Lettere in ombra
Torna a
BlogOltre | Scrivimi | Vai
a «Linee tenui su orde d'ombra»
:: di Manilo Busalacchi ::
Evidenza
Caro amico,
inizio queste righe secondo i canoni più classici, l'evidenza, però, è ben
altra, non so bene cosa scrivere, come relazionare i miei pensieri, come
mettervi ordine, apparente, casuale o meticoloso che sia.Vivo, e da tempo,
di sensazioni che diventano movente delle mie azioni; ebbene, so soltanto
che devo scrivere e scrivere, e ancora scrivere, e che ora, tra gli attimi, tu
sei il destinatario.
Lettere, pensieri, per un amico e non so se sei tu, o
un'idea d'un qualcosa che conosco, o che forse non ho mai conosciuto. Non
so, davvero; su questa tastiera fondo la mia corte, e ci sono sfide, ci sono
tensioni, ci sono momenti in fuga. Che sensazione...cosa ci muove, cosa ci
cambia, cosa ci trasforma? Domande, domande e ancora domande e poche
isposte, troppo vaghe, troppo diverse da se stesse.
Ci si trova in un giorno ed è già domani, è già diverso, non c'è più la
solita voce, ne il regolare vocio; ci si libera, si fugge, si vaga, ma per
dove e per chi? Sempre dietro, sempre accanto, mai affrancato da me stesso.
Ma quanti sogni, quanti ricordi, quante speranze, quanti silenzi, troppi, ma
che ardore, che moto, quanti verbi schiacciati in gola. Quanti me stesso,
quanti altri.
Mi trovo, a volte, a recidere funi d'ancora per sentire l'ebrezza della
marea che all'indefinito mi muove.
Vedi, è trascorso troppo tempo nell'istante che è la nostra isola di
silenzio, non ho modo, voglia, forza, di dissertare del quotidiano,
dell'ieri, dell'oggi, ma ci sono io, solo, specchio opposto di me stesso
attraverso una voce e un breve sorriso che cattura te, l'idea di un amico,
che mi sfida, che mi arride, che semplicemente - ah la semplicità! - mi
segue. Avvertire la sensazione che qualcuno ti osservi, fatta d'occhi o
sopraccigli d'uno Spack monolite.
E qui c'è tutto e qui c'è niente; vedi amico quando il quotidiano sfugge,
restiamo noi, a volte freddi e a volte niente.
Cazza il fiocco! cazza il fiocco!
E' duro un ricordo quando vuol dir niente, perché nulla ha osato dire e
perché nulla, mai, dovrà rivelare, mai, mai, e poi mai.
Perché fluido fui, ma d'un dì lontano...
Cazza il fiocco! Cazza il fiocco!
E non chiedo, e non dico.(16/7/03)
Tra pietra e balata
Davanzali piatti e braccia divergenti a lenire luci e alimentare
ombre. Spazio speso alla ricerca di tempo che filtra tra le sbarre oblique
dei ricordi che scorrono. Osserviamo, perché alieni insidiamo la coltre che
ci mantiene equidistanti satelliti. Sbircio piccoli uomini e il loro
mondo fantastico e pinto. Sorvolo canali, muri, sentimenti e cromatismi.
Vago, trascrivendo l'immagine di un soffio che balena già oltre. Vorrei
ancora essere quell'alito d'aria tiepida e secca, quel sibilo sordo tra le
fronde dei carrubi e le composte pietre dei muretti a secco. Vorrei poter
sorseggiare disinvolto i passi di quella contea modicana, di cui un giorno
feci parte e che oggi strema corpo e mente nell'intento di carpirne
l 'essenza. Dall'arco un vicolo, verso scalette che si inerpicano e
ricadono su se stesse. Riverso tra lame trapelate di luce, assorbo stridii e
movenze. Alle spalle gracchiano tra pietra e balata semi di cacao, si
diffonde un lieve canto fuori dal tempo, ma in tempo per sentirmi vibrare,
ancora. (28/4/2003)
Cronaca di un ritorno
Un odore muschiato, pregnante fino a sospendere per un attimo il respiro. Dolce
disarmante e intenso, un profumo, come tanti con cui le donne si adornano, ma
che in Sicilia, mescolato al sudore, assume toni sottilmente insistenti. Questo
il primo segnale d'arrivo, fra luci scalette, valigie e auto sempre uguali,
ovunque. Da Catania svirgoliamo dritti verso l'altopiano ragusano. Modica
appare il solito presepe, luci in cascata che si rincorrono in rivoli. Pozzallo
è annunciato da un orizzonte scuro e da un puntino luccicante, che
insistentemente mobile disegna un presunto confine con il cielo.
"Questo è
il ponte di Nunzio" - mio cugino morto in una tragica circostanza - dice mia
madre, rompendo un lungo silenzio, "Zitta! Non dire niente" risponde di rimando
mio padre, tradendo un insolito tempismo. Siamo in Sicilia, ora si, dove i luoghi sono
memorie e il pudore è il velo adagiato per dischiudere le fronde. Il
cortometraggio degli eventi svolge a ritroso i fotogrammi di una pellicola già
nota: luci, versi, crepitii di scarpe del giorno della festa, Pasqua, e
illusioni tra vicoli e la penombra dei ricordi.
E' l'olfatto, ancora, che mi
desta; sabbia, alghe, mare e uno scoglio sempre troppo solitario. Pace, che si
avverte e trasuda. (22 Aprile 2003)
Torna a
BlogOltre | Scrivimi | Vai
a «Linee tenui su orde d'ombra»
|