Scrive Giulietto Chiesa nel suo libro "La Guerra infinita":«L'11
settembre siamo entrati nell'era dell'Impero. E l'Impero ha deciso di entrare
in guerra. Tra le due cose c'è una quantità di nessi da scoprire, nessuno dei quali è
immediatamente evidente». Questa guerra è proprio inevitabile perché decisa
a prescindere?
Dipende cosa intendiamo per 'questa' guerra. Se si tratta della Seconda guerra del Golfo, credo che non sia necessario
essere esperti di geopolitica come Chiesa per rendersi conto che sì, è
inevitabile. Basta dare un'occhiata alla mobilitazione delle forze armate
americane. Sarebbe la prima volta che l'esercito USA si scomoda così tanto per
niente. Credo che il fatto di protestare contro questa guerra, di ritenerla
ingiusta, non ci autorizzi a sperare che la guerra non si farà. La tempistica
sarà più o meno quella di 11 anni fa: in estate si comincia a parlarne, in
autunno cominciano le schermaglie diplomatiche, a Natale si festeggia, in gennaio si bombarda.
Se invece per 'questa' guerra intendiamo la famosa "guerra
infinita" dell'Impero contro tutti, io non sono più d'accordo. Non mi
piace parlare di 'Impero' e 'guerra globale' o 'infinita', perché non amo le
astrazioni. Chi è l'Impero? Siamo noi? La nostra classe dirigente? L'economia?
Di qualunque cosa si tratti, non è un'entità monolitica e invincibile.
La
seconda guerra del Golfo era pianificata da mesi (forse anche da prima dell'11
settembre), ma questo non significa che le prossime guerre siano inevitabili,
come ha mostrato la crescita del movimento pacifista in Europa e in America.
Oggi per le nostre leadership è sempre più difficile spiegarci il perché
dobbiamo combattere, perché dobbiamo sparare proiettili all'uranio e morire di
leucemia. Il pacifismo non deve proporsi di fermare questa guerra specifica
(perché non ce la farà), ma di rendere sempre più difficile il lavoro alla
guerra, alla sua propaganda e alla sua economia (che è poi il lavoro che sta
facendo anche Chiesa, ed egregiamente).
Avevo citato il libro di Giulietto Chiesa perché è incentrato
sul concetto di "Impero". Nella prima Guerra del Golfo tale entità geo-politica
non era ancora ben definita. Adesso, al contrario, sembra che gli USA, dopo l'11
Settembre 2001, abbiano mostrato il loro vero volto di potenza
economico-militare, democratica nelle istituzioni politiche ed imperialista in
politica estera. Ti chiedo, è possibile in questo preciso momento storico, una
campagna "antimperialista" che non suoni nelle parole e nelle manifestazioni
pratiche come sovversiva?
Se devo essere onesto, l'"Impero" m'imbarazza perché è un concetto che non so
maneggiare, non avendo letto il libro. L'"Impero" di Toni Negri, intendo. L'ho
chiesto in prestito tre mesi fa (a Defarge) e devo ancora aprirlo. Non sono mai
stato un buon lettore di filosofia e temo che non lo diventerò mai. Mi è quindi
comodo accusare i filosofi di eccessiva astrazione. Una cosa, però mi pare di
averla appurata: L'"Impero" (quello di Negri e Casarini, almeno) non corrisponde
esattamente agli USA. E' un'entita molto più estesa e pervasiva.
La
dicotomia "democrazia-impero" del resto, non è una novità storica. A scuola
c'insegnavano che Atene era una democrazia, ma aveva un impero commerciale...
più o meno è lo stesso modello: un grande consenso interno giustifica qualsiasi
infamia in politica estera. Ma non era così anche ai tempi della Corea e del
Vietnam? Qual è la novità? Che oggi siamo meno disposti ad assistere alle prove
di forza americane, perché non vediamo puù nessun grande nemico da contenere. In
fondo stiamo diventando tutti, a poco a poco, "antimperialisti".
E'
possibile non passare per sovversivi? Credo di sì, finché ci tutela la nostra
Costituzione. Certo, se qualcuno è stato arrestato con l'accusa di "sovvertire
l'ordine economico", tutto è possibile... però oggi come oggi la sovversione non
mi sembra una via obbligata. Anzi, nemmeno praticabile. Per provarci bisogna
essere stupidi, o individui in malafede. Non mancano gli uni e gli
altri.
Secondo te di fronte ad un alleato così "potente" si può parlare
di politica estera della U.E. in generale e dell'Italia Berlusconiana in
particolare?
Mentre noi osserviamo con così attenzione i misfatti di Bush, i nostri leader
europei, indisturbati, stanno ri-disegnando i nostri confini. Forse tra qualche
anno ci accorgeremo che l'ingresso della Polonia nell'UE ha molto più peso nella
nostra vita quotidiana di un bombardamento a Bagdad.
Probabilmente l'Europa
diventerà, nei tempi lunghi, il secondo polo mondiale, e la Cina il terzo (o
viceversa): a quel punto avrà gli strumenti per fare una politica estera seria.
Ma non ho nessuna fretta che questo si avveri: preferirei piuttosto un processo
di unificazione più tranquillo e partecipato. Invece qui D'Estaing e Fini stanno
scrivendo i principi dell'Europa Unita e nessuno si preoccupa.
Io mi
considero un europeista accanito, ma non credo che la nuova potenza sarà molto
migliore degli USA, se la lasciamo in mano a gente così. Sarà soltanto un altro
impero, o una parte del Grande Impero. Una grandissima occasione
perduta.
Questo, dall'Italia Berlusconiana, si capisce male, perché siamo
troppo preoccupati a ridere per le battute del pagliaccio. In fondo ce lo
meritiamo.
Come giudichi, allo stato attuale, l'impegno dei movimenti pacifisti in Italia e
in Europa?
Ammirevole, confuso, con vertiginosi picchi d'ingenuità e di intelligenza
critica.
Ma non credo di essere il giudice ideale, sono senz'altro di
parte.
Che ne pensi delle accuse di "pacifismo a
senso unico" rivolto dalla destra al movimento no-global?
Beh, può anche darsi che abbiano ragione. Anche la "destra", linguisticamente, è
un senso unico. Sono un pacifista a senso unico se chiedo agli israeliani di
sgomberare immediatamente i Territori Occupati? Sì? Bene, l'importante è che
tutti sappiano in che senso vado. Altre volte quest'accusa è una manifesta
cattiva fede. Vedi quando ci si accusa di essere ammiratori di Saddam Hussein,
di Bin Laden, ecc..
Per finire, ringranziandoti immensamente della tua disponibilità, che ruolo potrebbero avere i nostri weblog, mi riferisco a
quelli di informazione-controinformazione, all'interno del movimento pacifista?
E, azzardando una previsione, i nostri weblog hanno un futuro?
Sì, i blog hanno un futuro, ma molto prosaico, secondo me.Credo che
inflazioneranno la Rete allo stesso modo in cui le radio locali hanno riempito
ogni piccola frazione di etere, ma in maniera ancora più parcellizzata. Sarà un
bene o un male? Dipenderà.
Bisogna tener conto che, malgrado lo sforzo che
posso fare io o te (tu più di me) per mantenere un blog su un buon livello di
qualità e di attendibilità, il blog è in sé uno strumento ad alto rischio di
irresponsabilità. L'anonimato, il deep linking, la possibilità di essere
scambiati per autorità in materia solo perché ci troviamo in un motore di
ricerca... tutti questi aspetti impediscono a qualsiasi blog di essere una fonte
attendibile al 100%. Ancora maggiore è il rischio per i grandi siti
d'informazione indipendente, come Indymedia, dove chiunque può arrivare e
pubblicare le prime cose che gli vengono in mente.
Per questo io credo che i
blog possano essere molto utili, ma come "contributo al movimento" non siano
sufficienti. Anche perché in fondo un blog è un'espressione individuale. E io
sento di farlo più per me che per gli altri. Ma poi devo trovare anche il tempo
di fare qualcosa per gli altri... è il mio buon proposito per l'Anno Nuovo.
A proposito, Buon Natale!
Leonardo