tale, non è tenuta a rispettare la verità storica. Queste persone evidentemente hanno omesso di leggere la pagina Informazioni storiche, dove Brown afferma che «tutte le descrizioni [...] di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà» (3), e si fondano in particolare sul fatto che «nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets» (4) con la storia del Priorato di Sion."
Forse in risposta alle molte controversie, a partire dalla sesta ristampa la pagina Informazioni storiche, pagina 9 dell'edizione italiana Mondadori, è sparita sostituita da una pagina 9 interamente bianca: rimane nell'edizione inglese e nelle prime stampe italiane.
Tralascio di raccontare la trama per coloro che ancora non hanno letto il libro e che volessero leggerlo, mentre mi vorrei soffermare sulla "bontà" di intenti del novello Harrison Ford "alla ricerca dell'arca perduta".
A parte lo stile a tratti sciatto, quello che mi ha disturbato nella precisa elaborazione di un thriller (con morti, carambole poliziesche, con i buoni e i cattivi) sono stati i tentativi insistenti di attribuire a Leonardo da Vinci il compito di convincere il mondo sulla vera natura del Graal, non oggetto, non coppa, non pietra, non cofanetto ma persona, una persona capace di consegnare ai posteri la continuazione della dinastia regale del Cristo e del suo prezioso sangue. In altre parole la discendenza di Cristo sposato alla Maddalena, già in cinta quando Cristo fu crocifisso e che lo stesso Cristo avrebbe voluto a capo della sua chiesa.
L’idea di Brown dalla quale prende corpo tutta la storia, sarebbe quella di codici inseriti nelle tre tele più famose del grande artista, Monna Lisa, L'ultima cena, La Vergine delle rocce. La tesi sostenuta da Brown è stata definita «assurda» dalla professoressa Judith Veronica Field, docente alla University of London e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society.
E' vero che Leonardo fu dedito alle pratiche esoteriche, che forse fu Gran Maestro del Priorato di Sion (la società segreta che vigilava sulla discendenza di Cristo fuggita in Francia per sottrarsi alla caccia mortale che i rappresentanti della Chiesa dell'apostolo Pietro le " avrebbero"- il condizionale è d'obbligo - dato per non riconoscere ad una donna un ruolo primario nella nascente grandiosa comunità cristiana), che conoscesse la vera storia della Maddalena e di Cristo, ipotesi accettabile essendo stato un membro (siniscalco o Priore?) dell'ordine di Sion, ma tutti i tentativi per attribuire alle opere di Leonardo un "Codice" per decifrare il messaggio del Sacro Graal, sembrano puri artefìzii per rendere la narrazione più appetibile al lettore meno informato.
Tant'è, l'intreccio per attribuire ad un ipotetico codice leonardesco la funzione di cartina di tornasole, scade nella esibizione di una divertennte sequela di indovinelli, anagrammi, criptogrammi, ecc,. (utili per trovare la chiave di volta e da lì il Santo Graal), espedienti che poco hanno a che fare con la grandiosità dell'opera di Leonardo.
Vi sono, infine, degli evidenti falsi storici rilevati dai critici e dagli addetti ai lavori che hanno letto il libro: il primo è quello di attribuire al Concilio di Nicea, presieduto dall'imperatore Costantino , l'introduzione della Divinazione di Cristo: non più figura umana (sebbene capo indiscusso di una rivoluzione radicale della società a Lui contemporanea e successiva) ma figura divina in quanto diretto figlio di Dio - attraverso Partenogenesi - oltre alla condizione acclarata della sua verginità e alla scelta del celibato.
Secondo Brown ciò fu possibile grazie alla soppressione dei primi Vangeli che i Vescovi e lo stesso Imperatore sostituirono con i Vangeli ortodossi giunti fino a noi. Ma ci sono testi del primo secolo cristiano in cui Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Divino in quanto figlio di Dio: l'Esegesi Cristiana, il riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi inducenti il dubbio si era conclusa già un secolo prima della nascita di Costantino.
L'altro errore storico riguarda il papa Clemente che fece sterminare, per mano della Santa Inquisizione, i Templari, i cavalieri preposti alla guardia del Tempio e del Santo Sepolcro, e fece buttare i corpi nel Tevere. In realtà il papato, ai tempi della richiesta di intervento da parte del re di Francia che si voleva impadronire degli ingenti tesori dei templari, aveva la sua sede ad Avignone e non a Roma.
C'è il tentativo dell'autore di dare una veste storica al suo libro, ma francamente esso rimane nel campo di una fantasiosa Fiction, sebbene le mistificazioni della Chiesa sulla vita di Cristo e delle tavole della legge nei primi anni dell'avvento del Cristianesimo restino ancora oggi oggetto di accesse discussioni tra i più accreditati studiosi del problema.
IL CODICE DA VINCI può essere letto come un intrigo internazionale, in cui i protagonisti sono La chiesa Cattolica e le sue diramazioni (Opus Dei) e le Fratellanze segrete avverse ad essa, in primis il Priorato di Sion, ma non può definirsi, a mio avviso, un romanzo su basi storiche al contrario dei romanzi di Eco.
Troppo labili le tesi concettuali poste da Brown sulla bocca dei suoi personaggi e troppa fantasiosa l'idea di una Chiesa che arma la sua mano in una serie di omicidii tendenti a cancellare la presunta verità ( Maddalena non prostituta ma figlia di un re, moglie di Cristo e madre della sua primogenita Sarah) e ad estromettere la donna ed il feminino sacro dalla storia che conta.
Elisabetta Mori