«Insonia e'
la grafia portoghese dell'italiano insonnia, disturbo di chi non riesce a
dormire a causa di ansia o di dolori di origine diversa; ma puo' significare
anche assenza di sonno, come di chi stia sveglio e tenga gli occhi spalancati
sul mondo che lo circonda.
La "O" e' stata rappresentata con un occhio che
rappresenta la consapevolezza, il se', ed e' stata scelta una grafica che
ricordasse il Sacro Occhio, potente simbolo scaramantico nell'antico Egitto, ove
l'occhio era personificato e corrispondeva alla Resurrezione.(Alla mia in questo
caso)
A
volere leggere Insonia alla latina (Insomnia) si potrebbe accostare
questo nome al contenuto dei sogni, sia perche' come Shakespeare ci ha ricordato
noi siamo fatti della loro materia, sia perche' la nostra vita e' circondata dal
sonno.
Si potrebbe coniare un'aforisma: INSONIA est OMNIA, nei sogni
c'e' tutto, perche' nell'attivita' onirica non ci sentiamo piu' responsabili
delle nostre azioni, dei nostri pensieri, e possiamo scaricare la colpa
sull'inconscio.
E last and least Insonia ci sono io (In Sonia), e
tutto quello che e' avvenuto dentro e fuori di me in forma di accadimenti,
pensieri, opinioni, battute, impressioni che si manifestano in forma di
miscellanea senza apparente filo logico, come e' da da logica del Weblog,
postmoderno Zibaldone che si esprime senza censure(hopefully), ne' fili, ne'
conduttori.»
Sonia Cassiani
"Last and least" Insonia c'è. Però non sembra essere stata accolta
bene nel variegato mondo dei blogger, o forse è meglio dire da certi settori di
questo mondo. Vasta eco ha avuto il "the Gnu Weblog Award 2003" in cui
tu avresti vinto nella categoria "Peggior nome per un weblog" e
"Miglior bersaglio". Te lo aspettavi? Come te lo spieghi? E cosa ne deduci?
Il meccanismo è quello del capro espiatorio.Alcuni
scrittori come Renè Girard hanno ben descritto, la necessità della nostra società
di liberarsi attraverso la creazione di un facile capro espiatorio. Io sono
catartica per loro, è una forma di caccia alle streghe a cui aderiscono persone
che sperano di fare leva sulla mia suscettibilità per suscitare polemiche e
avere un riverbero di luce indiretta. Io, nella vita e nel blog, non ho mai
attaccato persone, senza cognizione di causa.......
Se dicono che Insonia è un brutto nome è perché il
male sta in loro, è il titolo di una poesia di Alvaro de Campos,uno degli
eteronomi di Pessoa. Magari vorrebbero volentieri vedermi morta, e poi
appartengono alla tribù degli espositori di bandiere pacifondai, che odiano il
vicino e fingono di amare il lontano, perché non costa niente aggregarsi ai buoni
e combattere un cattivo che crei lì per lì, per fare espiare a qualcun altro il
male e l'aggressività repressa che sta in te. Hanno copiato pari pari da
Costanzo, non mi stupisco..........
Certi attacchi nei tuoi confronti sembrano provenire da un
astio che lascia quantomeno perplessi come quando Francesca Mazzucato nel
suo ultimo libro scrive:
Guardando questo blog [n.d.r. Insonia]
pensi a quali patologie può portare la crisi di astinenza da video (overdose di partecipazioni
a un talk show e poi più niente, improvvisamente il silenzio, questa la sua storia e questi i segni indelebili
riconoscibili nello scritto, mi domando quale effetto sulla persona). Pensi anche che può essere un ottimo
bidone della spazzatura, la rete. Spazzatura che non si distrugge, che inquina l'ambiente per anni e forse per
decenni. All'inizio non la ricordavo, poi mi è venuta in mente. Una biondina, ex (molto ex) ospite fìssa del Costanze
Show dove diceva di essere vergine e di cercare un miliardario da sposare (quelle cose qualsiasi che migliala di
sconosciuti hanno inventato per assicurarsi un passaggio televisivo). Straparlava di tutto all'epoca. Una tuttologa
dei famigerati anni novanta, una preletterina con un'opinione da vomitare su ogni cosa. Era, in fondo, una
blogger ante litteram, perché maltrattarla? Nei blog di Granieri, di Mantellini e degli altri ci sono sempre
riferimenti caustici e terribilmente pungenti nei suoi confronti. Nel suo spazio internet fa le stesse cose che faceva al
Teatro Parioli, e deve essere contentissima di questa ritrovata notorietà anche se piccola e di nicchia.
Cos'è, c'è qualche retroscena che non conosciamo nei
rapporti tra te e la Mazzucato? E un dubbio: vi siete mai conosciute?
Per fortuna la Mazzucato non l'ho mai incontrata, ma ho letto sabato su
tuttolibri della Stampa che è persona alla disperata ricerca di notorietà.
Mi
confonde in parte con Carla Liotto (cacciatrice di miliardari,ora consorte di
un calciatore). Nonostante il battage pubblicitario che vuol creare, la
Mazzucato come scrittrice è ignorata. Si fa promoter dei diritti dei gay
ed è poi portatrice di pregiudizi nei confronti di persone che non
conosce........
Deve essere una donna malata di un' ipertrofia dell'ego,che le
causa un'iperplasia corporea, ha la volontà di invadere il mondo, ma non
ci riesce perché lo zero,per quanto lo si moltiplichi, rimane zero. Mi
definisce spazzatura che inquina, penso alla sporcizia che questa donna ha
dentro, che si riflette nel suo corpo bulimico e debordante, alle frustrazioni
di una ninfomane insoddisfatta, che vorrebbe più mazza ( nomen omen) di quanta
non le venga concessa,magari anche per placarla, per tapparle la bocca. Le si
dovrebbe togliere la penna (come gallinacea e come scrivente).
Questa donna frustrata, che discetta e diagnostica su di me, cosa
aggiunge alle patrie lettere, cosa ha da dire? Mi pare di sentire l'afrore della
tabe putrescente che le infesta anima e corpo. Io non cerco
pubblicità, nel mio blog non parlo di me che marginalmente. Mi interessa
l'attualità, la politica,la cultura. Sono una persona critica, ma livorosa
gratuitamente, non lo sono stata mai, né ai tempi del Costanzo show, né ora.
Voglio avere a che fare con persone propositive, dalle quali ci sia
qualcosa da imparare.....Non con liquame sterile. Da questo tipo di merda (Mazzucato)
non
nascono di certo i fior.......
Televisivamente parlando io ti ho conosciuta ai tempi della tua partecipazione al
Maurizio Costanzo Show trasmissione che ho seguito solo in quei frangenti (lo
giuro). Di quella tua esperienza trovo questa tua citazione in "The
Blob of
the Blogs" (di Strelnik):
Nell'articolo io vengo definita saputella citazionista che studiava da Sgarbi e
posso concedere che quello è stato un ruolo affibbiatomi e con il quale io molto
ho giocato, ma ad un certo punto mi sono stancata di esasperare la mia
persona/personaggio anche perché ( mi infastidisce ripeterlo ma così è) gli
stessi che beneficiavano dell'audience determinata dalle mie liti (per chi non
lo sapesse, perlopiù create ad arte) contemporaneamente mi rinnegavano, e ai
giornali che chiedevano loro se mi invitassero per interpretare la parte di
litigiosa ad oltranza reagivano con indignazione affermando (ad esempio a
seguito di un mio alterco con tale Sastri Lina) "Noi non abbiamo bisogno della
Cassiani per fare audience".
Nel tuo blog mi pare che tu non affronti il nodo dei ricordi
di quei passaggi televisivi, che pure ti hanno imposto come personaggio. Ecco,
ti chiedo, di quel "personaggio" cosa ti è rimasto incollato addosso
e cosa invece in realtà ti ben rappresenta?
Quando partecipavo al Costanzo show, tutti
recitavano una parte, io non recitavo, reagivo piuttosto......
La prima volta che venni invitata avevo scritto una
lettera sulla misoginia della chiesa cattolica, avevo letto il libro di una
teologa che si chiamava Uta Ranke Heinemann, ero - solo diciassettenne e
mi ponevo delle domande considerate inconsuete per una persona di quella età.Il
conduttore restò molto stupito, perché non credeva che fossi io,l 'autrice della
lettera. S'aspettava forse la solita sciocchina incapace di reggere una parte
costruitasi lì per lì, per il circo televisivo. Nonostante "la rottura" tra me e
Costanzo, l'uomo ha dichiarato, nel suo ultimo libro, che in vent'anni di talk
show poche persone lo hanno veramente colpito: Covatta, Bergonzoni, Iacchetti,
Sgarbi e Sonia Cassiani. Quello che mi
rappresenta ancora è la hybris, la mia orgogliosa ribellione all'ordine
costituito, che è probabilmente il motivo per il quale sono stata tagliata fuori
da chi incarna invece l'arbitrarietà del potere. Altro che metafore legate al
cibo (deglutito, masticato, rovinato) come ha fatto quella ruminante della
Mazzucato. Di ciò di cui non si può parlare bisogna tacere, diceva Wittgenstein
nel tractatus logico philosohicus. Io non ero adatta alla televisione, perché dove
c'è potere ci sono compromessi, e personaggi come me, seppur diversi da quello che
offre il mercato televisivo, per chi muove i fili sono facilmente sostituibili
con merce più disponibile a vendere corpi e anime (di cui spesso non sono
dotate di serie....).
Un'immagine affibbiatami in maniera ossessiva, fu quella della vergine, pensa
che ne parlò persino Enzo Biagi in un suo libro "I vizi degli
italiani". Io risposi casualmente una volta ad una domanda sciocca tratta da un libro di
Gregory Stock (uno studioso californiano) su quale fosse il posto più strano in
cui avessi fatto sesso. Avevo 19 anni, una persona può avere qualsiasi forma di
sessualità, coprofilia, zoofilia, necrofilia, più è perversa e aperta, più la
persona è ben accetta. Ma pare che non ci sia il diritto, se uno sente così, ad
allontanarsi dal consumismo sessuale...........
Diventai la vestale della verginità, ma a me dei costumi sessuali altrui
non importava, purtroppo feci di tutto per liberarmi da questa immagine,
architettai una liaison con un attore dalla fama di playboy sciupafemmine, mi feci ritrarre su novelle 2000,sperando di affrancarmi dal
marchio.....
Sull'argomento blog scrivi:
«Per me il blog è una grossa rivoluzione , e come per ogni
rivoluzione in fieri o agli albori, il giudizio spetta ai posteri (e capiremo
se il fenomeno blog sarà stato moda,montatura come la bolla della new-economy
o invenzione duratura) però sicuramente, grazie all’interdipendenza e alla
velocità di questo medium si ha accesso ad informazioni diversamente
inimmaginabili.»
Hai dunque fiducia nel mezzo "weblog". Come pensi si
possa sviluppare nei prossimi mesi? Le varie aggregazioni (UBW, Blog Aggregator
ecc.) che si stanno verificando tra i blogger pensi siano indice di maturità o
solo tappe transitorie verso un qualcosa che al momento non esiste?
Mi parli di cose che conosco poco (UBW e Blog aggregator). Ho visto
B.a. e ne ho visti pochi altri, penso che queste directories
di post possano avere una qualche utilità se uno è interessato a leggere su
qualche tema specifico,ma a livello personale io mi affeziono ad un blog perché mi interessano le informazioni ed il "taglio" di quel blog
specifico. Ad
esempio io preferisco i blog di tipo informativo e meno quelli
"confessionali", ma reputo arroganti le affermazioni di quegli studiosi da
strapazzo che li chiamano "fuffa". Magari in mezzo alla fuffa, si nasconde un
grande narratore, chi può dire?
Anche fare previsioni su come evolverà il mezzo blog, e quali resteranno è
prematuro, sempre il solito studioso ha affermato che resteranno quelli seri e
competenti....
Magari qualcuno chiude perché si stanca di scrivere senza percepire danaro,o perché
pensava di trovare degli inserzionisti pubblicitari e questo non
accade.....
Ma ritenere che resteranno solo i blogs specialistici è come pensare che la
tv generalista fallisca perché c'è quella monotematica, o che nessuno legga più
Maria Venturi,perché c'è Peter Handke. Ognuno può avere un proprio pubblico
Insonia si è interrotto
per quasi un mese dal 19/3/2003 al 15/4/2003. E' stato a causa della guerra in
Iraq o di altri fattori contingenti?
Non seguo il motto "Nulla dies sine
linea".
A volte ho bisogno di fuga da tutto, di non
guardare la televisione, di non vedere persone, di non accendere il computer.
Mi
"risano" solo se mi isolo dal mondo, allora vado in Toscana in
campagna, ad ascoltare i suoni della natura,o al massimo della musica ambient,
e
ad invidiare gli insetti.
Rilke scriveva nell'ottava delle "elegie
duinesi", per sottolineare la differenza tra la nostra condizione di
esseri che passano dal grembo materno ad un mondo
"interpretato", rispetto a quella degli insetti che trascorrono tutta
l'esistenza nell'aria in cui sono nati:
"O beatitudine della creatura piccola
che resta sempre nel grembo che la portò,o felicità del moscerino che
saltella ancora dentro, persin quando va a nozze, perché grembo è tutto".
Vorrei chiudere questa intervista vorrei proponendoti due
citazioni "eccellenti".
«Uno scrittore dovrebbe forzarsi di scrivere una cosa in modo
tale da farla diventare parte dell'esperienza di coloro che la leggono.»
(Ernest Hemingway, da una intervista al "New York Times Book
Review" del 7 Novembre 1954).
E ancora:
«Nessuno che non fosse uno stupido ha mai scritto per ragioni
diverse che per far quattrini.»
(Samuel Johnson)
I blog si nutrono di quello che noi scriviamo. E i motivi per
cui scriviamo possono essere nobili, egoistici o semplicemente materiali.
Ecco, sarebbe interessante, a parer mio, se tu riuscissi a spiegarci le
motivazioni che ti hanno indotto a scegliere il blog per esporti ancora una
volta. E fino a che punto Insonia possa
averti coinvolta.
Anche E.M. Forster ha scritto che la forza di uno
scrittore si misura dalla capacità di scrivere cose che, leggendole, si crede
di averle già pensate. Io penso che si abbia questa percezione perché lo
scrittore autentico ha la capacità di trasformare e ricreare in modo inedito
tutto ciò che già esisteva; il materiale letterario preesistente.
L'opera dello scrittore è più demiurgica, produttiva, imitativa, piuttosto che creativa.
Ma per avere questi risultati, la chiarezza e
l'empatia da parte del lettore, bisogna essere molto padroni della tecnica.
Non credo che per scrivere basti affastellare le parole così come esse sgorgano emozionalmente; per ogni
cosa, per ogni sensazione esiste una sola parola, non ci sono sinonimi......
Uno scrittore non mediocre è un distruttore, uno
che crea una lingua nuova, non accettando quella di uso comune.
Dante scriveva nella "sua" lingua, Shakespeare pure, per D'Annunzio hanno fatto il "vocabolario
dannunziano" (bellissimo!). Un'opera del genere per l'italiano
contemporaneo è stata fatta solo da Aldo Busi, che ha utilizzato la
lingua italiana come se fosse per lui una lingua appresa. In questo senso
potremmo dare ragione a R. Barthes, secondo cui lo scrittore è la persona che
con la lingua ha più problemi....
Chi scrive in modo oscuro, o è lui stesso
confuso, o cerca di ingannare il lettore. Perché dal momento in cui si
pubblica,o ci si espone ad un pubblico, si manifesta la volontà di comunicare,
e se ci si esprime con criptica apparente profondità, è per lo più perché non si ha niente da dire ...
Prendiamo ad esempio i filosofi, sto leggendo ora
un libro che parla della necessità di un'Europa politica; ci sono interventi
di politologi, magistrati, giornalisti, professori di diritto, e di un noto
filosofo, sicuramente uomo intelligentissimo; ma snocciola talmente tante
elucubrazioni greche e latine da far perdere il filo del discorso, ed essere
portati a credere che lui voglia far sfoggio di cultura con dei probabili
studenti universitari, senza però avere alcunché di nuovo da proporre. Ma i
filosofi non dovrebbero anche proporre una nuova pars construens?
Altrimenti
se stanno lì a raccontarmi il pensiero filosofico altrui,lasciamo loro
l'appellativo di professori......
Riguardo all'affermazione di S. Johnson, sullo scrivere
soprattutto per fare quattrini, penso che il denaro possa rappresentare una
forma di riconoscimento del proprio valore,forse. Ma nessuno potrebbe pensare
alla scrittura come modo per arricchirsi. Ci pensano Crichton, S.King e pochi
altri!
Uno spera certamente di guadagnare, ma ci
sono altri mestieri che ti danno più certezze; il dentista, l'idraulico, il
carrozzaio, il ginecologo.....
Piuttosto bisognerebbe poter scrivere liberi dalla necessità di guadagnarsi
da vivere, senza sentire pressioni o coercizioni su di se. L'unica impellenza
dovrebbe essere la necessità di dare un senso al mondo. Un mio amico
scrittore mi ha detto che scrive perché non gli piace il mondo in cui vive.
Chi ama la vita come essa si presenta, come mondo già interpretato non ha
necessità di scrivere. Per quello che riguarda me io ho sempre letto molto e
scritto (poco) proprio perché ero insicura sul significato
dell'esserci...... e la mia è una ricerca mai appagata.
Ho fatto il blog perché risponde alla mia esigenze, che lottano tra l'isolamento e la comunicazione.
Una volta pensavo che la tv mi avrebbe dato la
chance di esprimermi, di comunicare, ma in quell'ambito sono intervenuti fattori
contingenti che non avevano a che fare né con le mie capacità, né con la mia
volontà; attraverso la carta stampata uno può esprimersi solo se dall'altra
parte c'è qualcuno che glielo permette, il blog non ha mediazioni di sorta.
Di alcuni bloggers non mi piace l'eccessiva
autoreferenzialità, il creare un "metabloggismo" per overdose di
riflessioni sul ruolo del bloggatore, troppi rimpalli tra l'uno e l'altro
diventano atteggiamenti da consorteria. Alla fine un blogger cos'è, se
non un web-journalist? Tu mi hai fatto delle domande, come un giornalista
"cartaceo", ma il giornalista convenzionale sarebbe intervenuto nella
ritrascrizione, frapponendo tra me e chi legge anche lui stesso, o chi crede che
io sia, o come vuole che io venga rappresentata. Qua non ci sono filtri. Tutto
qua.