1^ Puntata: I primi passi...
Come iniziò mani Pulite? Leggiamolo dalla prefazione al libro "Mani
Pulite"(1):
Lunedì 17 febbraio 1992, ore 17,30. Un imprenditore di
32 anni, Luca Magni, si presenta in via Marostica 8 a Milano,
nell'ufficio di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio. Magni è titolare di una
piccola impresa di pulizie, la Ilpi di Monza, che lavora anche per il Trivulzio, la
storica casa di ricovero per anziani fondata nel Settecento. Chiesa è un esponente del
Partito socialista italiano e
non nasconde le sue ambizioni: sogna di diventare, in un
futuro che spera prossimo, sindaco di Milano.
Dopo mezz'ora di anticamera. Magni viene ricevuto. Deve consegnare al presidente 14 milioni,
la tangente pattuita su un appalto da 140 milioni assegnato da
Chiesa alla Ilpi. Nel taschino della giacca ha una penna
che in realtà è una microspia. In mano stringe la maniglia di una valigetta che
nasconde una telecamera. «A dir la verità - ricorda Magni - avevo una paura
pazzesca, ero agitatissimo. L'ingegner Chiesa era al telefono e io sono rimasto dieci
minuti in piedi ad aspettare che finisse di parlare. Poi gli ho dato una busta che
conteneva 7 milioni. Gli ho detto che gli altri sette per il momento non li avevo». Chiesa
non reagisce. Domanda soltanto: «Quando mi porta il resto?». «La settimana
prossima», risponde concitato Magni. Poi saluta. E uscendo quasi si scontra con un
carabiniere in borghese.
Mentre l'imprenditore telefona a casa («Per tranquillizzare mia madre e mia sorella,
che sapevano dell'operazione ed erano preoccupate per me»), una squadretta
di investigatori blocca il presidente del Trivulzio, che capisce di essere caduto in
trappola. «Questi soldi sono miei», azzarda. «No, ingegnere, questi soldi sono nostri»,
replicano gli uomini in divisa. Allora chiede di andare in bagno e si libera
delle banconote di un'altra tangente, da 37 milioni, gettandole nella tazza del
gabinetto. Poi viene arrestato e portato nel carcere di San Vittore.
L'intervento è stato preparato con cura. Le prove sono schiaccianti: una ogni
dieci delle banconote di Magni è stata firmata da un lato dal capitano dei carabinieri
Roberto Zuliani, dall'altro dal sostituto procuratore Antonio Di Pietro. La
ditta di Magni, che si occupa di speciali trattamenti ospedalieri, lavora per il Pio
Albergo Trivulzio da qualche anno. Nel 1990, con i primi appalti consistenti, sono arrivate
anche le prime richieste di denaro.
Racconta Magni: «I soldi Chiesa me li ha chiesti con quattro parole secche, com'è sua
abitudine: "Mi deve dare il 10 per cento"». In meno di due anni,
l'imprenditore porta a Chiesa una quarantina di milioni, in sei o sette consegne, sempre in
contanti, dentro una busta bianca.
«Io non immaginavo certo che cosa sarebbe successo dopo la mia decisione di andare dai carabinieri. Per me era un problema economico.
Il 10 per cento è troppo, anche perché nel nostro settore non possiamo recuperare gonfiando
i prezzi. E poi le buste Chiesa le voleva subito, mentre noi i pagamenti li vedevamo molti mesi
dopo. Era una situazione insostenibile». Cosi Magni chiede aiuto all'Arma. Il 13 febbraio
telefona alla caserma milanese di via Moscova. Il capitano Zuliani gli fissa un appuntamento
per le 10 del giorno seguente, venerdì 14 febbraio. Lo ascolta, raccoglie la sua denuncia e
la presenta al magistrato con cui lavora: Di Pietro. Il pm e l'ufficiale preparano il blitz
per il lunedì: quel giorno Di Pietro è di turno, quindi l'inchiesta sarà assegnata a lui.
L'appuntamento è per le 13 del 17 febbraio, alla caserma di via Moscova. Luca Magni arriva
con la sua auto Mitsubishi e con i suoi 7 milioni. Il capitano lo accompagna subito a palazzo
di giustizia: «Ero un po' teso - ricorda l'imprenditore - perché non mi aspettavo di incontrare
un magistrato. Però mi sono subito tranquillizzato, perché Di Pietro è stato molto gentile.
Ha fatto uscire dalla sua stanza tutti quelli che vi stavano lavorando, mi ha messo a
mio agio e mi ha chiesto di raccontargli i fatti, senza alcun atteggiamento inquisitorio».
In caserma, le banconote vengono siglate e fotocopiate. Si prova la penna-trasmittente e la
valigetta-telecamera (che alla fine non risulterà granché utile). Poi un corteo di quattro
macchine, la Mitsubishi di Magni e tre auto dei carabinieri, parte per il Pio Albergo Trivulzio
(che i milanesi chiamano affettuosamente «Baggina» perché ha sede sulla strada che porta a Baggio).
Sta nascendo Mani pulite, l'inizio della fine di un sistema politico. Ma nessuno, quel giorno, può ancora
immaginarlo. (1- continua)
(Intro
- 1
- continua)
(1) Mani Pulite - La vera storia - Da
Mario Chiesa a Silvio Berlusconi - Gianni Barbacetto, Peter
Gomez, Marco Travaglio
© Copyright Editori
Riuniti ( ISBN 88-359-5241-7)